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ARCHEOLOGIA:PORTO DI CATANIA,LOTTA MILLENARIA ALL’OMBRA DELL’ETNA

Posted by Peppe Caridi su 6, settembre, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/portoct.jpgPalermo, 6 set. – Una lotta millenaria imbastita dai catanesi per ricostruire e spostare piu’ volte il loro porto, seppellito da colate laviche, sconvolto da terremoti, insabbiato da fiumi scomparsi e testimone di infinite guerre. Adesso trova spazio in una nuova storia dei porti nati, distrutti e rifatti a Catania. Viene fuori da una ricerca interdisciplinare condotta dall’archeologa Elena Flavia Castagnino Berlinghieri e dal geologo Carmelo Monaco, e pubblicata nel volume “Il Sistema Portuale di Catania Antica”, presentato dagli autori alla British School of Rome e a cui ha dedicato grande spazio scienzaonline.com. E’ uno studio di archeologia marina condotto sotto strati di lava, nel sottosuolo del moderno abitato catanese e fra le sabbie di fiumi scomparsi da secoli, oltre che sui testi degli storici antichi e sulla toponomastica delle strade e piazze attuali della citta’ che e’ rivelatrice di grandi strutture e antiche funzioni ormai inesistenti. Per esempio, nell’area cittadina centrale oggi denominata Porticello e’ da localizzare l’antico porto militare romano, identificato da un “opus pilarum” che all’epoca costituiva un’opera di difesa esterna. Profonde trasformazioni provocate da eventi naturali hanno sconvolto a piu’ riprese la topografia marina e lo spazio urbano della citta’ antica, complicando parecchio il lavoro di ricostruzione degli archeologi. “L’area urbana di Catania – spiegano gli autori – e’ ubicata ai piedi di uno dei vulcani piu’ attivi della Terra, e risente anche dell’attivita’ sismica generata lungo la scarpata di Malta, un sistema tettonico regionale localizzato in mare, a qualche decina di chilometri dalla costa”: terremoti devastanti distrussero completamente la citta’ nel 1169 e nel 1693, e una colata lavica ne seppelli’ interi quartieri nel 1669 e fece avanzare la costa di mezzo chilometro (gia’ nel 426 a.C. una colata lavica era scesa fino al mare, quando la colonia greca era stata fondata da tre secoli). Ma anche l’uomo ha fatto la sua parte: gia’ in antico, il sovrapporsi di edifici romani e bizantini aveva di fatto annientato la citta’ arcaica costruita dai coloni calcidesi nell’ottavo secolo a.C., di cui riemerse una traccia solo il secolo scorso grazie alla scoperta di una stipa votiva in Piazza San Francesco, ai piedi dell’acropoli greca. E tuttavia, la preesistenza di strutture architettoniche continua a condizionare l’urbanistica della Catania moderna, anche se, come sottolineano gli autori della ricerca, la “continuita’ insediativa ha variato la destinazione d’uso in funzione delle nuove esigenze”.

E per lo studioso la “problematica diventa assai piu’ complessa quando l’indagine si sposta sugli aspetti legati all’antica situazione portuale”. Una delle vittime delle colate laviche (sulle quali i catanesi hanno pure ripreso a costruire ancora) e’ stata l’idrografia locale, che ne e’ stata piu’ volte sconvolta anche se ne rimangono tracce toponomastiche (la Via Lago di Nicito, o la Via Botte dell’Acqua non hanno piu’ alcuna corrispondenza con le realta’ che ne generarono la denominazione): “La maggior parte dei corsi d’acqua sono stati sbarrati e/o obliterati dalle diverse colate”, avvertono gli autori, e “si e’ venuto a creare un complesso apparato idrico a scorrimento sotterraneo” che riaffiora in piu’ punti nel centro cittadino (nella scena del teatro antico, nella Via Vittorio Emanuele vittima di recenti inondazioni, o nelle numerose terme romane), e soprattutto in prossimita’ della costa. Nella zona del porto attuale si riversano le acque del fiume Amenano, “attualmente ridotto a un piccolo rivolo che fluisce nel sottosuolo dell’attuale Piazza Duomo” (piazza che corrisponde alla Platea Magna dell’epoca romana). Eppure, in antico doveva essere un fiume importante con ben altro tracciato: i Calcidesi decisero di fondare la colonia di Katane’ proprio sulla sua foce, e ne utilizzarono l’anfratto come primo approdo portuale della citta’. Il fiume Amenano era collegato a “un’articolata situazione portuale sviluppatasi attraverso un complesso apparato fluviale con area endolagunare localizzabile principalmente in corrispondenza dell’attuale Piazza Duomo, utilizzata a partire dalla fase arcaica e per tutta l’eta’ greca. Possiamo supporre – prosegue lo studio della Castagnino Berlinghieri e di Monaco, adducendo riscontri di natura geologica – l’esistenza di piu’ ambiti marittimi dislocati lungo l’antica linea di costa sulla quale sfociava un articolato apparato idrografico, utilizzato con destinazioni d’uso differenziate. Funzione mercantile doveva assolvere qualla parte del sistema fluviale che trovava il suo sbocco principale nell’area dell’attuale Piazza Duomo. Funzioni militari, principalmente collegabili alle strategie belliche che segnarono il quinto secolo a.C., nell’ambito delle manovre militari degli ateniesi e loro alleati contro Siracusa, venivano assolte dalla fascia costiera a regime sabbioso che correva a est dell’attuale Castello Ursino, quella stessa spiaggia che ancora durante la seconda guerra punica e’ citata da Diodoro Siculo”. Ma l’importanza del porto fluviale dell’Amenano era tramontata gia’ in epoca romana, probabilmente a causa dell’insabbiamento del porto e della progressiva riduzione della portata del fiume. (AGI)

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