LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

La pagina è il mio campo, su cui posso scrivere valorosamente; la penna il mio aratro; le parole la mia semente

Alluvione-lampo a Reggio & dintorni: tragedia sfiorata

Posted by Peppe Caridi su 4, settembre, 2010

http://www.meteoweb.it L’incubo del primo ottobre scorso torna a vivere nello Stretto di Messina, stavolta nell’altra sponda, a Reggio e dintorni dove ieri sera un violento nubifragio temporalesco ha provocato gravi danni e disagi in molte zone della Città e della Provincia.
Il peggioramento era previsto da tempo: proprio su queste pagine da più di una settimana calcavamo la mano, nella nostra consueta rubrica dedicata alle previsioni del tempo, sull’allerta per possibili rischi di fenomeni estremi in questi giorni, a causa del primo violento peggioramento autunnale.
Il maltempo, puntuale, è arrivato nel pomeriggio/sera di ieri, venerdì 3 settembre, dopo qualche pioggia “d’antipasto” tra la sera prima e la mattinata stessa, mentre soffiava forte lo scirocco prefrontale.

La situazione è andata via via peggiorando nel tardo pomeriggio, verso le 19:00, quando un violento temporale ha scavalcato i Peloritani e ha colpito le zone centro/settentrionali nello Stretto di Messina, aprendo di fatto le “danze” del maltempo. L’ingresso temporalesco è stato molto violento, tanto che sulle acque più meridionali dello Stretto, nelle zone joniche dove la superficie marina è più calda, si stavano per formare ben cinque trombe marine, che non hanno toccato terra ma comunque hanno dato spettacolo nei cieli. Tecnicamente si tratta di “funnel cloud”.

Poi si sono nuovamente attivate correnti meridionali, e a partire dalle 20:45 violenti temporali in risalita da sud/ovest si sono auto-alimentati proprio nella zona meridionale dello Stretto, sponda Calabra. Tra le 21:00 e le 22:40, furiosi fenomeni temporaleschi hanno imperversato nelle zone meridonali dello Stretto e nel basso Jonio Reggino. E’ ancora presto per una stima totale del peggioramento, con tutti i dati e le zone maggiormente colpite, ma l’area in cui la pioggia è stata più intensa e abbondante è certamente da individuare tra la periferia sud di Reggio (Ravagnese-San Gregorio-Valanidi-Pellaro) e l’hinterland jonico (Bocale-Lazzaro).
Ha piovuto in modo molto violento, però, in tutto il Reggino, anche nelle zone nord della Città. A Reggio Calabria centro sono caduti 121mm di pioggia, un dato assolutamente eccezionale se si pensa che la media mensile di pioggia a Reggio per settembre è di 28mm e quella annua di 610mm. In meno di due ore, è caduto più di un sesto della pioggia che solitamente cade in un intero anno.
In Città non cadeva così tanta pioggia da otto anni: era la notte tra 2 e 3 dicembre 2002 quando a Reggio cadevano ben 331mm di pioggia nell’arco però di 13 ore, quindi con un accumulo più abbondante ma con pioggia meno violenta.

Ha piovuto molto forte un pò in tutta la Provincia e anche nel Messinese, specie nelle zone joniche. Messina Città, invece, è stata parzialmente “risparmiata” dal maltempo, almeno dai fenomeni più intensi. Nel centro della Città Peloritana, infatti, sono caduti circa 45mm di pioggia. Ha piovuto di più, invece, nella zona jonica del Messinese, sui territori già martoriati dall’alluvione dello scorso primo ottobre. Tra Giampilieri, Scaletta Zanclea e Santa Margherita sono caduti tra 65 e 70mm di pioggia.
I fenomeni più intensi si sono comunque concentrati nel Reggino, perchè con venti di sud/ovest, i temporali auto-rigeneranti dal mare hanno bersagliato il litorale Reggino dello Stretto.

E Reggio è stata devastata: non c’è scappato il morto per miracolo, e la tragedia è stata appena sfiorata.

Le strade del centro sono state per tutta la notte completamente allagate, anche se la zona più colpita è stata quella meridionale, tra Sbarre, Viale Calabria e Viale Quinto, dove le strade sono diventate piscine. E’ una delle pochissime zone pianeggianti della Città, e qui l’acqua non ha facile sfogo verso valle: ristagna e allaga tutto ciò che può allagare. Infatti centinaia di cantine, scantinati e appartamenti di piano terra sono stati invasi dall’acqua.

Nella zona nord della Città, invece, si sono verificati i fenomeni più estremi in termini di dissesto idrogeologico: frane e smottamenti in modo particolare.
Una grossa frana ha bloccato l’A3 Salerno-Reggio Calabria proprio al suo “chilometro zero”, in una delle primissime gallerie subito dopo la fine della tangenziale del porto.
L’autostrada è stata chiusa, con la conseguente deviazione del traffico (mezzi pesanti compresi) in città.
Anche la strada Nazionale, però, tra Gallico, Archi e Santa Caterina, era resa impraticabile dagli allagamenti, così come la terza arteria di collegamento tra Reggio e il nord: la strada urbana della motorizzazione, “ovviamente” allagata (quella si blocca anche per quattro gocce d’acqua… quindi, figuriamoci stavolta!).
Altre frane hanno bloccato l’A3 più a nord, tra Scilla e Bagnara, dove sull’autostrada sono caduti massi che hanno bloccato il traffico e, anche qui, s’è quindi sfiorata la tragedia.
A Reggio, il traffico è andato in tilt, con ingorghi davvero pazzeschi (da far invidia agli orari di punta delle giornate feriali).
Inoltre gravi disagi si sono avuti anche nel trasporto aereo e ferroviario.
L’Aeroporto di Reggio è rimasto chiuso per molte ore proprio a causa del maltempo: il volo Alitalia proveniente da Milano Linate è stato dirottato a Lamezia Terme, da dove però non era possibile in alcun modo raggiungere Reggio: strade e ferrovie bloccate da frane e allagamenti. I passeggeri stanno dormendo in albergo a Gizzeria.
Il volo Airmalta proveniente da Roma, invece, è stato addirittura dirottato a Malta!

Gravi disagi anche alla circolazione ferroviaria, che probabilmente si ripercuoteranno anche nelle prossime ore: gli ultimi treni serali hanno avuto serie difficoltà specie a Reggio, dove la stazione è allagata e senza elettricità. Il sottopasso del Lungomare è completamente allagato.
In queste ore notturne, decine di idrovore e idropompe stanno provando a liberare i vari punti nevralgici alla circolazione dalla tantissima acqua accumulatasi al suolo.

In situazioni di questo tipo, con fenomeni naturali catastrofici e violenti, bisognerebbe avere l’equilibrio e la saggezza di mettere parte la rabbia (? nei confronti di chi) per un disagio magari futile, rispetto alla fortuna di aver salvaguardato le cose più care e importanti della vita: gli affetti, innanzitutto, e la gente a cui si vuole bene. O, più in generale, i propri concittadini.
Sì, perchè essere arrabbiati per una strada allagata o per un aereo dirottato dopo un evento alluvionale così violento ed eccezionale sarebbe offensivo nei confronti di chi in episodi analoghi ci ha rimesso la vita. Meno di un anno fa, tra Giampilieri, Altolia, Molino e Scaletta Zanclea, 38 persone morivano sotto il fango a causa d un episodio molto simile a quello delle scorse ore. E, tornando indietro negli anni, potremmo fare riferimento a Soverato, Vibo, Rogliano o addirittura Sarno ecc. ecc.

