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Buon compleanno Reggina, 97 anni perchè… “Amaranto si nasce”

Posted by Peppe Caridi su 11, gennaio, 2011

si-nascedi Antonio Modafferi – http://www.strill.it – 11 gennaio 1914, un gruppo di sessantuno impiegati pubblici sottoscrive l’atto di fondazione dell’Unione Sportiva Reggio Calabria, nasceva quindi la diretta progenitrice dell’attuale Reggina Calcio.

Oggi è il novantasettesimo compleanno della massima realtà calcistica della nostra città, per questo motivo oggi è un giorno da ricordare, che ogni reggino dovrebbe segnare in rosso sul proprio calendario.

Già, Reggio Calabria e la Reggina, un binomio inscindibile, un marchio incancellabile, del resto se la nostra città è conosciuta in gran parte del mondo, e non per le solite vicende di cronaca nera, è  merito anche della Reggina, soprattutto dopo la sua entrata nell’Olimpo del calcio italiano, ossia la storica promozione in serie A datata 13 giugno 1999, altra data patrimonio comune di ogni abitante di Reggio Calabria.
Novantasette anni di storia, una storia ricca di eventi e di fatti particolari, dai cambi di denominazione a quelli di colori sociali, una marea di nomi che hanno attivamente fatto la storia di questa squadra di calcio, presidenti, dirigenti, allenatori, collaboratori, giocatori, ma soprattutto tifosi.
Novantasette anni di storia, di fatti, di eventi che vanno gelosamente custoditi e tramandati e che è possibile raccogliere sotto un unico denominatore comune, simbolo stesso di Reggio e della Reggina, della sua storia, l’amaranto.

Già, l’amaranto, ma che cos’è l’amaranto? E’ un colore, un rosso molto scuro, assolutamente da non confondere con il granata, dal quale si differenzia per essere più rossastro ed è anche una pianta. Etimologicamente parlando, il termine ha origine dal greco “amarantos”, che significa “che non appassisce, immarcescibile”, da qui il significato attribuito dai Greci di pianta dell’amicizia, della stima reciproca ed espressione di tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, poiché eterni e unici. E basterebbe questo per riassumere quasi un secolo di storia.

Una storia nel segno dell’amaranto, dicevamo. E guarda caso lo slogan che accompagna la stagione sportiva attualmente in corso è proprio “Amaranto si nasce”. Quale verità più profonda! Ci ha davvero ben visto il presidente Foti quest’anno al momento della scelta del motto che avrebbe dovuto accompagnare la nuova annata, quella del riscatto dopo il deludentissimo scorso campionato in cui l’obiettivo stabilito, l’immediato ritorno in A, non è stato raggiunto, anzi ci si è ritrovati ad evitare la Lega Pro, provocando la crescente disaffezione da parte dei sostenitori a causa di un vero e proprio calpestamento dell’amaranto e di tutti quei valori, anche quelli minimi, che hanno contraddistinto la storia di questa squadra.

fotiMa in quest’angolo dell’universo non si è abituati alla sconfitta, a tenere il capo chino, la testardaggine, la voglia di rivalsa, di rivincita, la capacità di reinventarsi qualcosa, di inventarsi qualcosa di nuovo sono insiti nel Dna di qualsiasi essere umano nato in questa terra. Ed è per questo che il presidente Foti, archiviata la stagione 2009/2010 e forse conscio degli errori commessi, ha avviato un nuovo progetto, denominato “Amaranto si nasce”. Via tutti i grandi nomi, (che di grande, forse, avevano soltanto il conto in banca, visto ciò che avevano dimostrato sul terreno di gioco) svecchiamento dell’organico oltre al taglio di tutte quelle spese per il monte ingaggi ormai improponibili per una società come quella di Via delle Industrie con questa congiuntura economica, ecco il nuovo progetto basato sulla conferma di pochi elementi (Costa, Montiel e Rizzato oltre ai giovani già presenti in rosa), sul lancio e la valorizzazione di giovani calciatori affamati e smaniosi di affermarsi provenienti dalle seri minori e soprattutto dei ragazzi cresciuti nel proprio settore giovanile, vale a dire quei tanti giovani prodotti presso la sua fucina che di nome fa Casa Sant’Agata. “Amaranto si nasce” dunque, ed ecco che in organico la Reggina, ai nastri di partenza della nuova serie Bwin, si presenta con ben 12 elementi nati e cresciuti, calcisticamente parlando, in quello che può essere, a ragione,considerato come uno dei migliori centri sportivi del Sud e forse d’Italia. Capitan Missiroli, figlio d’arte (suo padre, Battista “Furia” ha giocato nella Reggina negli anni Settanta) e Marino da Gallina, finito la scorsa settimana al Cosenza, Barillà da Catona, Nicolas Viola da Taurianova, Giosa, giunto a Reggio da ragazzo e diventato uomo a Reggio, Cosenza da Stignano, il cosentino Castiglia, il nigeriano Adejo, il magiaro Kovacsik da 3 anni a Reggio, il messinese Rizzo e Verruschi, ora in prestito al Foggia, rappresentano la “meglio gioventù” calcistica reggina e calabrese. Dalla Lega Pro arrivano invece i vari Sy, Zizzari, Burzigotti, Laverone, Campagnacci e Acerbi, quest’ultimo è il fiore all’occhiello del calciomercato estivo, tant’è che il giovane difensore, lo scorso anno in Seconda divisione al Pavia, adesso è seguito da mezza serie A.

