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Sul Ponte il Corriere tenta un gioco ‘sporco’

Posted by Peppe Caridi su 1, luglio, 2011

https://i0.wp.com/www.strill.it/images/foto/pontesubito.pngdel Comitato Ponte Subito –  L’articolo pubblicato, recentemente, dal Corriere della Sera, a firma Sergio Rizzo, con il quale si mettono in risalto i dubbi dell’articolista sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina ci ha lasciato letteralmente basiti. Non tanto per il titolo, (La crisi, il no della Lega. E l’opera non parte), e l’affermazione, sempre nel titolo, con la quale si sentenzia che “esso non si farà più”, quanto per l’inconsistenza delle ‘argomentazioni’, non degne di un grande quotidiano che, anche per le copie vendute, viene considerato la corazzata principale dei media italiani. Ma sono proprio dette inconsistenti argomentazioni che ci spingono a tentare di capire quale sia il motivo vero della pubblicazione di un pezzo che a dir poco è semplicemente pressappochista. Parlare, infatti, di crisi dà l’impressione di voler agitare uno spauracchio per allodole dato che la crisi che ha investito l’Occidente è di natura recessiva, cioè forte diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori a causa del surplus di produzione, conseguente riduzione dei livelli occupazionali, e difficoltà a rilanciare la domanda dato che si riduce, con i licenziamenti, la massa finanziaria in circolazione.

Per tamponare la situazione e far superare il momento di grande difficoltà, nell’immediato si è fatto fronte, in Italia, ad un massiccio uso di cassa integrazione, all’adozione di provvedimenti di sostegno della domanda per i redditi più bassi (social card) ed all’abbassamento dei tassi bancari con il chiaro obiettivo di rilanciare gli investimenti privati. Non c’è dubbio, quindi, che la ricetta fondamentale rimane quella di rilanciare anche gli investimenti pubblici a partire dalle grandi opere come la TAV al Nord e il Ponte sullo Stretto al Sud.

Rizzo
e il Corriere scoprono le carte quando enfatizzano il ruolo della Lega che viene dipinta come nemica a oltranza del Mezzogiorno, e molto restia a condividere gli investimenti al Sud facendo finta di dimenticare che il Ponte fa parte del programma di governo e gli impegni di spesa riferibili alla collettività sono già stati assunti con lo stanziamento deciso dal Cipe nella seduta del 6 marzo 2009 di 1,3 miliardi di euro, che sommati agli aumenti di capitale della Società Stretto di Messina pari a 1,2 miliardi di euro portano lo stanziamento già oggi disponibile al 40% del totale. La differenza del 60% (se al signor Rizzo è sfuggito) va reperita sul mercato finanziario nazionale e internazionale con il sistema del project finance.

Perché allora la Lega dovrebbe essere contro al Ponte? Quale sarebbe l’aggravio finanziario che dovrebbe spingerla a collocarsi negativamente rispetto ad un’opera fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno? Ci si dimentica che il Ponte è ‘opera voluta anche dall’Europa’ perché segmento indispensabile del corridoio 1 Berlino-Palermo che deve permettere il transito delle merci da e per il Nord Europa consentendo, con l’Alta Velocità o Alta Capacità ferroviaria, un risparmio dei noli delle navi di 5/6 giorni almeno.

Lo stesso porto di Gioia Tauro che oggi sta vivendo un momento di difficoltà diventerebbe un porto hub indispensabile per questo obiettivo, superando l’attuale attività di transhipment, e permettendo che l’intero Mezzogiorno divenga una reale base logistica dell’Europa. Non un’opera, quindi, per gli amanti delle due sponde come scherzosamente sottolineava il premier Berlusconi, o per i risvolti turistici che comunque l’opera determinerà, ma opera di rottura dell’attuale isolamento che soprattutto Calabria e Sicilia patiscono con grave danno per le loro economie.

Sono verità che anche Rizzo (estensore del pezzo incriminato) conosce, ma Egli, forse, pensa che la Lega può essere facilmente aizzata contro, perché sarebbe così primitiva e rozza da non cogliere i risvolti economici positivi del Ponte. Si disilluda perché nella Lega è cresciuta, a parte i Borghezio, una importante classe dirigente che si farebbe bene a non sottovalutare.

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