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Centrali Nucleari: il Governo ha deciso, moratoria di un anno. La storia: 6 anni fa l’annuncio, ora lo stop. Sul nucleare, il braccio di ferro in Italia dura da 36 anni

Posted by Peppe Caridi su 22, marzo, 2011

Roma, 22 mar. (Adnkronos) – Il governo si ferma. Prende tempo sul ritorno del nucleare in Italia e si affida a una moratoria di un anno per l’attuazione e l’istallazione delle quattro centrali previste dal piano approvato nel 2008. L’annuncio formale arriva dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, dopo alcune indiscrezioni trapelate nelle prime ore del pomeriggio: “domani in Cdm faremo una dichiarazione per un anno di moratoria sull’attuazione e la ricerca di siti e sull’installazione di centrali“. Il rinvio quindi dovrebbe essere ufficializzato dalla riunione del Consiglio dei ministri, che prevede all’odg l’esame delle modifiche e integrazioni al decreto legislativo sulla localizzazione dei siti e la realizzazione degli impianti. Una posizione cauta, volta a capire quello che sta succedendo in Giappone, per poi decidere ‘a bocce ferme’ e non sull’onda dell’emotivita’ quale strada seguire. Una posizione gia’ in parte ventilata ieri dallo stesso Romani che, da Bruxelles, ha parlato della necessita’ di “una responsabile pausa di riflessione” del governo. Il ministro dello Sviluppo economico ha comunque puntualizzato che la moratoria non riguardera’ lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. ”La nostra volonta’ e’ di portare al Consiglio dei ministri quella parte del correttivo che riguarda il deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie perche’ si tratta di un grande tema per la sicurezza” che la stessa Europa chiede, precisa Romani. La posizione di allineamento dell’Italia rispetto all’Ue in tema di sicurezza sul nucleare, del resto, e’ stata sottolineata, nei giorni scorsi, dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
FAZIO, NON C’E’ STATA SUFFICIENTE ATTENZIONE SUI RISCHI REALI – Cautela arriva anche da un altro esponente dell’esecutivo, il ministro della Salute Ferruccio Fazio. “Credo che quando si fanno valutazioni sul fare o non fare le centrali nucleari, occorre tener conto di una serie di fattori complessi, naturalmente di natura economica ma” senza tralasciare “la valutazione probabilistica del rischio. Ecco, io credo che da questo punto di vista non e’ stata fatta abbastanza attenzione sui rischi reali, che vanno messi sul piatto della bilancia a fronte dei vantaggi”. Certo, a pesare sul piatto della bilancia nella decisione del governo c’e’ lo ‘spettro’ del referendum. ”Mi aspetto che non si decida sull’onda dell’emotivita’ ma sull’onda di un ragionamento e delle certezze che dobbiamo dare come Governo e come Ue”, dice Romani. Intanto, l’annunciata moratoria sul piano nucleare non tarda a provocare le prime reazioni in ambito politico. Consenso arriva dal presidente della Camera Gianfranco Fini che la giudica “una scelta saggia e opportuna”. Ma il fronte dell’opposizione e’ compatto nell’etichettare la moratoria come una furbizia, un trucchetto e addirittura un ‘bluff’. “Rinviare di un anno le decisioni sul nucleare senza sospendere le norme in via di approvazione e’ un modo furbo di dissimulare il dietrofront del governo. L’atomo in Italia non tornera’, ma per evitare brutte figure e’ meglio non dirlo”, dicono i senatori del Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.
NAPOLITANO, CONIUGARE SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE CON CRESCITA SVILUPPO – Mentre a parlare di “bluff atomico” e’ Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, per il quale “l’unica cosa che il Governo deve fare per essere credibile e’ quella di azzerare la norma che consente di costruire centrali nucleari e impianti di stoccaggio di scorie anche in caso di parere contrario di Regioni e comuni e che, caso unico in tutto l’occidente, con un atto di forza vuole imporre il nucleare a territori e cittadini”. Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolltano oggi, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, richiama in un messaggio la necessita’ di coniugare la salvaguardia dell’ambiente con la crescita dello sviluppo parlando di energie rinnovabili, altro tema caldo all’attenzione del governo. Napolitano lancia un monito sulla “necessita’ di sviluppare, anche attraverso un costruttivo confronto e una rinnovata collaborazione fra la comunita’ scientifica e il mondo produttivo, nuovi indirizzi di ricerca sui futuri scenari dell’uso delle risorse idriche e delle altre fonti alternative e rinnovabili”. “E’ infatti indispensabile individuare – dice Napolitano – nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali”. Una linea, quella del Capo dello stato, che si sposa con l’esito di un sondaggio dell’Osservatorio Giornalistico Mediawatch, secondo cui quasi il 90% degli italiani preferirebbe investire nelle energie rinnovabili piuttosto che nel nucleare, evidenziando inoltre che oltre il 17% degli italiani, a seguito del disastro in Giappone, hanno cambiato idea sulla sicurezza del nucleare.
IL POPOLO VIOLA DOMANI IN PIAZZA A ROMA – Nel dibattito a distanza anche la Cgil prende parte, attraverso Fabrizio Solari, segretario confederale con delega alle questioni energetiche. “Questa moratoria – sostiene Solari – sara’ utile se servira’ per archiviare il Piano energetico proposto dal governo e sul quale ci siamo sempre opposti”. Per Legambiente la moratoria ”e’ solo un escamotage per non perdere le amministrative e il referendum, ma – avverte – gli elettori non si faranno prendere in giro”. E il Popolo Viola annuncia un presidio domani pomeriggio, dalle 15 alle 16, per protestare contro la moratoria. “Giu’ le mani dal Referendum” sara’ il tema della mobilitazione annuciata dall’animatore Viola Gianfranco Mascia davanti a Palazzo Chigi alla Galleria Alberto Sordi. E sempre nei pressi della sede del governo domani i Verdi, guidati da Angelo Bonelli, terranno una conferenza stampa, presso l’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio, in cui presenteranno “un dossier sulle verita’ nascoste del nucleare in Italia e non solo”. A bocciare la moratoria e’ anche Guglielmo Epifani in veste di presidente dell’Associazione Bruno Trentin, che si occupa con particolare attenzione dei temi dell’energia e delle fonti rinnovabili. ”Una grande saggezza emerge dall’orientamento espresso dalla gran parte dell’opinione pubblica italiana sulla questione dell’energia nucleare, una moratoria di un anno non serve a nulla”, commenta l’ex segretario generale della Cgil.

