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Eco, il vecchio trombone: “Cav come Hitler”

Posted by Peppe Caridi su 26, febbraio, 2011

di Filippo Faccihttp://www.libero-news.it/ – Questa non è un’esercitazione, ripetiamo, non è un’esercitazione, c’è una rivoluzione culturale in corso e non ve me siete accorti: siete così presi da voi stessi e dalle vostre scaramucce – la crisi, le rate della macchina, trecentomila libici incazzati che premono dal Mediterraneo – da non aver neppure percepito quale straordinaria concatenazione si sia dipanata negli scorsi giorni, e cioè: 1) la manifestazione del Palasharp; 2) la manifestazione femminile «Se non ora, quando?»; 3) la manifestazione canora di Sanremo con vittoria significativa di Roberto Vecchioni; 4) altre manifestazioni di maturazione civile in ordine sparso, tipo: la frase in cui Rosy Bindi spiega che Berlusconi è già stato condannato dagli italiani, il sobrio corsivo di Massimo Fini sul «Fatto Quotidiano» in cui invita la popolazione a ribellarsi come gli africani, il distensivo paragone operato da Umberto Eco a Gerusalemme, ieri, in cui ha paragonato Berlusconi a Hitler. Da dove cominciamo?

CANZONI DI LOTTA
Da Sanremo, of course. Perché voi magari pensate che abbia vinto una canzonetta come un’altra: e invece «C’è qualcosa, nel successo strappato a Sanremo dalla canzone di Vecchioni», ha scritto Barbara Spinelli sulla prima pagina di «Repubblica», «che ci consente di vedere con una certa chiarezza lo stato d’animo di tanti italiani: qualcosa che rivela una stanchezza diffusa nei confronti del regime che Berlusconi ha instaurato 17 anni fa». Non ve ne siete accorti? Sono tutti «episodi come inanellati in una collana: le manifestazioni che hanno difeso la dignità delle donne; la potenza che emana dalle recite di Benigni; il televoto che s’è riversato su una canzone non anodina, come non anodine erano le canzoni di Biermann nella Germania Est».  È così, è così: ciò che non può il voto, forse, può il televoto. Ma poi: non l’avete letta l’intervista del «Riformista» alla moglie di Vecchioni, Daria Colombo, già santificata da Gad Lerner all’Infedele? E allora siete indietro, non avete capito che «dopo il Palasharp, la vittoria di Roberto è un altro segnale della riscossa di quell’Italia che vuole voltare pagina e lasciarsi alle spalle i danni del berlusconismo», non l’avete compreso «l’operazione culturale», Voi guardavate Belen. Daria Colombo non è mica la prima scema che passa, è una fondatrice dei Girotondi, un’amica di «Nanni», una che ha capito – febbraio 2011 – che «Bersani deve andare dalla De Filippi», così come l’hanno capito, parole sue, «Filippo Rossi di Farefuturo», persino «Al Bano». Non che la mannaia del regime non abbia cercato di calare sulla rivoluzione culturale di Roberto: «gli avevano chiesto di cambiare alcune parti del testo, “Chi ha vent’anni e se ne sta a morire / in un deserto come in un porcile», ed è un chiaro riferimento al Bunga Bunga, un passaggio sofisticato e celato in «una canzone bellissima con un testo bellissimo». Parentesi: non badate ai collaborazionisti alla Luca Sofri,  direttore del quotidiano online «Il Post» e autore, l’altro ieri, di critiche immotivate: «Io penso che la canzone di Vecchioni fosse molto brutta: imbarazzantemente didascalica nel testo, trombona, banale di una banalità pigra e povera, esempio tra i peggiori di un repertorio infantile noi-puri-contro-i-potenti-cattivi, imbarazzantemente paternalistica e demagogica. E penso che abbia guadagnato consensi esattamente per queste pigre ragioni: facile, demagogica, buona per pensare che il mondo fa schifo per colpa di certi cattivi e autoconsolarsi, utile a ricordare a una vecchia generazione i suoi vecchi tempi e a rifilare a una nuova generazione qualche slogan di quelli facili che da giovani ci piacciono tanto». E ancora: «Gino Castaldo su «Repubblica» ha sostenuto che grazie alla canzone vincitrice a Sanremo è tornata la buona musica, rendiamoci conto. Gad Lerner ha avuto simili toni… Altri hanno reagito allo stesso modo, succubi di una cultura che da una parte contestano e dall’altra desiderano li accolga». Come a dire che Sanremo non si è spostata di una virgola, ma è certa sinistra a esserci entrata con tutte le scarpe: come quando dissero che la vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi fosse una vittoria per i diritti dei gay.
Critiche ingenerose, queste: roba che non potrà fermare la rivoluzione culturale né quella giudiziaria, tanto che Rosy Bindi l’altro ieri l’ha detto: «Per quanto Berlusconi farà di tutto per non presentarsi a giudizio, ormai è il giudizio del popolo italiano che lo ha dichiarato colpevole».  Chiusa lì, siamo al giudizio immediatissimo, al processo brevissimo, anzi, c’è già stato, esattamente come già disse – si perdoni la citazione – il procuratore Francesco Saverio Borrelli il 17 novembre 1993: «In questo specifico universo che va sotto il nome di Mani pulite, le conseguenze politiche possono essere tratte prima ancora di attendere la verifica dibattimentale… Il grande processo pubblico è già avvenuto». Chi se ne frega dei processi, non capite la rivoluzione? Che fareste, voi, attendereste la Cassazione per condannare Hitler? L’ha detto bello chiaro Umberto Eco ieri a Gerusalemme, dove partecipava a una fiera. Gli avevano chiesto: «Berlusconi è paragonabile a Gheddafi e Mubarak?»; e lui: «No, il paragone, intellettualmente parlando, potrebbe essere fatto con Hitler: anche lui giunse al potere con libere elezioni».

