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Vittorio Sgarbi premiato a Reggio promette la Biennale di Venezia a Villa Zerbi e la riqualificazione di Pentidattilo

Posted by Peppe Caridi su 7, novembre, 2010

L’artista e intellettuale ha ricevuto il premio ‘Rhegium Julii’ e ha parlato sullo stato dell’arte reggino e calabrese, smentendo alcune bufale anche sui Bronzi di RiaceVittorio Sgarbi è stato premiato a Reggio Calabria dal circolo culturale ‘Rhegium Julii’ che gli ha assegnato il premio “Una vita per l’arte: a consegnare il riconoscimento è stato il Presidente del circolo Giuseppe Casile, durante un incontro all’hotel Excelsior.

Sgarbi ha parlato del suo nuovo libro, “Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri”, ma ha anche raccontato alcune curiosità storiche legate alla città di Reggio Calabra, l’incontro con lo scrittore reggino Antonio Piromalli, che «ha segnato la mia formazione culturale. È stato uno dei miei primi maestri. Un uomo valoroso e illuminato, una figura di riferimento importante nella mia formazione, al quaeld evo molto».

Per quanto riguarda il nuovo libro, è un gesto d’amore all’Italia e alle meraviglie di questo Paese, «terra di grande storia, civiltà, arte e cultura, con talmente tante opere d’arte che molte sono sconosciute. Il senso di questo mio libro – dice l’intellettuale ferrarese – è anche quello che ho visto in Calabria. Nonostante sia stata martoriata, massacrata, mal restaurata, la Calabria ha ancora un’infinità di ricchezze che sono quell’Italia dei desideri che io indico in ogni regione. Ovunque vada c’è una quantità di cose che ho visto, che vedrò e rivedrò, che non si consumano e che, nonostante la nequizia degli amministratori, non vengono devastate al punto tale da cancellarle».

Durante l’incontro, Sgarbi ha annunciato che sarà il prossimo direttore del padiglione Italia della Biennale di Venezia, e che ha deciso di portare una sezione espositiva proprio a Reggio, nelle sale di Villa Zerbi, e ha anche detto che si impegnerà per riqualificare al meglio il borgo di Pentidattilo: «Una delle persone che ha meglio fatto per il patrimonio artistico italiano – racconta il critico d’arte – è uno svedese, Daniele Kihlgren. A Matera ha creato un albergo ricavato nelle grotte, con tutti i comfort possibili, ma mantenendo esattamente la condizione naturale. Quale maggiore lusso se non mantenere l’identità di un’architettura povera e originale. Proprio l’altro giorno, Kihlgren mi ha detto che ha deciso di fare una cosa simile qui in Calabria, a Pentedattilo. Credo che sia il modello culturale di recupero di un borgo più interessante che è stato fatto in Italia negli ultimi 30 anni. Questa è una buona notizia a fronte di altre pessime che arrivano, ad esempio, da altri borghi storici, anche calabresi, che vengono minacciati nella loro integrità dall’installazione di pale eoliche, una delle tante violenze mafiose che percorrono solo le regioni meridionali. Questo è un crimine, è la fine dell’Italia dei desideri. Il paradosso è che chi viene da fuori, come il magnate svedese, capisce la sacralità dei nostri luoghi, chi sta nei luoghi li vuole distruggere, li ha distrutti, e continua a farlo».

