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Podargoni, quel delizioso borgo alle porte di Reggio abbandonato da tutti

Posted by Peppe Caridi su 3, dicembre, 2010

di Peppe Caridi – Se Indiana Pipps, il Tarzan dei fumetti Disney, esistesse davvero, avrebbe in Podargoni una delle sue mete preferite.

Liane tra le vecchie case abbandonate, natura selvaggia a invadere aree un tempo abitate e civilizzate, strade tortuose e semi-impraticabili per raggiungerla: è questa, oggi, nel 2010, la frazione di Podargoni, delizioso borgo quasi totalmente abbandonato (ci vivono stabilmente, tra le 30 e le 40 persone) nel fondovalle del Gallico, a circa 500 metri di altitudine, circondato da vette che superano i mille metri di altezza.

Podargoni fino al 1927 era Comune a sè, poi fu accorpato a Reggio nel noto progetto Mussoliniano della ’Grande Reggio’. E’ oggi la frazione geograficamente più lontana dalla città, in quanto la più interna nel territorio Aspromontano. E per raggiungerlo, l’autobus Atam ci impiega circa un’ora e mezza. O meglio, ci impiegava. Fino a due anni fa. Dall’autunno 2008, infatti, gli autobus quassù non arrivano più. Si fermano a Schindilifà, altra frazione ancora più piccola (ci vivono stabilmente circa 15 anime!) pochi chilometri a valle.
La strada che collega Schindilifà e Podargoni ha avuto, infatti, dei danni a causa del maltempo di quell’autunno e il Presidente della Proivncia Morabito firmò un’ordinanza per chiudere la strada a seguito di una perizia di un geologo che allarmò tutti: “il costone che si trova a monte della strada non è stabile, rischia di franare da un momento all’altro”.

Sono passati più di due anni, la strada è ufficialmente ancora chiusa, gli autobus si fermano a Schindilifà ma, di fatto, i mezzi privati passano regolarmente. Passano camion, ruspe, macchine e vespe degli artigiani e agricoltori del luogo, che nel corso di tutti questi lunghi mesi hanno praticamente riaperto la strada spostando i massi che la chiudevano, constatando che il tracciato è comunque percorribile.

Per i pochi residenti di Podargoni, l’autobus dell’Atam era il principale collegamento con Reggio città, tutto sommato abbastanza comodo, economico e funzionale. Adesso, invece, se vogliono andare a Reggio con i mezzi pubblici, devono percorrere circa 2km a piedi per raggiungere la strada Gallico-Gambarie e prendere l’autobus extraurbano, che costa di più e ci mette più tempo.

Ma a prescindere da questo singolo problema stradale e trasportistico, che andrebbe risolto al più presto dagli organi competenti che hanno il dovere di trovare soluzioni alternative nel momento in cui si verifica un problema straordinario come può essere considerato quello dell’eccezionale maltempo di due anni fa quando la strada era stata chiusa, più in generale le condizioni di Podargoni ci impongono riflessioni impetuose e ormai banali in una terra come la Calabria, in cui sono tantissime le grandi occasioni di rilancio e sviluppo che non vengono sfruttate.

Podargoni è un borgo davvero delizioso e, se ben collegato con le zone costiere, potrebbe essere valorizzato in modo da diventare un ritrovo artistico e turistico di tutto rispetto, soprattutto per la posizione e la natura che lo circondano. E quello di Podargoni non sarebbe (per fortuna) un turismo di massa, invadente e invasivo. Non ci sono opere d’arte tali da poter richiamare milioni di cinesi con le loro macchine fotografiche, non c’è il mare che anche d’inverno attira i tedeschi in pantaloncini ecc. ecc. Sarebbe un turismo di nicchia, un turismo naturalistico, di fascino e suggestione.
Passeggiando tra i vicoli del paese si sentono solo i suoni della campagna, il rumore della fiumara che scorre vicino, il canto degli uccelli. E si respira il profumo della storia, perchè qui il tempo sembra essersi fermato a un secolo fa. Anche la dimensione di porte e finestre non è assolutamente come quella dei nostri tempi, per non parlare dei materiali utilizzati per costruire le abitazioni. Sembra un paese-fantasma come Pentidattilo e Rogudi che, ad oggi, rappresentano altre occasioni sprecate di sviluppo e valorizzazione del territorio.

