LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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C’è un nuovo “buco” dell’ozono, stavolta sul polo nord. E’ dovuto a fenomeni naturali e non è pericoloso

Posted by Peppe Caridi su 5, aprile, 2011

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/8287/foto/1.jpgdi Peppe Caridida http://www.meteoweb.it/ Innanzitutto partiamo dall’ozono: che cos’è? Tutti ne parlano ma nessuno lo sa, altrimenti ne parlerebbero con meno allarmismo e con maggiore contezza. Si tratta di uno strato dell’atmosfera composto da gas che oscillano in natura; è uno strato gassoso, nè solido nè liqido, che quindi è molto volatile e varie di zona in zona e di stagione in stagione.
Continuiamo, poi, con il buco. Il buco dell’ozono, ovviamente. Se ne parla da anni in modo spesso catastrofico, ma nessuno dice che i rilevamenti sullo strato di ozono esistono da talmente tanto poco tempo che non è possibile quantificare la “gravità” o comunque l’entità dei cambiamenti del suo spessore. I primi dati sono arrivati all’inizio degli anni ’70, per attendere quelli più attendibili bisogna superare il 1975. Solo da 35-40 anni, quindi, sappiamo come si muove e come oscilla questo stato da pochissimo tempo.
Infine, i dati: questi stessi dati ci dicono che lo strato di ozono dell’atmosfera è molto molto volatile, che oscilla di molto per sua natura, di stagione in stagione e di anno in anno.

Dopo questa breve premessa, utile a comprendere meglio l’argomento di cui stiamo parlando, passiamo alla cronaca e cioè alla notizia di oggi: il satellite Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea ha registrato, nel mese di marzo, una perdita “record” di ozono sull’Artico. “Record” lo scriviamo tra virgolette proprio per ricordare che è un “record” relativo a dati disponibili da 35-40 anni, non di più. Il dato è stato confermato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, e i soliti catastrofisti si sono scatenati, addossando le colpe all’uomo e all’inquinamento, alle attività umane e ai gas serra.
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In realtà, come spiegano gli esperti della stessa Agenzia Spaziale Europea e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, il fenomeno è causato esclusivamente da cause naturali, e cioè dai venti molto forti che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, generando temperature molto basse.
Questa massa d’aria fredda, per effetto della luce solare, ha rilasciato in marzo dei clorofluorocarburi (Cfc), come atomi di cloro e bromo, veri e propri distruttori dell’ozono.
L’ultima perdita record di ozono sull’Artico risale a 14 anni fa. Anche nel 1997, come nell’inverno di quest’anno, si erano registrate temperature insolitamente basse nel nord Europa, nel nord America e nel nord Asia e il perchè questo sia accaduto è ancora da capire.
I venti molto forti che hanno isolato la massa d’aria fredda sull’Artico sono noti come “vortice polare”, l’area di bassa pressione che staziona in modo semi-permanente sul Polo Nord: si tratta della forte corrente a getto che nei mesi scorsi ha soffiato impetuosamente e con grande costanza da ovest verso est intorno al polo.

Così isolata, la massa d’aria fredda non ha potuto mescolarsi con l’aria presente alle latitudini medie ed la sua temperatura si è abbassata progressivamente. A circa 20 chilometri dalla superficie terrestre, la luce solare più intensa del mese di marzo ha innescato la reazione che scinde i clorofluorocarburi (Cfc) nei loro componenti: il cloro e il bromo. Il cloro si lega quindi all’ozono e lo trasforma in ossigeno biatomico. E’ così che la concentrazione di ozono si riduce e, con essa, si assottiglia il filtro che protegge la Terra dai raggi ultravioletti.

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/8287/foto_appr1/2.jpgNessun catastrofismo, quindi: quanto accaduto sul polo nord è legato solo ed esclusivamente a cause naturali. Inoltre non c’è neanche motivo per preoccuparsi, come ha spiegato in un’intervista all’Ansa il direttore per l’Osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea Volker Liebig: “non c’è nessun pericolo, ci si può godere il sole primaverile senza timore di esporsi a raggi ultravioletti troppo aggressivi”.
Nel frattempo sono 4 o 5 i satelliti che continuano a sorvegliare costantemente il fenomeno sul Polo Nord. Tra questi c’è ancora Envisat e un altro satellite dell’Esa, Metop. “Sono in grado di compiere osservazioni accurate e in modo costante, registrando i nuovi dati relativi a ozono e raggi ultravioletti, che saranno resi pubblici online, sul sito dell’Esa”, ha detto ancora Liebig. In questo momento, ha aggiunto, è attiva soprattutto la collaborazione a livello europeo, ma è chiaro che l’obiettivo è quello di “lavorare tutti insieme”.
Gli esperti, ha spiegato, sono al lavoro anche per analizzare il fenomeno, che al momento sembra legato ad un fenomeno meteorologico molto particolare, che è stato osservato l’ultima volta 14 anni fa. “Si tratta – ha spiegato – di un sistema caotico di circolazione delle masse d’aria, che ha dato origine ad una depressione che ha portato ad un progressivo abbassamento della temperatura”.
Nulla di artificiale, insomma.

 

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