Certo che questi fenomeni naturali dovrebbero aiutarci a riflettere: sempre più spesso si verificano in modo estremo e nel territorio dell’Italia meridionale, alla faccia di chi fino a pochi anni fa proclamava catastrofiche prospettive di desertificazione e siccità nel Mediterraneo.
Ma il fatto che piova di più non ha solo risvolti positivi: bisogna essere sempre pronti ad affrontare fenomeni di questo tipo.
Reggio lo è? La Calabria lo è? Messina, la Sicilia, tutte le Regioni del Sud e d’Italia lo sono?
Quanto si investe nella prevenzione ambientale e nella salvaguardia del territorio? Cosa s’è fatto per intervenire contro il dissesto idrogeologico che, ogni anno di più, negli ultimi inverni sta davvero massacrando le Regioni del Sud?

E quest’anno, la “stagione delle piogge”, è soltanto appena iniziata …


Annunci

63 Risposte to “Alluvione-lampo a Reggio & dintorni: tragedia sfiorata”

  1. “In situazioni di questo tipo, con fenomeni naturali catastrofici e violenti, bisognerebbe avere l’equilibrio e la saggezza di mettere parte la rabbia (? nei confronti di chi) per un disagio magari futile, rispetto alla fortuna di aver salvaguardato le cose più care e importanti della vita”

    Ti informo che la rabbia sarebbe nei confronti degli amministratori che invece di mettere in sicurezza il nostro territorio (a rischio idrogeologico) pensano a “giostre, bancarelle e divertimenti”. Non riesco proprio a capire il tuo modo di ragionare “ringraziamo la madonnina che non c’è scappato il morto”, sei proprio INCOMPRENSIBILE.

    • Magari sarò incomprensibile per te, che col culo pieno te ne stai a lasciare commenti dietro lo schermo di un computer.
      Certo non lo sono per chi conosce e ha già vissuto altri fenomeni di questo tipo, e ha visto la morte con gli occhi, perdendo affetti, parenti e familiari uccisi dal fango.

      E poi parli come se fossero cadute appena 4 gocce di pioggia … maddài!

      • Il culo pieno di che scusa? Dietro lo schermo di un computer? Puoi tranquillamente risalire al mio numero di cellulare e alla mia foto, basta cliccare sul mio nome, magari mi offri un succo di frutta

  2. Piero Marcianò said

    Questo evento, ovviamente non il primo e neanche l’ultimo, è l’esempio pragmatico del grande interesse che gli amministratori locali pongono nei confronti della Città.
    Adesso cosa penserà la gente Reggio? è stato meglio realizzare quella cagata di Tapis-Roulant, o sarebbe stato meglio realizzare una nuova rete fognaria che garantisca al 100% in casi come questi l’incolumità delle persone e delle cose?
    Reggio Calabria necessità di interventi infrastrutturali e di reti fognarie e condotte per le acqua meteoriche, altrimenti la prossima volta potremmo pingere i nostri cari.
    Questo avrebbe dovuto fare la Giunta Scopelliti,invece di pensare ad organizzare Meeting sulla “Città Metropolitana” e sul l’area Mediterranea. Mi auguro che non riduca l’intera Calabria per come ha ridotto la Citta di Reggio..

    • Che il Tapis Roulant sia una “cagata” lo pensi tu, non certo la gente, i cittadini, la Città. E la realizzazione di quell’opera non è certo alternativa a interventi per fronteggiare il dissesto idrogeologico. Il Tapis è stato costruito con fondi vincolati ministeriali (ministero ai TRASPORTI) che sono arrivati a Reggio solo in base al finanziamento di QUEL DETERMINATO progetto: così funziona il mondo, non al contrario.
      E la Città Metropolitana non è un “meeting”, è la più grande conquista politica della storia di questa città, i cui risultati li vedremo nei prossimi anni a livello legislativo e burocratico.

      • dario stelitano said

        anch’io lo considero una cagata ..quindi mi sa che intanto non è tutta la Città , ma almeno devi togliere quelli che ti stiamo commentando qui

        ma guarda un pò ..e dimmi..per come va il mondo ..com’è che Scopelliti non ha saputo fare progetti di messa in sicurezza dai rischi?

      • Siete in due. O forse anche tre. Le ultime elezioni, altrimenti, non sarebbero finite come sono finite. E il Tapis Roulant, basta andarci ogni giorno, non sarebbe cosi frequentato, gustato e amato dai cittadini.

        Scopelliti non ha SAPUTO fare progetti di messa in sicurezza? E in che ruolo avrebbe dovuto farli?

        La pubblica amministrazione funziona per COMPETENZE. Compiti di Protezione Civile, tutela dal dissesto idrogeologico ecc. ecc. competono proprio alle Regioni, non certo ai Comuni dove Scopelliti è stato 8 anni da Sindaco di Reggio.
        Alla Regione è appena da 3 mesi …

      • Fai pure tre, dai, hai il dato certo ora.

      • Alberto Ieracitano said

        Qui si va a ruota libera sugli argomenti ormai… ma comunque ti posso assicurare che siamo in 4. E che gli esperti del settore trasporti della Facoltà di Ingegneria (poi non ti ho risposto per pigrizia all’articolo sulla mobilità, ma la tua risposta fu una falsità senza ritegno) la considerano anch’essi un’opera inadeguata, quello attuale e i futuri. Un bel modo di dire cagata.
        Che poi la gente ci salga, e che la gente voti chi lo ha ideato, non significa assolutamente NULLA. Anch’io ci salgo se mi serve e ci son salito per “studiarlo”.
        Su un’opera del genere, contano le analisi basate ed esperte, non quelle dei passeggiatori. Per i passeggiatori, un distributore di soldi automatico e gratuito, sarebbe un buon modo per fronteggiare la crisi.

      • Certo che siete solo tre (et similia): e lo fate per partito preso. Ahhh… l’avesse fatto Falcomatà …!!
        Ma lasciamo perdere …
        Gli esperti della Facoltà di Ingegneria, anni fa, realizzarono un progetto di mobilità cittadina sulla base del quale non solo è stato costruito il Tapis Roulant (che rientra in un sistema più ampio di rivisitazione della mobilità), ma tutti i progetti che si realizzeranno nei prossime mesi.
        La mia risposta fu una falsità senza ritegno? In realtà io parlavo con dati e documenti alla mano, mentre i file caricati da un certo Demetrio Naccari smentivano, per ciò che dicevano al loro interno, le stesse cose che lui scriveva …

      • Alberto Ieracitano said

        L’affermazione “l’avesse fatto Falcomatà” offende la mia intelligenza, in quanto mi/ci reputi incapaci di distinguere un’azione indipendentemente da chi ne è protagonista. Il che è grave, dato che non si parla tanto per parlare, ma sempre sulla base di analisi attente, non ovviamente dalle opinioni da pensionato superficiale di cui parlavo altrove.

        Anche “et similia” offende me, gli altri che hanno esposto parere negativo, e tutti gli altri cittadini che la pensano come noi. Hai mai fatto sondaggi? Prima di fare “di tutta l’erba simile un fascio”, sappi che così come per il ponte, in ogni sondaggio che venga fatto e proposto in maniera adeguata, troverai UN MARE di voti contrari o anche quel caro tappeto, per come è stato realizzato.
        Il qualunquismo invece di affermare che la città lo ammira solo perchè ci sale o perchè ha votato chi lo ha costruito, è molto meno rispettabile di analisi specifiche fatte e di cui certamente assieme a te non abbiamo mai discusso!

        Sul piano di mobilità già cambi i fatti. Lì (non c’entra Naccari, parlo del mio commento su wordpress) hai risposto alla mia domanda precisa, che al progetto hanno partecipato gli esperti della facoltà di ingegneria.
        Qui dici che i tapis roulant rientano in un “sistema più ampio di rivisitazione della mobilità” (!!!), e che sono stati inseriti “sulla base” del progetto redatto anni fa! Beh la storia cambia eh! L’ingegneria è fatta di dati precisi, mica di interpretazioni. I risultati cambiano con un non-nulla.

