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Angeletti: «il Ponte è il futuro della Calabria. Questa regione deve legarsi alla Sicilia, altrimenti rischia l’emarginazione perché da sola non ha mercato»

Posted by Peppe Caridi su 9, settembre, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/Angel.jpgdi Tonio Licordari http://www.gazzettadelsud.it/ – Una presenza significativa quella di Luigi Angeletti, segretario nazionale dell’Uil, all’assemblea aperta dell’Associazione nazionale magistrati, che ha registrato un successo sia per la corale partecipazione sia per i contenuti di un dibattito articolato, stimolante e completo. Angeletti ha voluto portare personalmente martedì pomeriggio a Reggio la solidarietà del suo sindacato al dott. Salvatore Di Landro e agli altri magistrati calabresi minacciati dalla ‘ndranghetra. In questa intervista alla “Gazzetta” non si è limita a parlare del fenomeno mafioso, ma spazia sui temi che riguardano il Mezzogiorno (infrastrutture in primo piano), arrivando a spiegare «per l’ennesima volta l’utilità del Ponte sullo Stretto», sostenendo che «dalla realizzazione di questa opera passa il futuro della Calabria, altrimenti questa regione rischia di restare emarginata, come lo è adesso».
Angeletti cerca di svegliare i meridionali stessi che non possono tirare a campare sostenendo di essere vittime della cultura della sopraffazione leghista. «Non ci sono – dice a questo proposito – italiani del Nord e del Sud, ma solo cittadini italiani. Bisogna rimboccarsi le maniche, rispettare le regole e rinunciare a quella filosofia del fatalismo che è spesso tipica della gente meridionale».
– Cominciamo dal fenomeno ‘ndrangheta. Che messaggio dà l’Uil?
«Occorre in primo luogo avere la convinzione che per sconfiggere la criminalità organizzata occorre uno sforzo collettivo, tagliando i ponti con ogni rapporto, politico, imprenditoriale o di qualsiasi genere con i mafiosi e con quella zona grigia che diventa sempre più condizionante».
– Le infiltrazioni sono frequenti, soprattutto nel mondo delle imprese.
«Ed è questo il punto. Bisogna consentire in Calabria, cosa non facile, ad un’impresa di svolgere attività normale. Sino a quando non si riesce ad arrivare a questo livello di normalità gli effetti saranno sempre negativi per due ragioni: le imprese evitano di operare nei territori a rischio e le organizzazioni mafiose incrementano la loro posizione economica, a danno di quella dell’intera società. Non solo ma acquistato più potere».
– Quindi lei sostiene che questa lotta alla ‘ndrangheta deve avere due fasi: quella culturale di carattere preventivo e l’altra repressiva affidata a Magistratura e Forze di Polizia.
«Esattamente. L’impegno di Magistratura e Forze dell’Ordine è ammirevole. I risultati eccezionali. Ma sino a quando non si farà una distinzione netta tra società civile e aree mafiose non si va da nessuna parte. Non ci deve essere nessuna collusione o complicità, insomma. La Calabria deve adottare il “modello Palermo”, la Confindustria deve espellere quelle imprese che pagano il pizzo. Servono segnali forti, non parole».
– Lo Stato, però, intendiamo i governi, non aiuta certo il Mezzogiorno.
«La verità è un’altra: quelle risorse che vengono destinate al Sud non sono utilizzate nella giusta maniera per favorire la crescita economica e lo sviluppo. Indubbiamente una palla al piede è la mafia: senza sicurezza e legalità non ci può essere sviluppo».
– C’è chi continua a vedere uno sbilanciamento politico verso Nord da parte dei governi nazionali.
«Credo che in Italia non ci sia nessuno, nemmeno la Lega, che possa pensare di vedere crescere il nostro Paese con un Sud povero. Quindi è importante cambiare passo, far valere i propri diritti ma rispettando pure i propri doveri. Piuttosto si è creata da parte dei cittadini del Nord la percezione sociale che nel Mezzogiorno i soldi vengono spesi male. Occorre eliminare questo pregiudizio con i fatti».
– Ma è anche vero che nel settore delle infrastrutture dei trasporti il Sud è arretrato. L’Alta velocità si ferma a Napoli, la Salerno-Reggio solo da qualche anno sta registrando un’accelerata nei lavori.
«Certo. Ma le responsabilità sono da attribuire il 10 per cento ai governi nazionali e il 90 agli enti locali, Regioni, Province, Comuni, che mettono paletti dappertutto. Un sindaco è nelle condizioni di bloccare un’opera. E passano anni per fare le relative varianti. Parlo con cognizione di causa. A mio giudizio solo realizzando il Ponte sullo Stretto la Calabria potrà rientrare a pieno titolo nel mercato dell’economia e uscire dall’emarginazione. Per questo l’Uil è impegnata con tutte le proprie energie a sostenere la realizzazione dell’opera, che, una volta completata, rivoluzionerà l’economia dell’intero Mezzogiorno e avvantaggerà soprattutto la Calabria».
– Con quali presupposti?
«Mi spiego: la Calabria è una regione di 2 milioni di abitanti e, quindi, ha una scarsa attrazione economica. Per giunta ha la palla al piede della ‘ndrangheta. Le imprese hanno difficoltà a investire, il denaro costa di più, non esiste un grande interesse per completare o rendere efficiente l’intero sistema dei trasporti. Oltre all’A3 mi riferisco alla “106”, alla ferrovia che subisce tagli indiscriminati di treni, agli aeroporti, ai porti ecc. Senza il Ponte la Calabria rischia di diventare una terra più povera e isolata. La grande opera, invece, mette in circolo tanti interessi: impone di migliorare le infrastrutture ferroviarie e statali, risveglia gli interessi economici delle imprese, pone questa regione al centro del Mediterraneo. E soprattutto avvicina di più la Calabria alla Sicilia, una regione di 5 milioni di abitanti, economicamente e politicamente più forte. Allora sì che con il Ponte cambierà tutto. Ecco perché l’Uil crede e si batte per questa opera».
– Quali sono le prossime azioni sindacali di largo respiro?
«Il 9 ottobre è in programma una grande manifestazione nazionale promossa con la Cisl su tasse, sviluppo e costo della politica».
– A quando il ritorno alla “triplice” assieme alla Cgil?
«È una partita di cui ancora non si conosce il risultato…»
Il Csm a Reggio?
L’apertura.Il Csm ha riaperto i suoi uffici dopo la pausa estiva e sono molte le questioni che dovrà affrontare.
Tra le questioni calde all’attenzione del Csm c’è anche l’emergenza negli uffici giudiziari calabresi dopo la bomba collocata davanti all’abitazione del Pg di Reggio Salvatore Di Landro.
Uffici. Già dalla prossima settimana la Quinta Commissione presieduta da Pina Casella (Unicost) si occuperà della copertura di una ventina di posti di vertice e semidirettivi degli uffici giudiziari della regione rimasti senza titolare o per i quali occorre una conferma.
Trasferta?Mentre altre due Commissioni, la Sesta e la Settima, valuteranno se non sia il caso di prevedere una trasferta del Csm a Reggio per vedere da vicino i problemi più urgenti da affrontare.

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