LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Passano i referendum: ha trionfato la paura, ma il governo non rischia

Posted by Peppe Caridi su 14, giugno, 2011

Suggestionata da pubblicità ingan­nevole, più della metà degli italiani ha risposto al richiamo dei referendum. Ma chi assicura che s’è trattato di una consul­tazione per dire Sì o No al Cav sbaglia sapendo di sbagliare di Vittorio Feltri http://www.ilgiornale.it– Suggestionata da pubblicità ingan­nevole, più della metà degli italiani ha risposto al richiamo dei referendum che, per­tanto, hanno ottenuto il quorum necessario alla loro validità. Non c’è da stupirsi. Dopo il disastro in Giappone, la gente è letteralmente terrorizza­ta dal nucleare e lo rifiu­ta. Contro la paura, razio­nale o irrazionale, non c’è rimedio. E molti citta­dini di centrodestra si so­no uniti a quelli di centro­sinistra nel respingere l’energia giudicata «peri­colosa ». La politica non c’entra. Chi assicura che s’è trattato di una consul­tazione per dire Sì o No a Silvio Berlusconi sbaglia sapendo di sbagliare. Ri­co­rre cioè a un’interpreta­zione forzata del voto nel­la speranza di realizzare un sogno: far saltare il banco, buttare giù il go­verno e sostituirlo con un sarchiapone tecnico in at­tesa di elezioni anticipa­te, magari con una nuova legge elettorale cucita su misura per favorire le sini­s­tre da troppo tempo a di­giuno di potere.

La realtà, come abbia­mo scritto nei giorni scor­si, è che si è ulteriormen­t­e allargato il fosso che se­para i partiti dagli italia­ni. I primi hanno giocato sporco strumentalizzan­do le urne per scopi diver­si da quelli dichiarati, mentre i secondi hanno votato sul serio in opposi­zione al nucleare sotto l’effetto dell’incidente di Fukushima (la stessa co­sa accadde nel 1987, do­po Cernobyl), contro la privatizzazione dell’ac­qua ( mai avvenuta né pre­vista) e contro il legittimo impedimento, di fatto già annullato dalla Corte co­stituzionale. L’esultanza dei referen­dari è quindi insensata. Con questo non voglia­mo sostenere che gli elet­tori siano stati sciocchi; semplicemente i furbac­chioni dei palazzi roma­ni li hanno infinocchiati, usando la disinformazio­ne che vari media si sono prestati a diffondere a pie­ne mani.

Nel nostro Pae­se succede spesso: si insi­ste a raccontare bugie che, alla fine, passano per verità. Adesso, nell’ euforia della falsa vitto­ria, gli avversari della maggioranza si sono in­ventati uno slogan mor­tuario: il berlusconismo è defunto. Spacciano un auspicio per un accadi­mento. Per fortuna i pro­grammi televisivi marca­tamente di sinistra o so­no andati in ferie o stan­no per andarci, altrimen­ti ci toccherebbe sorbire ogni settimana un funera­le pur in mancanza della salma. Qualcuno afferma che il premier abbia commes­so u­n grave errore annun­ciando che non si sareb­be recato al seggio e di­cendo che lasciava liber­tà di coscienza (e di scel­ta) ai propri elettori. Il che avrebbe indotto pa­recchi di loro a disubbidi­re agli orientamenti astensionistici dei vertici del Pdl. Altri aggiungono che Umberto Bossi avreb­be fatto di peggio acco­dandosi all’amico Silvio nell’impartire ordini ai suoi. Non crediamo alla fondatezza di analisi simi­li.

Pensiamo piuttosto che i connazionali siano portati ad agire di testa loro. Non si sentono (giustamen­te) sotto tutela e non riconoscono la patria potestà ai partiti, i quali, d’altra parte, farebbero bene a non considerarsi tanto importan­ti da essere ascoltati nelle loro in­dicazioni di voto. La sconfitta attribuita al centro­destra nasce dal clima antinuclea­re creatosi in tutto il mondo da­vanti alla prova che le centrali pos­sono guastarsi con conseguenze da brivido. Le parole stesse, ener­gia atomica, evocano immagini da incubo. Ovvio che un referen­dum per allontanare la minaccia di ridurre la terra a un deserto sen­za vita abbia trovato largo segui­to, trascinando anche gli altri refe­rendum, sull’acqua e sul legitti­mo impedimento.

