LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Cronaca di un disastro annunciato (seconda parte). Era tutto scritto. Da 16 anni…

Posted by Peppe Caridi su 8, settembre, 2010

di Francesco Creazzo e Peppe Caridi – Consultando le carte e i dati della perizia del 7 luglio 1994, ordinata a seguito delle precipitazioni dell’ottobre 93, esaminiamo la situazione di questi giorni seguendo una sorta di “mappa del dissesto” che ha al centro tre corsi d’acqua: il Gallico, il Fiumetorbido e il San Biagio.

Tali fiumi, gioverà ripeterlo, sono stati interessati da copiose esondazioni che hanno messo in ginocchio tutte le aree circostanti, esattamente come previsto dalla perizia della Procura della pretura nel lontano 1994.

Fiumara GALLICO: In base ai dati del 1994, il fiume della zona nord presentava, in prossimità della foce, “una discarica di grandi dimensioni” che costituiva un pericolo ambientale oltre che idraulico. Sul tratto sono intervenute, nel corso degli anni, le ruspe, ma come testimoniano le foto scattate da Strill.it nella mattinata del 4 settembre scorso, non con la giusta frequenza: infatti erano più che visibili i segni di uno straripamento nel tratto immediatamente precedente la foce del fiume e, alla sua bocca, cumuli di rifiuti erano accartocciati nei pressi del depuratore dalla furia della corrente, o galleggiavano grotteschi sulla superficie dello Stretto. Com’è naturale, l’esondazione ha causato ingenti danni alle numerose strutture circostanti (abitazioni ma anche numerose aziende), oltre che a parte dell’abitato di Gallico Marina che è stato letteralmente inondato da fango e detriti. Uno spettacolo incredibile se si pensa che anche più a monte gli assi del fiume hanno causato dilavamenti travolgendo gli abitati di Mulini di Calanna e Sambatello.

Torrente FIUMETORBIDO: “Le discariche sono localizzate nel tratto terminale. Gli accumuli sono disposti trasversalmente all’alveo. La foce è del tutto occlusa da riporti e dalla costruzione in alveo da edifici”. Questa è lo stato del Fiumetorbido per come descritto dai periti della Pretura nel 1994. Anche il Fiumetorbido, però, aveva subito interventi di manutenzione. Nonostante questo, il torrente ha abbondantemente esondato verso destra e verso sinistra. Da un lato ha invaso il quartiere di Archi Cep ricoprendolo, in alcuni punti, con oltre mezzo metro di fango. Dall’altro lato, invece, il Fiumetorbido ha esondato con violenza coinvolgendo le strutture ricreative e sportive della zona, rischio enunciato anche nella relazione della Pretura.

acqualta

Torrente SAN BIAGIO: Un capitolo a parte merita il torrente San Biagio, affluente del Gallico che lambisce l’abitato di Gallico Superiore: uno di quelli dove si sono registrati i danni più gravi.
Del tutto compromessa – riferiscono i tecnici nominati dal Gip nel 1994 – risulta la situazione relativa al tratto terminale del torrente San Biagio, in quanto l’alveo è sbarrato da un campo di calcio che si trova a valle del ponte stradale tra Gallico Superiore e Prioli, lateralmente al quale alcune strade interrompono la continuità dei fiumi arginali rappresentando vie preferenziali di flusso in piena verso alcune abitazioni e coltivazioni”.
Questa la situazione all’epoca della relazione. Nel 2010, però, essa si fa paradossale.
Oggi il campo di calcio non esiste più, ma il ponte?

Negli anni scorsi, il ponte ritenuto a rischio nel documento, viene demolito per essere ricostruito completamente ed essere messo a norma. Contestualmente, però, secondo le testimonianze giunte alla nostra redazione, viene costruita una passerella provvisoria accanto al sito di costruzione, per permettere il passaggio pedonale, passerella che avrebbe dovuto essere smontata al termine dei lavori.
Ciò non è avvenuto e, quindi, ha generato quella catastrofe che non è diventata tragedia per pura fatalità. Durante l’alluvione-lampo di venerdì sera, infatti, la passerella, decisamente bassa sul livello del fiume, ha cominciato a trattenere detriti, pietrame e residui di vegetazione, formando ben presto un tappo che ha finito per deviare una parte considerevole del flusso verso quelle strade che “interrompono la continuità dei fiumi arginali rappresentando vie preferenziali di flusso in piena verso alcune abitazioni e coltivazioni”. Le foto degli abitanti della zona forniscono la testimonianza di quanto è accaduto nella notte che ha trasformato Gallico Superiore in una novella Giampilieri.