A CACCIA DI GIOVANI
Parole sante, e non dite che tutti coloro che vincono le elezioni allora sono come Hitler, non cavillate, cercate di rapportarvi al momento storico: perché non vi ribellate, piuttosto? Anzi, «perché non ci ribelliamo?» come ha titolato «Il Fatto» di martedì, per la penna di Massimo Fini? I buoni motivi per farlo, Fini, li ha snocciolati con pazienza, e allora che problema c’è? Che aspetta, anche lui? La risposta è terribile: «Io bazzico bar frequentati da impiegati, da piccoli manager, da lavoratori del terziario e un’antica piscina meneghina, la Canottieri Milano, dove si sono rifugiati, come in uno zoo per animali in estinzione, i cittadini di una Milano che fu, gente anziana. Tutti schiumano rabbia impotente». Eccolo il solo e autentico problema che sovrasta la rivoluzione culturale: Massimo Fini è anziano, i suoi amici pure, Umberto Eco anche, Roberto Vecchioni non è più un giovanotto, Barbara Spinelli non è più una signorina, Rosy Bindi lasciamo perdere: e la rivoluzione non è un pranzo di gala. Servirebbero le giovani energie di questa neo-generazione di bamboccioni bastardi, ma si fanno tremendamente i cazzi loro. Ma finirà, oh se finirà.

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Una Risposta to “Eco, il vecchio trombone: “Cav come Hitler””

  1. La STORIA ,contro le storielle ideologiche maligne di Rosy Bindi e di Umberto Eco.
    L’Eco per sua natura fisica ripete ciò che si dice gridando nei canaloni delle montagne. Se dici cazzate ripete cazzate. Molti giovani sono poi affumicati e bevuti . La rivoluzione è già stata fatta molte volte ed è sempre finita male. Allora di che Cacchio,(eufemismo)…. parla il sig. Eco e di che C….. parla Rosy Bindi?
    Pure Vecchioni s’è invecchiato e dice C….te rivoluzionarie ,e classiste : Una vera balla preistorica e patetica, messa in musica popolare.
    Come devo dirlo : Napolitano non è San Pio e bella ciao non è il Salve Regina.
    La costituzione non è il vangelo.
    Inoltre la costituzione è solo antifascista ,mentre per essere almeno una buona legge umana ,dovrà essere riscritta anche come anticomunista, oltre che antifascista.
    Siamo tornati ai poveri contro i ricchi?
    Oppure ai ricchi e poveri degli anni 70? Era bella la brunetta dei ricchi e poveri , ma il falsetto da Gay molto meno.
    Vladimir Luxuria all’isola dei famosi poi, è solo il segno, che il comunismo può finalmente passare al cabaret.
    UN’IDEA NUOVA ALLORA VE LA DO IO.
    I ricchi ,per i vecchi motivi indicati dalle proposte rivoluzionarie ,degli innumerevoli articoli di giornali di questi giorni rivoluzionari ,pagheranno avanti a Dio in effetti un solo peccato contro i poveri.
    Se non li avranno retribuiti bene per il loro lavoro e se li avranno ridotti alla fame e alla malattia.
    Per gli altri peccati d’immoralità loro attribuiti invece, se li avranno fatti singolarmente come tutti noi facciamo del resto ,questi altri peccati saranno valutati però come slegati ed indipendenti da quelli del cattivo padrone ,che paga male l’operaio e saranno pagati a se stante.
    Non esistono peccati di classe.
    E QUI CASCA L’ASINO RIVOLUZIONARIO : I poveri forse non bevono e non si drogano? non picchiano le mogli ed i figli? non violentano bambini e a volte persino i loro medesimi figli? I poveri non rubano?
    Potrei continuare, ma il concetto è ormai chiaro.
    Torniamo per sintesi allora al peccato unico dei ricchi, se e quando non pagano l’operaio ,oppure quando lo pagano male.
    C’è una sorta di par condicio anche per questo peccato speciale, che solo i ricchi possono fare?
    Ebbene sì. C’è un peccato che solo i poveri possono fare.
    I poveri forse sono tutti lavoratori onesti? Tutti i poveri provano a lavorare onestamente? Nessun povero si rifiuta di vivere di lavoro?
    Come si vede la lotta di classe e l’istigazione all’odio tra poveri e ricchi è una Coglionata….. grossa e antistorica.

    Ma di che c….parlate ancora delle idee illuministe, massoniche e comuniste sig. Eco e miss Bindy il ,che fa solo eco cattocomunista?
    Non vedete che in medio oriente, tutti hanno un mitra ,una pistola o almeno una batteria di coltelli in casa ,per affrontare i nemici interni ed esterni al pensiero islamico?(sciiti contro sunniti,fondamentalisti contro tutti, ecc.)
    Vi pare che in medio oriente valga il metodo della rivolta pacifica di Gandhi ?
    Allora datevi una regolata e rispettate Oriana Fallaci ,che era più sapiente di tutti voi messi insieme e che merita, LEI si ,di avere ECO in tutte le lingue e in tutte le nazioni.
    Vincenzo Russo, in rete filosofo neo eleatico pitagorico.

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