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Il referendum-farsa di domenica e lunedì: non andrò a votare, è una scelta. Il motivo? Farlo fallire

Posted by Peppe Caridi su 7, giugno, 2011

Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione“. Con queste parole, il grande Alcide De Gasperi spiegava la differenza tra un politico medio, preoccupato solo del consenso elettorale, e lo statista che ha a cuore l’interesse del suo Paese, sapendo che spesso e volentieri passa anche da scelte anti-popolari e quindi rischiose dal punto di vista del consenso democratico. Questa citazione si trova sull’home page dei Circoli dell’Ambiente, la nuova frontiera dell’ambientalismo Italiano perchè composti da migliaia di cittadini che amano l’ambiente e la natura senza però farne un motivo di strumentalizzazione ed etichetta politica.Proprio dai Circoli dell’Ambiente è partita l’iniziativa di http://www.iomiastengo.it/, un comitato che sostiene l’astensione dal referendum di domenica e lunedì.
Un referendum-truffa molto pericoloso per il futuro del nostro Paese, in quanto rischia di compromettere definitivamente e senza riflessione alcuna, scelte di grande importanza strategica, economica e politica che andranno a segnare i prossimi decenni.

Adesso vi spiego cosa farò io e perchè. Ovviamente non andrò a votare, come avrete già capito. Non andrò a votare perchè tutto quello che sto leggendo e vedendo in giro negli ultimi tre mesi mi sta facendo schifo. Fino all’11 marzo, giorno del terribile terremoto del Giappone con il conseguente incidente nucleare di Fukushima, pensavo di andare a votare per esprimere la mia opinione sull’energia nucleare, sulla liberalizzazione dei servizi idrici e sul legittimo impedimento. Avrei votato “NO” in quanto sono assolutamente favorevole sia al nucleare che alla liberalizzazione dei servizi idrici che al legittimo impedimento.
Adesso, però, ho scelto di astenermi e di non andare a votare. Ed è una scelta, fatta per un motivo ben preciso e con un obiettivo chiaro: far fallire un referendum che assomiglia a una farsa.
Spero che il quorum del 50% non venga raggiunto, e lo spero per il bene del mio Paese.

Purtroppo sul tema del referendum e sui 4 quesiti previsti da questa consultazione, c’è molta disinformazione. Soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua” che in realtà non è altro che una liberalizzazione dei servizi idrici. Il decreto Ronchi, infatti, nel 2009, ha ribadito la proprietà pubblica dell’acqua, considerandolo un bene inalienabile appartenente al popolo. Allo stesso tempo, però, ha previsto la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, provvedimento teso non a favorire i privati ma consentire ai cittadini di avere servizi efficienti. In Italia, infatti, assistiamo al 40% della perdita di acqua e proprio in questo settore è indubbio che servono investimenti importanti. La legge avvia un principio di concorrenza; il servizio viene messo a gara. L’affidamento diretto al pubblico non può essere funzionale, ed è chiaro che con la liberalizzazione dei servizi idrici non potremmo che assistere a un miglioramento dei servizi e a un calo dei prezzi, come in tutti i sistemi di economia liberale (di esempi potremmo farne a bizzeffe, a partire dalla telefonia).

Nessuno, quindi, vuole privatizzare l’acqua, come dice chi spinge a votare “SI” con volantinaggi e mobilitazioni stucchevoli e false. Dei contenuti dei quesiti referendari si sta parlando pochissimo! Si tratta l’argomento solo ed esclusivamente come un motivo politico, senza entrare nel merito delle vicende.

E poi, diciamocelo chiaramente: ma siamo davvero sicuri che su cose del genere, si possa fare un referendum? Ma che ne sa la casalinga di Voghera del legittimo impedimento, di quello che significa e di cosa prevede?
I referendum ci hanno proprio rotto le balle! E poi ci si lamenta dell’allontanamento della gente dalla politica, del crescente astensionismo ad ogni tornata elettorale: e grazie, se si chiamano gli Italiani a votare su ogni minchiata!

In Italia abbiamo fatto 14 referendum negli ultimi 20 anni. Il quorum non è stato quasi mai raggiunto. S’è abusato in modo incredibile dell’esercizio referendario e la gente s’è scocciata. Siamo stati chiamati al voto su cose di cui non ricordiamo nulla perchè poco ci importavano, poco interessavano alla gente, ed erano molto tecniche, di difficile comprensione per il popolo. Tecnicismi spesso poco importanti e sentiti a livello popolare.

L’esercizio più alto e più nobile della democrazia è la delega del governo a pochi “eletti”, eletti nel senso letterale del termine. Partiamo da lontano, dall’etimologia del termine “democrazia”: significa “governo del popolo“. Non c’è un Re, un monarca, un’aristocrazia nobiliare, una dittatura imposta con la forza. No, governiamo tutti noi. Ma c’è un piccolo problemino: siamo 60 milioni, molto vari ed eterogenei, non possiamo sederci tutti intorno a un tavolo e decidere del nostro destino. L’unica soluzione è andare a votare, scegliere alcuni rappresentanti e delegati, poche centinaia in tutto, che si riuniscono nel parlamento che ha sede nella Capitale e lì decidono per tutti quelli che li hanno votati.
E’ questa la democrazia.
I referendum andrebbero aboliti, o comunque garantiti solamente per temi di grande interesse sociale (ad esempio il divorzio, l’aborto che tra gli anni ’70 e inizio ’80 hanno mobilitato il Paese), o quantomeno andrebbe notevolmente innalzata la soglia del numero di firme che bisogna raccogliere per portare gli Italiani alle urne su ogni cosa che non vada bene a Di Pietro o Pannella i quali, non riuscendo a imporsi democraticamente in parlamento, raccolgono appena 500 mila firme e costringono lo Stato a spendere ingenti somme di denaro per ogni tornata referendaria. Le firme utili per poter ottenere un referendum dovrebbero essere quantomeno 5 milioni. Solo quando c’è un sentire forte e condiviso nel Paese bisogna ricorrere all’estrema ratio del referendum, ma le leggi ordinarie, la politica del Paese sia energetica, liberale o pubblica, devono farla Governo e Parlamento, potere Esecutivo e potere Legislativo, in quanto delegati dal popolo ad amministrare il Paese per il bene di tutti.

