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La sinistra tenta di far fuori il Cav., la Fiat e molto altro a colpi di giudici

Posted by Peppe Caridi su 19, gennaio, 2011

di Francesco Forte – La Cgil, sconfitta di misura nel referendum a Mirafiori dagli operai e alla quasi unanimità degli impiegati, ha deciso di fare un ricorso alla magistratura, per una presunta violazione dello Statuto dei Lavoratori. Aveva già preannunciato che se gli operai e gli impiegati fossero stati contrari alle sue tesi, essa si sarebbe rivolta alla magistratura, per avere ragione contro di loro. Il fatto che un sindacato, che afferma di essere espressione della classe lavoratrice, si rivolga all’ordine giudiziario per darle torto, è chiaramente un’aberrazione.

Non si è domandata la Cgil e non si è chiesta la Fiom, che sarebbe l’ala avanzata della classe operaia che senso abbia una sua vittoria giudiziaria contro il volere della maggioranza dei lavoratori? Non si sono chieste la Cgil e la Fiom quali sarebbero le conseguenze nell’opinione pubblica se un tribunale demandasse il caso alla Corte Costituzionale e questa, usando una interpretazione del diritto basata su interpretazioni diverse da quelle di senso comune, decidesse che è incostituzionale l’articolo 19 dello statuto dei lavoratori che stabilisce che i sindacati che non firmano i contratti aziendali non possono fare parte delle organizzazioni sindacali presenti nell’azienda, per la verifica della corretta applicazione di tali contratti? Non si sono chieste la Cgil e la Fiom che cosa farebbe Fiat spa se dovesse sottostare alla tesi per cui chi non firma i contratti aziendali può stare in fabbrica a fare la propria opposizione fingendo di voler controllare la corretta applicazione di un accordo ritenuto inaccettabile? Possono, questi sindacalisti ignorare che Fiat auto, ora Fiat spa, non si è iscritta a Confindustria in quanto questa continua a ritenere valido l’accordo consociativo del 1993 per cui nelle aziende vi sono rappresentanze sindacali unitarie RSU, in cui la Cgil e le sue organizzazioni consociate sono obbligatoriamente presenti anche se non firmano i contratti?

Sembra di capire che nella loro arroganza, queste organizzazioni sindacali pensano di poter vincere a tavolino una partita persa sul campo e pensano di poter costringere una impresa a sottostare ai loro diktat, investendo in Italia anche se mancano le condizioni che esse chiedono per poter far rendere quell’investimento.

Ma questa vicenda, che ha assunto questi aspetti surreali, non sarebbe spiegabile se la sinistra ex post comunista non fosse convinta che la via giudiziaria al socialismo è quella giusta e nello stesso tempo non si fosse scatenata la nuova azione del tribunale di Milano contro il premier Berlusconi che autorizza la sinistra ex post comunista a pretendere la sostituzione del suo governo con un governo tecnico e/o di solidarietà nazionale. E, guarda caso, la Cgil e la Fiom chiedono che il governo vari una legge che obblighi le imprese ad ammettere la rappresentanza sindacale aziendale delle organizzazioni che non hanno firmato i contratti collettivi aziendali, ma hanno una quota superiore al 5% dei voti dei lavoratori. Si sa che Berlusconi è contrario a una legge di questa natura. Ma si spera che Berlusconi “se ne vada”. Susanna Camusso nei suoi recenti interventi, per rincuorare il voto del no a Mirafiori, ha detto e ripetuto che Berlusconi “deve andarsene”.

Ed ecco che la magistratura di Milano ha chiesto il rito abbreviato per processare il premier per concussione per la sua telefonata alla questura di Milano in cui chiedeva che la giovane “Rubi” fosse data in affidamento alla signora Minetti, consigliere regionale del Pdl, e per il reato del 2 comma dell’articolo 600 bis del codice penale che stabilisce che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa fra i quattordici ed i sedici anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a lire dieci milioni. La pena è ridotta di un terzo se colui che commette il fatto e’ persona minore di 18 anni”.

Il reato di concussione, così come definito con la modifica del codice penale del 1990, è più grave di quello di atti sessuali con una minore, in particolare quando questa abbia più di 16 anni. Infatti, nell’articolo 317 c.p., così come modificato dall’articolo 4 della legge 26 aprile 1990 n. 86, stabilisce che “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, danaro od altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni”. Non voglio dilungarmi sul merito di queste due accuse, per le quali è stato richiesto il rito abbreviato, in quanto esse presentano ambedue una stranezza kafkiana. Rubi, infatti,  diciassettenne al tempo del fatto, nega di avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi, che, del pari, lo nega. Come si possa ritenere evidente un fatto per cui non vi sono testimoni oculari, che entrambi gli interessati negano, è abbastanza misterioso.

