LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Gli Italiani hanno detto “no” ma il Giappone, nonostante Fukushima, considera il nucleare un “pilastro irrinunciabile” per la sua energia

Posted by Peppe Caridi su 15, giugno, 2011

L’Italia ha rinunciato per l’ennesima volta all’energia nuclerare: il referendum contro il piano del governo che aveva programmato la realizzazione di nuove centrali per soddisfare con l’atomo il 25% del fabbisogno energetico del Paese è bloccato, e almeno fino al 2016 di nucleare in Italia non si parlerà più. Una decisione forte, unica nel mondo e presa, come nel 1987, sull’onda emotiva di uno dei rarissimi incidenti nucleari avvenuti nel mondo, quello di Fukushima, in Giappone, dove l’11 marzo una centrale nucleare costruita più di 40  fa ha resistito a un terremoto di magnitudo 9.0 della scala richter, ma è stata danneggiata dall’altissima onda di maremoto. Gli italiani sono tornati a votare, com’era successo subito dopo Cernobyl, e ovviamente la spinta emozionale li ha spinti a dire di “no” a un’idea di sviluppo che, senza Fukushima e il terremoto dell’11 marzo sarebbe andata avanti senza problemi.
E’ stato un referendum politico e politicizzato in quanto le opposizioni, tra cui il Pd che è sempre stato favorevole all’energia nucleare come cultura, tradizioni e anche come atti concreti negli ultimi anni, si sono schierate dalla parte del “no all’atomo” cavalcando l’opinione pubblica con l’intento di dare una “spallata” al Governo che ha deciso di non esporsi più di tanto e che quindi rimane in sella. In tanti non hanno votato contro il nucleare, ma contro Berlusconi, con il risultato che il nucleare non si potrà più fare ma Berlusconi resta lì dov’è.

Intanto, però, cosa accade nel mondo? L’energia nucleare ”continuerà a essere uno dei quattro pilastri della politica energetica del Giappone” nonostante la crisi irrisolta di Fukushima, mentre il governo vede l’ipotesi di ‘contagio’ sul fronte interno dopo che il referendum in Italia ha bocciato il ritorno dell’atomo civile.
Nel mentre le prime news dei tg e le edizioni dei quotidiani davano conto pagina dell’esito della consultazione italiana, il ministro dell’Industria nipponico, Banri Kaieda, ha messo in chiaro che il Sol Levante non può fare a meno dei suoi reattori. Ha spiegato, dopo il via libera al ddl del governo al piano di rimborsi della Tepco, gestore di Fukushima, di ‘comprendere’ le spinte per l’uscita dal nucleare anche in Giappone, ma ha osservato che ”l’erogazione poco flessibile dell’elettricità ha impatti sull’attività economica e la vita delle persone”. Il Giappone, prima del sisma/tsunami dell’11 marzo, aveva una quota di elettricità generata dall’atomo pari a oltre il 30% del fabbisogno complessivo. Con appena 19 impianti operativi su 54, il tasso di utilizzo delle centrali nucleari è crollato ora del 40,9%, ai livelli più basso da maggio 1979, moltiplicando i timori di blackout in piena estate. Kaieda ha ricordato, quanto alle valutazioni internazionali, che il nucleare è ”uno dei quattro importanti pilastri energetici (insieme a carburanti fossili, energie rinnovabili e risparmio energetico, ndr) come ha detto di recente anche il premier Naoto Kan nell’ambito del G8” tenutosi in Francia. ”E’ importante trovare l’equilibrio (tra passi come quelli presi in Italia) e i nostri attuali limiti di generazione”. A stretto giro, anche il capo di Gabinetto, Yukio Edano si è soffermato sul referendum italiano. ”Non sono in grado di fare un commento su un processo decisionale di un Paese sovrano, ma – ha osservato – varie tendenze di diversi Paesi potrebbero dare una certa influenza alle linee politiche interne giapponesi”. Kan, da ultimo, ha promesso il mese scorso di promuovere le rinnovabili ad almeno il 20% del fabbisogno nazionale nel 2020, circa il doppio del livello attuale, e di tagliare i costi delle produzione di energia solare di un sesto entro il 2030. ”Fosse per me, al 2020 va bene anche il 100% di rinnovabili, basta partire con convinzione”, ha detto all’Ansa, Taro Kono, deputato d’opposizione dell’Ldp, favorevole alla svolta verde.
Ma tutti i dubbi legati alle fonti rinnovabili sono di natura tecnica, e non basta la democratica volontà popolare di voler trovare l’acqua su Saturno se, oggi, su Saturno l’acqua non c’è.

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