        Ora siccome io ho avuto chiarimenti DIRETTI sul fatto che nessuno sia stato interpellato per questo piano di mobilità, voglio i nomi e i cognomi di questi esperti, così che mi faccio 200 metri per andare a controllare. E anche dell’Atam, dato che uno dei responsabili tecnici mi è molto vicino, e sono certo che non sia stato interpellato.
        Facciamo forse come quando Giovannini è diventato favorevole al ponte, e hai titolato che “Anche la mediterranea è favorevole” ???
        Voglio nomi e cognomi, dato che ti sbilanci in propaganda politica, almeno che sia corretta e verificabile.

      • Per quanto riguarda il Tapis Roulant, come su molte altre opere pubbliche (Corso Garibaldi, Piazza Carmine ecc. ecc.) i sondaggi li ha fatti direttamente il Comune, prima di avviare la realizzazione. Quell’Amministrazione Comunale era molto vicina alla gente e coinvolgeva direttamente i cittadini nella “res-pubblica” cittadina.
        La sera dell’inaugurazione del Tapis Roulant, in via Giudecca c’erano almeno diecimila persone come testimoniano i reportage fotografici dell’epoca. E quotidianamente, sul Corso, decine e decine di turisti lo fotografano affascinati, tornando a casa con un ricordo positivo della Città, moderna e progredita. Certo, strutture simili non ci sono in tutte le città del mondo …
        Una via prima adibita alle puzze dei tubi di scarico delle automobili e ai parcheggi selvaggi, inoltre, adesso è un’ecologica isola pedonale (l’ennesima nella nostra città, dove c’è già il Corso, il Lungomare e altre aree – vedi piazza Castello o piazza Carmine, prima destinata a traffico e parcheggi e invece adesso isole pedonali a misura d’uomo, con giardini, panchine e fontane) e, dopo più di un anno e un mese, funziona quotidianamente benissimo alla faccia di tutti i “gufi” (comunque pochi, come voi che criticate, altrimenti il risultato delle elezioni sarebbe stato diverso).

        Per quanto riguarda il piano della mobiltà, ti fornisco subito i nomi e i cognomi (se vuoi anche i numeri di telefono): i miei cari amici Corrado Rindone e Antonio Vitetta della Facoltà di Ingegneria ai Trasporti di Reggio, una delle migliori d’Italia com’è riconosciuto a tutti i livelli nel mondo accademico, mi hanno confermato quanto ho scritto e quando ripeto: il piano della mobilità di Reggio Calabria è stato realizzato proprio dall’Università, da quella Facoltà. E comprende i vari tapis roulant (quello realizzato, e gli altri da realizzare di cui uno dalla stazione lido all’ospedale e due nella cittadella universitaria) insieme a parcheggi multipiano e altri tipi di sistemi di trasporti moderni ed ecologici. Addirittura un bel pò di anni fa questo progetto, poi al centro di beghe e polemiche politiche, s’era conquistato la vetrina della prestigiosa rivista Focus, per quanto fosse pulito, in sintonia con l’ambiente ed ecologico in modo davvero avanguardistico.
        Poi, siano di Naccari o di Scopelliti i meriti della realizzazione del piano di mobilità che nei mesi scorsi è stato al centro di un’aspra polemica politica, il progetto è sempre quello. E il tapis roulant rientra in un sistema più ampio che prevede un vero e proprio rivoluzionamento della mobiltà reggina, sempre più a misura d’uomo nel suo centro storico.

        Per quanto riguarda il Ponte e Giovannini, se un Rettore dice certe cose (che non ha mai smentito, che sono virgolettate e che ha ribadito e confermato in più occasioni) è espressione dell’ente che rappresenta.
        E’ come se un Sindaco dice una cosa, la dice per conto del Comune di Reggio Calabria perchè ricopre una veste e un incarico istituzionale. A meno che non sta parlando con amici al Bar.
        Ma Giovannini parlava, da Rettore, in un convegno pubblico.

    • dario stelitano said

      apposta ha perso 8000 voti a Reggio alle Regionali ..

  3. Piero Marcianò said

    “Sì, perchè essere arrabbiati per una strada allagata o per un aereo dirottato dopo un evento alluvionale così violento ed eccezionale sarebbe offensivo nei confronti di chi in episodi analoghi ci ha rimesso la vita. Meno di un anno fa, tra Giampilieri, Altolia, Molino e Scaletta Zanclea, 38 persone morivano sotto il fango a causa d un episodio molto simile a quello delle scorse ore. E, tornando indietro negli anni, potremmo fare riferimento a Soverato, Vibo, Rogliano o addirittura Sarno ecc. ecc.”
    Tutto quanto sopra riportato, è scaturito, e mi devo purtroppo ripeteere dalla strafottenza e dall’incapacità dei governatori, che pensano soltanto agli affari propri, invece di quelli della collettività.Se ancora non hai capito come funziona la politica è solo colpa tua. Dice bene l’amico Matteo Valenti “sei prorpio INCOMPRENSIBILE”

    • Piove, governo ladro!

      • dario stelitano said

        ma non sapete dire altro? vatti a leggere la legge 225/92 e scopri un pò quali sono i compiti di Scopelliti..buona lettura

        ps la lettura consigliala anche a lui perchè mi sa che na ripassata non gli farebbe male visto che se li è scordati..

      • Conosco benissimo la legge che ha istituito il servizio nazionale di protezione civile. Probabilmente tu non la conosci per nulla!
        Come fai a scrivere che la protezione civile deve intervenire solo DOPO i disastri, invece prima tocca ai COMUNI? Ma è assurdo, davvero ridicolo …
        Studia un pò meglio.

        Per fronteggiare il dissesto idrogeologico, la legislazione italiana prevede diversi tipi di interventi che sono regolamentati dalla legge n° 225 del del 24 febbraio 1992, la legge dell’Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

        Al secondo articolo, terzo comma, la legge prevede che proprio alla Protezione Civile spettano le competenze in materia.

        La Protezione Civile, infatti, dovrebbe intervenire in tre settori: previsione, prevenzione e mitigazione.

        La previsione consiste nelle “attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi”.
        La prevenzione consiste nelle “attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi calamitosi anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione”.
        La mitigazione consiste nelle attività di soccorso, con “l’attuazione degli interventi diretti ad assicurare alle popolazioni colpite ogni forma di prima assistenza”.

        La nostra Protezione Civile è eccellente nel terzo settore d’intervento. Vergognosamente carente negli altri due, specie nel secondo.
        I Comuni o gli altri enti locali non c’entrano niente in questo caso, se non le Regioni che hanno le responsabilità di protezione civile.

        Ma Province e Comuni non c’entrano proprio niente, perchè non hanno queste competenze.

        Le Responsabilità degli Enti Locali, quando si verificano episodi di dissesto idrogeologico, sono solo parziali. Su tematiche legate alla Protezione Civile e alle Emergenze Ambientali, i Comuni e le Province hanno le mani legate dalla nostra legislazione. Possono fare poco o nulla. Nel caso dei Comuni, hanno competenza innanzitutto sulla manutenzione delle fiumare, che bisogna mantenere libere da elementi di ostruzione al naturale scorrimento delle acque. Spetta anche ai Comuni la cura e la manutenzione delle reti idriche e fognarie, e la cura dei piani regolatori per definire le modalità di urbanizzazione dei territori comunali. Le Province, poi, possono fare ancora meno: hanno competenza sulla manutenzione di alcune reti viarie stradali.

