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Giampilieri: proseguono i lavori di messa in sicurezza e rinaturalizzazione. Tutte le foto

Posted by Peppe Caridi su 18, settembre, 2010

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/6667/foto/1.jpgdi Peppe Caridi – Sul tavolo del nuovo governo Regionale che martedì sarà proposto in aula dal Presidente Lombardo c’è anche Messina e in modo particolare le zone joniche che lo scorso 1° ottobre hanno subito la tremenda alluvione.
Lombardo
ha spronato i Dirigenti Regionali che dovranno “dare una svolta di grande cambiamento” perchè la Regione Sicilia ha bisogno di “uomini che possano meglio interpretare questa volontà riformatrice rinnovata”.
Nel caso del Messinese Jonico, il Governatore ha incaricato il Dirigente Giuseppe Aveni, architetto e direttore dell’Azienda Foreste Demaniali di messina, per la rinaturalizzazione dei luoghi delle aree alluvionate o a rischio di dissesto idrogeologico.
Aveni ha guidato nei mesi scorsi il Team di Studio e Analisi sull’episodio calamitoso, ed è quindi già pronto ad affrontare quest’incarico con grande competenza: Lombardo vuole dare un ulteriore input ai lavori di messa in sicurezza già in atto tra Giampilieri e Scaletta Zanclea. Non appena questi lavori saranno terminati, si darà il via alla rinaturalizzazione dei luoghi che verrà realizzata attraverso merizie mirate e con alcuni progetti già portati avanti dall’ing. Sciacca del Genio Civile di Messina e dall’ing. Manfrè della Protezione Civile di Messina.

I lavori di rinaturalizzazione inizieranno subito dopo che saranno conclusi quelli per la messa in sicurezza del territorio, anche se già sono state attivate proprio da dirigente Aveni tutte le procedure necessarie per predisporre i terreni alla semina e alla messa in mora di piante della macchia mediterranea con essenze tipiche dei luoghi, in modo da ripristinare il naturale ’status’ delle colline.
La rinaturalizzazione non si limiterà alle zone alluvionate, ma anche in molte altre aree a rischio frane e dissesto idrogeologico che, per fortuna, non hanno ancora subito eventi calamitosi: l’intenzione, infatti, oltre che curare le ferite del tragico evento del primo ottobre scorso, è anche quella di prevenire altri possibili eventi disastrosi.

Nel dettaglio, la rinaturalizzazione implica studi ben precisi e il rispetto di determinate regole.
Sui versanti inclinati da 35 gradi a 45 gradi circa, infatti, si può consolidare la parte superficiale del versante stesso sistemando una rete ancorata nel substrato compatto mediante tiranti e chiodi. Per accelerare il processo di rinaturalizzazione, sotto la rete si può sistemare uno strato di 20 cm circa di suolo che sarà mantenuto dalla rete. Il suolo inseminato consentirà un rapido sviluppo della vegetazione. Naturalmente tale intervento non può essere fatto durante la stagione secca (d’estate) perchè altrimenti la vegetazione senza acqua non cresce.

La vegetazione da sola, però, non potrà consolidare il versante dove il substrato è costituito da sedimenti sciolti; le radici, infatti si sviluppano solo dentro al suolo e non penetrano nel substrato dove non trovano alimentazione. Ad esempio a Giampilieri superiore prima delle colate di fango gran parte dei versanti erano stati terrazzati; non è servito a niente perchè anche essi sono franati in quanto non incastrati in un substrato solido.

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La crescita di nuova vegetazione, da sola, non sarà garanzia di messa in sicurezza ma sarà solo un ripristino verde senza consolidamento: per questo gli interventi di rinaturalizzazione saranno effettuati solo dopo la messa in sicurezza del territorio.

Un elemento di consolidamento lungo i versanti può essere rappresentato dalla realizzazione di trincee drenanti facendo uno scavo suborizzontale profondo 1-2 m riempito da un gabbione pieno di pietre. I gabbioni larghi qualche decina di cm vanno legati l’uno all’altro e sistemati in modo che l’acqua drenata sia evacuata lateralmente fino ad un gabbione realizzato lungo la linea di massima pendenza costruendo un disegno a spina di pesce. I drenaggi eviterebbero che il suolo e lo strato alterato del substrato si saturino d’acqua.

Qui il Reportage completo con tutte le foto dei lavori di messa in sicurezza del territorio

Il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università Federico II di Napoli, sta continuando a seguire gli sviluppi del dopo-disastro del messinese jonico e ha notato che le prime piogge di fine estate hanno accentuato i problemi degli abitanti provocando l’accumulo di detriti nelle strade cittadine.

Durante il convegno del 12 dicembre dello scorso anno, tenutosi presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Messina circa i dissesti del 1 ottobre 2009, il prof. Ortolani fece presente che nei mesi a venire, invernali e primaverili, durante gli eventi piovosi, l’avvenuto denudamento di vaste parti dei versanti avrebbe facilitato il ruscellamento superficiale e l’erosione delle rocce alterate affioranti.

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“Era facile – ci ha spiegato il prof. Ortolaniprevedere che in assenza di adeguati interventi di messa in sicurezza, acqua e detriti provenienti dai versanti compresi nei bacini imbriferi e dalle parti comprese tra i bacini a monte avrebbero invaso Giampilieri Superiore e gli altri abitati interessati dai dissesti. Porzioni dei terreni circostanti le nicchie di distacco dei dissesti verificatisi l’1 ottobre 2009 avrebbero potuto franare alimentando flussi fangosi che si sarebbero incanalati verso gli alvei strada. I dissesti sarebbero stati di entità nettamente inferiore a quelli avvenuti l’1 ottobre 2009. Acqua e detriti si sarebbero riversati nella parte di area urbana nella quale la rete fognante potrebbe essere stata completamente intasata dal fango e non ancora completamente ripristinata”.