Sgarbi ha anche parlato dei Bronzi di Riace, dicendo che chi sostiene che le due statue non possono muoversi da dove sono dice «fandonie. Nel 1972 ero arrivato a Reggio per vedere le due tavolette di Antonello da Messina. Un custode, in cambio di una piccola mancia, mi rivelò di una straordinaria scoperta. Aprì una porta e io vidi distese, su quattro cavalletti, due sublimi sculture: erano i Bronzi di Riace, recuperate da una settimana e depositate al Museo nazionale. Non ebbi alcun dubbio sulla loro importanza e mi sembrò naturale che esse fossero rarissime testimonianze dell’arte greca del V secolo a.C. In realtà mi colpirono per le loro condizioni, straordinariamente buone. Non ne seppi più nulla per otto anni finché non furono opportunamente esposte al Museo archeologico di Firenze. Pertini le volle addirittura al Quirinale. Tutti ne parlarono e iniziò la loro leggenda. Come si può pensare che siano fragili sculture che hanno patito il peso dell’acqua di mare per 2.400 anni? Lo spiritoso sovrintendente di allora, Francesco Nicosia, non ebbe dubbi nel farle muovere da una parte all’altra, ed era stato lui a volere il lungo restauro che le aveva liberate di incrostazioni e terra in un’impresa sicuramente impegnativa, ma non particolarmente difficile. Furono quegli otto anni a consacrare l’idea che le opere fossero delicate e fragili avendo richiesto un tempo lungo per essere restaurate. In realtà quando io le vidi nel ’72 non erano molto diverse da come poi sono diventate con quel magistrale intervento. È chiaro che vanno seguite e che, dopo trent’anni, la tecnologia, anche nel restauro, può offrirci qualche ulteriore contributo relativo, per esempio, alla loro stabilità. Ma questo non significa che non si possono muovere da dove sono».

Infine, una dichiarazione d’amore all’Italia e alle sue bellezze. «Non sarei così tranquillo interiormente se ogni giorno non vedessi una chiesa, un palazzo antico, una collezione, in un’inesauribile vastità di offerta di questa Italia che è più che meravigliosa. Per quanto alcuni vogliano rovinarla, questa terra non finisce. Ho la sensazione di essere nato, per mia fortuna, in un Paese splendido che non finirò di vedere prima di essere morto: morirò senza averlo visto tutto».

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2 Risposte to “Vittorio Sgarbi premiato a Reggio promette la Biennale di Venezia a Villa Zerbi e la riqualificazione di Pentidattilo”

  1. Alberto Ieracitano said

    Veramente ha AMMESSO di essere un CORRUTTORE di custodi di museo, cosa gravissima nel curriculum di un critico e responsabile d’arte, che conferma tutte le accuse che da sempre gli si fanno.
    Inoltre i racconti antiscientifici da ragazzetto non dimostrano un bel nulla, se non che con giri di parole degni di un mago ciarlatano vuole bypassare tutto ciò che è stato detto e fatto per la salvaguardia dei Bronzi, e calpestare ogni attenzione data fin’ora dai tecnici, in favore dei gran bei soldi, fama e favori derivati che otterrà portandosi i bronzi a spasso per l’Italia.
    E magari saremo anche così idioti da pagare noi le abissali spese di trasporto, dato che ci dirà che così fa conoscere Reggio al mondo.
    In quest’ottica, scabrosa e del tutto simile la proposta di inserire un albergo “nella” collina di Pentidattilo, oltre che un bel pò di sana ndrangheta locale lanciata a sfruttare le risorse naturalistiche a scopi meramente commerciali. Si sa come la ndrangheta rispetti il territorio naturale e gli abitanti, e immagino proprio quanto lui, di Ferrara, starà a controllare.

    Una triplice bieca mossa, farsi premiare con la scusa che porterà un pò di Biennale qui in città, e così aprirsi le porte per hotel e Bronzi da portare via. E’ fin troppo esplicito il messaggio.

  2. Alberto Ieracitano said

    Chiedo inoltre a Caridi, dato che pubblica i suoi articoli in pagine diciamo istituzionali, di chiarire il suo commento riguardante la “smentita della bufala dei bronzi”.
    Non basta la bocca di un personaggio famoso a dare credito ad una tesi. Occorrono, se non dati certi, quantomeno tesi convincenti.
    Il signor Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi, dovrebbe sapere dall’alto della sua cultura che l’acqua in mare NON PESA, in quanto penetra anche all’interno dei bronzi tra i pori della terra di fusione. E che ci racconti anche dei 5 anni serviti per il restauro, delle condizioni attuali e passate delle opere, e delle condizioni chimico-fisiche a cui devono essere mantenuti per preservarli in corretto stato. Ci racconti anche dei rischi di furto.
    Saluti.

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