LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Il solito agguato all’uomo nero Berlusconi

Posted by Peppe Caridi su 4, novembre, 2010

ruby 5.jpgdi Giovanni Alvaro – Da lustri, ormai, è sempre la stessa giostra per continuare a coltivare la speranza di far fuori l’uomo nero. Si passa, senza soluzione di continuità, da una campagna all’altra, con una visibile intensificazione dopo il successo nelle ultime elezioni politiche, confermato con le successive elezioni regionali che, esplicitando il forte consenso popolare, hanno fatto capire che con il libero e democratico voto è impossibile, per un’aggregazione eterogenea che fa solo rumore, che si crogiola sul palcoscenico delle dichiarazioni roboanti, che vive alla giornata, che non ha un progetto né un programma, e non possiede senso dello Stato, è impossibile per detta aggregazione, meglio individuabile come armata Brancaleone, poter conquistare il potere

L’arrivo nella compagnia di ventura, dell’attuale Presidente della Camera, ha fatto schizzare in alto le quotazioni della fine del cosiddetto berlusconismo. Ed allora avanti tutta dando vita ad un autentico agguato politico mediatico giudiziario che, in un crescendo rossiniano, sia in condizione di tentare la ‘soluzione finale’ con la congiura di palazzo, ma dopo aver creato un clima adatto. Per ottenere questo risultato, tutto fa brodo.

Le inchieste della magistratura costruite anche sul nulla per fiaccarne la resistenza, il gossip portato alle estreme conseguenze per intaccarne l’immagine, le iniziative del popolo delle carriole a l’Aquila e, oggi, sulla grave situazione dei  rifiuti in Campania (provocati dalla Giunta Iervolino) per demolire i due grandi successi operativi del Governo. E quindi il fuoco di fila della ‘libera stampa’ che amplifica tutte le sciocchezze contro Berlusconi, che tace su tutto quello che può far ‘male’ al nuovo pupillo della sinistra, Gianfranco Fini, e continua fare da gazzettiere alle Procure, alcune impegnatissime a scavare, scavare, scavare. E se dallo scavo non vien fuori nulla, si rinforzano i plotoni di ricerca e, senza mollare la presa, si utilizza quello che vien considerata ‘alta professionalità’ nel mordere e non mollare.

L’ultimo episodio, quello di Ruby, è sintomatico in tal senso. Nell’ultima intervista concessa dalla bella marocchina, al settimanale Oggi, si viene a sapere che dal 27 maggio 2010, data del fermo in Questura e della famosa telefonata per aiutarla, Ruby ha subìto 23 interrogatori dai pm  Pietro Forno e Antonio Sangermano che le hanno chiesto, facendo un bel buco nell’acqua, solo e soltanto di Silvio Berlusconi. L’attività investigativa si è intensificata con l’assunzione delle redini dell’inchiesta da parte di Ilda Boccassini (Procuratore aggiunto e Coordinatrice della DDA di Milano), e si è ampliata con l’arrivo di altro materiale da Palermo.  Intanto si è proceduto al sequestro di capi di abbigliamento e scarpe nell’istituto Kinderheim di Sant’Ilario, che era l’ex casa-famiglia dove era Ruby.

Viene da ridere dinanzi a tanto schieramento e tanto impegno da parte di magistrati che dovrebbero avere altro da fare tenendo conto dei ruoli ricoperti. Ma certamente a Milano e a Palermo i reati che si commettono sono, a loro giudizio, di gran lunga meno importanti della telefonata di Silvio Berlusconi. O forse, dato che il Procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha chiuso la vicenda dicendo che sono state rispettate le procedure per l’affidamento e che non si prevedono altri adempimenti a riguardo, si continua ad indagare per mantenere a caldo la vicenda, almeno fino alla prossima puntata, ma con la implicita speranza che salti fuori ‘qualcosa’.

Intanto, da questa ennesima vicenda, saltano fuori due verità. La prima è che il successo di un’aggressione mediatica spesso è solo effimero e serve a soddisfare, tutt’al più, la pancia degli avversari, comunque denominati, mantenendoli schierati nel recinto delle bestie feroci con tutte le possibili nuove conseguenze immaginabili. Come quelle di Tartaglia, di Rubina Affronte col suo fumogeno, dell’agguato a Belpietro, dell’aggressione a Capezzone.

La seconda è che si sta facendo perdere tempo prezioso per il governo del Paese. Ma questa seconda verità avrà un prezzo che sarà pagato in modo salato da chi sta bloccando l’attività del Parlamento, e quella dell’Esecutivo.

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