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Il Ponte sullo Stretto non deve avere colore politico

Posted by Peppe Caridi su 7, ottobre, 2010

https://i0.wp.com/www.strill.it/images/foto/pontesubito.pngdi Comitato ‘Ponte Subito’ – Spesso ci si dimentica che il Ponte sullo Stretto è stato, per lunghi decenni, specie tra gli anni ’80 e ’90, un cavallo di battaglia politico della sinistra Italiana. Prima dell’avvento di Berlusconi al Governo nel 2001, tutti quegli esponenti politici che oggi parlano e straparlano contro il premier e contro il Ponte erano favorevoli alla realizzazione della grande opera sullo Stretto. Poi hanno improvvisamente ‘cambiato idea‘ solo per una mera strumentalizzazione politica, per andar contro colui che consideravano e considerano ‘nemico assoluto’, cioè Silvio Berlusconi.

Ma chi, da sinistra, vive quotidianamente i drammi del Mezzogiorno con una mente aperta e un pò di onestà intellettuale, nonostante mantenga posizioni politiche e ideologiche contrapposte a quelle di Berlusconi e al centro/destra, ribadisce comunque l’utilità del Ponte e si dice fortemente favorevole alla realizzazione del manufatto.

Ospitiamo, quindi, (integralmente anche se ci sono giudizi sul premier che non condividiamo) un interessantissimo contributo di un professionista di Palmi, da sempre militante di sinistra, che però – come abbiamo avuto modo di scoprire con grande piacere durante la presentazione del libro del prof. Marino  sul Ponte – dice le stesse identiche cose che noi ribadiamo da sempre. Quest’articolo, sfrondato dal cappelletto, si affianca ai tanti altri documenti che abbiamo pubblicato sulle nostre pagine e che potete trovare qui di fianco, dimostra che è possibile ragionare con la testa senza farsi condizionare dalla pancia, perchè il Ponte ha poco a che fare con gli schieramenti e con le ideologie.  Per fortuna, anche a sinistra, c’è ancora chi non ha perso la testa.

La Redazione

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Questo è l’articolo, abbastanza lungo, del dr. Domenico SOLANO di Palmi:

La costruzione del Ponte sullo Stretto è divenuta oggetto di un’odiosa strumentalizzazione politica, ormai degenerata in una contrapposizione pregiudiziale tra due fazioni. Come sempre accade in questi casi, ciascuno si sente chiamato e coinvolto in una guerra santa, una sorta di “serrate le fila” ideologico e così facendo il confronto scade nella sterilità di uno scontro tra opposte tifoserie.

Ad aprire la strada verso questo scadimento è stato il Presidente Berlusconi che ha inteso trasformare la realizzazione del Ponte nel simbolo della sua “grandeur” , un’opera funzionale alla sua autocelebrazione, una coccarda con cui vantarsi. E’ la storia che si ripete nello stesso stile con cui i despoti di ogni tempo hanno cercato di nascondere i propri fallimenti politici edificato piramidi, altari, colonnati, mausolei ed altri simboli di vuota grandezza.

Alla strumentalizzazione di cui sopra ha corrisposto una frontale contrapposizione dalla sinistra radicale, la quale guarda la costruzione nei suoi aspetti simbolici più deleteri ed argomenta con evidenti forzature tecniche il proprio no al Ponte, che in realtà è un no pregiudiziale, proprio perché rivolto ad un aspetto simbolico e non alla costruzione reale. Questo della sinistra radicale è un errore doppio. Per un verso si contrappone ad un’opera che, indipendentemente dalle forzature opportunistiche, è essa stessa un simbolo positivo. Infatti, da che mondo è mondo, il ponte è simbolo di pace, è simbolo di dialogo, è simbolo di progresso. Da sempre, in ogni angolo della terra, tutti i popoli e tutte le civiltà hanno fatto del ponte un simbolo positivo ormai consolidato nella cultura condivisa.

Per altro verso l’errore della sinistra radicale sta proprio nel regalare a Berlusconi quella tanto ambita “patente” di uomo “del fare” in contrapposizione ad una sinistra che si autoannulla e si impantana “nel dire”. Paradossalmente, è proprio la contrapposizione pregiudiziale e pretestuosa che conferisce al Ponte la dignità di grande opera, arruolata come spot a sostegno del presunto efficientismo berlusconiano. Un efficientismo che è tutto da dimostrare nei campi ardui della politica sociale, della giustizia, dell’occupazione, della scuola e dello sviluppo, ma che riesce bene nei campi eterei della comunicazione e dei simboli che la veicolano.

La mia opinione è che le grandi opere, strategiche per lo sviluppo della Nazione, dovrebbero essere affrancate dalla contrapposizione ideologica, anche perché i tempi necessari per l’iter burocratico e per la costruzione sono tali da dover necessariamente coinvolgere diverse legislature. Le grandi opere non devono rispondere ad esigenze politiche di parte ma soltanto a valutazioni tecniche, ingegneristiche, economiche, sociali, commerciali etc.

