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Lo spot sui Bronzi: un falso problema

Posted by Peppe Caridi su 13, giugno, 2011

BronziCastriziodi Daniele Castrizio – Un giorno, fra molti decenni, quando antropologi e sociologi studieranno il rapporto fra il popolo reggino e i Bronzi di Riace, forse tutti noi saremo in grado di capire quale tipo di legame si è instaurato fra le due opere della bronzistica classica e Reggio. Non si tratta, con tutta evidenza, di un legame semplice. In una storia d’amore, l’amante mantiene sempre un comportamento lineare nei confronti della persona amata: si preoccupa per lei, la assiste, la ascolta, è sempre pronto a mettersi a disposizione per venirle in aiuto in ogni modo.
Se applichiamo questa categoria al popolo reggino, identificato come amante, e ai Bronzi di Riace, che possiamo definire quale oggetto dell’amore, ci accorgiamo immediatamente che tale parallelo non funziona. I Reggini, che, nella stragrande maggioranza non si sono mai peritati di andare a visitare i Bronzi e gli altri capolavori della statuaria greca custoditi presso la Soprintendenza Archeologica della Calabria, insorgono come un sol uomo quando credono che la politica regionale o nazionale stia portando l’ennesimo attacco contro la loro permanenza a Reggio. È, per me, sempre sorprendente dover constatare come un popolo che snobba e disprezza simili capolavori per la maggior parte del tempo, sia pronto a scendere in piazza appena percepisca una qualsiasi minaccia ai loro danni, sia essa reale oppure solo immaginaria.
È questo il caso dello spot con i Bronzi animati, che la Regione Calabria ha fatto realizzare e per il quale ha comprato spazi pubblicitari nei vari media nazionali. In città tale spot ha generalmente causato una reazione di fastidio, se non di disprezzo, anche se il successo della campagna è testimoniato dal fatto che sui siti internet il video con i bronzi è diventato immediatamente “virale” e si sono segnalate interessanti prese di posizioni di opinionisti di livello nazionale e internazionale. Proprio il suo successo, dal punto di vista della comunicazione, per me, che studio da più di un quarto di secolo i Bronzi al punto di avere contratto la “bronzite” (malattia che mi obbliga ad andare a visitare le due statue almeno una volta al mese, pena un accenno di depressione), chiude qualsiasi discussione in merito, e non intendo addentrarmi in sofistiche argomentazioni sulla qualità artistica del prodotto propagandistico.
Quello che, invece, mi ha colpito e mi ha indotto a prendere, metaforicamente, carta e penna, è il reiterato attacco al diritto di Reggio a detenere, divulgare (ecco la parola magica!) ed esporre i due capolavori da Riace. Ricordo bene quando questo tema propagandistico è stato ideato, purtroppo ad opera di Giulio Carlo Argan, che ebbe a dichiarare in una trasmissione televisiva che i Bronzi si trovavano a Reggio solo per opera del caso (che è vero!), ma aggiungeva che essi si trovavano nel Museo Nazionale della Magna Grecia oltremodo fuori contesto, come se essi fossero una scultura maya o giapponese. Fu proprio questa idea, ancora oggi rinnovata da studiosi di primissimo piano, che ha aperto la possibilità di uno spostamento delle due statue da Reggio, dando vita a una polemica in cui si possono rintracciare due filoni principali. Il primo tenta di convincere l’opinione pubblica sull’ineluttabilità di tale operazione, motivandola con ragioni di marketing e di numero di visitatori troppo esiguo a Reggio (e ti credo: senza autostrada, collegamenti su rotaia, per nave e con un aeroporto sottoutilizzato!). Il secondo filone, più moderato, ignorando tutti i problemi relativi all’estrema fragilità delle due statue, impone come “moderno” e culturalmente corretto un tour dei Bronzi presso i maggiori musei e istituzioni culturali del mondo. In alcuni casi, con enorme lungimiranza e senso del buon gusto tipico delle classi dirigenti calabresi, ai Bronzi dovrebbe essere associato il peperoncino piccante, identificato come prodotto caratteristico della Calabria (sic!).
Da studioso e da ricercatore, da sempre mi sono meravigliato sulla nostra incapacità a rispondere a una simile argomentazione, che appare completamente erronea dal punto di vista scientifico. Non riesco a capacitarmi, infatti, di come noi reggini non siamo in grado di controbattere all’idea di un’estraneità dei Bronzi rispetto a Reggio con la semplice divulgazione delle teorie scientifiche più accreditate. Nel mondo dell’Accademia, infatti, ma anche consultando semplici strumenti a diffusione universale, quale appunto Wikipedìa, emerge chiaro che una parte degli studi archeologici, a partire dalle teorie di Sandro Stucchi, all’epoca Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Roma, per passare da Alfonso de Franciscis fino a nuove argomentazioni più legate a prove scientifiche, ha ipotizzato quale autore dei Bronzi di Riace il reggino Pitagora.
Anche se oggi praticamente sconosciuto, Pitagora è stato considerato dalle fonti, fino alla fine dell’Impero Romano d’Occidente, il più grande artista dell’antichità: discepolo di Clearco di Reggio, famoso per aver realizzato lo Zeus Altissimo nel principale tempio di Sparta, ritenuta dai Greci la prima statua colossale in bronzo mai creata, fu maestro a sua volta di suo nipote Sostrato, con il quale si chiude la c.d. Scuola bronzistica di Rhegion.
Recenti acquisizioni hanno dimostrato, sulla base di stringenti confronti iconografici, che i due Bronzi erano parte di un gruppo statuario realizzato da Pitagora di Reggio ad Argo, nel Peloponneso. Seguendo questa teoria, il gruppo, denominato nel periodo romano “I fratricidi”, secondo la testimonianza di Taziano, retore cristiano del II sec., raffigurava i due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, effigiati negli attimi immediatamente precedenti al duello che portò alla loro uccisione reciproca.
Forti di questa documentazione scientifica, chiediamo alla classe dirigente regionale di utilizzare gli studi di settore per mostrare al mondo come i Bronzi si trovino a Reggio perfettamente integrati nella cultura locale, proprio perché realizzati, sia pure nel Peloponneso, dal suo più importante artista, scultore e bronzista: il grande Pitagora di Reggio.

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Una Risposta to “Lo spot sui Bronzi: un falso problema”

  1. Tutte le cose negative dobbiamo giustificarle; dallo spot su Locri “siamo tutti mafiosi”..e sappiamo che fine ha fatto, a questo ultimo sui Bronzi, vantandoci che è stato realizzato “in casa” (dicono solo 50.000 euro…perchè sono pochi per una cac…simile !!)
    Ma tutti dicono, non importa …, purchè se ne parli…ma non c’era bisogno di questo “spot”…già se ne parla abbastanza….in modo negativo !!

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