“Le piogge avvenute nel 2010 – continua Ortolani hanno evidenziato la prevista instabilità della superficie del suolo delle aree denudate dalle colate di fango. Fu previsto che man mano che si ricostituirà il suolo e la copertura vegetale, in un periodo di qualche anno, come accaduto nelle aree denudate dalle colate di fango in Campania, l’erosione si ridurrà e anche la quantità di detriti convogliata negli alvei strada diminuirà drasticamente. Anche fra qualche anno, comunque, se non si realizzeranno interventi adeguati di messa in sicurezza dell’abitato, permarrà il pericolo di nuovi eventi franosi”.

Entrando nel merito della rinaturalizzazione, Ortolani ha ricordato che già durante il convegno del 12 dicembre scorso aveva già evidenziato la necessità di rinaturalizzare i versanti denudati mentre si realizzavano gli interventi di messa in sicurezza definitiva e duratura.

E nel merito dei lavori che sono in corso a Giampilieri e Scaletta Zanclea, Ortolani ci ha detto che “in attesa di vedere come stiano procedendo i lavori di messa in sicurezza (che non sono quelli da noi proposti) ritengo sia necessario riproporre adeguati interventi di ripristino della copertura vegetale delle parti denudate dei versanti a monte degli abitati. Gli interventi devono anche garantire che non si verifichino più i fenomeni erosivi e il trasporto di detriti a valle. Considerando che i processi pedogenetici sono più lenti sulle rocce alterate di origine metamorfica come quelle, ad esempio affioranti a monte di Giampilieri Superiore, rispetto a quanto avviene sui sedimenti di origine vulcanica, un intervento di rinaturalizzazione garantisce la stabilità della superficie del suolo. Naturalmente si tratterà di realizzare una copertura di suolo che sia mantenuta da reti adeguatamente ancorate nel substrato compatto. Il suolo inseminato dalla vegetazione tipica della locale macchia coprirà la rete e costituirà una copertura verde. Possono essere realizzate trincee drenanti profonde da 1 a 2 metri a spina di pesce in modo da favorire il drenaggio della coltre superficiale. Possono essere realizzati dei pozzetti profindi 1 m circa lungo il versante e in mezzo alla rete che vanno riempiti di suolo che può consentire lo sviluppo anche di vegetazione arborea sparsa”.

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“Per quanto riguarda – conclude Ortolanile parti di versante terrazzate, meno inclinate, comprese tra le aste dei valloni si può pensare al loro adeguato consolidamento strutturale mediante pali di piccolo diametro eventualmente ancorati nel substrato compatto; contemporaneamente va realizzata una efficace rete di raccolta e smaltimento delle acque superficiali e sub superficiali. Una rinaturalizzazione eseguita con interventi simili a quelli consigliati si integrerà con gli interventi strutturali di messa in sicurezza degli abitati e, anzi, li potrà precedere”.

Con questo tipo di pratiche rinaturalizzanti nei confronti del territorio alluvionato (e anche, come ha spiegato il dirigente Aveni pochi giorni fa, in altre aree a rischio dissesto), i cittadini dei paesi del messinese jonico potranno finalmente dormire sonni più tranquilli.

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Una Risposta to “Giampilieri: proseguono i lavori di messa in sicurezza e rinaturalizzazione. Tutte le foto”

  1. Salvatore Restuccia said

    Assisto quotidianamente all’evoluzione dei lavori della messa in sicurezza di Giampilieri e noto la lentezza dei lavori e le molte passegiate di alcune figure.
    In un incontro con la popolazione l’Ing. Sciacca ha comunicato alla popolazione, che a monte del paese verrà fatto un canale di guardia, tra via Palombara e via Puntale m 10×9, con una pista di servizio e a seguire un canale fugatore, con demolizione di circa 25 – 30 abitazioni perfetamente integre.
    Alla luce di quanto sopra mi chiedo come mai non si è dato ascolto nelle fase progettuale al Prof. Ortolani che prevedeva la messa in sicurezza senza demolire alcuna abitazione integra?
    Si porta a conoscenza inoltre che il Comitato “Salviamo l’antico borgo medievale di Giampilieri” con un’equipe di tecnici ha presentato a luglio 2010 alla Protezione Civile di Palermo un idea progettuale che metteva in sicurezza l’intero Borgo Medievale, migliorandolo, senza alcuna demolizione.
    Quello che mi fa male è che alla fine su larghe linee molti spunti del progetto verranno utilizzati, come la pista,(chiamata strada dai tecnici del Comitato) che l’ing. sciacca ha comunicato che farà presumo intorno a 5 m per il passagio di una betoniera che somata ai dieci metri del canale, verrà fatto un taglio sulla montagna di circa 15 metri, ma quello che non mi va giù è che continuano imperterriti a dire che si deve fare il canale fugatorio che spacca in due l’intero borgo, da precisare che è tutelato da una serie di leggi regionali. Tenendo presente che fino all’ultimo momento è possibile fare delle varianti che mettono in sicurezza reale il borgo senza demolire alcuna abitazione storica. Volere è potere.
    Cordiali saluti – Salvatore Restuccia

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