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Sarah Scazzi: la vicenda assume le tinte del giallo, tante incertezze nonostante la confessione dello zio

Posted by Peppe Caridi su 11, ottobre, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/scazz1.jpgSARA:ASCOLTATI FAMILIARI,SPUNTA GIALLO CUFFIE CELLULARE/DIFENSORE CHIEDE PERIZIA PSICHIATRICA,’NON DICE TUTTA LA VERITA’ (dell’inviato Roberto Buonavoglia) (ANSA) – TARANTO, 11 OTT – Mentre gli inquirenti mettono al loro posto le ultime tessere di un mosaico che appare ormai quasi completo, la difesa gioca la carta dell’incapacita’ mentale dell’assassino reo confesso di Sara Scazzi, suo zio Michele Misseri, di 56 anni. Sullo sfondo spunta un nuovo giallo: quello delle cuffiette del telefonino che Sara usava per ascoltare musica in Mp3. La ragazzina era uscita da casa con quelle cuffie nelle orecchie, ma degli auricolari finora non e’ stata trovata alcuna traccia, ne’ l’assassino ne parla nella sua lunga confessione. Che fine hanno fatto?, si chiedono in tanti. E gli squilli del cellulare della quindicenne provenienti dalla cantina, mentre Sara veniva uccisa dallo zio, sono stati ‘silenziati’ proprio dall’inserimento degli auricolari? Per questo nessuno della famiglia Misseri ha sentito i trilli del cellulare di Sara? In attesa di risposte, oggi e’ stata una nuova giornata di interrogatori e di verifiche. I magistrati hanno ascoltato il fratello e il papa’ di Sara, Claudio e Giacomo. Il difensore di Misseri, Daniele Galoppa, ha invece chiesto al gip Martino Rosati di disporre una perizia psichiatrica per accertare la capacita’ di intendere e di volere del proprio assistito sia al momento del delitto sia nel corso del giudizio. Perche’ – spiega il legale – Misseri nel corso di ”diversi interrogatori” ha fornito ”versioni contraddittorie, assolutamente illogiche e poco credibili”. E poi – sottolinea – ”non ha detto tutta la verita”’. Sul significato di questa sua affermazione il legale non si sbilancia e rimanda a quanto ha scritto il gip nel provvedimento di arresto, quando parla della ”necessita’ di approfondire gli aspetti ancora nebulosi” della vicenda e dell’ipotetica complicita’ di alcuni familiari di Misseri dopo l’omicidio. Una delle contraddizioni su cui insiste la difesa e’ sulla dinamica del delitto. A pagina 4 del verbale di interrogatorio del 7 ottobre, Michele Misseri spiega che Sara e’ scesa di propria iniziativa nel garage in cui lui si trovava alle 14.25-14.30 del 26 agosto, il giorno della scomparsa e del delitto. ”Lei l’ha chiamata?”, gli chiedono i pm. E lui risponde: ”No, e’ scesa da sola”. Sul perche’ la ragazza l’ha raggiunto, Misseri non lo sa spiegare: ”E’ scesa e ha detto: zio!”. Pm: ”Per salutarti?” Misseri: ”Per salutarmi, penso, penso di si”’. Pm: ”Beh? E quando ha detto ‘zio’, lei che cosa le ha risposto? Vieni Sara?”. Misseri: ”No, non ho risposto niente (…). Poi non so quello che mi e’ successo, Sara si e’ girata di spalle (…) forse stava guardando, si e’ girata, e io ho preso un pezzo di corda e l’ho attorcigliata al collo”. Sara non ha avuto la forza di gridare. L’uomo dice di aver stretto la morsa per 5-6 minuti, ”troppo tempo” per la difesa. E mentre stringeva la corda, il cellulare della nipote squillava. Poi Sara e’ crollata sul pavimento. Morta. Secondo la difesa, l’assenza del movente dell’omicidio fornita in questo interrogatorio dallo zio, contrasta con le altre due versioni fornite successivamente dall’indagato. Quella resa, poche ore dopo, in presenza del medico legale Luigi Strada, al quale l’arrestato ha detto che Sara, pochi istanti prima del delitto, lo aveva ”toccato ai fianchi con le mani”. E quella resa il giorno dopo al giudice che ha convalidato il fermo, dinanzi al quale Misseri ha cambiato ancora versione: non ha piu’ detto che la nipote gli aveva toccato i fianchi, ma ha rivelato di aver palpeggiato la ragazzina e, subito dopo, di averla strangolata. Ha inoltre aggiunto che qualche giorno prima dell’omicidio aveva molestato Sara nella cucina di casa sua. Sulla richiesta di perizia psichiatrica, la procura esprimera’ a breve un parere. Oggi, i pm si sono concentrati sulle audizioni del fratello e del padre della quindicenne. Il fratello Claudio ha fornito spiegazioni sulle dichiarazioni rilasciate a ‘La vita in diretta’ nei giorni scorsi durante le quali ha affermato che il giorno prima del delitto Sara e Sabrina avevano litigato perche’ la sorella aveva confidato alla cugina di aver subito molestie dallo zio Michele. Il giovane avrebbe riferito ai magistrati di aver detto cio’ per sentito dire, come gia’ aveva spiegato ieri ai cronisti il papa’ di Sara. Sul contenuto delle audizioni il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, dice di non voler aprire bocca. E al difensore di Misseri, che sostiene che il suo assistito ”non ha detto completamente la verita”’ su quanto e’ successo, risponde indirettamente: ”Noi pensiamo al nostro lavoro, gli altri possono dire quello che vogliono”. Neppure sui tempi dell’indagine il procuratore si sbilancia ma rimanda a quanto ha gia’ detto il giorno del fermo di Misseri. ”Sembrerebbe – dice – che per buona parte l’indagine sia conclusa”. Ma, forse non a caso, usa il condizionale.

