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Che fine hanno fatto i tre radar meteo della Regione Calabria? Le alluvioni non aspettano

Posted by Peppe Caridi su 6, settembre, 2010

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/6581/foto/radarmeteo.jpgdi Peppe Caridi – Frane, smottamenti, alluvioni, inondazioni e allagamenti: i fenomeni meteo estremi sono sempre più frequenti in Italia, in Europa e nel mondo. Il clima si sta estremizzando e di anno in anno stiamo assistendo a un aumento dei fenomeni violenti anche nel Mediterraneo.
Nell’Italia meridionale piove sempre di più e sempre più spesso. L’ultima grave siccità è quella del periodo novembre 2000-febbraio 2002: durante quei 16 mesi piovve pochissimo soprattutto in Puglia, Calabria e Sicilia.
Ma dal mese di marzo 2002 la situazione è cambiata. Di anno in anno, le stagioni si concludono con incredibili surplus pluviometrici. E soprattutto a partire dal 2006, sono stati battuti tutti i record di pioggia dei precedenti 150 anni in Calabria e Sicilia. E l’anno più piovoso in assoluto è stato proprio il 2009. Questo 2010 deve ancora dare il “meglio di sè”, perchè la stagione delle piogge è appena iniziata e nei prossimi 4 mesi ci attendono tanti altri fenomeni estremi. Ma siamo già sulla “buona strada”: a fine anno, probabilmente, questo 2010 si “giocherà” con il 2009 il gradino più alto del podio degli anni più piovosi di sempre. 

Gli eventi franosi degli ultimi anni, l’alluvione di Giampilieri e le frane di Rogliano, Maierato, San Fratello, Caronia e molte altre zone interne, non sono frutto del caso: si tratta di fenomeni forse anche ingigantiti all’incuria e all’abbandono delle campagne, ma la causa-scatenante è senza ombra di dubbio meteorologica e naturale, perchè a un terreno sempre più zuppo d’acqua a causa di anni e anni di piogge da record si aggiungono, mese dopo mese, altre forti precipitazioni che la terra non è più in grado di assorbire.

E allora, insieme a tutti gli altri interventi di salvaguardia e tutela del territorio che sono essenziali per evitare o comunque arginare la furia degli eventi naturali calamitosi, bisogna senza dubbio concentrarsi anche sulla prevenzione meteorologica: le tecnologie moderne consentono di poter usufruire di strumentazioni tali da poter monitorare in diretta l’evoluzione delle condizioni meteo, in modo tale da individuare in anticipo le celle temporalesche più “cattive” e attivando le autorità competenti per salvaguardare, quantomeno, le vite umane.

Le frane-killer di Giampilieri e Scaletta Zanclea, il 1° ottobre scorso, si sono verificate dopo tre ore dall’inizio delle piogge torrenziali. Tre ore che sarebberro state più che abbondanti per evacuare la popolazione a rischio. Con un sistema di rilevamento meteorologico, quei 38 morti non ci sarebbero stati.

Per “sistema di rilevamento meteorologico” si intende innanzitutto una rete di stazioni meteo che possa fornire, in diretta, tutti i dati più importanti (temperatura, umidità, intensità della pioggia e accumulo pluviometrico, pressione, direzione e velocità del vento) che dev’essere però affiancato da uno o più radar meteo che possano coprire l’intero territorio di riferimento.

I radar meteorologici sono degli strumenti molto importanti che servono per osservare in diretta l’intensità delle precipitazioni su una determinata area geografica (in base a dove vengono installati), seguendo anche lo spostamento, la direzione, la velocità e quindi l’evoluzione dei temporali e delle piogge.

In Italia, tutto il territorio centro/settentrionale è coperto da numerosi radar meteo installati dalle varie protezioni civili Regionali, per non parlare dell’Europa o di altri Paesi del mondo (Stati Uniti d’America, Canada, Giappone, Australia) dove tantissimi radar pubblici forniscono indicazioni direttamente alla popolazione sul da farsi in caso di fenomeni estremi, evidenziati con determinate colorazioni dalle mappe radar.

