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Cronaca di un disastro annunciato

Posted by Peppe Caridi su 7, settembre, 2010

di Peppe Caridi e Francesco Creazzo – Campagne allagate, strade invase dal fango e torrenti esondati: la periferia nord di Reggio Calabria, tra Gallico Superiore, Rosalì, Salice, Catona, Archi e Gallico Marina è stata fortemente colpita dall’alluvione-lampo di venerdì sera.
Danni e disagi sono stati causati da un eccezionale fenomeno meteorologico che, con un temporale di regime alluvionale, ha fatto cadere sulla città oltre 130mm di pioggia in meno di due ore.
L’evento, com’è ormai noto, era stato prontamente annunciato dalle varie allerta meteo e previsioni del tempo diffuse nei giorni precedenti.
Ma oltre alle recenti previsioni meteo, l’allarme dissesto idrogeologico a Reggio Calabria risale a molto prima.

Sedici anni fa, infatti, un’indagine della Procura della pretura circondariale di Reggio Calabria disponeva, attraverso una perizia tecnica, il monitoraggio della situazione idrogeologica che dava esiti allarmanti sulla sicurezza delle fiumare e dei torrenti del reggino compresi tra lo Sfalassà (Bagnara Calabra) e l’Amendolea (Condofuri).

Si tratta di un documento interessantissimo di cui Strill.it è venuta in possesso, un documento che fotografa “la Beirut d’Italia”, com’era soprannominata Reggio in quegli anni. Da allora molto è cambiato ma, a quanto pare, alcune situazioni a rischio non sono state eliminate, in parte a causa dell’incuria e dell’inciviltà di certa parte della popolazione che ancora decide, nell’anno del Signore 2010, di liberarsi dei propri rifiuti (spesse volte ingombranti) scaricandoli senza vergogna nel letto di questa o quella fiumara.

Ciò che più colpisce, comunque, è il fatto che l’alluvione-lampo di venerdì sera ha causato devastazioni in alcune zone nonostante, dopo quest’inchiesta del 1994, gli organi competenti abbiano più volte proceduto alla manutenzione degli alvei, ma evidentemente con solerzia inferiore a quella dovuta.

Il quadro dipinto dai pregiatissimi tecnici nel 1994 (tra loro spuntano i nomi di veri e propri luminari del settore come l’ingegner Paolo Mosca, docente del Politecnico di Torino, del geologo Nicola Quaranta e dell’ingegner Stefano De Luca) è tragico. Il procedimento penale  da cui la perizia scaturisce interessa poco ai fini della nostra inchiesta ma basterà sapere che aveva ad oggetto proprio lo scarico di rifiuti e materiali di risulta nel greto di un torrente.

L’inchiesta in questione è formata da un’accuratissima perizia tecnica, svolta su oltre 50 torrenti, che riguarda oltre ai dati strettamente idrogeologici e pluviometrici, anche lo stato di ostruzione, e quindi di intervento umano, sui greti torrentizi presi in considerazione.

Un interessante passaggio è altresì svolto dai tecnici per ciò che riguarda l’intubata ferroviaria del Lungomare Falcomatà, teatro, ad ogni piovasco, di un “effetto speciale” che ricorda quello della Naumachia nei teatri degli antichi romani.

Ma torniamo a venerdì sera: i danni più ingenti si sono avuti lungo gli argini dei torrenti San Biagio, Gallico, Torbido e Catona, senza considerare il dilavamento diffuso di molti assi (ovvero gli affluenti) dei torrenti che, ostruiti dalle costruzioni umane (basti pensare che, solo nel centro di Reggio, via Roma, via Cardinale Portanova e via 25 Luglio sono torrenti) hanno riversato un fiume di fango in località come Catona, Sambatello, Mulini di Calanna e Reggio centro.

Proprio al centro di Reggio il lungomare, dopo l’alluvione di venerdì, si è trasformato in un lago di fango. Perché?

La risposta è scritta a chiare lettere in una relazione tecnica della stessa procura della pretura targata 1993: i canali di scolo dei quartieri centrali, naturalmente, puntano tutti verso il mare, ma, almeno all’epoca della relazione peritale, erano totalmente ostruiti dall’allora recente costruzione dell’intubata ferroviaria Reggio Calabria Centrale-Reggio Lido. Il 22 ottobre del 93, infatti, lo spettacolo, per chi lo ricorda, fu molto simile a quello di venerdì, nonostante la mole delle precipitazioni non sia stata nemmeno lontanamente paragonabile a quella della recente alluvione-lampo.

A parte i disagi estremamente fastidiosi ma tutto sommato trascurabili prodotti dal fenomeno al centro della città, la periferia Nord, come già accennato, è stata quella che ha subito una vera e propria devastazione. Tre fiumi, in particolare, hanno prodotto più degli altri quella che è stata unanimemente definita una strage sfiorata: il Gallico, il Torbido e, soprattutto, il San Biagio.

Va detto che tutti e tre questi fiumi erano menzionati come “a certo o probabile” rischio esondazione dalle perizie degli anni 90 e oggi, guarda caso, hanno colpito la popolazione esattamente con le modalità e per i motivi indicati nei documenti di sedici anni fa.

Per il momento ci fermiamo qui: domani pubblicheremo la seconda puntata, scendendo nel dettaglio degli episodi e delle “profezie” degli anni 90, raffrontando ciò che è emerso della perizia del 7 luglio 1994, ordinata a seguito delle precipitazioni dell’ottobre 93, con gli episodi di dissesto realmente verificatisi nei giorni scorsi.

(1-continua)

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