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Nuovo evento alluvionale a Reggio e nel Messinese Jonico: ma che sta succedendo al clima?

Posted by Peppe Caridi su 15, ottobre, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/6862/foto/taor1.jpgdi Peppe Caridi – Per la seconda volta nel giro di 40 giorni, la Città di Reggio Calabria è stata colpita da un evento che, secondo i parametri della scienza meteorologica, si può definire “fenomeno alluvionale“.
E’ assolutamente sballata, scorretta e anti-scientifica la tesi secondo cui determinati fenomeni naturali possono definirsi con etichette catastrofiche, come “alluvioni”, “uragani”, “tornado” ecc. ecc. solo in base ai danni che provocano. Infatti ogni territorio ha la sua struttura idrogeologica, e ogni luogo abitato ha le sue caratteristiche urbanistiche ben differenti. Così come la natura ha le sue leggi, le sue regole e le sue definizioni. I fenomeni naturali possono avere connotati scientificamente eccezionali anche se non provocano gravi ripercussioni sul territorio o, viceversa, può capitare che fenomeni del tutto normali o anche blandi, provochino invece gravi danni e distruzioni.

Per capire meglio il rapporto tra intensità naturale del fenomeno e danni subiti dal territorio, possiamo utilizzare l’esempio dei terremoti, che si misurano con due scale ben differenti tra loro: la scala Richter e la scala Mercalli. In realtà l’unica misurazione scientifica è quella della scala Richter, perchè la scala Mercalli dà un valore all’evento sismico solo ed esclusivamente in base ai danni provocati. Il terremoto dello scorso 12 gennaio ad Haiti, ad esempio, ha ucciso 230 mila persone, ed è classificato al grado della scala Mercalli. Eppure è stato di magnitudo 7,0 richter. Il sisma, molto più violento, che il 27 febbraio ha colpito il Cile (8,8 richter, tra i cinque terremoti più forti della storia della terra) ha ucciso circa 500 persone e provocato pochissimi danni perchè ha colpito una zona in cui le costruzioni sono antisismiche e hanno retto anche a una scossa così violenta. Per la scala Mercalli, è stato un terremoto del IX° grado, più debole rispetto di Haiti, ma solo perchè ha fatto meno danni. In realtà è stato un terremoto molto ma molto più forte.

Lo stesso identico discorso possiamo riproporlo sulle piogge e sui fenomeni meteo: ci sono località in cui bastano 10mm per provocare danni e allagamenti, e altre località in cui invece anche con 100mm la situazione rimane assolutamente normale. Dipende anche e soprattutto dall’urbanizzazione del territorio, dal tipo di urbanizzazione e anche dall’intensità della pioggia, perchè un conto è se 100mm cadono in un’ora, in modo molto violento, altra cosa è se cadono nell’arco di una giornata, in modo più moderato.

I fenomeni meteorologici, come tutto ciò che è scienza, vanno etichettati e definiti in base alla loro forza e violenza naturale, non in base ai danni che provocano. Quello è un discorso secondario che abbiamo più volte affrontato con vari articoli e approfondimenti, riguarda la cura delle reti idriche e fognarie, la presenza di cunette e il funzionamento degli scarichi delle acque piovane, le costruzioni nel rispetto delle regole naturali ecc. ecc.
Un aspetto che, invece, sembra quasi scivolare in secondo piano, e che nessuno considera, è quello prettamente meteorologico, che in realtà è il più importante.

La causa principale di quanto è accaduto, ben due volte (!), negli ultimi 40 giorni a Reggio Calabria è l’incredibile furia della natura.

Nessuno può dire, infatti, di aver mai visto piovere più intensamente e abbondantemente di questi due eccezionali episodi piovosi in Città: sarebbe smentito dai numeri della meteorologia che è una scienza, e in quanto tale è fatta di numeri e dati. Che parlano chiaro. Sono stati i due eventi piovosi più abbondanti di sempre.