Podargoni è abbandonato perchè vittima del tragico spopolamento che accomuna quasi tutti i piccoli centri urbani dell’Italia Appenninica in cui una volta pullulava vita e civiltà, oggi concentrate solo nelle grandi città per ovvie esigenze della società contemporanea.
Fino alla prima metà del ’900 a Podargoni vivevano circa 1.500 persone. Oggi sparse tra i sette continenti.

Molte costruzioni rischiano di crollare sulla testa di quei pochi che a Podargoni ancora ci vivono e vorrebbero farlo in modo più sicuro. Qualche costruzione è anche crollata come si può notare dalle fotografie.

E quassù neanche i morti possono stare in pace: una parte del cimitero sta franando e centinaia di spoglie sono state spostate dai loculi a rischio dissesto idrogeologico in altre aree del cimitero ritenute più sicure.

Eloquenti le immagini:

Questa, invece, è la strada che collega il cimitero al paese. Sono meno di 2km, ma per percorrerli ci vogliono dieci minuti a causa di un manto a dir poco dissestato. Anzi, in alcuni tratti disastrato:

Eppure siamo in un luogo splendido. Sul ciglio della strada gli uliveti con le reti pronte a raccogliere le olive, il cui profumo è già intenso. Come tutto ciò che quassù è natura.

Arriviamo a Podargoni. Ecco le condizioni del paese.

Le immagini delle vecchie abitazioni abbandonate contrastano con lo splendore dei colori della natura, dei suoi profumi, delle sue tonalità.
E con quelle dei piccoli “santuari” improvvisati tra le vie del borgo. Qui, dove la gente vive di fede. Anche se questi luoghi sembrano abbandonati anche da Dio.

Ecco la strada “incriminata”, ufficialmente chiusa al traffico ma percorsa quotidianamente da decine e decine di mezzi. Siamo tra Podargoni e Schindilifà:

L’affascinante panorama da Podargoni & dintorni: si vedono bene i vicini paesi di Santo Stefano e Sant’Alessio, così come il corso della fiumara Gallico e uno dei fantastici e numerosi Mulini della zona.

Infine ecco qualche scatto sulla strada del ritorno con il panorama sullo Stretto e la vista su Reggio e Messina finalmente con aria limpida dopo lo scirocco dei giorni scorsi:

Tornati in città, si ricomincia con la frenesia del tram-tram quotidiano. Sognando di tornare al più presto in quell’idilliaco mondo rurale basato sui ritmi, sui suoni e sui colori della natura. Lì, dove contano ancora le stagioni. Lì dove l’aria è ancora pulita ed è un piacere anche solo respirare a pieni polmoni.
Lì dove, però, è tutto abbandonato e dimenticato.
L’ennesima occasione perduta.

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8 Risposte to “Podargoni, quel delizioso borgo alle porte di Reggio abbandonato da tutti”

  1. Antonella said

    bellissime foto, Peppe

    se vai a Cerasi, il paese di mio padre, la situazione è più o meno la stessa…

    che peccato…

  2. mimmasuraci said

    congratulazioni;il servizio è bello.La strada però da Sant’Angelo a Podargoni è impraticabile con rischi notevoli sia per frane e smottamenti sia per caduta di alberi in equilibrio precario. C’è un’altra anomalia che imperversa, e non solo in questo lembo di territorio: quella delle competenze; di fatto il paesaggio è deturpato da frequenti cartelli- segnali che indicano la competenza per la manutenzione della strada “inizio competenza della provincia” ” fine competenza della provincia”. é semplicemente vergognoso che la sicurezza delle persone venga messa in balia delle diverse competenze. Come dire la tutela delle scrivanie piuttosto che quella della gente.

  3. Podargani ottimo servizio fotografico, a titolo di notizia e non altro!

    .