Sarah Scazzi/ Da telefonino speranze per nuovi elementi di prova Le perizie sul cellulare potrebbe dara la svolta alle indagini Roma, 11 ott. (Apcom) – Ruota tutto attorno al telefonino di Sarah una parte importante dell’inchiesta sulla morte della giovane studentessa tarantina scomparsa di casa il 26 agosto scorso e ritrovata, cinque giorni fa, morta nelle campagne ai confini con la provincia di Lecce. L’unica cosa certa è che il telefonino è rimasto in possesso o nella disponibilità di Michele Misseri per trentaquattro giorni. All’inizio si era pensato che la sim fosse stata asportata dall’apparecchio. Successivamente, invece, gli inquirenti hanno confermato che all’atto del ritrovamento del telefono la scheda telefonica era inserita al suo posto. Ma un altro dubbio arriva ora dagli atti dell’inchiesta. I giorni successivi alla scomparsa tutti hanno descritto Sara come una ragazza che amava la vita e, soprattutto, a cui piaceva ascoltare continuamente la musica, tanto da avere caricato sul suo cellulare centinaia di canzoni in formato mp3. Per ascoltarle, Sarah usava una cuffia, così come confermato dalla madre anche il giorno della scomparsa. “Prima di uscire di casa aveva le cuffiette nell’orecchio”, aveva detto la madre. Ma della cuffia del telefono di Sarah nelle testimonianze di Michele Misseri, nella cantina della sua abitazione, nella Seat Marbella usata per trasportare il cadavere di Sarah, nel casolare davanti cui si è consumata la violenza e nei luoghi dove sono stati bruciati i vestiti e il cellulare e vicino al pozzo dove è stato ritrovato il cadavere, delle cuffiette non c’è nessuna traccia. Che fine hanno fatto? E’ un altro interrogatico che la Procura dovrà dissipare.

Sarah Scazzi/ Alla ricerca della verità, acora troppi buchi neri Gli inquirenti tra smentite e diverse versioni Taranto, 11 ott. (Apcom) – Più passano le ore e più sulla morte di Sarah Scazzi si addensano le nuvole e prendono forma i buchi neri di una inchiesta che inizia a fare acqua da tutte le parti. Da un lato, c’è la confessione di un uomo, Michele Misseri, solitario, impenetrabile, abituato a lavorare duramente nei campi che, nei suoi tre interrogatori, a distanza di nove ore, cambia tre volte le sue verità. Dall’altro, i due testi principali di questa inchiesta, Sabrina, figlia dell’uomo in carcere con la pesante accusa di avere ucciso la nipote, e Mariangela, l’amica di entrambe, che con Sarah e la cugina doveva andare al mare in quel tragico pomeriggio del 26 agosto. Di quei determinanti minuti che ruotano attorno all’omicidio, le ragazze continuano a raccontare versioni diverse. Mariangela ha ripetuto ai magistrati che Sabrina l’aspettava in strada, notevolmente agitata per i pochi minuti di ritardo di Sarah. Sabrina racconta che era sulla veranda, dietro al cancello di casa e che, quando è salita sull’auto di Mariangela ed ha fatto squillare il cellulare di Sarah, suo padre era sull’uscio del garage. Michele Misseri ha invece confessato di non avere visto la figlia e l’amica in auto perché era nel garage ad uccidere Sarah. Secondo le dichiarazioni dell’uomo, il cellulare di Sarah ha squillato proprio in quel momento, poi è caduto dalle mani della nipote e la batteria è saltata via. Nel mezzo, tra versioni che non combaciano, c’è la morte di una quindicenne descritta da tutti come una ragazza solare che aspetta giustizia per una fine orrenda, così come aspettano giustizia mamma Concetta e papà Giacomo, loro che più di tutti in questa storia continuano a non capirci nulla. I magistrati, intanto, cercano riscontri e coincidenze temporali nei racconti e per questo, dopo l’interrogatorio di oggi di Claudio Scazzi, il fratello di Sarah, continueranno a sentire familiari ed amici della ragazza. Stamattina è stata anche depositata la richiesta di perizia psichiatrica da parte del legale di Michele Misseri, Daniele Galoppa, motivata, tra l’altro, dalle tre versioni “contraddittorie, assolutamente illogiche e poco credibili”, fornite dallo zio omicida e dallo strupro commesso dopo l’uccisione, segno di “un evidente stato patologico mentale”. Ma alla perizia pschiatrica si oppongono gli avvocati della famiglia Scazzi, che si batteranno affinché Misseri non venga considerato incapace di intendere e di volere nel momento in cui ha ucciso Sarah.

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