LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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In quel Palazzo collusioni e connivenze

Posted by Peppe Caridi su 22, settembre, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/CeDir.jpg «Il parcheggio del Cedir è videosorvegliato e controllato. Dunque qualcuno ha guardato altrove» – di Teresa Munari –  http://www.gazzettadelsud.it/ – Calmo, lucido, ma audace fino a travalicare quei confini che le regole del “quieto vivere” obbligano alle mezze verità, ieri ascoltato in Commissione Antimafia a Palazzo San Macuto, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, nel rispondere alle domande dei commissari, è diventato presto un fiume in piena.
Introdotto dal presidente della Commissione Giuseppe Pisanu che ha rappresentato con una efficace sequenza di date gli attacchi subiti da tutti i magistrati calabresi a partire dal 3 gennaio scorso, l’attenzione si è subito spostata sugli avvenimenti «dal carattere punitivo e preventivo» che hanno interessato la magistratura calabrese e in particolare Salvatore Di Landro. Lombardo si è concentrato subito sul “caso Di Landro” dando per certo che la ‘ndrangheta si stia sfogando con una serie di attentati e di minacce per rispondere al “cambio di passo” impresso all’attività giudiziaria dal procuratore generale che ne ha dato prova fin dal suo arrivo.
«Noi si siamo mossi su questo presupposto», ha detto Lombardo (è la Procura di Catanzaro a indagare sulle intimidazioni subite dal procuratore reggino) senza tacere di aver ottenuto, a parte i proclami collaborativi, scarsa attenzione da parte della Procura di Reggio: «Al di là della manifesta solidarietà al collega, ci hanno di fatto lasciato soli».
Insomma, adesso che la Commissione Antimafia ha finalmente deciso di puntare i riflettori sulle gravi intimidazioni a Di Landro, ecco emergere la tesi di Lombardo, assolutamente convinto che «senza una collusione interna al Palazzo» il sabotaggio all’auto del procuratore generale di Reggio parcheggiato nel garage del “Cedir”, il Centro direzionale di Reggio che ospita gli uffici giudiziari del Tribunale, e dove non sarebbe mai potuto avvenire, per via dei controlli di prassi, che venissero allentati tre dei quattro bulloni di una ruota. «Ci preoccupa– ha detto Lombardo – che l’anomalia riscontrata all’autovettura risale a giugno, ma noi ne siamo stati messi a conoscenza solo a metà agosto. Catanzaro può fare le investigazioni, ma sicuramente la protezione di Di Landro è compito di Reggio Calabria».
Lombardo ha ricordato che il Cedir e «palazzo inidoneo sul piano della sicurezza anche secondo il ministero della Giustizia», e ha rincarato la dose: «Sappiamo che le conversazioni della criminalità organizzata sono tutte sotto intercettazione ma purtroppo, nonostante una grandissima sinergia con il collega Pignatone, la Procura di Reggio Calabria non ci ha mai comunicato se da qualche conversazione intercettata si poteva desumere qualcosa su questi gravi fatti». E riferendosi al «flusso di conoscenza» indispensabile e ufficialmente irreprensibile tra le procure di Catanzaro e di Reggio ha aggiunto: «Con Pignatone c’è l’impegno a scambiarci tutte le informazioni pertinenti, tuttavia, se io non avessi lavorato a Reggio Calabria, non credo che sarei informato di tante cose che accadono in quel territorio». Lombardo è così certo che in quell’ambiente, in questo caso in danno di Di Landro, ci «siano delle collusioni e delle connivenze», da argomentare così le sue affermazioni: «Il parcheggio del Cedir è videosorvegliato e controllato. Dunque, qualcuno ha guardato altrove oppure ha dato indicazioni precise su come agire: pensate che io stesso, quando arrivo, devo farmi riconoscere» ha detto a margine dell’audizione.
Per Lombardo la situazione è dunque di una gravità inaudita perché «non si era mai giunti a creare questo livello di tensione». E non lesina gli aggettivi: parla di «situazione gravissima», di «insufficienze di quantità e qualità tra gli investigatori», di «carenze negli organici della magistratura», tanto da dichiarare appena fuori dall’audizione che la minaccia nei confronti del Procuratore Generale di Reggio «è diretta; è una minaccia reale». Qualcuno chiede: Di Landro rischia quindi la vita? «Spero di no!», risponde; ma lo fa, allargando le braccia.
Davanti alla Commissione aveva appena ammesso che forse «il peggio è di là da venire: se una Procura firma 70 ordinanze come è accaduto nella operazione “Il crimine'” è chiaro che ci possono essere ancora «reazioni e ritorsioni». Perché, fra l’altro, il procuratore Lombardo è convinto che «Di Landro sia sempre seguito da qualcuno ma nessuno contrasta questa offensiva con provvedimenti adeguati». A cambiare le regole, per il Procuratore, sono i connotati di questa “nuova ndrangheta” fatta di cellule in cui coesistono «il killer, l’azionista e l’imprenditore». Fra i commissari qualcuno chiede: E la politica? «Si – risponde – anche la politica ma a livello molto “locale”!».
Non chiede attenuanti, ma riferendosi al suo lavoro a Catanzaro spiega: Quando una Procura ha giurisdizione su cinque circondari distanti anche 3 ore l’uno dall’altro e si trova ad avere solo cinque magistrati, si fa quello che si può. La Procura di Catanzaro dispone di 12 magistrati su 18 «e anche se fossimo al completo il numero sarebbe insufficiente. Nè l’antimafia può assorbire tutto i lavoro da fare: c’è anche la pubblica amministrazione da controllare. Quando sono arrivato a Catanzaro ho scoperto che più di tremila provvedimenti non erano neanche registrati, oggi hanno un numero di protocollo, ma con questi mezzi sia per qualità che per quantità si può far ben poco».
Fra le varie domande poste dai commissari, l’on. Veltroni ha chiesto di sentire il ministro Alfano, l’on. Tassone ha messo alla berlina l’impossibilità della magistratura di arrivare ad identificare un solo colpevole fra tutti quelli che ogni giorno spediscono buste con proiettili indirizzate a giudici e ad amministratori. All’on. Angela Napoli che chiedeva come fosse possibile che sull’attentato del 3 gennaio, il titolare dell’inchiesta fosse il sostituto Murone, a sua volta indagato per altri fatti, domanda rincarata dalla Garavini (Pd) che ha ricordato come il sostituto curi le indagini sulle microspie ritrovate negli uffici di Gratteri nonostante il fratello sia un avvocato che difende criminali della jonica, Lombardo ha risposto: Murone è un procuratore aggiunto della Repubblica a Catanzaro che ha svolto le funzioni di capo ff ed è uno dei due procuratori di cui la Procura dispone. I procedimenti non si possono affidare sulla base di opportunità contingenti, salvo che ci siano ragioni per ricorrere alla ricusazione.

