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L’idea di Agostino Martino: “Fare di Punta Pellaro l’Oasi esclusiva del Kitesurf”

Posted by Peppe Caridi su 16, settembre, 2010

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/images/KitesurfRC/7.JPGdi Peppe Caridi – ‘NewKiteZone’, oltre ad essere un’Associazione e una Scuola di Kitesurf con base proprio a Punta Pellaro, è un’eccellenza di questo sport in Italia anche perchè il suo Presidente, Agostino Martino, è il rappresentante per IKO in Italia.

IKO (International Kiteboarding Organization) è l’organizzazione più diffusa al mondo tra chi pratica lo sport del kitesurf, un ente impegnato nella diffusione e nella promozione della cultura ecologica e sportiva del kitesurf.

A Punta Pellaro, ‘NewKiteZone’ avrebbe la possibilità di promuovere un Centro IKO Ufficiale, ma non ha lo spazio ideale per farlo.
Un Centro IKO sarebbe un punto di riferimento assoluto per gli stranieri che nei loro spostamenti in cerca di vento, fanno tappa fissa presso i vari Centri IKO nel mondo. Attualmente in Italia esistono appena 5 centri Iko.

Presupposto fondamentale affinchè anche Punta Pellaro possa diventare un punto di riferimento di questo tipo è il fatto che la spiaggia sia assolutamente riservata ai kitesurfisti. Un pò come a Tarifa, dove ben 8km di costa sono vietati a bagnanti, pescatori e ad ogni altro tipo di attività.

Agostino Martino, in quanto Presidente dell’Associazione ‘NewKiteZone’, sta preparando un documento che presenterà alla Capitaneria di Porto e al Comune di Reggio Calabria per istituire, a Punta Pellaro, una zona esclusiva riservata ai kitesurfisti che sia anche oasi naturale.

L’abbiamo intervistato per approfondire l’argomento.

Agostino, perchè proprio Punta Pellaro? Quali sono le specificità di questa spiaggia?

E’, innanzitutto,  il chilometro più ventoso d’Italia e tra i primi 3 d’Europa (studi e statistiche ufficiali, vedi Stance Giugno/Luglio 2009) quanto a qualità e costanza di vento; è inoltre l’unica zona della provincia reggina a godere di una esposizione al vento ideale per la pratica del kitesurf (vento dal parallelo alla spiaggia fino a 85° rispetto alla spiaggia) dalla fiumarella fino a 150m dopo la punta, poi la costa assume un angolo ‘pericoloso’ rispetto al vento perché porterebbe il praticante inesperto o in difficoltà, trascinato dal vento, verso il largo quindi non consentendogli più di tornare a riva in caso di avarie o problemi. Vorrei specificare che il tratto di costa interessato è di appena un chilometro e cento metri. Quella di Punta Pellaro è anche la spiaggia più spaziosa in profondità (distanza tra il mare e gli ostacoli) di tutto il tratto costiero da Reggio fino a Bova, consentendo quindi sufficienti margini di manovra a chi pratica a terra (sono necessari 40/50m di spazio dal mare) ed effettuare manovre in sicurezza. La spiaggia, benchè sabbiosa, offre una buona compattezza che agevola l’insegnamento (non si affonda con i piedi come sulla sabbia fine). Inoltre Punta Pellaro “gode” di scarso affollamento balneare proprio a causa delle condizioni di vento sostenute“.

Cosa comporterebbe la creazione di una ‘Kite-Zone’ a Punta Pellaro in termini di indotto, ricadute e opportunità?