Altrimenti, così, c’è il rischio che governino le minoranze. E non è più democrazia.
Sia chiaro: le minoranze devono avere grande rispetto e anche voce in capitolo su ciò che accade nel Paese, ma a governare dev’essere sempre la maggioranza altrimenti che senso avrebbe distinguere la politica in schieramenti, partiti e coalizioni, e che senso avrebbe andare a votare se poi una minoranza può costringere e ricattare la maggioranza intera compromettendo le sorti democratiche e civili di un Paese?

E, tornando ai referendum di domenica prossima, sul legittimo impedimento andremo a votare qualcosa che non esiste, perchè dopo l’intervento della Corte costituzionale, la norma – purtroppo – è già stata cancellata. Una norma sacrosanta che è in vigore in tutti i Paesi civili e sviluppati del mondo occidentale (e non solo). In Italia e solamente in Italia ci ritroviamo con un Presidente del Consiglio che anzichè poter fare liberamente il proprio lavoro, deve ogni lunedì recarsi in tribunale a difendersi da accuse che, da 20 anni a questa parte, dopo pochi mesi si rivelano sempre infondate e invenzioni di giudici che nella loro vita (l’hanno dichiarato esplicitamente!) hanno come unico obiettivo quello di incastrare Berlusconi.

Anche sul nucleare andremo a votare su una norma che non esiste: la moratoria imposta dall’Unione Europea ha sospeso di un anno l’iter di costruzione delle nuove centrali, su cui il dibattito scientifico è molto acceso e animato e ogni qual volta si entra in dettagli tecnici e riflesisoni pur semplicemente logiche, è lapalissiano quanto siano utili e indispensabili le nuove centrali per il futuro dell’Italia.

Per tutti questi motivi io domenica non voterò. Non perchè mi secco di andare a votare, non perchè mi annoio o perchè ho altro da fare. Ma per scelta. Ho diritto di voto da 7 anni avendone compiuti 25 pochi giorni fa; in 7 anni sono andato a votare quasi 20 volte tra europee, politiche, regionali, provinciali, comunali e referendum vari. Sono andato a votare sempre. Ma stavolta no, e il motivo è chiaro.
Seguirò con attenzione l’evolversi della situazione sperando che il quorum non venga raggiunto e che il referendum fallisca.
Vedremo.

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5 Risposte to “Il referendum-farsa di domenica e lunedì: non andrò a votare, è una scelta. Il motivo? Farlo fallire”

  1. vanni said

    OK Peppuccio. BRAVO

    • Lorenzo said

      Poverino. Hai un’idea piuttosto misera del concetto di democrazia.

      “Se la parola “democrazia” ha un senso, è proprio quello che abbiamo il diritto e il dovere di partecipare alle decisioni che concernono la “res publica”, che vanno, cioè, al di là della nostra competenza professionale e non ci riguardano come professionisti, ma come cittadini o come uomini.”

  2. xyz said

    Perchè invece, mi pare di capire, la vera partecipazione politica consista nel dire si o no agli apparati dei partiti e alle lobbies, talvolta criminali, che li condizionano. Come nelle scemenze passive della tv, dove si interagisce a comando da casa credendo di essere partecipi e protagonisti, mentre si è solo comparse in un gran gioco di interessi pubblicitari. Signor Caridi, lei pare più realista del re, ovvero nel caso più berluconiano di Berlusconi. Come mai ad esempio gli altri statisti (De Gasperi & Co.) non hanno avuto bisogno di legittimi impedimenti? Forse perchè non commettevano gravi reati comuni, non pensa? Eppure i comunisti erano ben più forti di oggi. Poi, crede davvero che l’ingordigia delle elite economico-finanziarie si interessi dell’acqua solo ai fini “industriali”? Ma via, si guardi intorno, Telecom, Poste, Autostrade…gli squali privatizzano per arricchirsi nel breve periodo, non gli importa niente di utenti e lavoratori, e ancor meno dell’ambiente. Solo sul nucleare credo sia lecito dubitare sul si/no, ma solo perchè questa forma di energia richiede investimenti in ricerca che il referendum vanificherebbe insieme ai programmi costruttivi. E visto che rinnovabili e fossili non basteranno nel medio periodo, ci sarà necessariamente bisogno della fusione controllata dei reattori nucleari.
    Ma votare, comunque, si deve, anche perchè se non siamo una dittatura (come magari piacerebbe ai nostalgici come lei) ma in una democrazia, è perchè si intende che è il popolo, cioè la maggioranza, a dettare la direzione in cui occorre si muova la nostra società e non le oligarchie, che in quanto tali curano interessi minoritari e prevaricatori.

  3. Hai tutto la mia stima seguirò il tuo esempio

  4. Elena said

    Aaaaahhhhhhh, finalmente i disfattisti menagrami come te, buoni solo a lamentarsi, l’hanno presa in c**o! ERA ORA!

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