La “strategia della tensione”

Il 3 gennaio scatta la “strategia della tensione 2010” con la bomba contro la Procura Generale di Reggio Calabria.
Il 21 gennaio durante la visita del Capo dello Stato il ritrovamento, a poche centinaia di metri dal percorso presidenziale, di un’auto con dentro fucili, pistole e due ordigni rudimentali.
Il 25 gennaio viene intercettata una busta indirizzata al sostituto della Dda Giuseppe Lombardo contenente un messaggio di morte e una cartuccia caricata a pallettoni.
Il 7 marzo una busta con dentro un proiettile di pistola calibro 9 era stata recapitata ad Antonio De Bernardo, magistrato della distrettuale.
Il 18 maggio la nuova intimidazione a Lombardo: «Sei un uomo morto, un cadavere che cammina» si legge in una lettera recapitatagli.
Il 27 maggio tocca al procuratore Giuseppe Pignatone ricevere una lettera contenente un proiettile di pistola calibro 7,65.
In giugno, in un giorno no meglio precisato, viene sabotata l’auto del procuratore generale Salvatore Di Landro: svitati i bulloni di una ruota dell’auto di servizio.
Il 14 luglio si scopre che due bulloni sono stati svitati anche dalle gomme dell’auto blu del sostituto Pg d’Appello Adriana Fimiani. L’autista se ne accorge prima di portare il magistrato a Locri.
Il 20 luglio nel garage del Cedir viene stata trovata una cartuccia di fucile caricata a pallettoni sul cruscotto dell’auto di servizio del procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo.
Nelle notte tra il 25 e il 26 agosto la bomba sotto l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro.

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