La creazione di una KiteZone, avendo necessità di minime volumetrie, implicherebbe la conservazione, salvaguardia e tutela ecologico-naturalistica della spiaggia, del territorio e della fauna. Inoltre potrebbe affiancarsi alla kite-zone anche un progetto di monitoraggio più capillare di specie marine come la Tartaruga Caretta caretta. L’impatto ambientale del kitesurf è nullo, anzi… ci sarebbe più ordine e più pulizia in spiaggia e negli spazi adiacenti. Un altro vantaggio sarebbe quello della difesa ambientale, perchè le attività sportive e agonistiche vengono naturalmente sospese nei periodi di migrazione corrispondenti al periodo di minor vento e temperatura non agevole alla pratica sportiva. Con una kite-zone ci sarebbe un monitoraggio continuo della spiaggia (vedi nostro avvistamento della tartaruga ferita l’anno scorso e attivazione immediata dei soccorsi del centro CTS) che a Punta Pellaro è importante non solo per le tartarughe ma anche per il fenicottero rosa. Poi, dal punto di vista turistico ed economico, sarebbe una grande promozione di Pellaro nel mondo: il suo vino, i suoi frutti, la sua posizione, la sua atmosfera, i suoi colori. In una parola la sua “tradizione” sempre più a rischio “estinzione”. La kite-zone sarebbe una grande risorsa anche per la popolazione di Pellaro perchè potrebbe determinare un aumento dell’offerta di voli low-cost da e per Reggio Calabria o la creazione di vettori navetta per e da Lamezia Terme verso Reggio e Pellaro. Inoltre sarebbe garantito il mantenimento dei livelli di “decorosità” della via d’accesso al lungomare attualmente una discarica a cielo aperto. Da non sottovalutare anche l’indotto ‘estetico’: la spiaggia (attualmente una discarica di materiali di risulta), sarebbe riqualificata così come la strada e la costa. Inoltre, a medio/lungo termine, la cittadina espandendosi turisticamente potrà goderne in termini di decoro urbano“.

Quali potrebbero essere, in prospettiva, i risultati della creazione della kite-zone?

Sarebbero tanti e molteplici. Innanzitutto la creazione di uno “SPOT” di rilevanza Europea. Poi, anche dal punto di vista economico, maggiori entrate del Comune dovute al percepimento dei canoni della concessione. Avremmo inoltre una riqualificazione della periferia: spazi lasciati al degrado urbano ed urbanistico (vedere locali ex-Enav, eco-mostro ecc ecc) che dati in gestione ne garantirebbero la decorosa proposizione. Aumenterebbe l’indotto turistico  (+2500%) proveniente da fuori provincia con una significativa ricaduta immediata su ristoranti, hotel, B&B, negozi…. Vantaggi indotti anche per la comunità locale: aumento dell’offerta di contenuti turistico culturali-enogastronomici, miglioramento dei trasporti e dei servizi della zona. Da non trascurare anche l’indotto per le strutture balneari anche dei comuni e delle frazioni limitrofe: spesso ad accompagnare il praticante/sportivo c’è una famiglia o amici che non trovando accogliente l’ambiente eccessivamente ventoso amano programmare (come abbiamo avuto modo di verificare gli scorsi anni) l’esplorazione turistica ed eno-gastronomica spostandosi in tutta la provincia. Sarebbe ovvia, inoltre, la proiezione dell’immagine positiva del Comune e della Provincia attraverso un audience “giovane”, quindi con portata e resa dei risultati duraturi nel medio e lungo termine. E, ancora, la conversione di uno spazio reso “ostile” dal vento per la comune fruizione balneare in un’area specifica proiettata al kite ed alla richiesta che attualmente gravita attorno a località come Pellaro. Infine, la Limitazione dei danni all’abitat ed al patrimonio marino dovuto alla pressante pratica della pesca sportiva (a volte abusiva e selvaggia, perpetuata 24h/24, specialmente in periodi di migrazione/riproduzione“.

Inoltre la cornice dello Stretto non è certo una cornice qualsiasi per praticare questo tipo di sport.