Ecco i dieci eventi più piovosi della storia di Reggio Calabra negli ultimi 120 anni, dai dati forniti dall’Aeronautica Militare e dalla Protezione Civile:

146mm – 13 ottobre 2010
132mm – 3 settembre 2010
126mm – 24 dicembre 1990
125mm – 11 ottobre 1960
111mm – 26 novembre 1988
102mm – 27 ottobre 1946
96mm – 9 novembre 1932
94mm – 18 novembre 1976
94mm – 11 novembre 1976
85mm – 8 settembre 2000

Come possiamo notare, fino a 45 giorni fa l’evento più piovoso era stato quello del 24 dicembre 1990. Ma quest’autunno straordiariamente violento ha già relegato quell’episodio al terzo posto di questa speciale “classifica”. E la pioggia di mercoledì è stata addirittura più abbondante rispetto a quella del 3 settembre sera, anche se – come abbiamo già scritto – è stata meno intensa.
Il 3 settembre, infatti, sono caduti 132mm di pioggia in pochissimo tempo, in appena 90 minuti, un’ora e mezza, con picchi d’intensità massima vicini ai 400mm/h, come a Giampilieri, Sarno o in Valtellina in alcuni tra quelli che sono stati i più tragici eventi alluvionali della storia d’Italia.
Mercoledì, invece, pur avendo raggiunto un totale giornaliero superiore (146mm), la pioggia è caduta nell’arco di 8 ore, intervallata da diverse pause, e quindi i danni sono stati meno gravi così come l’intensità della precipitazione, che ha sfiorato i 160mm/h senza raggiungere i picchi del 3 settembre.

Ma cosa sono “mm” e “mm/h”? Non tutti lo sanno, e quindi è bene fare un rapido approfondimento: l’unità di misura della quantità di pioggia che cade al suolo è appunto quella dei “millimetri”, che vengono utilizzati per comodità di raccolta. Misurare i litri, come invece in teoria potrebbe apparire più naturale, sarebbe ben più complesso. Ma i “mm” non sono semplici millimetri: si tratta di “millimetri al metro quadrato”, cioè in rapporto a una determinata porzione di territorio ben precisa (un metro quadrato, appunto). Ad esempio, se cadono 10mm di pioggia in realtà significa che ogni metro quadrato di terreno ha ricevuto 10 litri d’acqua.
Mercoledì, a Reggio, su ogni metro quadrato della città sono caduti 146 litri d’acqua!

Chiarito cosa sono i “mm”, spieghiamo cosa sono i “mm/h”, cioè l’unità di misura con cui si calcola l’intensità della precipitazione. Quantità e intensità, infatti, sono due cose ben distinte e separate. I pluviometri misurano l’intensità della pioggia in “mm/h”, cioè in base ai millimetri che cadrebbero in un’ora con quell’intensità. La sera dell’alluvione del 3 settembre, a Reggio Calabria sono stati sfiorati i 400mm/h, mentre mercoledì durante i violenti nubifragi, nelle fasi più intense si sono raggiunti i 160mm/h. Se il 3 settembre avesse piovuto per un’ora con l’intensità massima che è stata misurata dai pluviometri nei momenti più intensi della precipitazione, avremmo accumulato 400mm. E se avesse piovuto due ore con quell’intensità, avremmo accumulato 800mm, e così via …

Anche 10mm di pioggia (qualora dovessero cadere in uno o due minuti!), potrebbero provocare gravi danni e allagamenti, perchè una quantità d’acqua eccezionale si riverserebbe al suolo in pochissimo tempo, con un’intensità pazzesca. Al contrario, 100mm che cadono con pioggia costantemente moderata per 12-13 ore non provocano gravi ripercussioni, in quanto vengono assorbiti, evaporati e dispersi più comodamente dal territorio e dall’atmosfera.