 

A 6 ANNI DALL’ANNUNCIO ARRIVA LO STOP DA DICHIARAZIONE SCAJOLA DEL 2005 ALLA MORATORIA DI DOMANI (ANSA) – ROMA, 22 MAR – Era il 26 maggio del 2005, quando all’assemblea di Confindustria l’ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, annuncio’ la necessita’, per contenere il costo dell’energia in Italia, di un ripensamento sul nucleare. Da allora, con la parentesi del governo Prodi, Scajola ha tenuto la barra dritta sull’obiettivo del ritorno dell’atomo e, dopo di lui, l’attuale ministro Paolo Romani ha fatto lo stesso. Il disastro giapponese ha pero’ fatto tirare il freno e indotto l’esecutivo prima ad annunciare una ”pausa di riflessione” e poi a optare per la moratoria di un anno. Ecco, in sintesi, le principali tappe di questo percorso.
26 MAGGIO 2005 – ”Si e’ fatto tempo di riparlare della questione dell’energia nucleare: occorre che in questo Paese si riapra una discussione su questo punto”, dice Scajola davanti alla platea degli industriali e subito scatta il dibattito tra favorevoli e contrari.
25 NOVEMBRE 2005 – Dalle parole, Scajola passa immediatamente ai fatti e, intervenendo in un luogo simbolo come il centro ricerche dell’Enea a Frascati, l’allora ministro annuncia che il nucleare ”e’ gia’ nel programma di governo del centrodestra”. Ma con la vittoria del centrosinistra e il governo Prodi tutto si ferma.
22 MAGGIO 2008 – A via Veneto torna Scajola e l’atomo riparte ancora una volta dall’assemblea di Confindustria: ”Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione”, dice Scajola.
4 NOVEMBRE 2008 – Il ddl sviluppo affida al governo il compito di predisporre la normativa e istituisce l’Agenzia per la sicurezza.
24 FEBBRAIO 2009 – Italia e Francia firmano l’accordo per il ritorno del nucleare, accompagnato da due ”memorandum of understanding” tra Enel ed Edf, che prevedono la costruzione di almeno quattro reattori entro il 2020.
10 FEBBRAIO 2010 – Il Consiglio dei ministri vara il decreto legislativo sui criteri per la localizzazione dei siti.
5 MAGGIO 2010 – Con le dimissioni di Scajola, il processo per il ritorno del nucleare subisce un forte rallentamento.
6 OTTOBRE 2010 – Il nuovo ministro e’ Paolo Romani e l’iter per le centrali riparte. Romani si dice ”convinto assertore” del nucleare.
5 NOVEMBRE 2010 – L’oncologo Umberto Veronesi e’ nominato presidente dell’Agenzia per la sicurezza.
12 GENNAIO 2011 – La Corte Costituzionale dichiara ammissibile il referendum sul nucleare.
17 MARZO 2010 – A pochi giorni dal disastro giapponese, Romani annuncia una ”pausa di riflessione” a cui seguira’, domani, la dichiarazione del Consiglio dei ministri per la moratoria di un anno.

