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BERLUSCONI,FIDUCIA O VOTO, CRISI DA IRRESPONSABILI

Posted by Peppe Caridi su 17, novembre, 2010

BERLUSCONI,FIDUCIA O VOTO, CRISI DA IRRESPONSABILI CERCA VOTI PER BLINDARE SENATO E TENTARE ‘COLPACCIO’ALLA CAMERA (di Yasmin Inangiray) (ANSA) – ROMA, 17 NOV – Definisce la crisi ”una iattura assoluta” bollando come ”irresponsabile” chi lavora ad una operazione di questo tipo: Ma nel caso in cui il governo non dovesse ottenere la fiducia l’unica soluzione sarebbe quella ”del voto anticipato”. IL Cavaliere ha anche in testa la data: Il 27 marzo, che diventerebbe un ‘election day’ insieme alle amministrative. Silvio Berlusconi non cambia idea. Dopo aver assistito alla cerimonia di premiazione dei nuovi Cavalieri del lavoro al Quirinale, e dopo un breve scambio di saluti con il Capo dello Stato, ci tiene a ribadire ai giornalisti quanto fatto trapelare nei giorni scorsi: se i numeri dovessero mancare, e’ il ragionamento, non vedo alternative alle urne. Intanto lavora per blindare la maggioranza al Senato e comincia a pensare seriamente che il pressing nei confronti degli indecisi di Fli possa addirittura portare la coalizione a ricompattarsi anche al Montecitorio. Ed e’ proprio la questione dei numeri, soprattutto quelli che mancano alla Camera, l’argomento al centro dei dibattiti del Capo del governo cosi’ come dello stato maggiore del Pdl. Di buon mattino a Montecitorio si riuniscono ministri, coordinatori e capigruppo. Una sorta di ‘caminetto di guerra’ per serrare le fila, mettere da parte i distinguo che ci sono stati nei mesi scorsi e vedere il da farsi. Una giornata fitta di riunioni per la maggioranza visto che in serata si riunisce il gruppo del Pdl, quello della Lega e poi, a chiudere, tutti gli ex esponenti di An. Nonostante nessuno ufficialmente confermi che la partita ora e’ tutta sui numeri, nel Pdl si mette mano al pallottoliere sfoderando un cauto ottimismo. Non tanto nella certezza assoluta di recuperare i numeri necessari a Montecitorio, quanto nell’idea di mettere in seria difficolta’ Gianfranco Fini. Un ragionamento che avrebbe fatto anche il Cavaliere con piu’ di qualche interlocutore: Fini e’ in un angolo, avrebbe osservato Berlusconi, ha difficolta’ a tenere i suoi perche’ sa benissimo che molti di loro non sono disposti a votare la sfiducia al governo. E cosi’ la ‘moral suasion’ verso quelli piu’ indecisi va avanti. Nelle mire non ci sono sono i parlamentari di Fli, ma anche quelli del gruppo Misto. E nel borsino delle possibili new entry si parla di due esponenti dell’Italia dei Valori. Un lavoro fatto in parallelo tra Camera e Senato. Il Cavaliere pero’ vuole avere la certezza che non ci siano defezioni soprattutto tra i senatori con cui i rapporti si sono raffreddati da tempo. In questo senso potrebbe essere visto l’incontro tra il fedelissimo del Cavaliere Sandro Bondi e l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, da sempre dato tra i nomi papabili per un governo di larghe intese. Difficile sapere se la trattativa per recuperare i voti mancanti alla Camera possa avere successo. In caso di bocciatura la strada e’ quella delle elezioni: ”Senza la fiducia – conferma Ignazio La Russa – la data piu’ probabile per tornare alle urne e’ il 27 marzo”. Il coordinatore del Pdl e’ altrettanto chiaro anche nell’ipotesi di dover andare avanti anche con numeri ridotti all’osso: ”Se si manifestasse una maggioranza anche risicata numericamente, ma politicamente convincente e coesa noi andremo avanti anche con uno scarto minimo. Ma non con quello convinto all’ultimo secondo, che magari il giorno dopo ci ripensa”. Se le urne anticipate restano l’unica strada percorribile,in caso di sfiducia, l’idea di un ‘Berlusconi bis’ non viene comunque scartata del tutto all’interno del Popolo della Liberta’. ”Non credo ci si possa arrivare” e’ pero’ la convinzione del premier. Berlusconi, ai suoi fedelissimi, avrebbe ribadito l’indisponibilita’ a scendere a patti con i finiani. Votino la fiducia – sarebbe stato il ragionamento – e andiamo avanti.

LEGA, OK NAPOLITANO,SE SFIDUCIA ALLA CAMERA POI SOLO VOTO MA SE GOVERNO SOTTO ANCHE AL SENATO POI DECIDE QUIRINALE (di Teodoro Fulgione) (ANSA) – ROMA, 17 NOV – Piena fiducia nel Capo dello Stato per uscire dalla ‘crisi politica’ e la certezza che, se non si dovesse ottenere la maggioranza il 14 dicembre in una delle due Camere, la soluzione migliore sarebbe solo e comunque il voto. La Lega Nord dice ‘no’ a soluzioni pasticciate e spazza il campo da fraintendimenti: asse con Berlusconi e priorita’ alla realizzazione della riforma federalista. Rispetto ai partiti, di maggioranza come di opposizione, che temono di avere qualcosa da perdere in caso di elezioni anticipate, il Carroccio ritiene di essere in una posizione di vantaggio. Un esempio di questo ragionamento potrebbe essere la tanto attesa nomina, domani in cdm, del nuovo presidente della Consob. Una richiesta che, come ricorda Roberto Calderoli, la Lega ”ha fatto piu’ di una volta”. Ed e’ probabile che domani venga confermato il nome di Giuseppe Vegas, sponsorizzato proprio dal ministro Giulio Tremonti e dai leghisti. Il punto sulla situazione dell’esecutivo lo fa il ministro Roberto Maroni, che prendendosi una pausa dalla spirale di polemiche sul caso Saviano, delinea la road map dei lumbard: ”Il 14 dicembre – spiega – e’ il D-Day: se avremo la fiducia alla Camera e al Senato continueremo, non so per quanto; se non avremo la fiducia in nessuna delle due Camere – aggiunge – il Governo si dovra’ dimettere, la parola passera’ al Presidente della Repubblica e sara’ possibile una maggioranza alternativa; se ci sara’ la fiducia solo in una delle due Camere le elezioni saranno inevitabili”. Insomma, tutti scenari nei quali non e’ possibile immaginare che la Lega sia assente. Il Carroccio, comunque, ”non e’ disponibile ad entrare in una maggioranza – spiega ancora Maroni – che tradisca il voto degli elettori che hanno mandato al governo noi e il Pdl”. I leghisti temono che un eventuale nuovo esecutivo possa frenare al riforma federalista. D’altronde, in caso di voto anticipato il federalismo non si fermerebbe. A spiegarlo e’ Enrico La Loggia, presidente della bicamerale che ha il compito di attuarlo: ”Se si sciolgono le Camere e si vota – spiega – andiamo in ordinaria amministrazione. Restano i decreti attuativi che noi porteremmo a termine perche’ la delega ce lo impone”. Una rassicurazione in piu’ che spinge la Lega ad accelerare sul voto. Inoltre – si spiega in ambienti parlamentari del ‘Sole delle Alpi’ – un governo tecnico o di transizione permetterebbe ”al terzo polo di acquisire peso” e proprio i centristi sono visti come fumo negli occhi.

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