Ma torniamo a Reggio Calabria e alla domanda che ci siamo posti all’inizio dell’articolo: che sta succedendo al clima?
Gli episodi che si sono verificati negli ultimi 40 giorni a Reggio (trombe d’aria, allagamenti, nubifragi, frane) non dipendono solamente da una presunta cattiva gestione del territorio, che – anzi – era molto più devastato, abbandonato, malcurato e ricco di scempi nei decenni scorsi rispetto a oggi.
Come i numeri pluviometrici e meteorologici dicono inequivocabilmente, abbiamo avuto due eccezionali episodi piovosi dalle caratteristiche alluvionali. Abbiamo avuto due fenomeni che, in gergo tecnico e meteorologico, possono definirsi “alluvioni-lampo”, dal termine americano “flash-foods”. E abbiamo avuto, nell’arco di 40 giorni, i due eventi piovosi più abbondanti e violenti mai registrati nella storia della Città, almeno negli ultimi 120 anni, da quando esistono le rilevazioni meteorologiche e pluviometriche.

Ma allora cosa sta succedendo al clima?
Perchè si verificano questi fenomeni?

Per capire se e come sta cambiando il clima, dobbiamo innanzitutto conoscere i connotati climatici della Città. Non ci interessano, in questo approfondimento, le temperature: concentriamoci, quindi, sulle piogge.

Reggio Calabria è (o meglio, era) una delle città meno piovose d’Italia. Con i suoi miseri 605mm di media annua, è posizionata ben dietro Udine (1.300mm), Milano Malpensa (1.120mm), Bergamo (1.039mm), Genova (1.017mm), Trieste (1.016mm), Torino (957mm), Campobasso (943mm), Napoli (922mm), Firenze (910mm), Piacenza (900mm), Messina (890mm), Brescia (888mm), Verona (879mm), Perugia (810mm), Venezia (788mm), Ancona (733mm), Roma (731mm), Rimini (701mm) e molte altre località tra cui anche Palermo (628mm) e Pescara (616mm).

Queste sono le piogge medie mensili di Reggio, cioè i quantitativi pluviometrici che in media cadono, mese dopo mese, in Città:

gennaio 92mm
febbraio 60mm
marzo 52mm
aprile 38mm
maggio 28mm
giugno 13mm
luglio 8mm
agosto 12mm
settembre 29mm
ottobre 79mm
novembre 91mm
dicembre 93mm

Ma perchè diciamo che Reggio “era” una delle città meno piovose d’Italia?

Perchè, negli ultimi 9 anni, abbiamo avuto un incredibile aumento delle precipitazioni. Dal 2002 ad oggi, infatti, la media pluviometrica annua è di 780mm, a fronte dei 605mm storici.

Ecco i dati di pioggia annua dal 2002 ad oggi:

2002 = 891mm
2003 = 844mm
2004 = 752mm
2005 = 755mm
2006 = 620mm
2007 = 701mm
2008 = 672mm
2009 = 1.019mm *
2010 = 740mm **

*
= il 2009, con 1.019mm di pioggia annua, è stato record assoluto: mai aveva piovuto così tanto in un anno in Città. I mille millimetri annui non erano mai stati neanche avvicinati, i precedenti massimi storici erano tutti inferiori ai 950mm.
**
= il 2010 non è ancora finito, anzi, mancano ancora i due mesi più piovosi.

E’ evidente che negli ultimi anni sta piovendo sempre di più: è un dato che testimonia come cambia il clima in riva allo Stretto. Ma questa situazione, valida con questi numeri per Reggio Calabria, si potrebbe riproporre in tutto il territorio del Sud Italia e nelle zone Mediterranee, perchè la situazione è molto simile in moltissime aree di Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e anche Sardegna, Liguria, Toscana oltre alle coste di Croazia, Albania, Grecia, Turchia, Spagna, Francia meridionale, Corsica e di gran parte del nord Africa. Anche nella vicina Messina, ad esempio, il 2009 è stato l’anno più piovoso di sempre. E l’alluvione di Genova, a inzio ottobre, con 400mm in un solo giorno nei sobborghi collinari del capoluogo Ligure, è un altro esempio di quanto piova in modo sempre più violento nelle zone bagnate dal Mediterraneo, dove stanno anche aumentando il numero di temporali, grandinate, trombe d’aria e trombe marine (a Oliveto ne sanno qualcosa, così come a Taormina, dove nelle scorse ore si sono scatenati spettacolari e distruttivi fenomeni vorticosi).