Ecco un prezioso contributo, di Salvatore Salvaguardia, che con un video documenta l’accaduto: http://www.youtube.com/watch?v=7VH5JLxPmqM&

LA GALLERIA DEL LUNGOMARE
: Altra situazione da segnalare è quella dell’intubata ferroviaria, ossia della galleria di collegamento che unisce le stazioni di Reggio Calabria Centrale e Lido.
E’ noto come, ogni qualvolta sulla città si abbatta un fenomeno temporalesco, anche se di modeste o medie proporzioni, questo tratto di linea ferrata diventi una specie di torbida piscina, dove confluiscono le acque che scorrono lungo i binari. Tale “fenomeno”, però, era ben noto anche negli anni 90. In un’altra perizia, stavolta del 1993, a fronte del medesimo tipo di incidente, i periti nominati, sempre dalla Procura della pretura di Reggio, appurano che l’impianto elettrico del tunnel va in cortocircuito, impedendo il transito dei mezzi, che sarebbe comunque stato rischioso a causa degli oltre 60 cm d’acqua accumulatisi nel tratto ferroviario. A fronte di questo copioso allagamento, la stazione di pompaggio delle acque installata in prossimità dell’imbocco Sud della galleria, risultava “assolutamente inadeguata” a smaltire la mole delle acque.
Venerdì sera la situazione è stata esattamente la medesima, anche se il livello dell’acqua era maggiore in modo considerevole, tanto da superare i due metri di altezza sopra i binari.
La stazione di pompaggio delle acque reflue non ha, evidentemente, funzionato appieno e il traffico ferroviario è stato bloccato per giorni da e verso Nord. Le pompe idrovore dei vigili del fuoco sono entrate in azione immediatamente dopo la cessazione dell’evento alluvionale per terminare soltanto due giorni dopo, e questo fa capire l’immane quantità del liquido, l’opera di drenaggio del tunnel.

E’ ancora una volta la perizia del 1994 a chiarire l’origine di alcuni dei danni di questo settembre 2010.

Si ha motivo di credere – scrivono i periti – che le situazioni più gravose e pericolose siano causate prevalentemente dalle discariche abusive” e ancora “riteniamo indispensabili i seguenti provvedimenti: chiusura dei varchi aperti nei muri arginali ed eliminazione degli attraversamenti in alveo della viabilità minore, costruzione di nuove discariche comunali, disalveo, pulizia e riprofilatura dei corsi d’acqua..”.

Ad onor del vero, alcune delle situazioni emergenziali sono state, come detto, ripianate nel corso degli anni: è il caso del torrente Scaccioti e dell’imbocco della copertura dell’Annunziata, nonché dei tunnel del torrente Sant’Agata, quelli che passano sotto la pista d’atterraggio e decollo dell’aeroporto “Tito Minniti”.

Tuttavia gli interventi eseguiti “una tantum” dagli organi competenti (la regione per gli alvei, il comune per i rifiuti, la provincia per la viabilità e la protezione civile) non hanno impedito che si verificassero i danni di venerdì sera e che si realizzasse la “profezia” del 1993 e 1994, sfiorando in alcune zone la tragedia. Quello che più colpisce è che, nei punti segnalati, quanto descritto nella relazione tecnica del 1994 non soltanto si è verificato, ma è avvenuto nel dettaglio con una precisione diabolica, ricalcando tutte le modalità descritte: i fiumi sono tracimati nei punti indicati, nei modi esposti e con le condizioni preventivate dai periti del 94.

Adesso la situazione è ancora più grave, perchè  metri e metri di detriti hanno innalzato notevolmente l’alveo di moltissimi torrenti (San Biagio e Scaccioti in primis) tanto da sfiorare i ponti stradali e ferroviari: è urgentissimo un intervento di pulizia da attuare in tal senso prima del verificarsi di nuove precipitazioni.

Ci si chiede, comunque, come sia possibile che dopo 16 anni da un quadro così chiaro, scientificamente preciso e dettagliato, nessuno ha pensato di intervenire per prevenire possibili situazioni di emergenza, a maggior ragione se consideriamo che, a conclusione delle inchieste degli anni 90 giunse un intervento del sottosegretariato alla presidenza del consiglio dei ministri per il coordinamento della protezione civile che, sotto forma di lettera indirizzata al Prefetto, alla regione, al sindaco e alla procura, dispose  la redazione del piano emergenze comunale (poi adottato) e la rimozione degli “squilibri denunciati che, in alcuni casi, potrebbero assumere il carattere di interventi di somma urgenza”.

Come nel “venerdì nero” di questo settembre reggino.

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