Suggestionata da pubblicità ingan­nevole, più della metà degli italiani ha risposto al richiamo dei referendum che, per­tanto, hanno ottenuto il quorum necessario alla loro validità. Non c’è da stupirsi. Dopo il disastro in Giappone, la gente è letteralmente terrorizza­ta dal nucleare e lo rifiu­ta. Contro la paura, razio­nale o irrazionale, non c’è rimedio. E molti citta­dini di centrodestra si so­no uniti a quelli di centro­sinistra nel respingere l’energia giudicata «peri­colosa ». La politica non c’entra. Chi assicura che s’è trattato di una consul­tazione per dire Sì o No a Silvio Berlusconi sbaglia sapendo di sbagliare. Ri­co­rre cioè a un’interpreta­zione forzata del voto nel­la speranza di realizzare un sogno: far saltare il banco, buttare giù il go­verno e sostituirlo con un sarchiapone tecnico in at­tesa di elezioni anticipa­te, magari con una nuova legge elettorale cucita su misura per favorire le sini­s­tre da troppo tempo a di­giuno di potere.

La realtà, come abbia­mo scritto nei giorni scor­si, è che si è ulteriormen­t­e allargato il fosso che se­para i partiti dagli italia­ni. I primi hanno giocato sporco strumentalizzan­do le urne per scopi diver­si da quelli dichiarati, mentre i secondi hanno votato sul serio in opposi­zione al nucleare sotto l’effetto dell’incidente di Fukushima (la stessa co­sa accadde nel 1987, do­po Cernobyl), contro la privatizzazione dell’ac­qua ( mai avvenuta né pre­vista) e contro il legittimo impedimento, di fatto già annullato dalla Corte co­stituzionale. L’esultanza dei referen­dari è quindi insensata. Con questo non voglia­mo sostenere che gli elet­tori siano stati sciocchi; semplicemente i furbac­chioni dei palazzi roma­ni li hanno infinocchiati, usando la disinformazio­ne che vari media si sono prestati a diffondere a pie­ne mani.

Nel nostro Pae­se succede spesso: si insi­ste a raccontare bugie che, alla fine, passano per verità. Adesso, nell’ euforia della falsa vitto­ria, gli avversari della maggioranza si sono in­ventati uno slogan mor­tuario: il berlusconismo è defunto. Spacciano un auspicio per un accadi­mento. Per fortuna i pro­grammi televisivi marca­tamente di sinistra o so­no andati in ferie o stan­no per andarci, altrimen­ti ci toccherebbe sorbire ogni settimana un funera­le pur in mancanza della salma. Qualcuno afferma che il premier abbia commes­so u­n grave errore annun­ciando che non si sareb­be recato al seggio e di­cendo che lasciava liber­tà di coscienza (e di scel­ta) ai propri elettori. Il che avrebbe indotto pa­recchi di loro a disubbidi­re agli orientamenti astensionistici dei vertici del Pdl. Altri aggiungono che Umberto Bossi avreb­be fatto di peggio acco­dandosi all’amico Silvio nell’impartire ordini ai suoi. Non crediamo alla fondatezza di analisi simi­li.

Pensiamo piuttosto che i connazionali siano portati ad agire di testa loro. Non si sentono (giustamen­te) sotto tutela e non riconoscono la patria potestà ai partiti, i quali, d’altra parte, farebbero bene a non considerarsi tanto importan­ti da essere ascoltati nelle loro in­dicazioni di voto. La sconfitta attribuita al centro­destra nasce dal clima antinuclea­re creatosi in tutto il mondo da­vanti alla prova che le centrali pos­sono guastarsi con conseguenze da brivido. Le parole stesse, ener­gia atomica, evocano immagini da incubo. Ovvio che un referen­dum per allontanare la minaccia di ridurre la terra a un deserto sen­za vita abbia trovato largo segui­to, trascinando anche gli altri refe­rendum, sull’acqua e sul legitti­mo impedimento.

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