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Reggio: Giacomo Mancini si inginocchia ai martiri della Rivolta del 1970

Posted by Peppe Caridi su 18, ottobre, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/InGinocchio.JPGdi Eleonora Delfino – Gazzetta del Sud – Una pagina da reinterpretare in una logica che archivia rancori e campanilismi. A distanza di 40 anni Reggio ricorda la Rivolta all’insegna della riconciliazione e racconta, di nuovo, lo spirito che animò i Moti. Un sentimento che oggi dopo stagioni di rancori e linciaggi mediatici, viene compreso. Dopo 2 generazioni Giacomo Mancini, il nipote di quello che venne definito uno dei peggiori nemici della città, rende omaggio al monumento ai caduti della Rivolta. «Un gesto che ha dato la misura della nobiltà del suo animo» afferma commosso il senatore Renato Meduri, vicepresidente del Comitato civico che ha promosso una serie di eventi a tema. Un sintomo di una nuova stagione «di unità che l’elezione di Giuseppe Scopelliti ha sancito. Il governatore ha smentito le teorie che lo volevano Reggiocentrico, e la prova sta nella sua Giunta in cui Mancini riveste un posto di primo piano, in cui i territori calabresi sono ben rappresentati. La Calabria unita nel nome di Scopelliti si affaccia adesso alla sfida del federalismo».
E la conferma di questo nuovo senso di appartenenza ad una Calabria riappacificata arriva dal presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro che ribadisce: «Quello che parte da Reggio è un segnale forte di maturità. Sono convinta – considera la Ferro – che oggi nell’epoca della comunicazione in tempi reali, questa storia sarebbe stata raccontata in maniera diversa». Considerazioni ribadite dal giornalista Mimmo Calabrò che alla Rivolta ha dedicato un libro e un cd. «La stampa di allora deve fare ammenda, ha distorto in maniera sistematica i fatti di Reggio descrivendo una città di rivoltosi violenti. Purtroppo però 40 anni non sono bastati a Emilio Colombo per cambiare idea sulla scelta che ritiene ancora giusta, di fare arrivare i carriarmati per le strade».
La storia di una città umiliata a offesa va adesso trasmessa ai giovani. «Sono dovuti passare decenni per rimuovere le barricate ideali e ricominciare a parlare della Rivolta» considera lo storico Fabio Cuzzola. «Questa tappa però rappresenta solo l’inizio di un nuovo percorso avviato in ritardo, speriamo – conclude – che questa riconciliazione diventi pedagogica e non si fermi sull’onda dei consensi». Se a più voci si mette l’accento sull’assenza di una rappresentanza del Comune di Catanzaro, nel corso dell’incontro moderato dal giornalista Francesco Votano si ribadisce l’esigenza di una nuova stagione di unità e condivisione. Confronto in cui don Mimmo Martorano sottolinea il ruolo della Chiesa in quella stagione e ribadisce come il «tema della riconciliazione sia da sempre uno dei più cari per il mondo cattolico». Se una città che non ha memoria non può guardare al futuro il sindaco Giuseppe Raffa invita Reggio a riavvolgere il nastro. «La città seppe riscoprire la fierezza delle sue radici storiche che affonda nella cultura Magno Greca. Allora i reggini seppero trovare la forza di indignarsi davanti all’assenza di risposte della politica. Credo che quelle capacità dovrebbero riprendersi per avviare un confronto schietto tra cittadini consapevoli e istituzioni». Quella storia in riva allo Stretto ha lasciato i suoi semi che dopo qualche decennio cominciano a germogliare e Giacomo Mancini conferma questo nuovo sentire. «Oggi siamo in una fase nuova in cui le lotte e le contrapposizioni sono un ricordo. C’è un percorso nuovo che il presidente Scopelliti impersona, figura che ha unito le 5 province calabresi. Il governatore ha avuto il merito di creare una squadra di governo composta da donne e uomini con storie differenti, ciascuno orgoglioso della propria provenienza, che condividono la voglia di cambiare. Questa iniziativa è emblematica del desiderio dei calabresi di guardare al futuro con ottimismo».
Una riconciliazione che per il governatore Giuseppe Scopelliti rappresenta «un messaggio deciso che la classe dirigente ha voluto lanciare». Il presidente ripercorre le vicende degli ultimi decenni: «Gli anni 70, furono quelli della Rivolta, gli ’80 quelli della disaffezione, poi nel ’93 si aprì per la città una stagione nuova». Stagioni in cui leggere «come i peggiori nemici della città non sono allora come oggi, quelli che arrivano da fuori. La politica – aggiunge Scopelliti – ha saputo dare un segnale di unità e coesione per condurre una battaglia di prospettiva sui temi importanti del futuro della Calabria, adesso questo messaggio deve passare alle lobbies che devono convincersi che in Calabria c’è una classe politica autorevole che vuole governare il processo di crescita».

