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Reggio: maxi-operazione anti ‘ndrangheta, 22 arrestati per l’attentato alla Procura Generale del 3 gennaio e l’intimidazione al giornalista Monteleone

Posted by Peppe Caridi su 30, settembre, 2010

https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/ndra.jpgSarebbero tutti affiliati alla cosca Serraino. Secondo le indagini, l’attentato alla Procura è legato ad alcuni contrasti interni all’ufficio tra Di Landro e Neri – A Reggio Calabria è in corso un’operazione dei carabinieri del Comando provinciale del Ros per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 22 persone accusate di essere affiliate alla cosca Serraino della ‘ndrangheta. Nel provvedimento, emesso dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda, si contesta il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata ad estorsione aggravata, danneggiamento e minaccia aggravata, porto e detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni ed oltraggio. La Dda ha anche disposto il sequestro di beni mobili, immobili e attività commerciali per un valore di un milione e mezzo di euro che erano nella disponibilità della cosca Serraino. Nell’operazione sono impegnati centinaia di carabinieri. 
A quattro degli indagati arrestati nell’operazione, i carabinieri hanno notificato un avviso di garanzia perchè presunti colpevoli nell’attentato compiuto il 3 gennaio scorso contro la Procura generale di Reggio. Gli avvisi sono stati notificati su delega della Procura della Repubblica di Catanzaro, titolare dell’inchiesta sull’attentato. L’accusa ipotizzata nei confronti dei quattro indagati è di avere organizzato ed eseguito l’attentato. Le persone indagate per l’attentato sono Antonino Barbaro, 24 anni; Felice Lavena di 28, Ivan Valentino Nava di 25, Nicola Pitasi di 31.
Ci sono anche i responsabili dell’intimidazione compiuta contro il giornalista Antonino Monteleone tra le 22 persone coinvolte nell’operazione denominata “Epilogo”, ha consentito di individuare, secondo quanto hanno riferito i carabinieri, una componente organica della cosca Serraino, operante nel quartiere San Sperato di Reggio e nel comune di Cardeto, sempre nel Reggino, di definirne gli interessi criminali e di fare luce su alcuni fatti delittuosi compiuti sul territorio. E tra questi c’eè anche l’intimidazione compiuta il 5 febbraio scorso ai danni di Antonino Monteleone, al quale fu incendiata l’automobile, parcheggiata nei pressi della sua abitazione.
La Procura di Catanzaro ha emesso dieci decreti di perquisizione nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato fatto il 3 gennaio scorso contro gli uffici della Procura generale. Le perquisizioni sono state disposte nei confronti dei quattro affiliati alla cosca Serraino indagati per l’attentato contro la Procura generale ed altri sei affiliati allo stesso gruppo criminale. Le perquisizioni sono finalizzate all’acquisizione di fonti di prova per lo stesso delitto.
I carabinieri hanno anche sequestrato lo scooter utilizzato per compiere l’attentato del 3 gennaio contro la Procura generale di Reggio Calabria. Lo scooter, un’Honda SH 300, è di una delle persone arrestate nell’operazione contro la cosca Serraino e al quale è stato notificato anche l’avviso di garanzia per l’attentato. La moto, secondo quanto riferito dai carabinieri, era ancora in uso all’indagato (Felice Lavena).

Alla base della poderosa ordinanza di custodia cautelare in carcere di 689 pagine che ha portato agli arresti, alle perquisizioni e agli avvisi garanzia contro i Serraino c’è un certosino lavoro investigativo dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Ros, durato mesi e mesi, con intercettazioni telefoniche ed ambientali e dichiarazioni convergenti di collaboratori di giustizia. In particolare decisive sono state le informative dei carabinieri del maggio scorso, arricchite poi nei mesi successivi e per ultimo il 25 agosto, che hanno delineato il quadro accusatorio, dell’operazione ‘Epilogo’, che gli investigatori ritengono in più pagine dell’ordinanza firmata dal Gip Domenico Santoro di fondamentale importanza per delineare i rapporti interni alle cosche che operano a Reggio e nel piu’ vicino comprensorio, soprattutto nelle frazioni di montagna.

Sarebbe stato legato ai contrasti interni all’ufficio il movente dell’attentato fatto il 3 gennaio scorso a Reggio contro la sede della Procura generale. Dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro è emerso, infatti, che l’attentato sarebbe da ricondurre ad una reazione della cosca Serraino dopo che il procuratore generale Salvatore Di Landro, poco dopo il suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2009, aveva deciso di revocare alcuni fascicoli processuali al sostituto Francesco Neri. Dai contrasti e dalle contestazioni fatte dal procuratore generale Di Landro a Neri è scaturita l’apertura nei confronti di quest’ultimo, nel marzo scorso, della procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale da parte della Prima commissione del Csm. Il procedimento si è concluso con l’adozione di una misura cautelare a carico di Neri, con il trasferimento del magistrato ad altra sede ed altre funzioni. Neri ha assunto successivamente la carica di consigliere della Corte d’appello di Roma. A Neri era stato contestato, in particolare, di avere avuto come difensore, nei procedimenti disciplinari avviati a suo carico, lo stesso avvocato che assisteva uno degli imputati per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende, avvenuto il primo agosto del 2007 nel corso di una rapina. Nel corso del processo per l’assassinio di Rende, conclusosi con la conferma dei cinque ergastoli comminati in primo grado, Neri fu sostituito, come rappresentante della pubblica accusa, su decisione del procuratore generale Salvatore Di Landro. A Neri è stata anche contestata l’avocazione del procedimento penale a carico dell’ex consigliere regionale della Calabria del Pdl Alberto Sarra, avocazione successivamente annullata dalla Corte di Cassazione.

