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Centrali a Carbone: nessun Paese può farne a meno

Posted by Peppe Caridi su 12, novembre, 2010

https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/saline2.jpgdi Antonino Moro * – Considerato  il gran parlare di cui si sta facendo relativamente alla possibilità della costruzione di una Centrale a Carbone di nuova generazione nel sito industriale ex Liquichimica di Saline Joniche, da parte di una società denominata SEI SpA, essendo un “curioso” al quale piace approfondire bene le questioni per capirle veramente, ho dedicato un po’ di tempo alla ricerca di tutte le notizie sul Progetto in questione, tramite il sito della Società proponente e tramite l’acquisizione di parecchia documentazione tecnico-scientifica di riferimento, oltre ovviamente ad aver letto un po’ tutti gli interventi sui media locali.

Come ben noto, l’utilizzo del carbone come fonte di energia risale alla metà del 1600 ed è, forse per questo, che nel pensiero collettivo appare spesso come una fonte combustibile antiquata, superata ed appartenente ormai al passato. In realtà, le previsioni sulla disponibilità dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) lo pongono sotto una luce diversa e come una delle possibili carte vincenti di un futuro non troppo lontano, visto che al ritmo attuale di consumo le riserve dovrebbero durare circa altri 190-200 anni per il carbone, 66 anni per il gas e meno di 50 per il petrolio.
Il consumo di carbone nel mondo è in continua crescita e, ad oggi, questa fonte rappresenta il 22% circa del fabbisogno energetico mondiale e riferendosi alla produzione di energia elettrica tale percentuale sale fino a circa il 40%.
Nei paesi industrializzati operano oltre un migliaio di grandi centrali a carbone e numerose sono quelle in fase di costruzione o progettazione.
Il carbone è più economico del petrolio e del gas naturale, ma poiché i sistemi di generazione di energia basati sul suo utilizzo risultano più inquinanti di quelli alimentati con petrolio o gas, negli ultimi decenni le attività di ricerca e sviluppo sono state rivolte allo studio di nuove tecnologie atte a minimizzarne l’impatto sull’ambiente e sul territorio.
Nelle centrali a vapore a condensazione, l’energia meccanica di una turbina (messa in rotazione mediante vapore generato riscaldando acqua tramite la bruciatura del carbone) viene trasformata in corrente elettrica. Gli impianti tradizionali sono caratterizzati da rendimenti inferiori al 40%.
L’evoluzione tecnologica ha portato alla predisposizione di soluzioni innovative come i cicli ultrasupercritici (USC), i cicli combinati integrati con gassificatori (IGCC) e gli impianti con combustori a letto fluido.

La nuova tecnologia dei cicli ultrasupercritici (ovvero quello che riguarderebbe la Centrale della SEI) utilizza vapore a pressioni e temperature maggiori rispetto agli impianti tradizionali e presenta un rendimento maggiore (44-45%) e, di conseguenza, permette una riduzione di emissioni a parità di energia prodotta.

Ed è in questo contesto che deve essere inquadrato il Progetto SEI relativo alla costruzione di una centrale termoelettrica a Saline Joniche, che recentemente ha avuto parere favorevole dalla Commissione Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del Ministero dell’Ambiente. La VIA è una procedura tecnico-amministrativa di verifica della compatibilità ambientale di un progetto. Tale verifica concerne la previsione e la stima degli effetti diretti ed indiretti di un progetto sull’ambiente (di carattere naturale, antropico, socio-economico e culturale), l’identificazione e la valutazione delle possibili alternative (compresa l’alternativa zero, ossia la non realizzazione del progetto) e l’indicazione delle misure/condizioni per la minimizzazione o eliminazione dei potenziali impatti. La Commissione tecnica di verifica è costituita da 50 membri (tra esperti e liberi professionisti) aventi adeguate referenze in materie a carattere tecnico ambientale.
E’ chiaro che le realizzazione di un’opera come una centrale a carbone interessa scenari multilivello, dall’ambito locale della comunità di Saline Joniche a quello regionale, nazionale ed internazionale.

