LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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BICI IN RIMONTA SULL’AUTO, LE DUE RUOTE HANNO 200 ANNI

Posted by Peppe Caridi su 3, ottobre, 2010

https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/bicis.gifRoma, 3 ott. (Adnkronos) – Duecento anni e non dimostrarli. La madre di tutte le due ruote va forte, a dispetto dei suoi due secoli. Il mercato ha fatto registrare buoni risultati con gli ecoincentivi statali, dando ossigeno al settore. La bici, dunque, si prende la rivincita sull’auto e rinverdisce i fasti del passato. Una storia che inizia duecento anni fa e che ha subito nel corso degli anni trasformazioni radicali grazie alle innovazioni tecnologiche. Le origini della bicicletta sono incerte, ma anche in questa rivoluzionaria invenzione sembra esserci lo zampino di Leonardo da Vinci. Durante il restauro del Codice Atlantico sono infatti venuti alla luce disegni, risalenti al 1490, di un veicolo a due ruote che potrebbe essere il vero antenato della bicicletta. Poi, sul ‘cavallo d’acciaio’, cala il sipario per tre secoli. Fino a che, in piena rivoluzione francese, un nobile un po’ eccentrico, il giovane conte Mede de Sivrac, progetta e costruisce una macchina che battezza velocifero o celerifero: una struttura rigida, in legno, con due ruote anch’esse in legno e collegate fra loro da assicelle, libere di girare attorno a due perni. Faticoso e pericoloso l’uso di questa primordiale bicicletta : a cavalcioni sull’asse principale, l’unico modo di far muovere il celerifero era quello di imprimere la spinta in avanti con i piedi per terra. Solo un quarto di secolo dopo, nel 1816, un barone prussiano, testardo e sfortunato, dal nome complicatissimo, Karl Friedrich Christian Ludwig Drais Von Sauerbronn, ha l’idea giusta: la mobilita’ della ruota anteriore su un asse verticale che consente di girare, a destra e a sinistra, evitando gli ostacoli e seguendo la direzione della strada. Nasce la bicicletta , ribattezzata ‘draisina’ dal nome del suo inventore. In Italia la draisina fa la sua prima apparizione nel 1819. Un bando della direzione generale della Polizia di Milano, pero’ ne vieta la circolazione sulle strade del centro nelle ore notturne: ‘… Avendo cosi’ dimostrato che il correre dei cosi’ detti velocipedi puo’ riuscire pericoloso ai passeggeri, la Direzione Generale suddetta ordina: e’ proibito di girare nottetempo sui velocipedi per le contrade e le piazze interne della citta’. E’ tollerato, pero’, il corso dei medesimi sui bastioni e nelle piazze lontane dall’abitato. I contravventori sdaranno puniti con la confisca della macchina. Milano 8 settembre 1819”. La svolta che apre alla draisina le porte del futuro e’ opera di un giovane fabbro francese, appena quattordicenne: Ernest Michaux che nel 1861 sostituisce quello che sembrava un poggiapiedi da usare in discesa con due alberi fissati al mozzo della ruota anteriore, capaci di azionarla come fosse una macina e trasformarla in forza motrice. Nascono i pedali. L’evoluzione della ‘specie’ avviene in tempi molto brevi, in tutta Europa. Il tedesco Meyer e’ il primo a ricorrere a tubi in ferro per costruire i telai. Non solo: si serve di cerchi cavi per fissare le gomme piene che rendono piu’ elastico il movimento della bicicletta . Ma la bicicletta , piu’ o meno come la conosciamo oggi, nasce probabilmente l’anno seguente e l’invenzione della trazione a catena trova pieno utilizzo solo una decina d’anni dopo. Nel 1885 John Kemp Starley lancia a livello mondiale, con la sua ‘Rover’, la moda della bici con le ruote di uguale grandezza e 3 anni dopo arriva, perfezionato, il copertone pneumatico inventato dal veterinario scozzese John Dunlop. In Italia comincia a brillare la stella di Edoardo Bianchi, giovane meccanico cresciuto nell’orfanotrofio dei ‘Martinitt’. Il suo nome restera’ legato per sempre al sinonimo di qualita’ per le biciclette e alle gesta di grandi campioni del ciclismo, primo fra tutti Fausto Coppi. Nel 1909 la Bianchi fornisce le prime biciclette pieghievoli ai reparti ciclisti dell’esercito italiano. In questi due secoli la draisina ha subito molte mutazioni, fino ad arrivare a modelli realizzati con tecnologie sofisticate e con materiali superleggeri come il titanio e le fibre di carbonio, con ruote a struttura lenticolare, manubri a impugnatura centrale, freni manuali e pneumatici sottili ad alta pressione.

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