In Calabria non ci sono radar, così come in Sicilia e nella stragrande maggioranza delle Regioni meridionali.
Il 10 maggio 2001, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, pubblicava un’ordinanza firmata dal Ministro dell’Interno Enzo Bianco relativa alle “misure urgenti per il completamento del programma delle reti di monitoraggio meteo-idropluviometrico nonchè per il programma di copertura di radar meteorologici del territorio nazionale“. Qui si può leggere l’ordinanza integrale.

Il Governo, “ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di completare il programma di potenziamento delle reti di monitoraggio meteo-idro-pluviometrico ed il programma di copertura del territorio nazionale con radar meteorologici al fine di assicurare in tempi brevi un sistema automatico atto a garantire le funzioni di preallarme e allarme ai fini di protezione civile“, su proposta dell’allora direttore dell’agenzia di protezione civile, prof. Franco Barberi, disponeva di realizzare al più presto una serie di installazioni di radar meteo e stazioni di monitoraggio meteo-idropluviometrico legate proprio all’urgenza dell’emergenza ambientale e idrogeologica del Paese.
L’Italia era ancora scossa dall’alluvione di Sarno del 5 maggio 1998, quando decine di eventi franosi sul fianco del monte Pizzo d’Alvano, in Campania, provocano enormi colate di fango che si riversano sulle abitazioni uccidendo 159 persone.

Il Governo disponeva interventi alle varie Regioni, che hanno competenza in materia di Protezione Civile, di concerto con il gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche e il coordinamento interregionale dei servizi meteorologici. Entro 90 giorni da quell’ordinanza, bisognava “provvedere alla stesura del progetto definitivo atto ad assicurare un’adeguata copertura del territorio nazionale tramite radar meteorologici“.

Radar meteorologici su cui, però, si è intervenuto in modo pronto ed efficiente solo nelle Regioni del centro/nord, oggi coperte da una rete di stazioni meteo all’avanguardia internazionale e da una serie di radar più che utili per l’osservazione e la tutela della popolazione dai fenomeni estremi.

Al sud, invece, di radar meteo se ne parla tanto da anni ma non se ne vede traccia.

Eppure la Regione Calabria ha già investito ingenti somme di denaro per progetti relativi ai radar meteo Regionali. Il 13 dicembre 2006, nell’ambito del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico e idraulico realizzato tramite la rete dei Centri Funzionali regionali e centrale, è stato firmato tra il Dipartimento della Protezione Civile e SELEX Sistemi Integrati (Finmeccanica), un contratto per l’ulteriore fornitura di sette radar meteorologici destinati all’analisi e alla comprensione dei processi fisici legati al rischio idrogeologico e idraulico. Il contratto, del valore di 20 milioni di euro, riguardava la realizzazione di tre radar in banda C (Meteor 600C) in Sicilia, Sardegna e Puglia, e quattro radar mobili ed elitrasportati in banda X (Meteor 50 DX), di cui due destinati alla sorveglianza delle ceneri vulcaniche che saranno utilizzati in Sicilia nell’area etnea.

La fornitura dei sette radar si inseriva nel programma di potenziamento della rete meteorologica nazionale avviata dal Dipartimento della Protezione Civile e che prevedeva, parallelamente all’installazione di nuovi impianti, interventi di adeguamento degli standard dei quattordici radar meteorologici già esistenti e gestiti dalle Regioni e da altri Enti pubblici.
Il contratto infatti, oltre all’ampliamento ed al potenziamento dei sistemi radar e dei Centri di controllo già forniti da SELEX Sistemi Integrati nel 2004, prevede anche l’integrazione dei dati provenienti da altri radar meteorologici in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana, all’ENAV ed alle Agenzie Regionali per l’Ambiente, per la costituzione di una rete nazionale di radar moderna e sempre più efficiente.
Il nuovo programma prevede, nel suo complesso, l’installazione di tredici radar meteorologici, di cui quattro, in banda C, nel 2006 erano già in corso di installazione in Toscana, Umbria, Calabria e Friuli Venezia Giulia. Quelli di Toscana, Umbria e Friuli sono già attivi, funzionano e sono online. Si possono osservare in questa pagina in cui sono raccolti tutti i radar italiani e anche alcuni esteri.