“Quanto sta emergendo conferma le ipotesi che erano state fatte nell’immediatezza in merito al movente dell’attentato del 3 gennaio contro la Procura generale”, ha detto lo stesso procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, commentando gli avvisi di garanzia notificate a quattro affiliati alla cosca Serraino per attentato e l’ipotesi che l’episodio si collegherebbe ai contrasti col sostituto procuratore generale Francesco Neri. “Si tratta di congetture – ha aggiunto Di Landroche furono fatte non soltanto da me, ma anche dai partecipanti ad una riunione di coordinamento in Prefettura. Frutto, dunque, di una riflessione collegiale. Congetture che riguardavano i contrasti all’interno dell’ufficio, con particolare riferimento alla sostituzione del rappresentante della pubblica accusa nel processo d’appello per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende. Alla luce di quanto è accaduto oggi, devo dire che quelle ipotesi registrano oggi più forza e consistenza. Devo dire, inoltre, che proprio per il fatto che quelle ipotesi, ritenute subito credibili, non erano soltanto mie, non ho mai capito il perchè della personalizzazione nei miei confronti della reazione. Quasi come se a fare quelle congetture fossi stato soltanto io. In ogni caso ritengo giusto avere contezza completa delle carte processuali per esprimere un giudizio definitivo. Mi auguro inoltre che i primi esiti dell’inchiesta sull’attentato rappresentino un primo passo per l’accertamento della verita. Prendo atto, inoltre, con grande compiacimento, del massimo l’impegno profuso nelle indagini dai carabinieri e dalla magistratura”.

L’ex sostituto procuratore generale di Reggio Calabria, Francesco Neri, facendo riferimento all’ipotesi che l’attentato alla Procura generale del 3 gennaio sia da collegare a contrasti tra lui ed il capo dell’ufficio, Di Landro, ha detto che “col procuratore Di Landro non ho mai avuto alcun contrasto. Mi vedo coinvolto in una situazione in cui mi ritengo assolutamente incolpevole. Sono stato io a concordare con Di Landro la mia sostituzione nel processo per l’omicidio della guardia giurata per il fatto che il difensore di uno degli imputati era anche un mio legale. E per tutto il processo non ho mai adottato comportamenti favorevoli alla cosca Serraino. Va precisato inoltre che la mia sostituzione nel processo per l’omicidio Rende fu decisa in accoglimento di una mia istanza presentata per iscritto al capo dell’ufficio. Legare l’attentato alla Procura generale ai presunti contrasti tra me e Di Landro, di fatto inesistenti è solo un’ipotesi che però contrasta con le risultanze processuali. Va detto anche che io non mi opposi alla richiesta della difesa di riapertura dell’istruttoria dibattimentale perche’ venisse sentito l’imputato Marco Marino in merito al presunto coinvolgimento nell’omicidio di Renda di Francesco Siclari, l’altra guardia giurata che era in servizio nel furgone postale contro il quale fu fatta la rapina e parente dei Serraino. Quindi ipotizzare di avere tenuto condotte processuali scorrette e’ del tutto illogico. In realtà, ho sempre attuato comportamenti favorevoli all’accertamento di tutte le responsabilità, compresa quella di Siclari, e quindi anche della cosca Serraino e giungere cosi’ alla verita’ processuale più completa. In realtà – ha detto ancora Nerifu il magistrato che mi sostituì nel processo, Francesco Scuderi, ad opporsi alla richiesta di riapertura dell’istruttoria, che però fu gualmente disposta dalla Corte d’assise d’appello. C’è da dire anche che la mia astensione avviene il 18 novembre del 2009 e che l’attentato alla Procura generale è stato fatto il 3 gennaio. Perchè la presunta reazione sarebbe avvenuta a distanza di così tanto tempo?”.
Neri ha anche reso noto di avere presentato ricorso alla Corte di cassazione contro la decisione del Csm di trasferirlo per incompatibilità ambientale.

