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Giustizia: se guerra deve essere che sia su tutto

Posted by Peppe Caridi su 9, marzo, 2011

https://i1.wp.com/www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/3marzo11/berlusconi%20-%20la%20testa.jpgdi Giovanni Alvaro – Mentre in Italia, quella che dovrebbe essere la sinistra, sceglie quella che considera la scorciatoia per far fuori Berlusconi, o chiedendo, a più non posso, le sue dimissioni, con un refrain ripetitivo e stucchevole, o scendendo in piazza ripetendo, ossessivamente, al premier di lasciarsi processare che, nella sua testolina, è sinonimo di condanna chiara e netta, in Francia Chirac viene chiamato a rispondere, dinanzi ad un tribunale, di un presunto reato commesso quand’era sindaco di Parigi e che era stato accantonato (e non cancellato) per non interferire con la sua attività di governo. Ciò che sta succedendo in Francia è la naturale conseguenza di garanzie costituzionali, che vigono in tutti i paesi democratici, per bloccare le invasione di campo, da parte di poteri diversi da quello esecutivo e legislativo, prima della fine del mandato ricevuto. E bisogna sottolineare prima perché dopo non si cancellano le conseguenze di eventuali reati commessi dalle alte cariche dello Stato. 

In Italia non è così, anzi nel nostro Paese le cose sono ancor più gravi perché un pavido e imbelle parlamento, nel 1993, sull’onda di un golpe giudiziario e mediatico che ha falcidiato i gruppi dirigenti del pentapartito, decise di rinunciare alla difesa dei suoi membri cancellando una delle regole fondamentali per la divisione reale dei poteri: l’art. 68 della Costituzione che regolava l’immunità parlamentare voluta dai padri costituenti. Il vulnus fatta alla nostra Carta non registrò allora, ma neanche oggi, atteggiamenti di reale resipiscenza anche perché la sinistra pensa che quel vulnus permetterà di imboccare la cosiddetta scorciatoia per la presa del potere.

Già dopo la vittoria, imprevista e imprevedibile, ottenuta da Berlusconi e dai suoi alleati del tempo, che determinò un brusco ritorno alla realtà, si pose l’esigenza di una riforma della giustizia. Le manovre quirinalizie, l’alleanza ancora non cementata, e le plateali manovre giudiziarie con il famoso avviso a Berlusconi che presiedeva un summit internazionale contro la criminalità, fecero il resto: il primo governo Berlusconi dovette sloggiare da Palazzo Chigi.

Ma gli stop a ogni tentativo di affrontare il tema giustizia ritornarono continuamente in pista, negli anni successivi, mentre la spavalderia e l’aggressività delle toghe militanti, sostenute dalle maggiori corazzate giornalistiche del paese, diventavano sempre più palesi. Scatenati su questo fronte PM, giornalisti, comici, politici tutti insieme appassionatamente da chi si sentiva investito di un compito salvifico per la società italiana ammaliata e, quindi, prigioniera del caimano Berlusconi, ma anche da chi usava l’odio anticav per il proprio successo politico o editoriale.

A questo schieramento furono molto utili gli atteggiamenti prima di Casini e poi di Fini che agevolarono il blocco di ogni ipotesi riformatrice del pianeta giustizia e permisero quell’invasione di campo con il tentativo di trasformare un ordine in potere, anzi in superpotere. Finalmente, forse, non sarà più così se veramente avremo una riforma ‘epocale’ che farà emergere la figura ‘terza’ del giudice messa, oggi, in discussione dal protagonismo dei PM, per il superpotere ottenuto.

E assieme alla divisione delle carriere, finirà anche il vergognoso spettacolo delle intercettazioni usate non per provare un’accusa ma per distruggere il malcapitato di turno dando vita alla gogna mediatica. E poi finalmente quella responsabilità civile che va addebitata a chi ‘sbaglia’ i suoi interventi così com’è prevista per medici, avvocati e dirigenti del pubblico impiego. Sapremo presto cos’altro è previsto per ‘civilizzare’ il nostro Paese, sperando però di non lasciare ‘pezzi’ importanti fuori dalla porta. Sarebbe un gravissimo errore non ripristinare, infatti, le guarantigie costituzionali che bloccano le invasioni di campo che mettono in discussione la divisione dei poteri e con essa la stessa vita civile e democratica.

Le ultime parole di Bossi fanno ben sperare. Esse dimostrano che non ci si intimidisce per le minacce dell’ANM (che proclama scioperi), né per le dichiarazioni di ‘risposte epocali’ lanciate dal Procuratore Spataro, né per le ‘promesse’ di referendum garantite dal solito Di Pietro. Sarà fuoco di sbarramento ad alzo zero, certamente. Ma proprio per questo se guerra deve essere che almeno lo sia su tutto, incluso l’art. 68 della Costituzione.

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