    Il centro di Podargani, citato dal giornalista, in tempi remoti viveva un intensa attivìtà agricola, punto di riferimento della vallata con la delimitazione del Comune di Reggio Calabria–Santo Stefano d’Aspromonte.
    Podargani, entità abitativa e produttiva, era assistita dal Comune di Reggio con una delegazione, Ufficio con la presenza di un Vigile Urbano che prestava giornaliero servizio a disposizione dei suoi abitanti.
    Quindi il Comune custodiva, amministrava, controllava, assisteva secondo le sue possibilità il territorio e i suoi abitanti.
    Dall’articolo si evince lo stato attuale di completo abbandono delle istituzioni, mentre un tempo era servito con collegamento giornaliero (con autobus Surace) nei tempi in cui l’asino ed il carretto o carro con i buoi erano sicuri mezzi di trasporto commerciali tra le varie contrade e la città.
    Le vie di comunicazioni sono state sempre disagiate, causa la topografia del territorio ma collegavano con facilità il versante Gallico-Gambarie.
    La provincia non ha mai sviluppato il versante Cerasi-Podargani, di non facile collegamento, lasciandolo in un continuo depauperamento sino all’odierna situazione.
    L’articolo di Peppe Caridi è attento e mette a nudo la realtà di trascuratezza di abbandono di apatia del versante riferito con un impoverimento degli investimenti fatti negli anni ’70 con i risparmi degli emigranti, ciò è un riferimento che mostra la situazione non solamente di detto paese ma anche di altre realtà della Provincia.
    Pertanto, quante più volte segnalato, servono dei manager professionisti del fare e della politica, esperti e non politicanti i cui pareri da professionisti (geologi, ingegneri, geometri ecc,…), anche se utili e necessari, non sono sufficienti.
    Analoghi paesini del Nord vengono curati con più attenzione, in similari entità, vengono allestiti musei di pietre e di molluschi e rendono i luoghi produttivi con validità culturali.
    Analogia con un piccolo paesino di Verona su un monte, un museo di pietre e conchiglie che portavano ricchezza e cultura mentre per un meridionale tale realtà fa ridere.
    Ma non è così!
    I piccoli centri si devono rivitalizzare creando su base organizzative nuove forme produttive, ormai la crisi investe i mercati di tutti i settori della società in quanto i questi sono saturi dei prodotti di consumo e quindi sono necessari nuovi sbocchi di attività produttive (automobile, lavatrici, frigoriferi, cucine, televisioni, elettrodomestici, abbigliamento, unita abitative) il mercato è saturo.
    Rivolgiamo l’attenzione sul recupero di queste entità di cui l’urbanista Sitte “raccoglie il vecchio” rilucidandolo e rendendolo arte nel vivere quotidiano.
    Ancora rivolgo un richiamo: servono manager professionali, perchè senza di questa nuova realtà operativa si va all’indietro, si diventa sempre più poveri non potendo mai raggiungere quella parità e poter dire io valgo quanto te.
    Trovare i finanziamenti è dovere degli amministratori, progettare con costi- benefici è compito del tecnico, accelerare l’iter e realizzare è acume e preparazione del manager. Il Politico deve fare il politico.
    Si auspica che Podargani e la via di accesso di collegamento a Cerasi ed oltre, assieme ad analoghe altre realtà della Provincia, dopo questa segnalazione, venga studiata una seria pianificazione urbanistica in un contesto autostradale ma non allargando di qualche metro la carreggiata, ma con un collegamento autostradale degno di questo nome per una lunghezza, di 3Km possa raggiungere BAR Paradiso-Ortì, e tutti gli abitanti di questa zona ritornino a coltivare la campagna con amore, a potare la vite e gli alberi da frutto, a preparare il terreno per la primavera creare una produzione agricola familiare che inciderà positivamente sulla ricchezza italiana e sulla “ Bilancia dei pagamenti”.
    In detto contesto si dovrà creare una struttura di centro sociale per i giovani sconosciuti a Reggio ma necessari e utili nell’area di Cerasi, Sant’Alessio e paesi vicini con Sale proiezioni, campi sportivi, ed attività giovanili i cui luoghi si prestino per attività. Così da educare i giovani per un nuovo mondo e cambiamento culturale. È d’obbligo ai Ministeri Sociali, della Giustizia, Turismo e dello sport e vari Enti con analoghe finalità concorrere in tale investimenti per arricchire queste aree lasciate nell’oblio.
    Mi sento sollecitare l’entrata in funzione di RADIO ASPROMONTE in quanto essa rappresenta un modo nuovo di comunicare e porgere i problemi ai diversi comuni dislocati nell’arco aspromontano che va da Sant’Eufemia d’Aspromonte ai Comuni dell’interno e a tutta la fascia costiera Jonica. Si ha modo di colloquiare, di scoprire talenti, di acculturare intelligenze di programmare, di non rimanere nella solitudine di ieri. La radio dovrebbe varcare i confini Toscoemiliani per illuminare il nord delle qualità ed intelligenze del Sud. La valenza dell’isolamento non trova legami che in processi di degrado di alcun interesse. All’Ing. Nino Calarco e al suo enturage và il merito della iniziativa che deve essere supportata da risorse ed essere incoraggiata affinché insista e trovi la base teoretica filosofica oltre la creatività, ludica, la segnalazione della notizia un modo di concepire un vivere diverso. I comuni si facciano parte diligente consorziando l’iniziativa e le intelligenze ad essa connesse. In tal modo la provincia di Reggio vede nel mondo della comunicazione una iniziativa culturale che da lavoro e spazio ai giovani, essa dovrà servire al mondo giovanile per affermare per dare quegli spazi fin’ora detenuti dall’indifferenza, dall’apatia affinché mostrino le loro capacità di sapersi gestire senza alcun supporto.
    Vincenzo De Benedetto