        Sicuramente, qualora i Comuni e le Province ottemperassero in modo efficiente quelli che sono i loro compiti, le nostre Città e i nostri Paesi avrebbero meno danni e disagi quando (e capita spesso) per poche gocce d’acqua si otturano i tombini perchè non curati, si rompe l’asfalto delle strade perchè abbandonato, esondano le fiumare perchè ostruite e non ripulite.
        Ma i fenomeni più estremi, quelli stile Giampilieri e Scaletta Zanclea, Sarno, San Fratello, Maierato, Rogliano o anche molti altri nella storia d’Italia, anche al centro/nord, non possono essere arginati dagli interventi di ordinaria manutenzione di Comuni e Province. Questi interventi sopra elencati servono per la normale quotidianità, dovrebbero essere scontati e automatici nele attività amministrative di ogni Provincia e di ogni Comune.

        Per individuare le responsabilità più serie, più marcate sulla tematica del dissesto idrogeologico legato ai grandi eventi e alle più gravi calamità, bisogna andare più in alto e cioè proprio alla Protezione Civile e in modo particolare alle Regioni, che hanno competenza in ordine alla materia di Protezione Civile.
        La Protezione Civile Italiana, negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti anche nel settore della previsione e della prevenzione, con l’aiuto della comunità scientifica e delle migliori Università Italiane. Ma è ancora troppo poco, anche e soprattutto perchè dai vari Governi, di destra o di sinistra che siano, gli stanziamenti di fondi per questo tipo di attività avvengono col contagocce, proprio perchè nel nostro Paese manca quella cultura politica della prevenzione e si preferisce aspettare che gli eventi si verifichino per poi intervenire con i soccorsi e la mitigazione.

    • Scopelliti mi risulta sia Governatore della Regione da poco più di 3 mesi …
      E la pubblica amministrazione funziona per COMPETENZE. Compiti di Protezione Civile, tutela dal dissesto idrogeologico ecc. ecc. competono proprio alle Regioni, non certo ai Comuni … anzi, negli 8 anni da Sindaco di Reggio Scopelliti (e la sua Giunta, specie l’assessorato all’ambiente) ha fatto molte cose di positivo in città in tal senso, a partire dalle fiumare …

  4. Alberto Ieracitano said

    Se per “disagio futile” intendi due ore di attesa all’aeroporto, posso anche capirlo.
    Ma la città è disastrata, tutta, come tu stesso hai testimoniato anche con le nostre foto. Questo povero giovane ha avuto anche il disagio di lasciarci la pelle: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=77560:reggio-muore-giovane-in-incidente-stradale&catid=40:reggio&Itemid=86
    Il morto c’è scappato dunque, al contrario di come si diceva. Dovremmo forse avere la pazienza e la calma di stare zitti? Dovremmo credere che con una strada in regola questa nostra amara vittima sarebbe ancora viva, semmai.

    E ti chiedi anche “(? nei confronti di chi)” ??? COME NEI CONFRONTI DI CHI?
    Di chi deve prevedere tutto ciò, di chi deve costantemente operare per prevenire tutto ciò, di chi è pagato per fare in modo che tutto ciò non si verifichi!
    Stiamo forse a pensare che la pioggia è stata mandata da Dio, e non possiamo farci nulla? I muri però li ha costruiti l’uomo, quello con cui dobbiamo prendercela.
    Chi è che ha fatto edificare ovunque? Chi è che gestisce e fa gestire gli appalti, comunali e privati? Chi è che NON vigila su tutte le vergogne che accadono in città? Chi è che invece che una politica mirata a risolvere i gravissimi problemi della città, da quasi 10 anni si occupa di giostre, balli e musica… tutto tranne che di risanare la città? Che lascia nel dimenticatoio le centinaia di richieste dei quartieri in difficoltà?

    Pensiamo a costruire ancora! Tappeti, funicolari (che collegheranno zone infangate con zone terremotate e incendiate), parcheggi multipiano (lascio immaginare il caos che vi ci si può creare in situazioni del genere, dato che hanno una sola uscita), pensiamo ad interrare la stazione centrale (come se non si fosse già abbastanza allagata questa a livello), pensiamo… al PONTE noi! Tutte le nostre energie verso lo sviluppo (anzi, verso la sopravvivenza), le concentriamo su un ponte!
    In 2 ore si sono bloccate strade nazionali, autostrade e ferrovie, e pensiamo a gettare milioni di metri cubi di cemento su due terre disastrate per farci percorrere 3km. Tre. E mica verso il nuovo mondo… verso la bella ma isolata Sicilia.

    E in che modo questo dovrebbe aiutare lo sviluppo del sud? Più probabile che lo affossi per sempre il sud, manovrando una quantità impressionante di denaro che se utilizzato per interventi CONCRETI alla città, la farebbe diventare davvero il gioiello del mediterraneo, e dunque vi troverebbero senso tutte le festicciole a tema.

    Quand’è che dobbiamo arrabbiarci? Quando nulla accade e nessuno ti ascolta, quando questo accade e nessuno fa nulla, o quando accadono le tragedie e tutti dimenticano?
    Non deve farci riflettere il cambio di previsione climatica, ma l’indifferenza totale con la quale “chi è al posto giusto”, snobba queste previsioni, e *rimanda* tutto a tempi migliori, salvo poi impegnarsi con anima cuore e portafogli (comunali) per manovre di utilità quasi nulla, ma che fanno audience. Il sistemare la normalità non fa audience.

    Se tu distogliessi le tue energie dall’ottimismo e dalla speranza, cattivi consiglieri, e li concentrassi sulla cronaca-critica e sulle proposte, sarebbe un giornalismo più utile, e meno di propaganda.
    Siamo una terra che annaspa per sopravvivere, e che è continuamente spinta a fondo da chiunque arrivi al comando, malavitosi così come politici. Ci serve di più farci continue illusioni di miglioramento (promesse sempre nuove), o puntare dei fari attenti e critici (sospettosi direi, data la situazione) su tutto ciò che viene fatto e come viene fatto?

    Saluti rabbiosi.

    • Ottimismo e speranza sarebbero “cattivi consiglieri”?
      Beh, basta tutto questo, caro Alberto, per evitarmi anche di rispondere a tutto il resto …
      Goditi la tua disillusione pessimistica e negativa, possibilmente (se vivi a Reggio o in Calabria) scappa via, e buona fortuna 🙂

      • Alberto Ieracitano said

        Non ho mai stimato la gente che elude le risposte tirando in ballo idee personali altrui ritenute inconcepibili (e meno male che più in giù parli di democrazia).

        Non stimo il premier che lo fa di continuo, non stimo la Gelmini che lo fa con quelli dell’IDV, non stimo Larussa (tu invece ce l’hai linkato qui a lato) che lo fa con il Parlamento Europeo, non stimo Gasparri che lo fa con le leggi che firma, non stimo il governatore Scopelliti che lo fa con i giornalisti del Fatto Quotidiano. Particolari come assonanze eh.
        Ho le prove di tutto ovviamente.

        Che scapperò dalla Calabria è sicuro, ma intanto che sto qui mi godo le sue perle, e i suoi venditori di fumo. Che la speranza sia una cattiva consigliera, te lo spiega Lui meglio di me: http://www.youtube.com/watch?v=X2_OGCWisZo
        L’ottimismo serve solo a sperare in un qualcosa di positivo. E se sei cresciuto qui non puoi dirmi che star fermi a sperare abbia mai portato a nulla di utile.
        Se si, riesci a portarmi qualche esempio?

