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Referendum: affluenza al 55%, quorum raggiunto. I sì sono più del 95%, bocciato ancora una volta il nucleare. E adesso?

Posted by Peppe Caridi su 13, giugno, 2011

Alla fine ce l’hanno fatta. Com’era facile prevedere, dopo il disastro di Fukushima: l’hanno iniziato a capire subito i vari Di Pietro & company, promotori di un referendum che come tutti gli altri degli ultimi 16 anni era destinato a fallire, ma già poche ore dopo il terribile terremoto che l’11 marzo scorso devastò il Paese del Sol Levante iniziavano a strumentalizzare una calamità naturale facendo propaganda ideologica contro il nucleare, in vista del referendum. Un’occasione troppo ghiotta da lasciarsi sfuggire. E come 24 anni fa, sull’onda emotiva di un disastro nucleare, l’Italia continua a bocciare l’atomo. Nel 1987 l’aveva fatto con una maggioranza di “no” davvero schiacciante, oggi con molto meno: è un passo avanti? Ironicamente ci viene da dire che forse tra altri 25 anni avremo finalmente la coscienza di un Paese sviluppato e capiremo che il nucleare è essenziale. Mah, vedremo.  Il dato sull’affluenza alle urne si aggira intorno al 55%, compresi i voti della circoscrizione estera i cui scrutinii stanno per essere completati. Tra i vari quesiti, comunque, i “sì” sono tra il 94 e il 96%, i “no” tra il 4 e il 6%. Facendo un semplice calcolo e sommando coloro che hanno votato “no” agli astenuti, ci rendiamo conto che comunque se anche tutti i “no” fossero rimasti a casa, il quorum sarebbe stato raggiunto (di poco). I favorevoli all’abrogazione delle norme sull’energia nucleare, sulla liberalizzazione dei servizi idrici e sul legittimo impedimento sarebbero stati circa il 52% mentre i contrari (sommando gli astenuti e quelli che hanno votato “no”) sarebbero stati il 48%.

Ecco i dati delle Regioni, in ordine da quella in cui s’è votato di più fino a quella in cui s’è votato di meno:

  • Trentino-Alto Adige 64,6%
  • Emilia-Romagna 64,1%
  • Toscana 63,6%
  • Marche 61,6%
  • Valle d’Aosta 60,9%
  • Liguria 59,4%
  • Umbria 59,2%
  • Piemonte 59,0%
  • Lazio 58,9%
  • Veneto 58,9%
  • Molise 58,7%
  • Sardegna 58,6%
  • Friuli-Venezia Giulia 58,2%
  • Abruzzo 57,5%
  • Lombardia 54,4%
  • Basilicata 54,3%
  • Sicilia 52,7%
  • Puglia 52,5%
  • Campania 52,3%
  • Calabria 50,4%

Più bassa, invece, è stata l’affluenza nella circoscrizione estero. L’unica a non ragigungere il quorum. Forse perchè lì al nucleare ci sono già abituati, anche se sono Italiani. Lungo lo Stivale, invece, il voto è stato estremamente politicizzato, e in molti hanno votato senza neanche capire di che cosa stavano parlando.
Bando alle ciance, adesso almeno per 5 anni bisogna accantonare nuovamente l’idea di realizzare centrali nucleari in Italia.

Sconfortato il commento degli esperti del settore: Chicco Testa, presidente del Forum nucleare italiano, ha detto che per il nostro Paese “rimane necessario configurare una strategia energetica che sappia rispondere alle necessità degli scenari futuri, puntando in particolare sul risparmio e sull’efficienza energetica. E’ necessario che l’Italia continui a monitorare la ricerca e gli sviluppi sull’utilizzo della tecnologia nucleare in un’ottica di modernizzazione e aumento della competitività“.
Simile il punto di vista di Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare: “personalmente ritengo che sia grave per l’Italia rinunciare alla possibilità di far fronte alla futura insufficienza energetica anche con il nucleare – ha detto – e ne sono tanto più convinto se considero che i Paesi avanzati del mondo, anche dopo l’incidente giapponese, danno priorità assoluta al prossimo scenario del dopo-petrolio e stanno studiando metodi di produzione di energia nucleare più efficienti e più sicuri. Sono preoccupato seriamente perche’ l’Italia non possiede fonti energetiche proprie ed è già nella situazione di dipendenza energetica, che gli altri Paesi si stanno impegnando ad evitare con consapevolezza e impiego di risorse. Temo fortemente infine che la ricerca italiana, già proiettata sulla fusione nucleare, si fermerà e sappiamo che senza ricerca non c’è futuro. Il mio timore – conclude Veronesi è che l’Italia possa finire per essere un’appendice turistica del mondo avanzato”.

Vincenzo Pepe, presidente di Fare Ambiente, ha detto che ”attiveremo tutte le procedure legali e amministrative per invalidare il referendum sul nucleare che è ragionevolmente nullo per avere posto agli elettori residenti all’estero un quesito diverso. Ci attiveremo per, quanto possibile, nelle corti internazionali contro le denunciate violazioni di diritti. Parallelamente ci prodigheremo in una azione di sensibilizzazione dei cittadini e dei giovani attorno alle reali problematiche ambientali e lavoreremo affinchè la ricerca sul nucleare non cessi come avvenne dopo il referendum del 1987′, cosa che sarebbe ‘gravissima per il futuro del nostro Paese”.

