LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

La pagina è il mio campo, su cui posso scrivere valorosamente; la penna il mio aratro; le parole la mia semente

Italia si, Italia no, la terra dei cachi…

Posted by Peppe Caridi su 13, giugno, 2011

di Marco Casella Fare il verso ad Elio e le Storie Tese sarebbe lo sfondo musicale più in sintonia con il teatrino della politica di oggi. Ci accingiamo all’ennesima sbornia elettorale, inutile e costosa, in grado di produrre effetti disastrosi per l’Italia già nel futuro immediato. Giustizia, acqua e nucleare sono i temi dei quesiti su cui già è avanzata l’ombra di potere delle procure (se gli studenti universitari avessero risposto sulle legittimità dei referendum in conformità con i deliberati della Cassazione e Consulta sarebbero stati bocciati senza appello…) e rischiano di essere un macigno contro lo sviluppo del nostro settore produttivo.

In particolare concentriamoci sul nucleare, cercando di contrastare l’ipocrisia dell’europeismo a corrente alternata, cioè “in Europa si fa così…” che va bene solo quando è conveniente per la propaganda della sinistra. O meglio se l’Europa, in attesa di definire le procedure degli stress test, non ha, come al solito, un comune orientamento in quale modo hanno reagito gli stati europei all’incidente di Fukushima?

Al momento solo la Germania (con enorme rischio di pagare a caro prezzo questa scelta, come vedremo) e la Svizzera (con maggior senso di responsabilità data la reale varietà di fonte energetiche in grado di sopperire alla chiusura delle centrali) hanno deciso lo stop al nucleare.

Francia, Svezia, Bulgaria, Slovacchia, Olanda, Polonia, Slovenia, Romania, Repubblica Ceca, Finlandia, Lituania non hanno intenzione di rinunciare alla costruzione di nuove centrali, anzi scommettono ancora di più che nel proprio mix energetico il nucleare sia una parte rilevante o addirittura prevalente. Ma conta ulteriormente, in prospettiva, il fatto che le politiche energetiche che i vari Paesi stanno adottando determineranno nuovi equilibri nello scacchiere geopolitico dell’Europa, e non solo. Il sommovimento del dopo-Giappone sta cambiando gli attuali assetti anche sul fronte import dell’energia elettrica, ossia dei flussi tra Stati.

Il vero referendum che l’Italia rischia di trovarsi di fronte sarà scegliere se spegnere le luci dalle otto sera e tornare alle “settantine” targhe alterne oppure acquistare ancora di più (quindi essere più poveri) dalla Francia e dalla Svizzera la propria elettricità che già oggi corrisponde ad una fetta del 14% del nostro fabbisogno.

In termini più generali la Germania dovrà sostituire 20 mila megawatt di potenza e se la Svizzera dovesse uscire effettivamente dal nucleare diminuirebbe notevolmente il bacino di offerta energetica. Quindi, cosa accadrà?

Prevedibilmente ne trarranno grande vantaggio quei Paesi che, con lungimiranza, già oggi hanno deciso che il nucleare non è solo una risorsa di sostentamento ma un anche un business. Se la logica ha ancora cittadinanza ci troveremo nella situazione in cui i Paesi che sono usciti dal nucleare, o che non ci rientreranno (come l’Italia, in ipotesi) dipenderanno sempre di più dalla Francia, superpotenza elettronucleare.

I nostri cuginastri potrebbero addirittura permettersi di abbassare i costi energetici per la aziende nazionali mentre l’Italia e la Germania oltre ad arricchire ancor di più l’Eliseo dovrebbero anche affrontare i contraccolpi per l’aumento dei costi dell’anidride carbonica (gli ambientalisti si confermano i peggiori nemici dell’ambiente!) che gli orfani dell’atomo dovranno sopportare.

Insomma rinunciare all’atomo, oggi, solo per un’ideologia accecante dei reali interessi degli italiani porterebbe ad un suicidio, giustificabile solo nella terra dei cachi…

tratto da http://www.ilpredellino.it

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