        A Piero Marcianò hai risposto che i fondi del tappeto vengono dal ministero dei trasporti e sono vincolati. A me non hai risposto (forse la domanda sullo sviluppo sul ponte era troppo difficile?), ad Alessia Stelitano hai risposto che si tira in ballo il ponte per tutto.
        Ma una politica decennale, oltre che di finanziamenti, è fatta di attenzioni. Di energie spese, di volontà. Di intelligenze come dice Matteo Valenti, spese per le persone che hanno *eletto* altra gente, che è lì per far funzionare TUTTO, non solo quello che fa audience, ripeto.

        Quanto è stato fatto in questo tempo a favore dei dissesti? Prima di impostare un gigantesco piano di mobilità, non sarebbe stato il caso di impostarne uno… di salvaguardia del territorio immobile? Perchè si punta con anima e cuore (e portafoglio futuro, questo lo sai) al ponte, e non si riescono a sistemare dei tombini, come tu stesso segnali giù? Non sono cose scollegate!
        Perchè puntare una Cronaca ottimista su mille progetti galattici, fatti di promesse che sistematicamente vengono smentite o che a distanza di mesi-anni ci si trova dentro ogni losco affare possibile, se non totale truffa? Non sarebbe più sensata una cronaca dei fatti reali, visti da ogni aspetto concreto, invece che basarsi su promesse e speranze?

        Ma adesso stiamo andando fuori tema. A tema era la mia risposta che hai eluso. Non è disillusione pessimistica, tanto meno negativa (altrimenti non avrei speso energie per scrivere domande e consigli, avrei semplicemente chiuso), ma ho portato critiche, analisi e domande più concrete e mirate possibili. Relative al tuo articolo, mica a discorsi sentiti al bar.
        Rimango nella speranza ottimistica di ricevere risposte altrettanto concrete, mettiamola così.

      • Guarda che ho risposto eccome, in altri post di quest’articolo tra i commenti, quando si parla delle competenze.
        Ogni settore ha competenze precise, e non è che un comune si può inventare interventi di protezione civile se spettano per legge ad altri ent.
        Quanto è stato fatto da chi di competenza? Poco o nulla: l’ho scritto in tutti i miei artcoli.
        E allora? Qual’è il problema? …
        Il Ponte, lo ribadisco, non c’entra proprio niente con queste catastrofi naturali… discutiamone sull’economia, sui trasporti, sulle infrastrutture ecc. ecc. ma utilizzarlo come colpevole anche del maltempo è davvero troppo!

      • Alberto Ieracitano said

        Speri che ti arrivi anche da me la frase “non ho più voglia di replicare”? Perchè fai come i bambini che rigirano gli argomenti?
        Ti dicono che la ndrangheta ha strascichi ovunque, e tu rispondi “come fai a dire che TUTTI gli appalti…etc”. Ma che!?!?
        Ti faccio notare come quel megaponte a cui tanto sei favorevole distolga attenzioni, impegno e soldi dal mantenimento e miglioramento territoriale, e tu mi fai apparire come un cretino che dice che è colpa del ponte se ci siamo infangati.
        Ma il rigirare domande con controdomande da asilo, non ti permette di uscire indenne da quesiti specifici (torna sopra a rileggertelo). A meno che il lettore non sia da asilo anche lui!

        Ti diciamo che l’amministrazione comunale da un decennio se ne sbatte di fare interventi mirati (e adeguati!! non farse o regali alle imprese) in città, far rispettare le norme e fare controlli adeguati, e tu mi tiri in ballo gli interventi di protezione civile che non centrano NULLA, e che vengono DOPO i disastri. Il comune fa prima, e ne ha TUTTE le competenze e doveri!

        Io le mie osservazioni le ho fatte. Risposte non ne ho avute. Ci sono dozzine di punti interrogativi lasciati morire nel mio commento.
        Saluti.

      • L’Amministrazione Comunale, secondo te, se ne sbatte da un decennio. Sei sicuro di quello che dici? Conosci gli interventi che sono stati fatti sulle fiumare (vedi Calopinace, Scaccioti, Annunziata, Sant’Agata) negli ultimissimi anni? Non mi pare.
        Altre fiumare sono ancora combinate male (Gallico, San Biagio, Torbido, Catona), e concordo con te nel dire che è un handicap dell’Amministrazione Comunale. Che, però, non “se ne sbatte” da un decennio, ma almeno da 4-5 decenni. E che di queste cose non s’è mai occupata.
        Anzi, alcuni corsi (li ho elencati sopra) negli ultimi anni hanno avuto seri interventi di pulizia, e i risultati si vedono.

        Per quanto riguarda le competenze, ti ho già scritto in un altro topic che sei completamente fuori strada. Te lo incollo nuovamente qui. Conosco benissimo la legge che ha istituito il servizio nazionale di protezione civile. Probabilmente tu non la conosci per nulla!
        Come fai a scrivere che la protezione civile deve intervenire solo DOPO i disastri, invece prima tocca ai COMUNI? Ma è assurdo, davvero ridicolo …
        Studia un pò meglio.

        Per fronteggiare il dissesto idrogeologico, la legislazione italiana prevede diversi tipi di interventi che sono regolamentati dalla legge n° 225 del del 24 febbraio 1992, la legge dell’Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

        Al secondo articolo, terzo comma, la legge prevede che proprio alla Protezione Civile spettano le competenze in materia.

        La Protezione Civile, infatti, dovrebbe intervenire in tre settori: previsione, prevenzione e mitigazione.

        La previsione consiste nelle “attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi”.
        La prevenzione consiste nelle “attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi calamitosi anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione”.
        La mitigazione consiste nelle attività di soccorso, con “l’attuazione degli interventi diretti ad assicurare alle popolazioni colpite ogni forma di prima assistenza”.

        La nostra Protezione Civile è eccellente nel terzo settore d’intervento. Vergognosamente carente negli altri due, specie nel secondo.
        I Comuni o gli altri enti locali non c’entrano niente in questo caso, se non le Regioni che hanno le responsabilità di protezione civile.

        Ma Province e Comuni non c’entrano proprio niente, perchè non hanno queste competenze.

        Le Responsabilità degli Enti Locali, quando si verificano episodi di dissesto idrogeologico, sono solo parziali. Su tematiche legate alla Protezione Civile e alle Emergenze Ambientali, i Comuni e le Province hanno le mani legate dalla nostra legislazione. Possono fare poco o nulla. Nel caso dei Comuni, hanno competenza innanzitutto sulla manutenzione delle fiumare, che bisogna mantenere libere da elementi di ostruzione al naturale scorrimento delle acque. Spetta anche ai Comuni la cura e la manutenzione delle reti idriche e fognarie, e la cura dei piani regolatori per definire le modalità di urbanizzazione dei territori comunali. Le Province, poi, possono fare ancora meno: hanno competenza sulla manutenzione di alcune reti viarie stradali.

        Sicuramente, qualora i Comuni e le Province ottemperassero in modo efficiente quelli che sono i loro compiti, le nostre Città e i nostri Paesi avrebbero meno danni e disagi quando (e capita spesso) per poche gocce d’acqua si otturano i tombini perchè non curati, si rompe l’asfalto delle strade perchè abbandonato, esondano le fiumare perchè ostruite e non ripulite.
        Ma i fenomeni più estremi, quelli stile Giampilieri e Scaletta Zanclea, Sarno, San Fratello, Maierato, Rogliano o anche molti altri nella storia d’Italia, anche al centro/nord, non possono essere arginati dagli interventi di ordinaria manutenzione di Comuni e Province. Questi interventi sopra elencati servono per la normale quotidianità, dovrebbero essere scontati e automatici nele attività amministrative di ogni Provincia e di ogni Comune.