Assolutamente no, sia dal punto di vista naturalistico che culturale, giovanile e artistico. Il paesaggio dello Stretto, con l’Etna a un tiro di schioppo, alimenta l’adrenalina mozzafiato del kitesurf, e la presenza di una Città come Reggio (senza considerare la vicina Messina con le sue Eolie o anche Taormina) a due passi dalla zona del kitesurf è una grande attrattiva per tutto ciò che Reggio offre. Ma purtroppo questo non basta: serve un centro attrezzato, esclusivo e valorizzato per chi ama il kitesurf. A Gizzeria, ad esempio, vicino Lamezia Terme, c’è una zona costiera da cinque anni riservata esclusivamente alla pratica del kitesurf. Lì lo scenario non è minimamente paragonabile a quello dello Stretto nè c’è vicina una città come Reggio e con tutto ciò che una città come Reggio offre in termini di divertimento giovanile, locali, attrazioni turistiche, artistiche, culturali ecc. ecc. Eppure lì, in appena 5 anni, hanno creato un polo turistico di rilevanza nazionale, a due passi dall’aeroporto di Lamezia. Il kitesurf può essere valorizzato e sostenuto come vettore turistico, perchè anche di questo si tratta oltre che ovviamente di uno sport d’acqua assolutamente ecologico e rispettoso dell’ambiente e della natura. Lo Stretto è unico, sia per chi viene a fare kitesurf da ogni continente e rimane a bocca aperta mentre vola tra i flutti del vento sulla tavola del kite, sia per coloro che lo accompagnano che possono ammirare la storia, la cultura e i divertimenti della nostra Città“.

In molte altre zone d’Italia e del mondo il binomio tra spiagge esclusivamente dedicate al kitesurf con l’istituzione di kite-zone combacia alla presenza di oasi di interesse naturalistico: è il caso di Maccarese, nel Romano, dove esiste kitezone immersa nella riserva naturale del WWF. Ma anche nella Riserva Naturale Regionale “Stagnone” del Trapanese, dove c’è la kitezone più famosa d’Italia che è riuscita a fare del kite la prima attività turistica, o ancora la Riserva Naturale di Torre Guaceto (Brindisi) che ospita una meravigliosa kitebeach, o la Riserva Naturale ed oasi per la tutela dune di Ostia (Roma), prima kitebeach concessa 8 anni fa in Italia, oppure quella di Talamone, nel Grossetano, una kite-zone inserita all’interno del Parco Naturale della Maremma, e poi ancora la Riserva Naturale del Pian di Spagna (Lago di Como).

Anche Porto Pollo (Isola dei Gabbiani) ha istituito una delle più famose kitebeach all’interno dell’oasi wwf, e la kiteshool di Salerno è inserita all’interno del Parco Nazionale del Cilento, riconosciuta riserva di biosfera nel 1997 e patrimonio mondiale Unesco.

A Tonarella (Mazara) la kite-zone  è nella riserva del WWF di Capo Feto, a Sabaudia nel Parco Nazionale del Circeo, a Vieste nel Parco nazionale del Gargano, a Le Cesine nella Riserva Naturale del Salento, a Rosolia Mare (tra Venezia e Rovigo) in un altro Parco Naturale così come la land kite e snowkite zone di Castelluccio di Norcia si trova nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Anche all’estero, ormai, questa tra kitesurf e natura è un’accoppiata vincente.

Buona parte del nord-est del Brasile che è “esploso” economicamente grazie al kite in lagune che sono quasi tutte aree protette ed infatti interdette a qualunque mezzo a motore.
Oltre al Brasile, abbiamo già parlato di Tarifa, che da 20 anni è una riserva naturalistica in cui è permesso solo fare kite, oppure a La Graciosa, alle Canarie, un Parco Naturale e Riserva di Pesca abilitato a kite-zone così come Hossegor in Francia, Cornwall in Inghilterra e Algarve nel Portogallo.

https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/KitesurfRC/14.JPG

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/images/KitesurfRC/15.JPG

Sono solo alcuni esempi da cui prendere spunto per trasformare Punta Pellaro in eccellenza, rovesciando quello che oggi viene visto come un “problema” (il degrado complessivo di quella zona) sfruttando una risorsa facendo perno sul kitesurf.
E’ un’occasione imperdibile per lo sviluppo del territorio e non sfruttarla sarebbe davvero un grosso peccato capitale.

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