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Reggio: lunedì l’arrivo dell’esercito

Posted by Peppe Caridi su 12, ottobre, 2010

https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/esercito.jpgI Ministeri dell’Interno e della Difesa hanno dato l’Ok alla richiesta dei magistrati reggini. Ma Gratteri non è d’accordo – Stavolta si fa sul serio: non è solo un annuncio o una promessa, ma l’esercito arriverà a Reggio Calabria tra meno di una settimana, lunedì 18 ottobre, per “motivi di ordine pubblico”. 80 soldati della Brigata Aosta, provenienti da Messina e da altre zone della Sicilia, si alterneranno nella vicinanza dei due “obiettivi sensibili”: la sede della Procura della Repubblica e quella della Procura generale.
I Ministeri della Difesa e dell’Interno hanno dato subito l’Ok ai magistrati reggini che, riuniti mercoledì scorso nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Luigi Varratta, avevano chiesto l’invio dei militari.

E’ l’ennesima risposta concreta dello Stato di fronte all’invadenza delle cosche che dal 3 gennaio scorso, giorno in cui fu fatta esplodere una bomba davanti il portone della Procura generale, ha portato all’escalation degli attacchi contro la magistratura reggina.
L’ultimo episodio, dopo la bomba a casa del Procuratore Generale Salvatore Di Landro a fine agosto, è stato il bazooka lasciato martedì scorso davanti la sede della Procura della Repubblica, indirizzato al Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e preceduto da una telefonata giunta al 113 in cui si rivolgevano minacce al capo della Procura e si avvertiva di una “sorpresa” per lui davanti l’ufficio.

Il bazooka fatto trovare davanti la sede della Dda, con la minaccia rivolte direttamente al magistrato più esposto nella lotta contro la ‘ndrangheta, ha fatto scattare la reazione immediata dello Stato. Il prefetto Varratta ha avuto subito contatti diretti col Ministro dell’Interno, Maroni, ed è stato concordato impiego dell’Esercito per la vigilanza delle sedi delle Procure.

Un utilizzo che rientra, sul piano operativo, secondo quanto è stato spiegato, nell’operazione “Strade sicure”, già in atto da tempo sull’intero il territorio nazionale. Si sta valutando, inoltre, se utilizzare i militari della Brigata Aosta anche per attuare una vigilanza fissa davanti l’abitazione del procuratore generale Di Landro. Una decisione in tal senso sarà presa giovedì 14 ottobre, nel corso di una nuova riunione del Comitato per la sicurezza pubblica, che deciderà, alla presenza del questore, Carmelo Casabona, nella sua qualità di responsabile dei servizi di ordine pubblico, le modalità operative dell’impiego dell’Esercito.

Il prefetto Varratta ha escluso, invece, che l’Esercito possa essere impiegato per l’attuazione di servizi di vigilanza sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. “Un’ipotesi del genere – ha detto il prefetto – non è stata mai presa in considerazione. L’utilizzo dei militari è finalizzato esclusivamente alla vigilanza fissa nelle due Procure”.
Nei prossimi giorni, inoltre, la questione sarà esaminata dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Ministro Maroni, che valuterà i termini dell’impiego dell’Esercito e se utilizzare un numero maggiore di militari rispetto agli ottanta al momento preventivati. L’utilizzo di militari per la vigilanza degli obiettivi sensibili consentirà di avere a disposizione un numero maggiore di poliziotti, carabinieri e finanzieri per lo svolgimento delle attività di intelligence contro la ‘ndrangheta. Un’esigenza fondamentale, viene sottolineato in ambienti investigativi, perchè soltanto elevando il livello qualitativo delle indagini ed utilizzando a tale scopo il numero più alto possibile di personale sarà possibile attuare una vera terapia d’urto contro le cosche e cancellare definitivamente la loro pressione soffocante sulla città.

Intanto il procuratore antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha criticato questa scelta: “I militari sono una soluzione? No, assolutamente no, è sempre la politica del giorno dopo a cui purtroppo i governi degli ultimi venti anni ci hanno abituato. Bisognava prima coprire gli organici vuoti di migliaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri. Prima va fatto l’ordinario, poi se necessaria l’eccezionalità. E’ anche una questione di costi. Se arrivano dei militari bisognerà provvedere alla logistica, all’aspetto amministrativo. Se invece trasferiamo stabilmente delle persone non dobbiamo pagare missioni o trasferte. Questi militari avranno bisogno di due mesi per imparare nomi e cognomi, il mese successivo inizieranno a lavorare e il mese dopo ancora saranno riassorbiti pian piano”. Gratteri si è detto anche contrario alla proposta di schierare l’esercito nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria dove si susseguono attentati ai mezzi delle aziende: “Così si può limitare che salti un escavatore ma la tangente è discussa a monte, prima che si inizino i lavori. Se salta una betoniera significa che sono saltati gli accordi, ma la verità è che non esiste un solo chilometro di autostrada in ristrutturazione in cui ogni locale di ‘ndrangheta non voglia la sua fetta. Dalle indagini in corso non c’è un solo chilometro esente da questo problema. Da gennaio a oggi abbiamo arrestato mille ‘ndranghetisti e in questo momento ce ne sono liberi 10mila nella sola provincia di Reggio Calabria. Come si fa a dire che la ‘ndrangheta è in crisi?” Gratteri ha parlato della sua esperienza da calabrese, costretto nella vita a fare arrestare anche vecchi compagni di scuola: “Purtroppo erano ragazzi sfortunati, nati nella famiglia sbagliata. Io ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia onesta, umile ma di grandi valori morali e mi sono salvato. Se fossi nato in una famiglia di ‘ndranghetisti oggi sarei sicuramente un capomafia. Essere della ‘ndrangheta non è una scelta, è una cultura, una religione, un credo. Ci si nutre di cultura mafiosa fin dalla nascita: quando un bambino di 4-5 anni vede i Carabinieri che gli sfondano la porta di casa per portare via il padre o lo zio trafficante di cocaina, il bambino identificherà lo Stato nello sbirro che gli porta via il padre”.

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