        Per individuare le responsabilità più serie, più marcate sulla tematica del dissesto idrogeologico legato ai grandi eventi e alle più gravi calamità, bisogna andare più in alto e cioè proprio alla Protezione Civile e in modo particolare alle Regioni, che hanno competenza in ordine alla materia di Protezione Civile.
        La Protezione Civile Italiana, negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti anche nel settore della previsione e della prevenzione, con l’aiuto della comunità scientifica e delle migliori Università Italiane. Ma è ancora troppo poco, anche e soprattutto perchè dai vari Governi, di destra o di sinistra che siano, gli stanziamenti di fondi per questo tipo di attività avvengono col contagocce, proprio perchè nel nostro Paese manca quella cultura politica della prevenzione e si preferisce aspettare che gli eventi si verifichino per poi intervenire con i soccorsi e la mitigazione.

      • insomma..hai fatto un po’ un copia e incolla dei tuoi post precedenti..ottimo, un bel riassunto di tutta la tua “competenza”. tutte le competenze hai elencato..e hai detto nulla! quanto credi che influirebbero gli adeguati controlli sulle concessioni edilizie e il piano regolatore su tutti questi bei disastri? è la parte più consistente di tutte le competenze comunali in materia..ti sei dimostrato anche incapace ad una semplice comprensione del testo..il tuo.

      • Non spero che scrivi di non voler più rispondere. Chi l’ha scritto, ha poi continuato a rispondere lo stesso. Quindi …
        Ho “risposto” alle tue domande, ho controbattuto alle tue riflessioni.

        “Ti dicono” che la ndrangheta ha strascichi ovunque, e io rispondo semplicemente che nessuno può dire che TUTTI gli appalti sono viziati dalla ‘ndrangheta, perchè ce ne sono molti regolari e ci sono le prove, i documenti, ed è possibile dimostrarlo.
        Io non ragiono per sentito dire, ma seguendo i fatti oggettivi e comprovati. La ‘ndrangheta è un grave problema, ha interessi sugli appalti, specie su quelli grossi, prova a mettersi in mezzo a molti, ci riesce per alcuni.

        Il fatto, poi, che TU PENSI che il Ponte distolga attenzioni, impegno e soldi dal mantenimento e miglioramento territoriale, non significa che è davvero così.
        Devi imparare a ragionare in modo democratico, a rispettare il parere altrui, ad avere la menta aperta e pensare che non per forza ciò che pensa la tua testa sia il Vangelo, ma devi capire che ognuno ha le sue idee e non è detto che le tue sono le uniche giuste.
        Ok, tu sul Ponte la pensi così: io non condivido, ma rispetto la tua idea.
        SECONDO ME, con o senza Ponte non cambia niente nella situazione del territorio, il Ponte è una grande opera che ha poco a che fare con Reggio e Messina, Calabria e Sicilia: è un’opera di proporzioni intercontinentali, interessa all’Europa e all’Asia, all’Africa e all’America. E’ un’opera tipo Canale di Suez o Canale di Panama, non viene certo fatta per le popolazioni locali, anche se paradossalmente i vantaggi principali li avranno proprio loro (almeno io penso questo) in termini di servizi (trasporti + efficienti e veloci) e indotto economico (turistico e lavorativo). Poi, è chiaro, il Ponte DA SOLO non può servire a granchè. Serve l’alta velocità ferroviaria, serve collegare i porti principali della zona con la rete stradale e ferroviaria in modo tale da farli diventare hub mondiali, ecc. ecc. C’è molto da fare, ma bisogna farlo. Dire “no” a tutti non ha senso.
        Quello del dissesto idrogeologico è tutto un altro capitolo. Se non viene fatto il Ponte, che è un’infrastruttura pubblica del settore dei trasporti, quei soldi saranno destinate ad altre infrastrutture pubbliche del settore dei trasporti, magari al nord. Gli interventi contro il dissesto vanno fatti a prescindere dal Ponte, e possono essere fatti a prescindere dal Ponte. Fino ad oggi, il Ponte non c’è e non c’è mai stato eppure neanche gli interventi contro il dissesto sono mai stati fatti. Sono due discorsi completamente differenti tra loro, per nulla legati.
        Almeno così la penso io.
        Sei libero di non condividere, ci mancherebbe. Certo non voglio farti cambiare idea, io: non sono così presuntuoso e ognuno è giusto che pensi con la propria testa.

        A che altro vuoi che risponda?

      • Certo che ho fatto anche copia/incolla, sono tutte cose scritte da me, non solo nei post precedenti ma anche negli articoli degli ultimi giorni, un riassunto non della MIA competenza, ma dei testi legislativi che non sono soggettivi, ma oggettivi, chiari e precisi.
        ho elencato tutte le competenze e non avrei detto nulla?

        Parli di adeguati controlli sulle concessioni edilizie? Ma la normativa per le concessioni edilizie è nazionale, non dipende da alcun ente locale. E anche i controlli vanno fatti in sede ministeriale. Funziona così, mi dispiace deluderti.

        Il piano regolatore? L’ultimo di Reggio Calabria è datato diversi decenni fa.
        Insomma, anche in questo caso non vedo dove si voglia andare a parare.

        Dopotutto, ti assicuro che dopo aver letto che la protezione civile in materia di dissesto deve intervenire solo DOPO i disastri, invece PRIMA tocca ai Comuni, è proprio inutile dal mio punto di vista continuare questa stucchevole discussione sulle competenze, perchè evidentemente nei miei interlocutori o manca la cultura in grado di conoscere le leggi italiane, oppure non si vuol capire e si vive con le bende di prosciutto sugli occhi tanto per perseguire idee e convinzioni politiche.

  5. mimmasuraci said

    ” …piove; governo ladro” : questa è la subcultura italiana, superficiale e qualunquista,per la quale bisogna additare un colpevole sempre e comunque, trascurando il fatto che i fenomeni naturali sono aldilà e al di sopra delle forze umane come insegna la storia dell’uomo. certo l’ambiente va rispettato e curato, ma con equilibrio e saggezza. Se, per esempio, un luogo abitato risulta non più adatto ad ospitare l’uomo ( che tra l’altro è per sua natura nomade ) è logico spostare l’abitato altrove piuttosto che accanirsi e lottare per avere la propria stessa casa nello stesso posto. L’uomo moderno identifica se stesso con le proprie cose nelle quali si eterna esorcizzando così la propria caducità e laddove l’Ulisse naufrago di Dante si ingegna a costruirsi i mezzi di sopravvivenza, zattera, tavolo e quant’altro, il moderno Ulisse di Joyce subisce passivamente gli eventi lasciandosi vegetare e delegando ad altri il fare.

  6. Reggio Calabria è a rischio idrogeologico, è a rischio alluvioni, a rischio frane, a rischio sismico (ed è ovviamente a rischio, per usare un eufemismo, ‘ndrangheta, rischio affatto fuori luogo rispetto agli altri citati): lo sappiamo tutti, e stanotte ne abbiamo avuto la conferma, basterebbe un niente e Reggio potrebbe ritrovarsi sommersa letteralmente dal fango, da una frana o rasa al suolo da un terremoto. Fa parte della sua storia, non c’è da meravigliarsi.

