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Sul voto estero l’ultimo trucco della sinistra

Posted by Peppe Caridi su 11, giugno, 2011

di Gabriele Villa http://www.ilgiornale.it – Il vero referendum da fare e da fare subito? Quello sul caos che, puntualmente, i referendum seminano tra la gente pragmatica e di buon senso, che pretende solo di capirci qualche cosa. Il problema, intendiamoci, questa volta non è tanto quello di saper interpretare e manovrare le schede-lenzuolo, nel caso si decidesse proprio di andare a votare, il problema riguarda invece i nostri connazionali che vivono all’estero. E che, una volta di più, si sentono tirati per la giacca da una sinistra interessatissima al loro voto, non per millantate ragioni di uguaglianza bensì solo esclusivamente per mero interesse di calcolo. E il calcolo, anzi i calcoli, questa volta, potrebbero fare la differenza nel computo di un quorum che se si abbassasse concederebbe la vittoria a Vendola, Bersani, Di Pietro e i loro amici mentre, in caso contrario, lascerà le cose come prima.
In buona sostanza questa volta l’esito dei referendum non si conoscerà all’apertura delle urne, ma alcuni giorni dopo. Per il semplice motivo che sul risultato definitivo peseranno possibili ricorsi sul voto degli italiani all’estero. Dato che i nostri connazionali (3.236.990) iscritti nella cosiddetta «Circoscrizione estero» hanno già votato (votano prima perché le schede possano arrivare in Italia in tempo per lo spoglio complessivo) non potranno ricevere le schede col quesito riscritto dalla Cassazione sul nucleare, la quale ha «trasferito» il referendum dalle vecchie norme sul nucleare a quelle introdotte col decreto poi convertito nella legge 75 del 2011. Solo che quando la Cassazione è così intervenuta i nostri connazionali stavano già esprimendosi sulla base del quesito originario.
All’ufficio centrale della circoscrizione estero, che si trova alla Corte d’Appello di Roma arriveranno dunque solo le vecchie schede, su cui i nostri connazionali all’estero si dovevano esprimere entro il 2 giugno. Premesso tutto ciò, poiché il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito, ha detto che si stanno ristampando le schede col nuovo quesito ma solo per chi vota in Italia, resta il problema di come calcolare il quorum; la questione, ha spiegato Vito, sarà sottoposta ancora una volta alla Corte d’Appello di Roma Considerando o meno infatti i tre milioni dei nostri connazionali all’estero, il quorum da raggiungere in Italia potrebbe variare molto. In Italia sono chiamate al voto 47.357.878 persone, all’estero 3.236.990. In quanti hanno votato? Ma il problema è più sottile perché la sinistra sta sollevando ad arte questioni di principio che se i tempi non fossero sospetti farebbero pensare a una sincera preoccupazione. Che cosa vuole per esempio gente disinteressata come Antonio Di Pietro? Con la scusa del suo solito che c’azzecca, il numero uno dell’Italia dei valori questa volta sembra proprio che voglia azzeccare il quorum che fa più comodo alla sinistra. Tanto che in queste ore per spiegare meglio il sue retro-pensiero ha dovuto ammettere «che il quorum è impossibile da raggiungere se si calcolano anche i 3 milioni e 200mila aventi diritto al voto degli italiani residenti all’estero». Quindi l’Idv e i suoi uomini, sostenuti dalla tifoseria di Bersani, Vendola, eccetera si è data un gran daffare per presentare un ricorso alla Cassazione perché «governo e maggioranza hanno creato questo problema attraverso una legge truffa»”. Fantastico no? Pur di abbassare vantaggiosamente il quorum, Di Pietro è uscito allo scoperto: «Fatti i nostri conti – ha detto – noi ora chiediamo alla magistratura di non considerare il voto all’estero ai fini del conteggio del quorum». In pratica, secondo l’Idv, la soglia del quorum di 25 milioni e 332mila deve abbassarsi a 22milioni e 132 mila. Tanto più ha ammesso, Tonino, che «dai dati che possediamo, sappiamo per certo che al primo giugno, data di scadenza del voto, hanno votato nei consolati o nelle ambasciate italiane all’estero solo poche decine di migliaia di nostri connazionali». Già, si mette male. E la sinistra, quando si mette male, come sappiamo bene, si mette sempre una mano sul quorum.

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