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Tutti in piazza a Reggio contro la ‘ndrangheta. Ma la criminalità si combatte anche con i comportamenti quotidiani …

Posted by Peppe Caridi su 25, settembre, 2010

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/images/nononond.jpgdi Peppe Caridi – Sono migliaia: hanno sfilato per le vie del centro di Reggio per dimostrare il loro rifiuto alla ‘ndrangheta nella manifestazione organizzata dal ‘Quotidiano‘ dopo la bomba nell’abitazione del procuratore Di Landro.
Un’iniziativa nobile con intenti pregiati moralmente e socialmente. Un’iniziativa che, inizialmente, aveva mobilitato con entusiasmo quei pochi ragazzi che a Reggio, negli ultimi anni, avevano deciso di farsi sentire come forza anti-mafia ogni qual volta servisse: hanno organizzato una fiaccolata dopo la bomba alla procura generale dello scorso 3 gennaio, sono andati di fronte la Questura il 27 aprile a far capire che Reggio non è una città di ‘ndranghetisti dopo che l’arresto del boss Tegano aveva portato decine di affiliati ai clan proprio all’uscita della Questura per salutare Tegano come “uomo di pace“, hanno fatto sentire vicinanza a magistrati e forze dell’ordine che in prima linea combattono la criminalità in più occasioni, sono andati sotto casa di Di Landro un mese fa, il giorno dell’ultima bomba intimidatoria. Sono i ragazzi di ‘Reggio Non Tace‘, di ‘Ammazzateci Tutti‘ e qualche altro movimento giovanile cittadino.

Fino a qualche giorno fa, erano pronti a partecipare in massa alla manifestazione di oggi, ma alla fine molti di loro hanno cambiato idea. Andrea è uno di loro, un ragazzo che simpatizza per ‘Reggio Non Tace‘ e che ha sempre partecipato alle loro manifestazioni negli ultimi anni. Ma stamattina ha deciso di non andare al corteo: “E’ scesa in campo l’antimafia delle chiacchiere – ci racconta – e lo fa per conquistare le prime pagine dei giornali. Dov’erano questi signori quando manifestavamo davanti la questura? E quando eravamo al Ce.Dir. per sostenere Pignatone e i suoi collaboratori? Ma certo, in quelle occasioni non c’era il risalto mediatico di questa manifestazione. So che moltissimi che oggi partecipano al corteo sono animati da sani ideali e principi, molti hanno la coscienza a posto, ma io non ho alcuna intenzione di far parte della cornice di pubblico alla sfilata di politici dalle dubbie frequentazioni. Partecipare ad una manifestazione contro la ndrangheta insieme a personaggi che con la ndrangheta vanno a braccetto per me non ha senso. Ormai manca solo che anche il circolo “la ndrina” aderisca alla manifestazione! Mi sembra il festival dell’ipocrisia“.

Come Andrea ce ne sono tanti che hanno deciso di non scendere in piazza, oggi, con le stesse motivazioni.

A questa manifestazione hanno aderito in tantissimi. La lista si può leggere sul ‘Quotidiano‘ in edicola: sono 580 i gruppi, gli enti, le organizzazioni e le associazioni che hanno deciso di partecipare. Tantissimi Comuni della Calabria, molte associazioni culturali, sportive, ambientaliste e addirittura quelle enogastronomiche o sanitarie. Ci sono i politici e i partiti, tutti, da destra a sinistra. E poi ovviamente i sindacati, con le loro bandiere e i cappellini. Ci sono comitati, movimenti, università, enti vari e club. Tutti rigorosamente con striscioni, magliette di riconoscimento, colori e bandiere. Perchè in queste cose non è tanto importante esserci, quando farsi vedere, farsi un pò di pubblicità che non guasta mai.
Sembra quasi la processione di ‘Festa di Madonna‘: ci sono i Sindaci con le fasce tricolore, i politici con giacca, cravatta e occhiali scuri, poi il corteo. Mancano solo gli scout e i preti, anzi no, ci sono anche tanti preti. Insomma, ci sono un pò tutti, non manca praticamente nessuno.