    E allora, mi domando, perchè continuiamo imperterriti a ostruire i torrenti, a coprirli, a costruirci dentro o ai bordi, a non fare indagini geologiche serie sul terreno su cui ci costruiamo la casa, e neanche a interessarci se è in una zona a rischio frana o alluvionabile (tutti dati pubblicamente messi a disposizione), e a fare aggiunte su aggiunte e sopraelevazioni a case che non possono superare i 10-12 metri di altezza totale?
    Perché continuiamo a giustificare, a coprire, a condonare l’abusivismo edilizio, e a votare chi non ha mai fatto controlli in merito e, anzi, si è reso personalmente responsabile di abusivismi palesi e già sequestrati a pochi passi dal mare, non investe soldi in sicurezza e manutenzione per sperperarli in futili giostre?
    In queste ore ho letto vari commenti, testimonianze, opinioni sulla tragedia sfiorata, sull'”alluvione-lampo” (chiamasi “nubifragio”), sulla violenza dei fenomeni naturali al giorno d’oggi, a meravigliarsi di cose ormai risapute e alla portata di tutti, studiate anche nelle scuole (finchè lo permetteranno) e tema di approfondimento persino in tv (il grande oracolo che praticamente tutti seguono). Perchè ci meravigliamo? Siamo così sicuri che siano i fenomeni naturali ad essersi fatti più violenti? O forse siamo noi ad aver superato ogni limite di violenza nei confronti della natura? Ci sentiamo così potenti da continuare questa sfida, destinati alla continua sconfitta? O vogliamo finalmente prendere atto ed essere lungimiranti nell’agire con equilibrio, progettando e pianificando (che sia urbanistica, ingegneristica o protezione civile), punendo chi non rispetta le norme di sicurezza (perchè in fondo di questo si tratta) e impegnandoci noi cittadini in primis a rispettarle e pretendere i controlli dalle nostre amministrazioni?

    Per non parlare poi delle opinioni alquanto bizzarre di Peppe Caridi: ritengo che una persona, per quanto appassionata, se non è strettamente ed effettivamente competente in una materia dovrebbe stare ben attenta a quello che dice pubblicamente in merito. Vedere che un appassionato di meteorologia come lui commette la gaffe di giudicare questi violenti fenomeni (già annunciati da tempo, con la conseguente figuraccia anche delle istituzioni competenti che non hanno provveduto ad organizzare la città come i piani di protezione civile prevedono) come se andassero in contrasto contro le “catastrofiche prospettive di desertificazione e siccità nel Mediterraneo”, mi lascia alquanto perplessa: dovrebbe sapere bene che la desertificazione e la siccità in atto dalle nostre parti (conseguenza anche di oltre 12 anni di continui roghi che hanno devastato tutte le colline nei dintorni, amplificando anche i fenomeni quali smottamenti ecc.) hanno una conferma nel mancato equilibrio tra una parte dell’anno di totale siccità e l’altra metà devastata da violente piogge, concentrate in pochi giorni, che agiscono su un terreno che non ha più nutrimento, non ha più una vegetazione rigogliosa che la possa arginare, con conseguente rapida erosione del suolo che comporta dilavamenti e aumenta il rischio di frane e smottamenti. A tutto ciò si aggiungono i letti dei torrenti totalmente ostruiti da costruzioni (come non pensare a quella che dovrebbe essere la futura casa dello studente nel torrente Annunziata, poco lontano da casa mia).
    Questa pioggia, al contrario di quanto sostiene lui a conclusione del suo articolo, non ha risvolti positivi: li avrebbe se fosse cadenzata con più equilibrio durante buona parte dell’anno e con livelli di acqua più sostenibili dalle (ahimè!) trascurate strutture idriche reggine.

    Concludo provando a dare anche una risposta a quelle domande a fine articolo (“bisogna essere sempre pronti ad affrontare fenomeni di questo tipo. Reggio lo è? La Calabria lo è? Messina, la Sicilia, tutte le Regioni del Sud e d’Italia lo sono?Quanto si investe nella prevenzione ambientale e nella salvaguardia del territorio? Cosa s’è fatto per intervenire contro il dissesto idrogeologico che, ogni anno di più, negli ultimi inverni sta davvero massacrando le Regioni del Sud?”), e facendo una riflessione finale. Gli episodi degli ultimi anni ci hanno ampiamente dimostrato che nessuna delle suddette zone è pronta ad affrontare fenomeni di questo tipo: fin quando continueremo a maltrattare la nostra terra con l’abusivismo, con costruzioni megagalattiche laddove non potrebbero sorgere (mi è rimasto impresso un enorme complesso alberghiero sul fianco di una montagna quando andai a spalare fango a Vibo Valentia qualche giorno dopo l’alluvione), finchè costruiremo nei letti del torrenti o vi getteremo rifiuti, finchè penseremo che noi abbiamo fatto bene a costruire un intero quartiere nel delta di uno dei più grossi torrenti della città (vedi San Gregorio e il delta del Valanidi), e che è l’acqua che è impazzita, che ci uccide, ci distrugge le case e le auto, e che la soluzione è ancora costruire argini più alti o muri che tengano le montagne. Beh, finchè continueremo a ragionare in questo modo saremo sulla strada sbagliata. Come è sulla strada sbagliata chi immagina che il Ponte sullo Stretto venga quasi calato dall’alto sulle due sponde senza conseguenze per il territorio, non sapendo (evidentemente), che per la sua costruzione (oltre a tutte le altre note ripercussioni negative della struttura) si rendono necessarie cave, scavate nelle nostre montagne, nelle nostre colline, in una terra, e l’abbiamo visto tutti, dal delicatissimo equilibrio idrogeologico.

    Saluti ancora più incazzati di ieri sera.

    Alessia Stelitano

    • Ho letto con estremo interesse, e devo dire anche con piacere, la nota di Alessia Stelitano, perchè si tratta di un punto di vista certamente sì critico, ma anche rispettoso, educato, pacato, ed equilibrato: date le premesse, considero questa lettera come spunto di riflessione per – non solo rispondere alla nostra lettrice – ma anche e soprattutto approfondire i temi trattati. Su alcuni, concordo pienamente con lei. Su altri un pò meno mentre su altri ancora mi trovo in totale disaccordo.
      Ma andiamo con ordine.

      Alessia parla di Reggio come “città a rischio idrogeologico, a rischio alluvioni, a rischio sismico, a rischio frane, a rischio ‘ndrangheta”. Insomma, a rischio tutto. Effettivamente Reggio è una Città a rischio di tante catastrofi naturali: i terremoti e i maremoti in primis, e poi anche a rischio frane e alluvioni ma non con riferimento alla totalità del territorio cittadino: solo alcune aree di Reggio sono a rischio, altre no. Proverò a specificarlo più avanti. Certo che Reggio è una città anche a “più che rischio” ‘ndrangheta, proprio nel senso eufemistico che ce n’è talmente tanta che il rischio non si corre proprio …
      Vorrei capire però che c’entra la ‘ndrangheta con i fenomeni meteo estremi e le catastrofi naturali. Perchè di questo stiamo parlando. Episodi che si verificano in ogni luogo del mondo, anche laddove (beati loro..!) non esiste alcun tipo di criminalità organizzata. Come al solito, la ‘ndrangheta viene tirata in mezzo come un alibi per “giustificare” approcci che si discostano dalla realtà delle cose. I boss dei clan calabresi si sono arricchiti, che io sappia, con il traffico della cocaina, non con quello di fulmini, saette e temporali. Ma potrei essere non aggiornato in merito, quindi è meglio che torniamo sull’argomento principale e cioè sull’alluvione-lampo di Reggio.
      E lo ribadisco: “alluvione-lampo”. Alessia parla di nubifragio, dicendo che di questo s’è trattato, virgolettando il termine “alluvione lampo” in modo ironico.
      In realtà, un nubifragio non causa tutto ciò che è successo a Reggio nelle scorse ore. Il termine “alluvione-lampo” si utilizza, in gergo meteorologico, da poco più di dieci anni per indicare quei fenomeni alluvionali che però si verificano, sempre più spesso a causa dell’estremizzazione del clima comprovata dai dati scientifici più prestigiosi e credibili della comunità scientifica internazionale, in brevi lassi di tempo. Le Universita Statunitensi per prime “inventarono” questa nuova tipologia di precipitazione, chiamando “flash floods” quegli eventi che provocano effetti alluvionali a causa di pioggia violentissima su lassi di tempo tipici però dei nubifragi.
      Classicamente, infatti, esistevano solo due categorie per definire quelli che comunemente chiamiamo “diluvi” o “acquazzoni”: nubifragi o alluvioni. I nubifragi erano quelli più rapidi, che duravano di meno e che provocavano al massimo qualche allagamento. Le alluvioni erano quelle più lunghe e durature che, persistendo per giorni e giorni, provocavano anche frane, smottamenti, esondazioni, straripamenti e conseguenti inondazioni. Negli ultimi anni, però, fenomeni del genere si verificano anche a causa di episodi piovosi relatvamente brevi (tra 2 e 4 ore, e in alcuni casi addirittura anche meno…) e così anche in Italia si parla di “flash floods”, appunto di “alluvioni-lampo”, un termine utilizzato dall’aeronautica militare e dalla protezione civile da ormai lunghi anni.