NUCLEARE: IN ITALIA UN BRACCIO DI FERRO LUNGO 36 ANNI, DAL PEN DEL ’75 AL DISASTRO DI THREE MILE ISLAND, DA CHERNOBYL A FUKUSHIMA – Roma, 22 mar. – (Adnkronos) – Quello sul nucleare in Italia e’ un braccio di ferro che dura da circa 36 anni. Divide chi indica l’atomo come fonte di approvvigionamento sicura per garantire al Paese una relativa indipendenza energetica e chi, invece, ne teme gli effetti ambientali e l’impatto sulla salute dei cittadini indicando in un diverso mix energetico, che escluda il nucleare, la strada da battere.
1975: per rispondere alle tensioni geopolitiche mondiali e al forte rialzo dei prezzi petroliferi deciso dall’Opec il governo presenta un Piano energetico nazionale che prevede l’entrata in funzione, in aggiunta alle tre centrali gia’ in funzione e a quella in via di realizzazione a Caorso, di una serie di siti per nuove centrali elettronucleari cosi’ da raggiungere in 10 anni una potenza compresa tra i 20.400 e i 26 mila megawatt. Il piano prevede la costruzione di ulteriori impianti nel quinquennio successivo, tali da raggiungere una potenza nucleare a fine 1990 compresa fra 26.000 e 36.000 megawatt.
1977: previsioni di crescita che vengono in parte ridimensionate con il Pen successivo che ridimensiona a 12-13 le centrali nucleari da costruire nel breve periodo e limita ad 8 quelle da avviare entro il 1985.
8 E 9 NOVEMBRE 1987, IL REFERENDUM BLOCCA LA COSTRUZIONE DI CENTRALI – 1979: e’ l’anno dell’incidente al reattore americano di Three Mile Island da cui comincera’ ad avviarsi nel Paese un forte dibattito sulla sicurezza dei siti nucleari.
1981: il governo presenta il terzo Pen che prevede, entro il 1990, l’entrata in funzione delle centrali di Caorso e di Montalto di Castro e la messa a punto di una sorta di ‘mappa’ sui siti possibili che avrebbero potuto accogliere le centrali, dal Piemonte alla Toscana, dalla Campania alla Puglia, compresa la Sicilia.
1982: si apre il cantiere di Montalto mentre viene anche delineata la costruzione di una seconda centrale a Trino Vercellese sulla base dell’allora nascente ‘Progetto Unificato Nucleare’.
1986: e’ l’anno del disastro di Chernobyl, il piu’ grave incidente nucleare della storia che scatena un aspro dibattito sul futuro di questa fonte energetica.
1987: il dibattito sfocia nel famoso referendum dell’8 e 9 novembre 1987 con cui l’Italia si esprime a favore del blocco delle costruzioni delle centrali nucleari e sanci’ l’uscita dell’Italia dal reattore francese Superphenix al quale il paese partecipava al 25%.
NEL 2008 IL NUOVO PIANO, L’11 MARZO 2011 IL TERREMOTO IN GIAPPONE – 2008: Il Consiglio dei Ministri approva il piano triennale 2009-2011 per lo sviluppo che disegna il ritorno del Paese al nucleare con l’obiettivo di arrivare a coprire il 25% del fabbisogno elettrico nazionale. Le previsioni del governo indicano infatti un aumento dei consumi nazionali, che dai 350 TWh del 2008 potrebbero salire a circa 400 al 2020: di questi, circa il 25% dovrebbe essere prodotto con l’atomo, per una potenza richiesta di circa 13mila MWe, vale a dire 8 unita’ da 1.600 MWe l’una. Una necessita’ questa da soddisfare con la realizzazione di almeno 4 unita’ su 2-3 siti con la posa della prima pietra entro il 2013 e l’entrata in esercizio della prima unita’ nel 2020.
2009: Il Parlamento approva il Piano e delega il governo a definire i criteri e i siti di localizzazione degli impianti, le misure compensative da riconoscere alle popolazioni e la costituzione delle autorita’ di controllo della sicurezza.
2011: l’11 marzo un terremoto senza precedenti si abbatte sul Giappone. Lo tsunami che segue provoca gravi danni all’impianto di raffreddamento della centrale di Fukushima determinando la fuoriuscita di radiazioni. Il governo italiano, sulla scia di quanto avviene nei maggiori paesi dell’Europa, decide la moratoria di un anno nelle scelte relative ai siti nucleari in Italia. Ma le polemiche non si fermano qui.

 

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