  4. Veronica said

    Il problema è che nel sud si trascura tutto, dalle tante bellezze che ci offre nessun politico decente si è preso carico di attuare una politica per valorizzare le zone limitrofe di Reggio.
    Di Reggio si conosce solo il Lungomare Falcomatà e nulla più, i turisti scendono giù solo per il Lungomare. Il patrimonio di Reggio si allarga al di fuori della Via Marina, ma non si può pubblicizzare dei borghi in rovina. Durante un mio viaggio in Germania, visitai un piccolo borgo antico, ristrutturato e pieno di turisti, ma non aveva nulla a che fare con i profumi e l’incatevole panorama che Podargani e Cerasi ci dà. Basterebbe poco, rivalorizzare questi bei paesini. Prima che sia troppo tardi cari amici reggini svegliatevi.
    V. Testa

  5. debenedetto.v said

    Gent/ma Sig/ra o Sig/na Veronica, non tutti hanno una così elevata sensibilità nell’accertare e riconoscre il vuoto che esiste in Reggio C. “Noi siamo i migliori,Noi siamo braviecc..” Ma, in quale scuola si è stati preparati, istruiti per apprendere le nuove realtà del mondo in continua evoluzione. Mi permetto segnalare, leggere sulla pagina di peppe caridi Mons. De Lorenzo che rispecchia la realtà reggina che, dopo un secolo è degradata apportando lutti e anomali comportamenti nel governare. La visita di cui Ella parla l’ha fatta crescere similmente allo scrivente 1959 quando mi accorsi che esisteva un altro mondo- Parigi 2004 in sei mesi è stato costruito un pargheggio multipiano di 2 ettari, questa è scuola di apprendimento per i tecnici invitandoli ad abbandonare i vecchi metodi di “piccineria” UN invito rivolto alle donne reggine “prendete l’onere di governare la città con nuovi metodi per costruire una GRANDE REGGIO” dbv DE BENEDETTO

  6. […] Podargoni, quel delizioso borgo alle porte di Reggio abbandonato … […]

  7. Santo said

    Non ho parole …… dalle foto ho respirato gli odori della mia terra. Il profumo del vento che viene dal mare e il tepore del sole della mia terra. Grazie.

  8. paolo said

    Peccato! Ma da quel che mi risulta dalla lettura di un affascinante studio di Vito Teti, Il senso dei luoghi,
    in calabria esistono tanti paesi nelle stesse condizioni. A dir la verita, non solo in Calbria: l’Italia è piena di borghi abbandonati. Del resto non è forse abbandonato anche un sito archeologico come Pompei?
    In Italia l’importante è costruire, costruire, costruire ex novo. E gettare via il vecchio.
    Che stupidi che siamo!

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