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2 Risposte to “Reggio: Giacomo Mancini si inginocchia ai martiri della Rivolta del 1970”

  1. mimmasuraci said

    avrei preferito che il termine “riconciliazione” piuttosto che dai reggini fosse stato e fosse magari usato nella fattispecie di cui qui si tratta da “quelli che arrivano da fuori”. Perchè,secondo me, sono proprio gli altri, se vogliono, a doversi riconciliare, non noi. Noi no. Noi siamo stati sempre conciliati, e fin troppo concilianti, con tutti: piuttosto quelli che hanno di noi abusato dovrebbero fare ammenda.L’atteggiamento di Mancini, sicuramente onesto e coraggioso, non va però esaltato da noi : secondo me ha fatto il suo dovere. E io ancora aspetto che la Tv di Stato, alla cui esistenza contribuiscono anche i reggini, dia conto della verità, la cui ricerca dovrebbe essere il fondamento del sistema dell’informazione, piuttosto che la chiacchiera e la menzogna. e poi, mi chiedo quanta retorica, e non vorrei dire ipocrisia, ci sia in molti atteggiamenti conciliatori se è vero, come lo è, che la spoliazione di Reggio continua tuttora. E’ storia recente lo spostamento di molti uffici istituzionali nell’altrove anche calabrese. Gli avvenimenti del passato ci dovrebbero insegnare ad essere cauti, a smorzare i facili entusiasmi, a rimboccarci veramente le maniche, svegliarci dall’anestesia con la quale ci siamo lasciati cloroformizzare e renderci arbitri del nostro presente e del nostro futuro, senza paure e tentennamenti, ma consapevoli delle nostre infinite capacità e risorse.Alla base di ogni convivenza che si dica civile ci deve essere il rispetto reciproco della dignità della persona umana. Il resto è aria fritta.
    mimmasuraci.wordpress.com

  2. de benedetto Vincenzo said

    Nessuna riconciliazione serve al popolo reggino che ancora piange i suoi morti- non si può dimenticare
    un passato di morte e di amarezza.
    Innanzi tutto chiedino scusa a <Reggio
    quanti hanno peccato d'incapacità e..
    politica.Chiunque si può inginocchiare davanti a dei caduti, in silenzio senza platealita' una preghiera- il perdono è divino l'uomo non dimentica le invocazione di un giovane 24 anni., un martire un eroe, non dimentichiamo. Uniamocci in fratellanza cristiana a abbiettiamo i vecchi sistemi per una Grande Reggio guardando il Sud con rispetto invitando i politici a minore pubblicità e un interesse verso una formazione politica dei giovani della città di Reggio al servizio del Sud UN appunto di rilievo il mutismo su questa pagina su un evento in Reggio Calabria $46°settimana sociale dei cattolici Italiani
    . Questa pagina avrebbe dovuto riportare l'evento. Manca un vaticanista? dbv

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