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Stato-mafia: i responsabili vanno giudicati

Posted by Peppe Caridi su 26, marzo, 2011

https://i2.wp.com/www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/3marzo11/scalfaro_ciampi_.jpgdi Giovanni Alvaro – Voglio subito mettere i piedi nel piatto senza giri di parole. Quanto documentato da Davide Giacalone sul Tempo è di una gravità eccezionale e non può, né deve, passare sotto silenzio. Lo tenteranno, come sempre, le grandi corazzate giornalistiche piegate a disegni antidemocratici; lo faranno i partiti di sinistra minimizzando tutto e continuando a menar il can per l’aia; lo ignoreranno, almeno nelle prime fasi, le palestre dell’odio mediatico. Ma non sarà uno scoglio ad arginare il mare, canterebbe Battisti, soprattutto se si tratta del mare della Verità

Un Ministro, Giovanni Conso, che non rinnova il 41 bis a pericolosissimi mafiosi al fine di ottenere un allentamento della strategia bombarola del ’92 e ’93; un Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, probabilmente tenuto all’oscuro di tutto in quanto, a conti fatti, sembra essere stato eterodiretto nel suo ruolo; e un Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, famoso per il ‘Io non ci sto’ a reti unificate, ma protagonista (da quanto scrive l’ottimo Giacalone) di vicende delicate e oscure, non possono, tutte e tre, non rispondere di quanto fatto per pusillanimità, per cecità o per altro.

Sbaglia chi pensa che sarebbe un errore pretendere di far luce su quanto è avvenuto per l’età avanzata dei protagonisti. Chiedere che si risponda di quanto fatto non ha come motivazione una voglia di vendetta politica ma l’obiettivo di far emergere la Verità assegnando ai protagonisti della vergogna il giusto posto nella storia del nostro Paese. Nessuna caccia a cinghiali o cinghialetti, quindi, ma necessità di giudizio degli italiani su chi doveva vigilare per il rispetto e la difesa della nostra Costituzione.

Invocare, quindi, il giudizio sui protagonisti dello ‘scandalo’ non ha l’obiettivo di far processare i responsabili per gli eventuali reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, quello di una vendetta postuma su chi era garante del rispetto e della difesa della nostra Carta fondamentale. La verifica dell’attivazione dell’art. 90 della Carta, per alto tradimento, spetta, comunque, ad altri. A noi spetta esprimere un giudizio morale che, da quanto emerge, è fortemente negativo.

Lo è per diversi motivi. Il primo perché è assurdo che alte cariche dello Stato abbiano deciso di accettare uno dei punti del famoso ‘papello’ del sanguinario Totò Riina, ‘u curtu, che, a capo di Cosa Nostra, rappresentava, in quel periodo, l’antistato, e che aveva scelto la via della guerra senza quartiere allo Stato Italiano massacrando decine e decine di carabinieri, di poliziotti, di politici, e di magistrati. Uno dei quali, Giovanni Falcone, è stato determinante, con la sua morte, all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro a Presidente della Repubblica.

Poi perché è stato immorale aver lasciato credere che la trattativa Stato-mafia era una conseguenza della nascita di Forza Italia e, quindi, un debito che Berlusconi aveva dovuto pagare alla criminalità organizzata. Su questo altare si sono imbastiti decine di processi mediatici contro Berlusconi e si sono messi in piedi processi reali a degnissimi funzionari dello Stato e ad alti gradi dei Carabinieri e della Polizia (alcuni processi sono tutt’ora in corso). Sono stati portati, come madonne pellegrine, nelle varie città, da Palermo a Torino, a Firenze, il fior fiore di pendagli da forca, promossi a pentiti, per avvalorare teoremi incredibili. Il silenzio di chi sapeva perfettamente come stavano le cose, perché diretto protagonista, è stato semplicemente scandaloso.

Il terzo motivo, ultimo in ordine temporale, ma non per questo meno pesante, è stato il tentativo di far passare come azione umanitaria una volgarissima calata di braghe di fronte al gotha dei mammasantissima. Quanto avvenuto è stato di una gravità inaudita perché con il mancato rinnovo del 41 bis, che aveva messo in discussione il ruolo dei capi, si ripristinava lo spavaldo protagonismo dei mafiosi che avevano ripreso a dirigere le proprie cosche direttamente dalle proprie celle senza necessità di far esplodere bombe.

Non è stato certo un risultato del quale andare orgogliosi e sul quale, non ci sono dubbi, l’Italia intera non potrà non dire: “Noi non ci stiamo”.

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