La gente che ha sfilato oggi per le vie di Reggio è talmente tanta e talmente tanto eterogenea a livello politico e sociale che può rappresentare al 100% la popolazione della Regione. Sì, al 100%. Eppure è una manifestazione anti-‘ndrangheta.
Se davvero la Calabria fosse quella che emerge da questa manifestazione, la criminalità non dovrebbe esistere. C’è qualcosa che non torna: quanto c’è di vero nelle riflessioni di Andrea e di quelli che, come lui, hanno deciso di non scendere in piazza?

Non possiamo saperlo, almeno finchè non sarà sciolto per mafia qualche comune tra quelli che orgogliosamente oggi portano il gonfalone per le vie di Reggio, oppure finchè non sarà arrestato e condannato qualche politico o sindacalista tra quelli che stanno prendendo parte al corteo.

A prescindere da questo, non si può non riconoscere la straordinaria bontà della manifestazione e della buona fede di moltissimi partecipanti, soprattutto dei molti giovani animati da ideali veri e puri di legalità e giustizia: sono loro la vera speranza per il futuro della Calabria. Tanti altri, anche meno giovani, sono animati dallo stesso spirito di netto contrasto alla criminalità, e nonostante condividano le riflessioni di Andrea e di altri che hanno deciso di rimanere a casa, comunque hanno voluto prendere parte al corteo perchè secondo loro “chiudersi significa sparire, arrendersi, invece noi dobbiamo essere sempre in prima linea, a testa alta, a combattere la ‘ndrangheta ogni giorno“.

Una riflessione, però, è doverosa.
Che senso ha partecipare a una manifestazione con significati così nobili, se poi nella vita quotidiana si assumono quegli atteggiamenti di mafiosità diffusa che contribuiscono a mantenere la Calabria nel vortice di inciviltà, criminalità, sottosviluppo e illegalità?
La mafia si combatte innanzitutto dentro la propria coscienza, riproponendo poi nei gesti quotidiani comportamenti e atteggiamenti tipici di una società e di un mondo libero, civile, onesto e rispettoso.
In Calabria questo non avviene, e non solo tra i mafiosi. Oltre alla mafia di boss, clan, bunker, traffico di armi e stupefacenti, in Calabria c’è anche la mafiosità diffusa della gente comune, la gente per bene che con le ‘ndrine non ha nulla a che fare, ma che vive – probabilmente inconsciamente – con una mentalità mafiosa secondo cui tutto è concesso, esistono solo diritti, non ci sono doveri, non c’è rispetto, educazione ed è più bravo chi riesce a fottere l’altro.

Ma allora che senso ha fare manifestazioni di questo tipo se ancora non riusciamo a sconfiggere questa ‘forma-mentis‘ della nostra società?
Se la gente iniziasse a denunciare i soprusi, rifiutare ciò che la criminalità impone, smetterla di stare in silenzio e sopportare ogni cosa,  comportarsi in modo civile, educato e rispettoso del prossimo forse davvero la situazione potrebbe cambiare e solo in quel caso la criminalità inizierebbe ad avere paura.
Per ora ha paura soltanto delle principali forze dello Stato, che negli ultimi anni la stanno combattendo più che mai come confermano i dati di arresti e sequestri da record. E probabilmente anche a questo è legata l’escalation criminale degli ultimi mesi in Calabria, dove le cosche continuano ad alzare il tiro con attentati, minacce e intimidazioni ormai praticamente quotidiane.
Certo non ci si può più nascondere dietro il dito del “se lo Stato non combatte la mafia, cosa volete che faccia io semplice cittadino“? Lo Stato sta combattendo eccome, i cittadini no. Continuano a subire e tacere, e non è con una manifestazione che si può contrastare la criminalità ma servirebbe semplicemente la “normalità” dei gesti quotidiani.

Certo, poi ci sono anche i professionisti dell’anti-mafia. Per quelli, una manifestazione del genere serve eccome. E’ linfa vitale.
Dopotutto, il giorno in cui la mafia non ci sarà più perchè finalmente debellata dalla faccia della Terra, neanche loro avranno più motivo di esistere.