Nel caso del Ponte, dette valutazioni sono state affidate a degli specialisti del settore, con specifiche competenze in campo mondiale, gli advisors internazionali, i quali si sono pronunciati positivamente in merito alla fattibilità economica, finanziaria, trasportistica ed ambientale, ritenendo la soluzione ponte la più vantaggiosa rispetto a qualsiasi altro scenario alternativo.

E’ appena il caso di rilevare che la nomina dei suddetti advisors è stata effettuata dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) presieduto dall’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Detta circostanza dimostra concretamente come il Ponte abbia una storia ed una gestazione complessa ed articolata ed i meriti per la sua realizzazione non si possono comprimere nel presunto efficientismo berlusconiano, ma vanno almeno condivisi con l’impegno ultradecennale di politici ed amministratori che hanno posto in essere i presupposti per la sua costruzione.

Sulla scia della contrapposizione pregiudiziale, molte delle argomentazioni di coloro che avversano la realizzazione del Ponte cercano appiglio su una serie di argomentazioni sinteticamente riconducibili a: Priorità, Sismicità, Costi, Inutilità e Impatto ambientale.

Priorità:

Una tesi frequentemente contrapposta è quella delle priorità. Essa non nega la validità e la funzionalità dell’opera ma rimanda per la sua realizzazione ad un’epoca futuristica quando ogni altro problema della terra sarà risolto. Secondo questa tesi non ha senso costruire il Ponte quando ancora si combattono le frane ed il dissesto idrogeologico, quando ancora le case non hanno un adeguamento antisismico, quando c’è la crisi, quando c’è disoccupazione, quando ancora bisogna combattere la fame nel mondo. Se così fosse non ci sarebbe mai sviluppo, l’uomo non sarebbe mai andato sulla luna, gli investimenti in tecnologia e ricerca sarebbero distrazione di fondi, ma così non è, le grandi opere si continuano a costruire dappertutto ed anche in Italia e soltanto quando si parla del Ponte si ricorre alle malattie ed della fame nel mondo come priorità da anteporre alla costruzione.

Sismicità:

I detrattori dell’opera sostengono che in una zona così altamente sismica non si debba costruire un Ponte così avveniristico. Se si fosse motivati da un semplice spirito di confronto basterebbe rispondere che la progettazione è calcolata a resistere ad un evento sismico di 7,2 gradi Rhicter, ossia un terremoto più forte di quello che nel 1908 distrusse Reggio e Messina. Ma i detrattori pregiudiziali non si scoraggiano e sono pronti a fare il salto della quaglia per sostenere la tesi opposta ossia: che servirebbe un Ponte che rimarrebbe in piedi a collegare due cimiteri?

In buona sostanza che crolli o resti in piedi poco importa, l’importante è che sia l’una che l’altra circostanza vengano accompagnate da valutazione negativa.

Costi:

Ogni necessità di spesa diventa buona per essere anteposta al Ponte e così in occasione del sisma in Abruzzo, delle frane a Messina, dei fondi per la cassa integrazione, dei finanziamenti per la ricerca scientifica etc etc c’è sempre qualcuno che pensa di spendere meglio i finanziamenti destinati al Ponte. Un discorso populistico per una facile quanto effimera ed inconsistente presa sull’opinione pubblica. Infatti, i fondi destinati al ponte sono specifici per la sua realizzazione e non possono essere dirottati a piacimento, seguendo le “bizze” del sensazionalismo politico.
Si è anche detto che non serve un Ponte quando mancano ancora le strade sui due versanti, ma si tratta di un’affermazione superata dai fatti, visto che è stata completata e già aperta al traffico l’autostrada Messina-Palermo, visto che è in avanzato stato di realizzazione sia la A3 Sa-Rc che l’ammodernamento della SS 106, che è ragionevole prevedere saranno completate prima della data prevista per l’ultimazione del Ponte.

Inutilità:

Si sostiene che è inutile realizzare il Ponte solo per evitare i 20 minuti necessari per l’attraversamento con il traghetto. Ma il problema non sono i 20 minuti, anche se con le operazioni di imbarco e sbarco frequentemente si raddoppiano e si triplicano, il problema è l’attraversamento discontinuo che di per sè dilata i tempi di percorrenza per auto e soprattutto per i treni. Come si fa a parlare di inutilità a fronte delle file sterminate che si vedono in occasione di tutte le festività ed in particolare nei mesi estivi, quando migliaia di persone, di anziani, di bambini sono costretti ad un’attesa disumana prima di imbarcarsi per l’attraversamento? Come si fa a parlare di inutilità quando per un calabrese, che abbia necessità di rapportarsi con una grande realtà urbana, diventa più agevole raggiungere Bari o Napoli che non Catania e Palermo che pure sono molto più vicini?
La circostanza che, allo stato attuale, sia molto contenuto lo scambio interregionale tra Calabria e Sicilia non è a sostegno dell’inutilità del Ponte bensì, al contrario, della grande necessità di realizzare un collegamento continuo che porti gli scambi tra le due sponde ai livelli delle altre regioni che hanno confini comuni. Oggi è del tutto normale che cittadini di Napoli si rechino quotidianamente a Roma per lavoro, e la stessa cosa vale per moltissime città del centro Nord. Perché mai questa semplice opportunità non è data ad un cittadino di Reggio Calabria o Catanzaro che dovesse lavorare a Catania o a Palermo che pure sono molto più vicini?

