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La Sicilia abolisce le province: un buon esempio per il continente

Posted by Peppe Caridi su 6, ottobre, 2010

https://i2.wp.com/www.strill.it/images/foto/provincia.JPGdi Enzo Vitale* – Nel dibattito sull’utilità delle Provincie, che sarebbe stato in pieno corso se la politica non si fosse impantanata in personali miserrime questioni, entra di prepotenza il governatore regionale siciliano Raffaele Lombardo che, nonostante sia stato presidente della Provincia di Catania e dell’Unione delle Provincie Italiane, ha intenzione di varare una legge regionale che abolisca questo ente intermedio. La soluzione che propone è intrigante e, mutatis mutandis, potrebbe essere esportata in Continente risolvendo, come nel caso della Calabria e della Provincia reggina, i problemi relativi alla delimitazione delle varie aree.

La ratio della legge che si vuole varare è chiara: posto che nello statuto regionale originario del 1946 non erano contemplate le Provincie, poi reintrodotte nel 1986; considerando il loro alto costo (57 milioni in media all’anno per ognuna con picchi di 194 e 170 per le maggiori di Palermo e Catania) e le loro ristrette competenze (viabilità e istruzione); si vuole sostituire l’Ente Locale Intermedio con le Città Metropolitane e i “Liberi Consorzi di Comuni”.

La novità siciliana risiede nella creazione di questi consorzi intercomunali, che andrebbero a svolgere il ruolo e le funzioni delle Città Metropolitane ove non presenti e, nei fatti, consentirebbero di non far necessariamente coincidere il territorio provinciale con l’area metropolitana (cosa che l’impianto della legge nazionale sulle autonomie locali, per come è stata impostata, fa intendere).

Se si riuscirà a superare lo scoglio dell’art. 114 della costituzione italiana che espressamente prevede la presenza dell’Ente Locale intermedio tra Regione e Comune, e se verranno superate le opposizioni e gli stravolgimenti degli eventuali emendamenti, la Sicilia si presenterà in maniera diversa da come è ora.

Qualche esempio: la città metropolitana di Palermo sarà costituita solo dalla fascia costiera della sua provincia, da Termini Imerese a Partinico; i comuni interni delle Madonie e dei Nebrodi si uniranno in un unico Libero Consorzio Comunale; nell’Agrigentino sorgerà un Consorzio intorno a Sciacca e, nel Calatino, un altro con fulcro a Caltagirone; Catania e Messina, città metropolitane, potrebbero perdere parti delle loro Provincie (ad esempio, un Consorzio libero potrebbe far perno su Taormina).

Questo tipo di suddivisione territoriale, insomma, discende non solo dai limiti territoriali provinciali già esistenti ma tiene conto anche di quell’identità dei luoghi  che va oltre il dato meramente geografico.

Adattato alla Calabria, e alla Provincia reggina, questo schema potrebbe prevedere un’organizzazione territoriale costituita dalla Città Metropolitana di Reggio e dai Liberi Consorzi Comunali della Piana e della Locride. Con questo schema indentitario, inoltre, un Libero Consorzio Comunale si potrebbe creare nel Lametino, da sempre con interessi suoi propri e a volte collidenti con quelli del capoluogo,  e almeno un altro paio nel Cosentino, dal territorio tanto vasto e variegato da potersi configurare quasi come regionale.

* Laboratorio politico Città Libera

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Una Risposta to “La Sicilia abolisce le province: un buon esempio per il continente”

  1. vincenzo de benedetto said

    In che cosa consiste o si definisce “Organizzazione territoriale”?
    Che cosa sono “Liberi Cosorzi Comunali”
    Altre (circoscrizione similmente a quelle Romane divenuti Municipi?)Più istituzioni- più spese per il matenimento politico e del suo personale, con accaparramento partitico del territorio. Quale esperienza o novità portano questi nuovi Enti? Costi-benefici.
    In Italia tutti divengono urbanisti definendo un territorio più o meno conveniente, vocazionale o adattabile alle circostanze. Non si crei confusione con l’aerea Metropolitana Reggio- Messina o dello stretto
    frutto di studi e di anni di rapporti del territorio. Dare più specificità di competenze alle Provincie non guasterebbe , non solo caccia e pesca, non solo viabilità interna ecc.., ma cercare in esse studio e produttività del territorio. Osservatorio di Roma DBV

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