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3 Risposte to “Tutti in piazza a Reggio contro la ‘ndrangheta. Ma la criminalità si combatte anche con i comportamenti quotidiani …”

  1. mimmasuraci said

    Condivido, in parte naturalmente. Io non sono scesa in piazza perchè di fatto protesto tutti i giorni contro i soprusi e gli abusi che non mi permettono di vivere serenamente. Personalmente ritengo che se ognuno di noi svolgesse bene e seriamente il proprio ruolo e il proprio lavoro attuerebbe la migliore protesta. Può essere infatti semplicistico andare a protestare in piazza con l’ennesima manifestazione per mettersi l’animo in pace e contemporaneamente comportarsi in maniera mafiosa proprio nella quotidianità. E però secondo me questo problema non riguarda in special modo la Calabria e i calabresi, quanto piuttosto tutto il nostro Bel Paese e soprattutto i nostri politici, il nostro apparato statale e burocratico, contro i quali dovremmo dimostrare facendo magari la rivoluzione.Certo noi del Sud avremmo mille altri motivi per ribellarci contro i crimini istituzionalizzati commessi sulla nostra pelle che abbiamo pagato con il nostro sangue e dei quali dovremmo chiedere conto a tutta la classe politica, fortemente sempre omertosa, e a chi pretende di civilizzarci spingendoci a manifestare contro la ‘ndrangheta.

  2. Sebastiano Vecchio said

    Ottima riflessione da condividere appieno, capisco anche Andrea, ma sappiamo benissimo che oggi, purtroppo, i media riescono a veicolare l’attenzione verso variegate problematiche meglio di qualunque altro mezzo. Comunque in queste occasioni, secondo il mio parere, più si è e meglio viene dimostrato il dissenso verso queste organizzazioni criminali, pensate se tutti avessero compiuto il gesto di Andrea e al corteo si fossero presentati in 20-30 persone…
    La malavita certo si deve combattere soprattutto con i fatti, ma far sentire la vicinanza e il supporto a coloro che realmente ogni giorno rischia la vita per mettere “sotto chiave” queste persone è molto importante.

  3. Alberto Ieracitano said

    Sacrosante le riflessioni di Andrea, tranne il commento denigratorio dei partecipanti con “maglietta e cappellino”, che “in queste cose non è tanto importante esserci, quanto farsi vedere, farsi un pò di pubblicità che non guasta mai”.
    Che senso ha una manifestazione se non si sa chi sta manifestando? Contarne solo il numero, considerare che sia la collettività a manifestare contro un fenomeno che invade se stessa, è ancora più insensato della partecipazione unanime di tutte le organizzazioni e partiti.

    A parte che NON tutte/i hanno partecipato, e mettendo da parte quei pochi che sono scesi solo per non sentirsi esclusi o peggio per facciata, la positività della manifestazione si è potuta osservare proprio per la presenza dei 580 gruppi. E se di questi 280 più che combatterla la ndrangheta, la favoriscono, ne rimangono comunque tantissimi che hanno espresso a tutti e a loro stessi la loro voglia sincera di mobilitarsi. Il senso di appartenenza tramite magliette e striscioni a queste giornate è importante, per loro stessi e come esempio per gli altri. Le scuole non hanno certo bisogno di farsi pubblicità.

    L’evidenziare un problema, anche da parte degli stessi che questo problema lo creano, è comunque utile. Credo che l’utilità abbia superato l’ipocrisia.
    Onore a chi ci è andato convintamente, e rispetto per chi, per idee proprie, ha osservato da lontano. Che sia reciproco il rispetto però.

    Firmato, uno che ha preferito lavorare quasigratis per la sua collettività quella mattinata, poco lontano, e che spostandosi per la provincia di Reggio vede di continuo di persona, in abitanti vari, assessori, sindaci, vigili e gente di ogni tipo, comportamenti di stampo ndranghetista o che comunque lo favoriscono.
    Non in tutti però, e la differenza si vede.
    Che manifestino tutti, onesti e disonesti. I disonesti avranno solo da guardarsi male allo specchio, e chi li conosce saprà valutare la loro presenza.
    In fondo Reggio è piccola…

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