Impatto ambientale:

Si sostiene che il Ponte altera e deturpa l’ambiente e pertanto non và costruito. In realtà a pensarci bene tutte le opere dell’uomo alterano l’ambiente, lo alterano le strade, le ferrovie, le città, le case, lo altera l’agricoltura, l’industria etc., ma lo alterano per incrementarne la fruibilità. Alcune opere, come ad esempio i laghi artificiali della Sila hanno creato uno sconvolgimento profondo dell’ambiente determinando condizioni più favorevoli alla presenza dell’uomo, alla produzione di energia pulita, all’esercizio dell’attività agricola etc.
Peraltro, è tutto da dimostrare se il Ponte dal punto di vista ambientale abbia un’incidenza negativa e se questa supposta negatività sia superiore a quella determinata dall’intenso andirivieni delle navi traghetto, che giornalmente frullano il mare, consumando decine di tonnellate di combustibile inquinante.
La verità è che dell’ambiente bisogna avere una concezione dinamica in cui si possono realizzare delle trasformazioni che vengano eseguite nel rispetto della sicurezza e della “vivibilità” del territorio. Un ambiente incontaminato ma invivibile è un non senso lunare. Il Ponte aumenta l’efficacia e l’efficienza del collegamento e pertanto incide positivamente sulla “vivibilità” dell’ambiente e ne esalta la fruibilità culturale, commerciale ed economica.
Vi sono paesi come Svezia e Danimarca, dove la sensibilità ambientalista è ormai consolidata nella cultura dei popoli e proprio tra questi due paesi è stato realizzato il ponte sull’Oresund, un opera colossale che in parte passa sotto il mare, in parte su un’isola artificiale ed in parte è sospesa sopra la superficie dell’acqua. Certo sarebbe veramente singolare che tutto ad un tratto noi si divenisse “più realisti del re” ed in tema di ambientalismo ci ponessimo in posizione più avanzata della Svezia e ci sciacquassimo la coscienza dai disastri ambientali, dall’inquinamento e dal dissesto idrogeologico di cui siamo collettivamente responsabili.

In conclusione a queste considerazioni vorrei rilevare una nota che riguarda la Provincia di Reggio Calabria, estremo lembo dell’ultima regione del Sud dell’Italia, che a sua vota è il sud dell’Europa. Ultimi tra gli ultimi, abbiamo la possibilità di collegarci direttamente ad uno stato – tale può definirsi una regione come la Sicilia che ha una popolazione simile a quella della Danimarca – e rischiamo di non cogliere l’importanza di questa grande opportunità.

Il Ponte sullo stretto è l’unico grande investimento infrastrutturale previsto per il Sud, mentre il resto delle grandi opere, comprendenti la Variante di Valico, il Mose, l’Alta Velocità ed il Traforo delle Alpi hanno tutte ubicazione sostanzialmente settentrionale. Perché mai tutte le questioni inerenti la spesa, l’ambiente, l’utilità etc etc vengono riservate solo al Ponte, che peraltro non è nemmeno il più costoso degli investimenti elencati?

Io sono a favore della realizzazione del Ponte, o meglio sono a favore della realizzazione di un’opera che consenta l’attraversamento stabile e continuativo dello stretto. Lo sono perché amo la mia terra e voglio contribuire al suo sviluppo, lo sono perché la Calabria ha l’opportunità di affrancarsi dalla sua marginalità geografica ed economica, lo sono perché voglio ragionare in modo libero senza seguire mode e tesi di comodo, lo sono perché il percorso per costruire un futuro migliore ha anche dei tratti in salita e controcorrente ed è proprio in questi tratti che bisogna tirare fuori le proprie capacità di analisi e le migliori energie costruttive.

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Una Risposta to “Il Ponte sullo Stretto non deve avere colore politico”

  1. GIOVANNI said

    HO L’IMPRESSIONE CHE SIETE NATI COME UN COMITATO CON LA SANA ILLUSIONE DI VEDERE REALIZZATA UN GRANDE OPERA UTILE PER IL SUD………..
    SPERO CHE NON MORIRETE CON LA DISILLUSIONE DI NON VEDERLO MAI REALIZZATO.
    QUESTO NON E’ IL TEMPO DEL RINASCIMENTO BENSI’ E IL TEMPO DEI MAGHI, ILLUSIONISTI,
    SERVI, NANI,LACCHE’, ACROBATI, FURBI E LADRI.
    LA SCALA RICHTER NON MISURA LA COSCIENZA DEI NOSTRI POLITICI!
    ED E’ PER QUESTO CHE IL PONTE E’ GIA’ SCOMPARSO PRIMA DI NASCERE.
    MA SPERO CHE IL TEMPO MI DIA TORTO, SAPRO’ RICREDERMI…..

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