Il number one amaranto ha deciso anche di affidarsi a chi amaranto non è nato, ma lo è certamente diventato. Sceglie come guida tecnica Gianluca Atzori, forse la guida giusta al posto giusto nel momento giusto, reduce dall’esonero al Catania e che da calciatore, elegante difensore centrale, ha indossato la casacca amaranto nella stagione 1996/1997 e che non ha mai dimenticato cosa vuol dire la Reggina e cosa vuol dire giocare nella Reggina. Suo assistente tecnico è quel  Ciccio Cozza capitano di mille battaglie per due lustri al servizio della Reggina, che ha appena attaccato gli scarpini al chiodo, mentre, dalle giovanili, viene promosso a responsabile dell’area tecnica Simone Giacchetta, una delle ultime bandiere che abbiamo visto sventolare per almeno dieci anni a Reggio Calabria nelle vesti di giocatore, dai polverosi campi della C1 fino alla serie A, da attaccante a difensore.

ReggioNazionaleAmaranto lo si può anche diventare, ed è per questo che Lillo Foti si è affidato non solo a giovani talenti, ma anche a calciatori più esperti quali Puggioni e Bonazzoli. Il primo, uno degli eroi dei “-11” del 2006/2007 , ha accettato di tornare a Reggio dopo l’incomprensibile cessione in prestito dello scorso anno e ha abbracciato la nuova causa amaranto con entusiasmo, testimoniato dalle corse a tutto campo per andare ad abbracciare il compagno che ha appena segnato, quasi volesse far capire che, come diceva Saba nel suo componimento “Goal”, “della festa anche io son parte”, per il secondo invece basta solo ricordare che è stato il primo, poi imitato anche da Giacomo Tedesco, altro protagonista della fantastica cavalcata culminata nella salvezza nel 2007 nonostante la pesante e ingiusta penalizzazione, a decidere di dimezzarsi l’ingaggio, di rinunciare a una grossa fetta del proprio stipendio annuale pur di rimanere alla Reggina e continuare a difendere i suoi colori, rifiutando esperienze all’estero tanto esotiche ma quanto mai economicamente vantaggiose, gesto dall’altissimo valore e significato umano da portare come esempio in questo sempre più sgangherato mondo che è diventato il calcio oggi che siamo arrivati fino al 2011.

Amaranto si nasce e Amaranto si diventa. Adesso, forse, l’unica componente che deve tornare ad essere Amaranto, che deve ricordarsi di essere Amaranto, è il pubblico, la tifoseria. Le delusioni ci sono state, è inutile negarlo, quei tanti spazi vuoti sugli spalti del “Granillo” ce lo ricordano ad ogni partita casalinga, ma non si può stare vicino alla squadra soltanto quando va bene. Il vero tifoso si vede nei momenti di difficoltà, nei periodi di vacche magre, quando andare allo stadio non è moda ma pura passione. Bisogna sempre amare e sostenere la Reggina, la squadra della nostra terra, la squadra della nostra città. Perché Amaranto si nasce, e si resta per sempre…
Buon compleanno Reggina!

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