C’è chi dice che piove di più perchè aumentano i fenomeni estremi, ma in realtà piove più raramente.
Non è vero.
Per misurare la frequenza della pioggia, c’è un altro dato che in pochi conoscono: i “giorni di pioggia”, e cioè i giorni in cui cade almeno 0,1mm di pioggia.

Queste sono le medie dei giorni di pioggia a Reggio Calabria:

gennaio 7,5
febbraio 6,9
marzo 7,1
aprile 6,5
maggio 2,8
giugno 1,1
luglio 0,9
agosto 1,2
settembre 4,6
ottobre 5,0
novembre 8,9
dicembre 7,4

Ecco, invece, i giorni di pioggia dell’anno scorso, il 2009:

gennaio 19
febbraio 17
marzo 13
aprile 13
maggio 4
giugno 4
luglio 0
agosto 2
settembre 10
ottobre 15
novembre 8
dicembre 15

Ed ecco quelli di questo 2010:

gennaio 15
febbraio 16
marzo 11
aprile 7
maggio 4
giugno 3
luglio 0
agosto 0
settembre 10
ottobre 7 *
novembre *
dicembre *

*
= devono ancora concludersi

Sono molto simili i dati degli ultimi nove anni, dal 2002 a oggi.

A livello meteorologico, barico e sinottico, chiunque studia la scienza meteorologica sa bene quello che è accaduto. Una configurazione semi-permanente, denominata “Depressione Italica”, ha iniziato ad occupare in modo sempre più frequente lo scacchiere barico Europeo: si tratta di una bassa pressione posizionata proprio sulla nostra Penisola, che adesso si rapporta con le più grandi e storiche figure bariche caratterizzanti del clima continentale: l’Anticiclone delle Azzorre, l’Anticiclone Russo/Scandinavo, l’Anticiclone Sub-Tropicale, la Depressione d’Islanda, la Depressione Polare. E, adesso, a partire dalla primavera 2002 ad oggi, anche la Depressione Italica. Una nuova figura barica scaturita dall’evoluzione dell’andamento climatico in Europa.

Al sud Italia, quindi, piove sempre di più e sempre più spesso: questa realtà scientifica va a smentire le tesi catastrofiste che annunciavano, negli anni ’90, un’imminente desertificazione dell’Italia meridionale e Mediterranea, a causa delle attività umane che starebbero alterando l’effetto serra. Anche stavolta, il clima ha dimostrato di essere guidato da forze naturali molto ma molto più grandi e potenti di ogni tipo di attività umana (come, ad esempio, il sole e i suoi cicli!), prendendosi quasi gioco di chi pretendeva di prevedere l’evoluzione climatica solo in base ai parametri di quel momento, senza considerare l’imprevedibilità delle naturali ondulazioni climatiche.
Certamente il clima sta cambiando, ma si tratta di cambiamenti assolutamente naturali che non devono preoccuparci: solo il giorno in cui il clima inizierà a rimanere sempre statico e uguale dovremmo inziziare a riflettere seriamente su cosa stia accadendo, perchè significherebbe che i naturali processi del pianeta si saranno intoppati. Nella storia della Terra, il clima è sempre cambiato e sempre deve cambare. E’ la naturale evoluzione del Pianeta stesso.
Piuttosto, ciò che bisogna fare, è abbassare la cresta e adattarsi ai cambiamenti del clima: piove sempre di più e sempre più spesso? Bene, allora si inizi a pensare a cosa serve nelle nostre città per fronteggiare una situazione che fino ad oggi non era mai stata presa in considerazione, ma che anno dopo anno e mese dopo mese potrebbe diventare la normalità.

Nella Reggio degli anni ’80 e ’90, evidentemente, certi interventi non erano così tanto urgenti e importanti, perchè non c’erano fenomeni meteorologici di questa portata e il clima era diverso. Adesso, però, bisogna intervenire e in modo assolutamente urgente: la stagione delle piogge 2010/2011 è solo appena iniziata, di altri forti temporali e piogge violente ne avremo a ripetizione, fino al prossimo maggio, prima che inizi la prossima estate con i suoi lunghi periodi stabili e soleggiati (anche qui, negli ultimi anni sempre più corti e disturbati da fresco, piogge e temporali che consideriamo “fuori stagione”, ma con cui evidentemente dobbiamo imparare a convivere).