Per ora al referendum vince il metano – spiega Carlo Lombardi, esperto di nucleare ed ex docente del Politecnico di Milano – l’ipotesi più probabile è che si continui a ricorrere alle centrali con questo combustibile, anche perchè l’alternativa è il carbone che ha gli stessi problemi d”immagine’ dell’atomo. Al momento attuale le fonti rinnovabili non sembrano in grado di sostituire le centrali. Ci sarà in questo campo anche la concorrenza della Germania, che avendo rinunciato al nucleare potrebbe farci concorrenza su questo mercato“.

L’esito referendario prevede che non si potrà legiferare in materia per 5 anni, e viene cancellata la possibilità di localizzare, e pertanto costruire, centrali nucleari sul territorio nazionale. E si riprenderà a discutere di strategia energetica nazionale escludendo, però, l’atomo. Il piano italiano prevedeva otto nuovi reattori suddivisi in quattro nuove centrali. Sul piano pratico fino a questo momento erano stati siglati dei contratti commerciali con la Francia, erano stati fatti i primi studi sui luoghi dove era possibile costruire le centrali (al centro di un ‘giallo’ lo scorso 3 giugno, quando era stato rubato un computer contenente le indagini preliminari) ed era stata istituita l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare: “Ora tutto va al macero, a cominciare dagli studi – sottolinea Lombardimentre l’Agenzia non era ancora stata ufficialmente istituita perchè mancava un passaggio burocratico“.
Il capitolo dell’Agenzia, i cui membri dovrebbero riunirsi domani, dovrebbe però rimanere aperto: l’organismo ha l’obbligo (assunto in sede comunitaria) di individuare entro il 2015 l’area idonea per il parco tecnologico, al cui interno è previsto il deposito superficiale per le scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali italiane.

Infine, l’Italia rimane in attesa dei risultati degli ‘stress test’ condotti a livello Ue, anche se la legge prevede che non si possa legiferare sugli argomenti del referendum (e quindi eventualmente tornare al nucleare) per almeno cinque anni. Dal punto di vista della ricerca invece non dovrebbe cambiare nulla, con i vari laboratori (come quelli dell’Enea) impegnati in questo campo che non sono toccati dal quesito: “Il clima però non favorisce certo i ricercatori – sottolinea l’esperto – nessuno vorrà fare ricerca su una cosa che in Italia non verrà mai fatta. E’ probabile che chi è interessato se ne andrà all’estero“.

Pochi giorni fa sul nucleare era intervenuta anche Margherita Hack. Scusate se citiamo solo grandi esperti, ma francamente pensiamo sia questo il tema, e non quello politico. “Il referendum è perfettamente inutile. Prima si era fatto un referendum sull’onda di Chernobyl – ha detto l’astrofisica – ora se ne fa un altro sull’onda del Giappone: è perfettamente inutile perché è ovvio che sarà contro il nucleare, visto questo disastro. Le cose invece andrebbero affrontate razionalmente“. Poi ha proseguito: “Il terremoto in Giappone è un evento veramente eccezionale, se ne verifica uno ogni secolo. Se ogni volta che si fa un’innovazione tecnologica ci si tira indietro, si starebbe ancora a vivere nelle caverne. Se poi si va a vedere le statistiche ci sono molti meno incidenti e inquinamento nel nucleare che in altre forme di energia“. Secondo l’astrofisica “in Italia il pericolo grosso del nucleare siamo noi italiani, perché si ha l’abitudine di pigliare tutte le cose sotto gamba. Si ha tanta paura del nucleare e poi milioni di abitanti vivono intorno alle falde del Vesuvio, che non è morto, è bello vivo, e se sono decenni che non esplode, il giorno che esploderà sarà un vero disastro. La paura dell’atomo è dovuta all’ignoranza, ma l’Italia ha bisogno di questa energia, e anche l’incidente in Giappone aiuterà – ha concluso – con nuove precauzioni“.

Il popolino esulta, e punta tutto sulle energie rinnovabili. Anche Berlusconi l’ha detto subito dopo il risultato del referendum: “adesso significa che punteremo sulla green economy“. La più grande barzelletta della storia, come quella della Germania che ha detto che dal 2022 vorrà dismettere le centrali nucleari perchè pensa di sostituire, entro quella data, l’attuale 25% di fabbisogno fornito dall’atomo con un nuovo 25% proveniente dal carbone di nuova generazione (oggi in Germania il carbone è al 45%). Purtroppo le energie rinnovabili oggi non bastano per soddisfare il fabbisogno energetico di un Paese come il nostro, e quindi si ricorrerà ad altre soluzioni per provare ad avere l’indipendenza rispetto al circa 65% di approvvigionamento che oggi acquistiamo dall’estero.

Intanto gli Italiani (o almeno, alcuni!) festeggiano. Non si capisce cosa e perchè. Fatto sta che festeggiano. Ma la storia del nucleare non è finita qui. Ne siamo convinti. Nel 2016 torneremo a parlarne, e se non ci sarà una nuova Cernobyl o Fukushima, allora forse riusciremo a svilupparci anche in Italia.
Ma intanto avremo perso anni preziosi, questa scelta è di immobilismo politico e sociale, come se tutto andasse bene anche nella situazione dei servizi pubblici locali.
Insomma … “contenti voi“, direbbe qualcuno che ci guarda dall’estero …

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Una Risposta to “Referendum: affluenza al 55%, quorum raggiunto. I sì sono più del 95%, bocciato ancora una volta il nucleare. E adesso?”

  1. la nostra condizione di colonia è tuttora accettata e condivisa su una spinta emotiva che fa del popolo italiano il sentimentale per eccellenza con buona pace di Veronesi e di Hack e compania bella, che certamente non sono politici e non hanno interessi di parte o di partito

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