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Galizia e Calabria: terre di migranti

Posted by Peppe Caridi su 17, febbraio, 2011

https://i0.wp.com/www.strill.it/images/foto/Puertodevigo.jpgdi Lois Vàzquez Barciela – http://www.strill.it – Il carattere e l’identità di un popolo si forgiano attraverso lo scorrere dei secoli. Tutti i popoli hanno vissuto boom economici, subito invasioni oppure hanno avuto governi liberali che hanno sviluppato l’economia, oppure ancora altri oppressori che hanno ridotto al minimo le infrastrutture. Tutte queste situazioni hanno lasciato il segno sulla coscienza di chi ha vissuto ogni tempo e sui loro discendenti. Tuttavia, molti popoli sono sempre stati più avvezzi a dominare che ad essere dominati, più combattenti o più riluttanti, più oppressi o più liberi.

Esistono tanti popoli che, come i calabresi, hanno sperimentato molte sventure per tutta la loro storia. Dalle invasioni greche e romane all’unità d’Italia tramite il dominio di aragonesi, borboni e altre civiltà, il percorso storico della Calabria ha segnato in modo inequivocabile la mentalità e il carattere di questa Terra. Un popolo che, dopo millenni di esistenza si trova, dal XVIII secolo, davanti alla decisione finale sul proprio stesso destino.

Nel giro di pochi decenni, la Calabria, come tutta l’Italia del sud, è passata da essere uno dei territori più sviluppati d’Italia com’era nella prima metà dell’800 relativamente al progresso del periodo, fino ad essere oggi tra i più poveri. Le condizioni economiche della zona hanno raggiunto i più bassi livelli di sviluppo, rendendo la Calabria un luogo dove le persone non riescono neanche a guadagnare ciò che serve per vivere, e da qui la necessità di emigrare. L’emigrazione è diventata un elemento integrante del popolo calabrese da ormai molti decenni.

Purtroppo, questo elemento non è un’esclusiva dei calabresi. Molte persone sono state costrette ad abbandonare le loro terre in cerca di un lavoro dignitoso e un pasto. Irlandesi, scozzesi e polacchi sono solo alcuni dei numerosi Paesi in cui il popolo ha sofferto la miseria e la disperazione di non trovare la possibilità di realizzare dignitosamente la vita nel luogo natio. Tuttavia, ci sono Paesi in cui la disuguaglianza tra le diverse regioni determinava il fatto che non tutti avevano il bisogno di emigrare, ma solo alcuni. In Italia, sono terre di emigrazione solo quelle del sud come la Calabria. In Spagna, ad esempio, è terra di emigrazione la Galizia, la regione più nord/occidentale di tutta la penisola Iberica, al confine settentrionale del Portogallo.

Come la Calabria, la regione della Galizia ha vissuto momenti di prosperità e di importante sviluppo economico e culturale. Uno dei momenti di maggiore crescita è stato tra il XIII e il XIV secolo, soprattutto sotto il regno di Alfonso X il Saggio. Era il periodo in cui la lingua e la cultura della Galizia sono stati interamente “esportati” a quello che oggi è il Portogallo, e lo sviluppo economico è stato pari a quello dei regni più importanti d’Europa. In seguito ai progressi della “Riconquista” (il periodo storico in cui i regni cristiani di Aragona e Castiglia iniziarono la guerra contro gli Arabi a sud della penisola Iberica), i due regni furono uniti dando vita a ciò che oggi è la Spagna e ponendo fine, in gran parte, alla svolta che la regione stava vivendo.

Dal XVIII secolo, anche la Galizia come la Calabria ha iniziato a registrare un boom nel numero di persone che decidevano di lasciare la loro terra. Tuttavia, non solo la fame e la miseria hanno spinto migliaia di cittadino ad emigrare, perché bisogna avere anche molto coraggio per abbandonare il luogo in cui si è nati per cercare benessere a distanza con una sorta di obbligo morale di fornire un sostegno economico a quelli che sono rimasti. E ‘vero che molte parti del mondo hanno vissuto situazioni simili, ma non tutta la gente ha scelto di emigrare. Lo scrittore Alfonso Rodríguez Castelao si riferiva così agli emigranti galiziani: “Mentre i fattori economici erano abbastanza importanti per far andar via dalle loro terre molti galiziani, è anche vero che sappiamo di vagare per il mondo alla ricerca del benessere a differenza di molti spagnoli che avrebbero preferito morire di fame per non dover prendere strade sconosciute. Noi galiziani abbiamo saputo organizzare le carte, abbiamo saputo chiedere un biglietto di terza classe, ci siamo nascosti nella stiva di un transatlantico, abbiamo aperto le frontiere chiuse, chiediamo lavoro in tutte le lingue, conosciamo tutto quello che c’è da sapere anche sia la prima volta che lasciamo casa”.

Queste parole definiscono il carattere del popolo galiziano che senza dubbio possono definire bene anche un popolo come quello calabrese che ha combattuto contro tutte le avversità per raggiungere la prosperità in un mondo così complesso e pericoloso.

Per quasi due secoli, più di due milioni di galiziani sono partiti per il “Nuovo Mondo”, nei primi tempi, e poi per il nord Europa. Due secoli in cui i campi sono stati in parte abbandonati, le famiglie separate. Mentre gli uomini erano assenti su navi sovraffollate attraverso l’Atlantico verso un mondo totalmente sconosciuto, le donne hanno dovuto assumere un ruolo essenziale nello sviluppo della zona. Hanno preso la zappa e hanno lavorato i campi, mentre curavano i bambini e gestivano la casa.

Molti hanno fatto fortuna, e sono tornati in Galizia dove hanno creato nuove imprese di tutti i tipi, molti altri hanno fallito e sono tornati a casa con il sacchetto vuoto, ma con l’orgoglio di avereci provato. La maggior parte degli emigranti ha lavorato per decenni, risparmiando fino all’ultimo centesimo per inviare soldi alle loro famiglie o per consentirgli di tornare a vivere con loro.
Ma tutti hanno mantenuto il loro amore per la propria terra e la loro casa tanto che hanno portato i loro costumi e il loro folklore in tutto il mondo.

Con la fine del regime di Franco e l’inizio della democrazia in Spagna, intorno al 1980, iniziò l’ascesa dell’economia spagnola, contemporanea al calo dei Paesi Americani. Ciò ha causato che un gran numero di emigranti hanno deciso di tornare a stabilirsi in Galizia e recuperare ciò che hanno perso decine di anni fa.

Questo è stato di grande aiuto per lo sviluppo di una regione come la Galizia, prevalentemente agricola e di piccoli proprietari terrieri che aveva bisogno sia di lavoro che di capitali per lo sviluppo.
La Galizia oggi non è la regione più ricca della Spagna, però ha avuto profondi cambiamenti negli ultimi decenni che hanno attirato grandi settori dell’economia tanto che è diventata una regione in grado di offrire ai suoi cittadini non solo il pasto che le era stato negato per secoli, ma un futuro dignitoso e opportunità di crescita ulteriore.

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