Quello della Calabria ancora non c’è.
Eppure già dal 2004 era iniziato l’iter per l’installazione di un radar meteo nel Comune di Longobucco, in Sila.
Poi, nel mese di giugno 2007 la Giunta Regionale della Calabria, su proposta dell’allora assessore all’Ambiente Diego Tommasi, approvava la convenzione stipulata tra la presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Protezione civile – e la Regione Calabria, per la progettazione esecutiva di un radar meteorologico in località Monte Pecoraro nel Comune di Mongiana, così come previsto nel Piano per la copertura radar meteorologica nazionale a livello nazionale.

Proprio l’assessore Diego Tommasi in quei giorni spiegava in modo chiaro la situazione dei radar Regionali in Calabria: «stiamo installando tre radar meteo nella nostra Regione. Uno, a Longobucco, è già in stato di realizzazione. L’altro lo posizioneremo sul Monte Pecoraro, sulle Serre, nel Comune di Mongiana. E, al fine di coprire l’intero territorio regionale, nella convenzione approvata è previsto l’impegno del dipartimento della Protezione civile nazionale ad integrare il progetto di copertura con un ulteriore radar, da installarsi in Aspromonte».
Per il radar di Monte Pecoraro, inoltre, la Regione aveva impegnato tre milioni di euro. Altrettanti, in precedenza, erano stati investiti per quello di Longobucco.
Proprio nel giugno 2007, l’Ufficio Stampa della Regione Calabria annunciava in pompa magna sul sito istituzionale che “anche in Aspromonte sarà installato un radar meteorologico” (come se gli altri, della Sila e delle Serre, ci fossero già…). Qui si può leggere il comunicato.

Adesso siamo nel 2010 ma di questi tre radar che dovrebbero coprire l’intera Regione non si sa nulla. Eppure la natura non aspetta: continua a piovere forte e si susseguono, anno dopo anno, eventi franosi e calamitosi. Se a Reggio non ci è scappato il morto con l’alluvione-lampo di venerdì sera è stato solo un miracolo.

Secondo alcune indiscrezioni, chiamiamole “voci di corridoio”, il radar di Longobucco è già in funzione dalla primavera 2009, seppur in fase di sperimentazione. I dati sarebbero disponibili solo per il Centro Funzionale Nazionale di Roma.

Per il radar di Mongiana ci sarebbero stati dei rallentamenti, ma dovrebbe essere in fase di costruzione. Per quello dell’Aspromonte, invece, ancora non sono iniziati neanche i lavori e non è neanche stata individuata la vetta su cui installarlo.

Il Dipartimento Regionale della Protezione Civile e il Centro Funzionale Multirischi della Calabria, l’ARPACAL, potrebbero dar vita a un sistema di monitoraggio Regionale efficiente e utile per salvaguardare la popolazone da eventuali eventi calamitosi, elevando le strumentazioni della Calabria quantomeno al livello delle altre Regioni del nord Italia che hanno da anni pubblicato online e reso pubblici i loro rispettivi radar meteorologici. Ma bisogna farlo in fretta, non solo per recuperare il gap legato ad anni di ritardi, lentezze e rinvii, ma anche e soprattutto perchè i fenomeni violenti non stanno certo ad aspettare che le istituzioni siano pronte a tutelare la gente.
Nuove forti piogge arriveranno, l’autunno è appena iniziato. E non si può più perdere tempo.

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