“Con gli arresti di oggi lo Stato ha dimostrato che ogni forma di ribellione civile nei confronti della ‘ndrangheta non viene difesa solo a parole ma con i fatti”. A sostenerlo in una dichiarazione all’Ansa è il giornalista Antonino Monteleone dopo gli arresti di stamani di presunti affiliati alla cosca Serraino, alcuni dei quali accusati di una intimidazione ai suoi danni. “Mi auguro – aggiunge il giornalista, quest’anno inviato della trasmissione Exit di La 7 – che presto tutti i danneggiamenti e le intimidazioni a danno di altri cronisti abbiano dei responsabili e che questi vengano puniti. E’ necessario che l’azione di contrasto alle mafie tenga conto delle gravi difficoltà e dei gravi rischi a cui sono esposti i cronisti calabresi. Bisogna continuare a scrivere e raccontare come ogni singola cosca di ‘ndrangheta uccide il territorio e violenta i propri figli. Analizzare la realtà che ci circonda, non fermarsi alle apparenze, scendere nei dettagli dei meccanismi che governano questa schifosa organizzazione serve a poter cambiare le cose. E chi lo fa va difeso. La strada da percorrere e’ ancora molto lunga. Quando ho stretto la mano agli investigatori reggini a cui ho denunciato l’incendio della mia autovettura, rivelando particolari relativi alla mia attività nei giorni precedenti, ho letto nei loro occhi la convinzione che sarebbero andati fino in fondo. Non ero a conoscenza del fatto che l’indagine fosse passata di mano, dalla squadra mobile al nucleo operativo dei carabinieri, ma questo fatto testimonia senza dubbio la grande forza sviluppata dalla sinergia tra magistratura e forze dell’ordine in riva allo stretto. Provo una grande soddisfazione e allo stesso tempo una certa inquietudine. Le mille imperfezioni del nostro sistema giudiziario potrebbero far tornare in strada le stesse persone. Ed anche una condanna non è affatto una cosa certa. Chi oggi ha la responsabilità di riformare il sistema ‘giustizia’ deve tener conto anche di ciò. Alle brillanti operazioni della polizia giudiziaria serve affiancare risorse e norme più stringenti. Rivolgo un ringraziamento non retorico, ma sentito a tutti i veri ‘uomini’ che hanno segnato quest’altro importante punto contro le organizzazioni mafiose che opprimono le coscienze, ammorbano l’aria della nostra splendida terra. Un grazie in particolare al comandante provinciale dei carabinieri Pasquale Angelosanto, del nucleo operativo Carlo Pieroni, degli uomini del Ros e della squadra mobile Renato Cortese e Franco Oliveri”.

La telecamera fissa segna le 4.49 e 41 secondi del 3 gennaio 2010: due soggetti a bordo di uno scooter si fermano davanti al portone della procura generale di Reggio Calabria, uno di loro scende con un oggetto in mano. Meno di un minuto dopo, alle 4.50 e 52 secondi l’esplosione, con la telecamera che inquadra una grossa fiammata. Sono le immagini dell’attentato, riportare nell’informativa dei carabinieri che ha portato all’emissione di 4 avvisi di garanzia e dieci decreti di perquisizione nei confronti di presunti appartenenti alla cosca Serraino, firmati dalla procura di Catanzaro. Nel primo fermo immagine si vedono bene i due attentatori, anche se hanno il volto coperto, a bordo di uno scooter. ”Il conducente – scrivono i carabinieri – vestiva dei jeans, un giubbotto colore scuro, calzava delle scarpe da ginnastica marca Nike. Lo stesso indossava un casco di colore scuro, non del tipo integrale, ma che comunque gli garantiva il travisamento”. Il passeggero, invece, ”indossante un casco simile, ma di colore presumibilmente grigio, vestiva una tuta con una scritta sul retro della maglia con evidenti strisce sia sulla stessa che lungo i pantaloni e delle scarpe di colore chiaro del tipo da ginnastica”. Nella seconda immagine si vede soltanto la fiammata, che investe l’intero marciapiede, mentre dello scooter non c’e’ piu’ traccia. Il motorino viene pero’ ripreso, un minuto dopo l’esplosione da un’altra telecamera posizionata in via XXI Agosto: ”nella via – scrivono i carabinieri – si vede transitare uno scooter con a bordo due soggetti, identiti agli autori dell’attentato che, percorrendo quindi la via XXI agosto, svoltavano a destra in via Spagnolio”.

Si tratta di persone associate alla cosca Serraino accusate di associazione di stampo mafioso. Poi ci sono un paio di vicende abbastanza anomale: l’incendio di una macchina di un giornalista, colpevole solo di aver fatto bene il suo lavoro, e l’imposizione agli esercizi commerciali della zona di prodotti alimentari (da bar) di cui la cosca aveva la vendita all’ingrosso cosi’ da far guadagnare gli aderenti alla cosca”. Queste le parole del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che questa mattina e’ intervenuto a Radio 24 sull’operazione che ha portato all’arresto di affiliati alla ”cosca Serraino”.

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2 Risposte to “Reggio: maxi-operazione anti ‘ndrangheta, 22 arrestati per l’attentato alla Procura Generale del 3 gennaio e l’intimidazione al giornalista Monteleone”

  1. Uno stralcio dell’articolo è stato inserito in un altro articolo pubblicato sui giornali on line http://www.radiocivetta.eu e http://www.jeaccuse.eu con la citazione della fonte e il collegamento ipertestuale col vostro sito. Sperando che la cosa non Vi sia dispiaciuta. La redazione

  2. notitiae said

    Complimenti per il sito e per l’articolo da NotitiAE. Link: http://notitiae.wordpress.com

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