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Alfio Giuffrida e i suoi libri: non solo meteorologia

Posted by Peppe Caridi su 9, luglio, 2011

da http://www.meteoweb.eu/ – Su MeteoWeb, abbiamo già conosciuto il Generale Alfio Giuffrida, meteorologo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e scrittore, con quest’intervista del 26 marzo dedicata al suo primo libro, “L’anno del Niño” pubblicato da Aracne nel 2010. Oggi Alfio Giuffrida collabora con MeteoWeb e cura la rubrica della ‘MeteoPillola‘, ricca di articoli davvero interessanti.
Dopo aver letto anche il suo ultimo romanzo, “Deserto Verde” pubblicato da Aracne nel 2011, abbiamo voluto intervistare nuovamente il Generale per approfondire alcune tematiche molto curiose e originali che emergono dal suo bellissimo lavoro editoriale.

Il suo ultimo romanzo, “Deserto Verde”, sta avendo un discreto successo: è avvincente e riesce a intrecciare bene alcuni ineccepibili dati meteorologici con una storia entusiasmante. Alcuni brani del romanzo hanno destato molta curiosità in tutti coloro che lo hanno letto. Come per “L’anno del Niño”, anche con “Deserto Verde” mi è sembrato di vedere un film in cui gli episodi si rincorrono con ritmo incalzante, tra scenari meravigliosi e curiosità che hanno destato il mio interesse. Complimenti per un lavoro così trascinante: le assicuro che leggendo il suo libro, non riuscivo a fare altro e l’ho completato in poche ore, tutto d’un fiato!

Sì, le curiosità tecniche o di attualità sono la caratteristica principale dei miei libri, per quest’ultimo romanzo ho tratto spunto dal famoso ‘Codice da Vinci’ di Dan Brown. Nei miei romanzi ho inserito parecchi aneddoti, specie di meteorologia. Come ho già detto lo scopo che mi ha spinto a scendere in campo come scrittore è stato quello di seguire, nel mio piccolo, l’esempio che ci dato l’allora Colonnello Bernacca: quello di portare l’interesse per la meteorologia nella casa di tutti gli italiani. Per questo mi son dovuto ingegnare a trasformare le notizie scientifiche in appassionanti racconti, in cui i personaggi vivono intriganti espedienti e difficili storie d’amore. Riguardo le notizie di attualità, penso che anch’esse siano molto importanti ed esaurienti”.

Veniamo al dunque, in molti mi hanno chiesto di confermare se, effettivamente, Gesù è nato il 13 novembre del 7 a.C. come spiega nel suo libro. Romanzo o verità? Io preferisco passare a lei la domanda.

Non possiamo affermare che Gesù sia nato proprio il 13 novembre del 7 a.C.! Quella data si riferisce solamente all’osservazione dell’unione di Giove e Saturno da una zona della Terra che era appunto la Palestina. Questo è un fatto certo e scientificamente provato. La data della nascita di Cristo non la sappiamo! Possiamo tuttavia presumere che il 25 dicembre non c’entri nulla, in quanto quella data è stata scelta per cancellare il ricordo della festa pagana del “Sole vincitore”. Analizzando la storia si è scoperto con certezza che anche l’anno della nascita di Gesù, che si voleva far coincidere con l’inizio dell’era Cristiana, è errato. Comunque, i fatti storici che hanno portato a questa conclusione sono esposti nel romanzo, penso in modo abbastanza chiaro e semplice”.

Che il suo modo di raccontare sia chiaro e semplice, non ci sono dubbi! Leggere i suoi romanzi è un vero piacere. Lei riesce a coinvolgere i lettori e lasciarli attaccati alla lettura in modo magistrale. Quando ho letto “Deserto Verde” ero tanto preso dalla lettura che ho saltato la cena per riuscire a finirlo. Ma veniamo ad un’altra domanda che mi è stata posta con insistenza. Che cosa è il “Patto Ribbentrop – Molotov”, che lei ha citato?

Il Patto Ribbentrop – Molotov, del 23 agosto 1939, fu un accordo con il quale Hitler e Stalin, di comune intesa, si dividevano la Polonia e stabilivano una politica di collaborazione strategica. Il massacro di Katyń, fu la sua più immediata conseguenza e consistette nell’esecuzione di massa, da parte dei sovietici, di circa 22 mila militari e civili polacchi, scelti tra coloro che rappresentavano la classe dirigente di quella Nazione. L’idea di accendere l’attenzione su questo evento, noto a molte persone, ma sicuramente non alla maggioranza, mi è venuta l’anno scorso, quando ho visitato la Polonia e naturalmente ho fatto tappa ad Auschwitz, restando commosso dallo scempio che era stato perpetrato in quel luogo. Tuttavia qualche giorno dopo sono rimasto ugualmente esterrefatto quando in una chiesa di Varsavia ho visto una piccola lapide, con moltissimi fiori, che ricordava il massacro di Katyn. In quella occasione, la guida polacca ci spiegò che non si trattava di cittadini qualsiasi, ma della Nomenclatura polacca e che l’eccidio era stato compiuto con il preciso scopo di cancellare per sempre la “storia” di quella Nazione! Una pulizia etnica di una cattiveria così inaudita, che non avevo mai riscontrato in nessuna altra occasione. Quando sono ritornato in Italia ho potuto constatare che tutti sapevano quel che era accaduto ad Auschwitz,, ma pochi sapevano delle vittime di Katyn, anzi qualcuno, dondolando la testa, mi ha detto che anche questa strage era stata compiuta dai tedeschi e poi addebitata ai russi. Io non sono certo uno storico che vuole dare un verdetto finale su questo evento, tuttavia penso sia opportuno che se ne parli un po’ di più, perché solo parlandone a lungo ed in tanti si può fare chiarezza su quanto è realmente accaduto”.

Caro Generale, penso che con quest’ultima frase lei mi abbia già dato una parziale risposta all’ultima domanda che volevo porle. In un altro brano del suo libro, lei apre una questione intrigante sulla quale mi sono affrettato a leggere, ansioso di avere la sua opinione: il problema del Sang Real. Ovvero l’amletico dubbio se quel termine deve riferirsi ad un sacro calice oppure alla stirpe di Cristo e di Maria Maddalena. Ma la risposta non c’è, con molta abilità lei ha lanciato la domanda, lasciando la risposta ad un ipotetico Monsignore, che poi non ha parlato. Il motivo è lo stesso di cui mi ha detto poco fa: innescare una discussione per chiarire il problema?

Esatto! Vedo che ha proprio colto la mia volontà! In effetti l’argomento è diventato di grande attualità dopo l’uscita del Codice da Vinci. In un attimo il “Santo Graal” si è trasformato nel Sang Real e la Chiesa ha lasciato che le persone si facessero delle proprie idee, molte delle quali sicuramente sbagliate, senza scendere in campo con tutte le proprie forze e tutto il suo sapere, per chiarire in modo inequivocabile un mistero che non è affatto chiaro. Probabilmente le persone che frequentano le riunioni capeggiate dai “Monsignori”, ne sanno qualcosa di più. Ma quante sono queste persone? Penso che sia più facile rispondere in modo chiaro su un libro, che poi può entrare con facilità nella casa di mille persone, che portare le stesse mille persone in sagrestia ad ascoltare i discorsi dei preti”.

Caro Generale, la ringrazio per le sue argute parole. Posso chiederle, in confidenza, un’ultima cosa? A quando il prossimo libro?

Vedremo”.

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