LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Il clima d’odio che aleggiava a Perugia chiude una fase

Posted by Peppe Caridi su 8, novembre, 2010

https://i2.wp.com/www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/11novembre/fini%20a%20perugia%201.jpgdi Giovanni Alvaro – La convention di FLI a Perugia caricata, dai media ‘amici’ (perché nemici del Cav.), di un forte clima d’attesa per quanto avrebbe potuto dire il Presidente della Camera, nonché padrone indiscusso del partitino in fasce, ha partorito il classico topolino. Le stesse anticipazioni di Italo Bocchino sull’andare oltre’ l’appoggio esterno al Governo, pur aumentando l’attesa di suspense, si sono rivelate poca cosa. In sostanza l’assemblea degli aficionados è stata una bella parata per impressionare qualche altro deputato o senatore in cerca d’autore e dare un’immagine forte e sicura del FLI e dello stesso Fini La scenografia, infatti, era apprezzabile, la sala colma, le bandiere sventolanti, le luci usate con intelligenza per esaltare l’immagine del capo, anche la vendita dei gadgets alla Grillo, da quanto si è potuto apprendere dalla stampa, è stata soddisfacente, ma mancava, letteralmente mancava, la politicaIn definitiva una prova di estrema debolezza. Si è puntato di più sull’apparire che sull’essere copiando una vecchia tattica della sinistra che, con questo meccanismo (grandi convention, grandi cortei, parate e scioperi), nasconde sistematicamente a se stessa, prima ancora che alla pancia del proprio popolo, una realtà che quasi sempre differisce dalle proprie speranze e dalle proprie illusioni .

E’ una specie di fumo che annebbia letteralmente la percezione del reale ed esalta a dismisura l’egocentrismo e la presunzione, nel caso di Perugia, del signor Fini che con un misero 3%, quanto gli accreditano i sondaggi meno piegati alle esigenze del committente, sostiene che ‘niente ci è precluso’ e si autocandida a Presidente del Consiglio, anche se subito aggiunge, per mitigare la propria albagìa, ‘se lo vuole il popolo italiano’. Ma per saperlo, questo benedetto popolo, a cui ci si riferisce sempre, deve essere chiamato ad esprimersi col voto, cosa che Fini e l’intera armata di ventura vedono come il fumo negli occhi.

I Centri Studi dei partiti di opposizione, incluso Futuro e Libertà, sanno bene che la partita sarebbe persa e, quindi, per evitare di avventurarsi su un crinale pericoloso parlano di Governo tecnico per cambiare la legge elettorale. Ma è solo un tentativo di imbrogliare parte dell’opinione pubblica perché ben si sa che l’approvazione di una nuova legge elettorale è di competenza del Parlamento, e non dell’Esecutivo, e che essa, la legge, con il governo tecnico, vedrebbe la luce solo nel caso di regole del gioco ben truccate.

Effondere fumo, allora, diventa necessario per caricarsi e caricare la propria gente, ma anche per preparare il clima adatto ad operazioni da basso impero, con forze così eterogenee che sarebbero legate da un solo comune denominatore come l’antiberlusconismo. La concione finiana si è sviluppata, quindi, su questo terreno: belle parole, luoghi comuni, riconoscimento dei successi del Governo con la formula del ‘si, ma’, attacco continuo e sistematico al premier, critiche dure sulle cose non fatte, (sorvolando sull’attività di continuo disturbo della falange futurista), inserimento di altri obiettivi che fanno, comunque, parte del programma del PdL, il tutto condito con la difesa delle istituzioni e dei valori di trasparenza e legalità.

Parole al vento che cozzano col vulnus nelle istituzioni, che lo stesso invito ad aprire una crisi extraparlamentare ha determinato con l’accantonamento del ruolo del Parlamento, e con la vicenda familiare e immobiliare che riguardava il Presidente della Camera. Ma a lui niente ‘è precluso’ stante il clima di rivalsa e di odio che aleggiava su tutta la convention.  Basti rilevare gli applausi ad ogni accenno anti Cav. e, per esempio, il sostanziale silenzio all’intervento del Ministro Ronchi visto come un nemico perché considerato ‘colomba’ a differenza del falchi Bocchino, Granata e Briguglio.

Stante così le cose, oltre a reagire come ha fatto il premier (‘sfiduciami‘), è necessario mettere Fini e i finiani dinanzi alle loro responsabilità accelerando i tempi del percorso dei provvedimenti legati ai 5 punti sui quali va messo il voto di fiducia. Altra strada porterebbe, con il logoramento di Berlusconi, allo sfilacciamento dell’intero PdL. Nell’interesse del Paese, sopratutto, è necessario sgombrare il terreno da ogni equivoco e provocare le scelte anziché subirle.

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