LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Far fuori Berlusconi non serve a prendere il potere

Posted by Peppe Caridi su 25, gennaio, 2011

berlusconi_3.jpgdi Giovanni Alvaro Che all’interno del gruppo dirigente del PdL e dei suoi alleati ci fossero ‘personalità autorevoli’, in grado di guidare un nuovo governo, non è una scoperta del signor Casini, ma una realtà a conoscenza non solo del popolo moderato, ma anche di quanti hanno guardato, senza pregiudizi, al lavoro espletato nei vari settori di governo. Va dato atto al premier Berlusconi dell’interessante lavoro di ‘cernita’ effettuato che ha permesso l’individuazione e l’affermazione di spiccate individualità.

Lanciare, come fa Casini, l’idea di un governo ‘senza’ ma non ‘contro’ Berlusconi attingendo a detta platea di dirigenti, ha tutto il sapore dell’ennesima trappola frutto di volgare tattica messa in campo nel vano tentativo di aprire, all’interno della coalizione o all’interno del PdL, fronti di incomprensione e di possibili distinguo. Casini, che fa l’ingenuo, sa perfettamente che le manovre di palazzo (vecchia pratica da prima repubblica) sono un obbrobrio sia quando puntano a scalzare quanti hanno vinto le elezioni e, con essi, colui ch’è considerato l’artefice della vittoria, sia anche quando puntano allo stesso risultato ma attraverso l’eliminazione del solo leader

Il capo centrista sa perfettamente che è possibile sostituire anche Berlusconi ma che ciò potrebbe avvenire solo passando da nuove prove elettorali. E allora perché osa lanciare l’ipotesi di un nuovo governo senza Berlusconi? La verità è che siamo sempre nella stessa litania: far fuori l’uomo nero con le buone o le cattive. E dato che non si sa come andrà a finire l’attuale offensiva giudiziaria, si sperimentano altre strade pensando d’essere super intelligenti e considerando gli altri alla stregua di inetti personaggi ‘allettati’ da ipotetici ma fugaci momenti di gloria.

Prima di Casini la stessa operazione è stata tentata da altri, incluse le ‘grandi penne’ del giornalismo superdipendente, che hanno lanciato via via le ipotesi di Gianni Letta, Tremonti, Alfano, Gelmini, Maroni, Frattini, Formigoni e quant’altri, con sempre lo stesso obiettivo che è una specie di chiodo fisso: liberare il campo dal carisma indiscusso del premier con la speranza di un successivo disfacimento del PdL e della stessa alleanza moderata. Dico speranza perché si salta, dimostrando incapacità d’analisi, una verità inoppugnabile: non è Berlusconi che ha inventato l’Italia anticomunista, amante della libertà e della democrazia, l’Italia del vero sapere e delle arti, quella del lavoro e degli impegni sociali, l’Italia che rifiuta le caste politiche, giudiziarie e sindacali, ma è questa Italia che ha visto nel premier l’interprete genuino del proprio pensiero e lo ha sostenuto.

Far fuori Berlusconi non significherà mai cambiare e liquidare il pensiero del Paese, così come aver fatto fuori Craxi (anche per lui una vera e propria persecuzione) non è servito a niente, tutt’al più è servito a far sognare l’arrivo di una stagione che la ‘gioiosa macchina da guerra’ occhettiana doveva ‘scodellare’ agli utilizzatori finali della falsa rivoluzione giudiziaria.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca l’operazione tentata da Chiamparino prima e Veltroni poi, con la quale si cercava di allettare Bossi promettendogli il sostegno al federalismo dando vita ad un governo, udite udite, tra PD-Lega-Terzo Polo. Il tutto dopo aver vomitato per mesi, anzi anni, del pericolo rappresentato dalla Lega per l’Unità d’Italia e aver ostacolato in ogni modo il federalismo fiscale che apre le porte alla costruzione di una nuova classe dirigente soprattutto nel Sud del Paese.

La verità è che non sanno, Casini, Fini, Bersani, Veltroni (prigionieri di illusioni i primi, e della semina fatta i secondi) che pesci prendere e annaspano alla ricerca di vie praticabili. La sinistra, soprattutto, è proprio allo sbando. Ma è passata troppa acqua sotto i ponti per poter facilmente correggere un modus operandi che sta distruggendo letteralmente la possibile alternanza di cui ha bisogno il Paese. Lo hanno capito nettamente i Rondolino, i Velardi, i Sansonetti, Minucci ed Enza Bruno Bossi se hanno sentito l’urgenza di rendere pubblico un loro dissenso con una lettera aperta  pubblicata nel sito “The front page” che può essere riassunta  dalla seguente illuminante frase: “Cari compagni, evitiamo di trasformare la sinistra in una nuova destra, pulita e reazionaria, bigotta e illiberale, antifemminista, moderata e populista. Siamo ancora in tempo. L’Italia ha bisogno della sinistra. Non ha bisogno di manette né di intellettuali o di politici che giocano a fare gli sbirri“.

C’è ancora una sinistra non forcaiola. Auguri Italia.

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