D’altra parte la concussione di Silvio Berlusconi nei riguardi del funzionari della Questura di Milano non ha comportato l’incriminazione di questi che affermano di aver eseguito la corretta procedura. Ora l’ipotesi in cui il concusso non è incriminabile per concussione è quella in cui sia stato costretto a compiere gli atti illeciti da minacce o azioni violente. Invece in questo caso l’accusa è di “avere indotto” i funzionari o in genere le controparti a violare la legge. In tale caso la sola sotto ipotesi il concusso non è complice del concussore è quella in cui sia stato ingannato. Ma qui il solo inganno riguarda il fatto se Ruby fosse parente del premier Mubarak, che non è certo una buona ragione per agire illecitamente a suo favore.

Ma la questione più grave è quella che il Tribunale di Milano si arroga il diritto di processare il presidente del consiglio per un reato, che ha natura economica, con una interpretazione estensiva per cui diventa extra economico, che è comunque di competenza del Tribunale dei Ministri, quale tipicamente la concussione, che è un reato commesso da pubblico ufficiale.

Quali sono gli argomenti con cui il tribunale di Milano si sostituisce al Tribunale dei Ministri, quasi che la capitale della Lombardia fosse la capitale dell’Italia e il suo tribunale potesse giudicare i membri del governo, per i reati che essi compiono, abusando della propria qualità di pubblici ufficiali? La questione non è solo di puro diritto. E comunque non è solo di diritto penale. E’ una questione di diritto costituzionale e di natura politica, riguardante i rischi di colpi di mano, che si possono determinare con questo tipo di giurisprudenza. Il tutto si regge su due cavilli. Il primo riguarda la concussione, che è un reato che ha come fine il denaro o altra utilità. In questo caso, Berlusconi che cosa guadagnava, evitando che Ruby andasse in una comunità? Non denaro o altra utilità, ma un vantaggio derivante da avere aiutato una persona a non trovarsi in una situazione sgradevole o il vantaggio di evitare che, costretta ad andare in una comunità, la ragazza si mettesse a raccontare faccende private. Il termine “utilità” così viene esteso ai vantaggi per la reputazione, che non sono vantaggi economici.

Il diritto penale non si dovrebbe interpretare estensivamente, ma la sinistra giuridica lo fa. A me pare che questo sia un indirizzo estremamente pericoloso. La ragione per cui il Tribunale di Milano reputa che questa concussione sia di sua competenza e non del Tribunale dei Ministri non può consistere nel fatto che, nel caso di più reati compiuti in luoghi diversi, la competenza si decida in base a quello più grave, in quanto la concussione comporta una pena da quattro a dodici anni a tutela del pubblico denaro, mentre gli atti sessuali con minore di più di sedici anni comportano un massimo di pena di anni tre e un minimo di mesi quattro.

Inoltre questi atti sessuali non sono stati compiuti a Milano. La sola ragione che si può ipotizzare per la competenza del Tribunale di Milano, come tribunale sostitutivo di quello dei ministri, è che il pubblico ufficiale, presidente del consiglio, abbia esplicato la sua concussione non avvalendosi dei suoi poteri, ma “solo” della sua qualità di capo del governo. E da ciò si dovrebbe desumere che egli non stava esercitando le sue funzioni, ma ne era fuori. Un cavillo che non regge, in quanto chi utilizzando la propria qualità di pubblico ufficiale esplica una concussione, chiaramente sta abusando di tale qualità e in tal modo induce le controparti ad accogliere i suoi suggerimenti.

Chi abusa delle proprie qualità di pubblico ufficiale non è nell’esercizio delle sue funzioni solo in quanto ne fa un uso improprio. Inoltre, qui siamo di fonte a una raccomandazione. E chiunque sa che le raccomandazioni hanno un peso se chi le fa ha un “potere”, cioè può essere riconoscente se esse sono accolte o “seccarsi” se esse non vengono accolte. Sicché la controparte è indotta a tenerle in conto per ricavarne un vantaggio o evitare un danno o per devozione al proprio superiore. Dunque, in un caso come questo, posto che una raccomandazione possa configurarsi come “concussione”, si tratta non di abuso di una qualità, ma di un potere, quello del potente o del superiore. La qualità di cui si abusa è il potere.

Ma se si può estendere la concussione alla raccomandazione e si può ammettere che un ministro o un presidente del consiglio possa essere processato da un tribunale ordinario e non dal tribunale dei ministri per concussione, a che punto è arrivato il potere giudiziario nei riguardi del potere esecutivo? Come si può pretendere che gli elettori accettino questa teoria? E come si può pensare che la credibilità del debito pubblico italiano sia tutelata non dalla continuità del governo in carica, ma dalla sua caduta e dalla sostituzione della maggioranza con una minoranza che diventa maggioranza, mediante l’accusa al premier di avere compiuto una concussione avendo fatto una raccomandazione e di avere compiuto atti sessuali con una ragazza di diciassette anni che lo nega, senza che esistano testimonianze che lo dimostrino? Se la sinistra ex comunista si è ridotta a questa specie di opposizione, vuol dire che oramai è allo stadio crepuscolare.

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