Certamente dobbiamo sempre essere coscienti di come funziona il mondo in cui viviamo: determinate piogge, forti come quelle degl ultimi due episodi alluvonali a Reggio, farebbero danni e creerebbero disagi ovunque. Molto più spesso che a Reggio, in moltissime altre città d’Italia e del mondo si verificano allagamenti simili anche per molta meno pioggia, basti pensare alla stessa Messina, o a Catania, Palermo, Napoli, Roma, Bari dove ieri ci sono stati allagamenti per 30mm, Salerno dove oggi si sono verificate frane con 45mm, Potenza, Avellino e Benevento dove ieri sono rimasti bloccati i treni e chiuse alcune strade statali per molte ore dopo 50mm di pioggia, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Genova, Torino, Venezia, Verona, Trieste, Udine ecc. ecc.

Ovviamente, però, non possiamo vivere col fatalismo di abbandonarci alle fluttazioni della natura: bisogna adattarsi e, soprattutto, bisogna farlo con rispetto per le regole dell’ambiente che ci circonda.

Ciò che servirebbe come il pane, sarebbe una nuova cultura meteorologica che, da sempre, è tipica dei Paesi anglosassoni e nordici: negli Stati Uniti d’America, in Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda, Canada, Svezia, Norvegia, Finlandia, Australia e anche in Germania, addirittura in India, Cina e Giappone, la meteorologia viene studiata nelle scuole, viene trattata in televisione con lo stesso spazio che in Italia dedichiamo ai reality-show, viene seguita dai cittadini quanto in Italia seguiamo il gossip di questo o quel vip. I Servizi Meteorologici dei vari Paesi sopra citati, coordinati con le televisioni, trasmettono in tempo reale le mappe radar, le previsioni, gli aggiornamenti e il now-casting (cioè la diretta-meteo) di ciò che sta accadendo, creando nei cittadni una coscienza, una cultura e una grande esperienza in grado da far capire come affrontare i fenomeni più avversi. L’esempio storico dell’Americano “Weather-Channel” è tipico.

In Italia ci manca proprio questa cultura: vien giù il finimondo e non facciamo altro che utilizzare anche la pioggia per accusare qualcuno, per sfogare la nostra rabbia repressa, per dover per forza individuare colpevoli anche quando non ce n’è. “Bastano due gocce d’acqua per mandare tutto in tilt, è una vergogna” si legge ogni volta che accadono episodi simili nelle grandi città, sui commenti di corriere.it e repubblica.it. Sono le stesse frasi che in molti hanno ripetuto a Reggio Calabria sia il 3 settembre che mercoledì, il 13 ottobre.
“Due gocce d’acqua”?
Due gocce d’acqua?
La pioggia più forte di sempre viene sminuita a “due gocce d’acqua” proprio perchè ci manca quella cultura meteorologica, non per forza tecnica ma anche di memoria storica, per saper individuare bene i fenomeni per quello che sono.
Ed è una cultura che manca a livello popolare così come nella classe dirigente: quale speranza per il futuro, se non si inizia a capire quant’è importante la scienza meteorologica per vivere meglio e affrontare in modo serio i problemi del clima che cambia?

Un’alternativa, in fondo, c’è. Potremmo fare come la Procura di Genova, che durante l’Alluvione di inizio mese, mentre ancora pioveva forte e le notizie rimbalzavano in uno scenario certo preoccupante, ma non tragico nè drammatico, decideva di aprire un’inchiesta per “disastro colposo”.
Forse così facendo riusciremo a portare Gesù Cristo in tribunale.
Ma probabilmente non è questo il modo migliore per risolvere i problemi legati al clima che cambia.

(nelle foto a corredo dell’articolo, la tromba marina che mercoledì mattina ha colpito le acque antistanti Taormina)

http://www.meteoweb.it

http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/6862/foto_appr1/taor2.jpg
http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/6862/foto_appr2/taor3.jpg
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