Dal punto di vista tecnico, nel progetto della nuova centrale è stata adottata una delle tre possibili nuove soluzioni tecnologiche disponibili allo stato dell’arte attuale e, nello specifico, quella fondata sui cicli a vapore ultrasupercritici con caldaia alimentata a polverino di carbone. Il rendimento previsto, maggiore di quello degli impianti tradizionali, è del 45,5%.
Per quanto concerne gli inquinanti presenti nei gas generati dalla combustione del carbone, le soluzioni adottate (sistema di denitrificazione catalitica per gli ossidi di azoto, di desolforazione mediante lavaggio dei fumi per gli ossidi di zolfo, di filtri a manica per le polveri) dovrebbero garantire emissioni molto al di sotto della soglia prevista nei limiti normativi. Con riferimento invece alle emissioni di CO2, il progetto prevede la predisposizione della nuova centrale all’utilizzo delle future tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, che allo stato attuale risultano ancora però in fase di sperimentazione. Bisogna precisare, comunque, che le emissioni di CO2, essendo tale gas innocuo per l’uomo, ma una questione per il clima in termini di effetto serra e surriscaldamento del pianeta, risultano oggetto di discussione della comunità mondiale e non costituiscono mai un problema a carattere locale.

Giova sottolineare che un recente studio, proposto in letteratura e relativo al possibile impatto ambientale delle centrali elettriche a carbone sul suolo e sull’agricoltura, ha messo in evidenza l’assenza di impatti sul livello di concentrazione di inquinanti sul suolo immediatamente circostante e che le province dotate di centrali a carbone presentano livelli di concentrazione di polveri sottili relativamente bassi e sono spesso caratterizzate da una produzione agricola di alta qualità (prodotti DOC, DOCG, DOP e IGP). E’ importante rimarcare, inoltre, che tale assenza di contaminazioni si riferisce ad impianti tecnologicamente superati e, quindi, caratterizzati da emissioni superiori rispetto a quelli di nuova costruzione.

Reputo molto bello il progetto architettonico finale della Centrale, se ho ben capito opera dell’Architetto di fama mondiale Italo Rota, che presenta un’esaltazione di spazi verdi che vanno a coprire completamente anche la struttura per lo stoccaggio del carbone, il cui trasferimento dalle navi carboniere è previsto mediante un sistema di nastri trasportatori chiusi al fine di evitare la dispersione di polveri durante il trasporto. Considerando gli aspetti di tipo prettamente economico, l’eventuale realizzazione della centrale avrebbe forti ripercussioni sia sull’economia locale (in termini di personale impiegato durante la costruzione e, successivamente, durante l’esercizio dell’impianto, di possibile sviluppo di attività connesse alla riqualificazione del porto e delle infrastrutture di traporto dell’area locale interessata) sia in ambito nazionale, visto che attualmente il sistema di generazione elettrica italiano è troppo sbilanciato verso il gas dal cui utilizzo deriva il 55%  dell’energia elettrica.
Il giudizio tecnico sul progetto non può che essere positivo fondamentalmente per due aspetti: il primo è legato chiaramente al ciclo di produzione di energia elettrica che è basato su tecnologie assolutamente all’avanguardia; il secondo, forse ancor più apprezzabile, discende dall’analisi delle modifiche apportate al progetto iniziale, dalla quale si evince il massimo sforzo rivolto alla ricerca di soluzioni ottimali in termini di minimizzazione dell’impatto ambientale.

In conclusione penso che sia davvero indispensabile che tutti, la popolazione, gli enti e le Istituzioni valutino con grande attenzione e soprattutto con serenità  questo progetto della Centrale per Saline Joniche, senza pregiudizi e preconcetti dettati da ideologie che non trovano riscontri oggettivi, perché forse questa potrebbe essere veramente quella “Occasione di rilancio” che il territorio aspetta invano da una vita..!!!

* Antonino Moro è un dottore ingegnere e Assegnista di Ricerca

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