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Ponte e Porto hanno un comune destino

Posted by Peppe Caridi su 21, luglio, 2011

di Giovanni Alvaro e Bruno Sergi (Comitato ‘Ponte Subito’) – Nel dibattito, che si sta sviluppando in Calabria (e non solo), sulle difficoltà che sta attraversando il Porto di Gioia Tauro, sarebbe giusto ricordare una verità lapalissiana: il Porto di Gioia Tauro e il Ponte sullo Stretto di Messina hanno un comune destino. Ambedue per esistere e svolgere una grande funzione economica hanno bisogno dell’alta velocità e dell’alta capacità ferroviarie senza le quali, il porto sarà destinato (nella migliore delle ipotesi) solo al transhipment (il travaso dei containers dalle navi grandi alle piccole), e il Ponte avrebbe una grande ragione in meno d’esistere. Non ci stancheremo mai di ricordare che il Ponte non è una infrastruttura ideata per soddisfare le necessità dei territori delle province di Reggio e di Messina, divisi oggi dallo Stretto, e nemmeno è stato ideato come semplice attrazione turistica (sebbene sia l’ottava meraviglia del mondo e che porterebbe con sé una nuova e affascinante stagione/fase/potenzialità turistica), ma è parte integrante di un corridoio europeo, quello tra Berlino e Palermo, con l’obiettivo di ridurre i tempi di trasporto delle merci tra Nord Europa e Medio ed Estremo Oriente.
La scelta europea di detto corridoio nasceva dalla constatazione che nel Mediterraneo transita oggi ben il 30% di tutto il traffico mondiale delle merci, e che gli attuali percorsi da e per il Nord Europa non possono prescindere dall’attraversare lo stretto di Gibilterra e circumnavigare la penisola iberica. Evitare questo lungo percorso marittimo significa ridurre i noli delle compagnie navali di circa 5/6 giorni con risparmio di tempo e di costi. Ma oggi l’alta velocità ferroviaria si ferma a Salerno con l’impossibilità di utilizzare il “corridoio 1”, praticamente ‘monco’, e con il perpetuarsi dell’isolamento delle due regioni meridionali.

Con la costruzione del Ponte si darà l’avvio ai lavori per fornire il profondo Sud di una ulteriore infrastruttura, l’alta velocità, ormai indispensabile per gli spostamenti degli uomini, per il trasporto delle merci ed il rilancio del Porto di Gioia Tauro che senza l’alta velocità avrebbe un futuro segnato. E ciò non solo perché il meccanismo del transhipment può essere fatto in qualsiasi altro porto del nostro Paese, ma anche perché nel frattempo si stanno realizzando forti processi di ‘concorrenza’ con il corridoio 1.

E non si parla tanto della proposta della Commissione europea per il corridoio Helsinki-La Valletta che, in sostanza, allungherebbe il tragitto spostando più a Nord e più a Sud i due terminali oggi rappresentati da Berlino e Palermo. Detta proposta, comunque, dovrà essere affidata, se entro il 21 settembre la Commissione la ‘ufficializzerà’, ad un lungo processo co-decisionale che coinvolgerà Parlamento europeo, Comitato delle Regioni, Comitato economico e sociale ed infine Consiglio dei Ministri europei.

Si parla, invece, della realizzazione del corridoio dei due mari tra Genova e Rotterdam che, saltando il meccanismo del transhipment, potrebbe utilizzare l’alta velocità del nuovo corridoio: alla luce di ciò si possono capire le campagne anti Ponte di parte della grande stampa nazionale.

Ma si parla anche del “corridoio 8” che da Varna o Salonicco arriverà in Albania e poi a Bari per congiungersi all’alta velocità di Salerno o Napoli, per cui sono incomprensibili le ripetute campagne contro il Ponte, che hanno trovato megafoni anche in certa stampa del Mezzogiorno, come altrettanto incomprensibili sono le dichiarazioni, a getto continuo, di politici ‘meridionali’ che danno l’impressione di non aver compreso appieno l’utilità del Ponte.

Anziché ragionare concretamente su quanto avviene sul Ponte e dintorni e sulla necessità di accelerare l’iter realizzativo di un’opera così strategica per tutti noi, si continuano, infatti, a riproporre i soliti luoghi comuni, e nel circo delle ovvietà si cimentano un pò tutti rilanciando la stantia parata del benaltrismo.

In questa giostra,  parte della classe politica si sforza solo di modificare gli obiettivi da proporre, in base alle ‘emergenze’ del momento, alle ‘necessità’ di equilibri politici o di fazione, e, forte di titoli di giornali come ‘L’Europa cancella il Ponte sullo stretto’, ma rimanendo costantemente a corto di proposte concrete e di idee intelligenti, e dimenticando che ieri il benaltrismo indicava come priorità la difesa del suolo, e oggi non trova di meglio che rifugiarsi in obiettivi già decisi e in parte già appaltati.

La verità è che a certa classe politica e intellettuale non interessa per nulla evitare l’isolamento che patisce il profondo Sud, interessa solo boicottare un’opera che segnerà una svolta per la Calabria, la Sicilia e l’intero Mezzogiorno. Una specie di masochismo assurdo.

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