      Tornando a Reggio Calabria e ai suoi “rischi”, leggo nell’email di Alessia che “basterebbe un niente e Reggio potrebbe ritrovarsi sommersa letteralmente dal fango, da una frana o rasa al suolo da un terremoto. Fa parte della sua storia, non c’è da meravigliarsi”. Mamma mia che prospettiva cupa: menomale che la realtà non è assolutamente così.
      Grazie a Dio non basta così poco per distruggere completamente Reggio e tutti i Reggini.
      Innanzitutto, qualora un violento terremoto dovesse colpire oggi il territorio di Reggio e dello Stretto (potrebbe verificarsi da un momento all’altro, oggi/domani o tra mille anni, non possiamo saperlo!) non è affatto scontato che la nostra città venga rasa al suolo. Dopo il terremoto del 1908, infatti, la Città si impose regole molto rigide nel settore dell’edilizia. Regole che, almeno fino agli anni ’80, sono state rispettate in modo assolutamente minuzioso, tant’è che tra la seconda metà degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80 ben due episodi sismici di discreta intensità, con scosse superiori al quinto grado della scala richter (più o meno della stessa intensità del terremoto di L’Aquila, per intenderci), colpirono Reggio scatenando il panico nella popolazione.
      Non crollò un solo palazzo.

      Sappiamo bene, purtroppo, che però negli anni successvi, specie negli anni ’80 e negli anni ’90 (in modo particolare nella prima metà, poi il fenomeno ha inizito ad arrestarsi), la città è stata vittima di un’assurda e vergognosa speculazione edilizia che, molto probabilmente (ma non abbiamo le prove che lo dimostrino al 100%) ha provocato la costruzione di molti plessi condominiali irrispettosi delle normative antisismiche.
      Ma allora, cosa potrebbe accadere a Reggio in caso di terremoto? E’ un’incognita. Non lo sa nessuno. Dipende ovviamente anche dall’entità, intenstà e tipo di sisma. Ma certamente le rigide normative antisismiche sono state rispettate totalmente fino all’inizio degli anni ’80, e certamente in alcune costruzioni anche dopo (ci mancherebbe…). La storia ci dimostra già (terremoti degli anni ’70 e ’80) che la stragrande maggioranza delle costruzioni resterebbe saldamente al suo posto.

      Stesso discorso possiamo farlo per le frane e le alluvioni.
      La stragrande maggioranza del territorio reggino non è a rischio frane. Affinchè si verifichi una frana, dev’esserci una sorgente della frana stessa. Una collina o una montagna da cui la frana parta, invadendo aree urbanizzate.
      Fatta eccezione per le aree collinari di Vito, Gallina, Sprito Santo, Valanidi, Oliveto, Gallico superiore e qualche altro centro pedemontano, la stragrande maggioranza del territorio cittadino e le zone più urbanizzate sorgono lontano da fonti franose, basti pensare alle aree popolosissime e pianegganti di Reggio sud, tra Sbarre e Ravagnese, o al centro storico.
      I problemi, qui, sono altri e non sono legati alle frane, ma agli allagamenti: l’acqua ristagna nelle zone di pianura se non riesce a defluire a valle, verso mare (è il caso di Sbarre o Ravagnese), mentre si precipita furiosamente verso il mare dove il territorio è scosceso e pendente (è il caso di Reggio centro). Le zone a rischio allagamento, infatti, sono sempre le stesse: Reggio-Sud, tra Sbarre e Ravagnese, e il Lungomare di Reggio centro, tra piazza Garibaldi e l’ingresso sud del Porto, perchè quaggiù arriva l’acqua che in modo furioso scende da monte.
      Tutto ciò si verifica, eccezion fatta per episodi eccezionali come quello di ieri, anche con piogge molto meno intense, quando non dovrebbe accadere: dipende dal fatto che la rete idrica e la rete fognaria della Città sono vecchissime e poco curate, e dal fatto che viene praticata pochissima manutenzione (vedi il caso dei tombini).

      Ma da qui a dire che Reggio è una città a rischio frane e alluvioni talmente tanto che “basterebbe un niente per ritrovarsi letteralmente sommersa dal fango o da una frana perchè fa parte della sua storia” (a Reggio? Frane o alluvioni devastanti? ma quando mai ??? ..!!) c’è un abisso.

      Quando Alessia parla, ancora, delle costruzioni abusive, degli studi preventivi rispetto ai terreni dove si va a costruire, e dell’esigenza di prevenzione contro il dissesto idrogeologico mi trova d’accordissimo.

      Non sono per nulla d’accordo, però, quando Alessia si avventura nel campo della climatologia, lasciandosi andare ad inesattezze davvero lapalissiane.
      Pur essendo un semplice “appassionato” di meteorologia, lo sono talmente tanto che da più di dieci anni a questa parte (nonostante la giovanissima età), studio praticamente tutta la “letteratura” scientifica italiana e straniera sull’argomento, che è appunto la passione principale della mia vita.
      So bene come si verificano processi di desertificazione, e so bene che in Calabria, in Sicilia, al Sud Italia e nel Mediterraneo non è in atto alcun tipo di fenomeno del genere, ma neanche in modo lontanamente immaginabile.
      Innanzitutto poco c’entrano gli incendi. La piaga degli incendi, prevalentemente di natura naturale, è legata all’andamento delle temperature stagionali della stagione estiva. Quest’anno, ad esempio, gli incendi sono calati del 60% (dati Corpo Forestale dello Stato e Protezione Civile) rispetto all’anno scorso, quando erano già diminuiti di oltre il 30% rispetto alla stagione precedente.
      Basta osservare quanto accaduto in Russia per capire che gli incendi sono strettamente connessi a ondate calde più intense. E nelle nostre colline ci sono stati incendi negli anni ’50, ’60, ’70, ’80 ecc. ecc., non certo solo negli ultimi 12 anni.

      Inoltre gli equilibri della natura sono quelli che decide la natura stessa, non noi uomini. In molte zone del pianeta, il fatto che per 6 mesi l’anno non cada una goccia d’acqua e che, invece, negli altri 6 mesi piova forte in continuazione, è il più naturale degli equilibri climatici.

      Il clima Mediterraneo si caratterizza, da sempre, proprio per estati miti e secche (periodi senza piogge molto lunghi, anche di 3-4 mesi sulle coste) e poi autunni-inverni freschi e piovosi. E’ così da sempre, e il Mediterraneo non è mai stato un deserto, ma sempre un angolo di pregevole verde lussureggiante.

      Negli ultimi 10 anni, sull’Italia meridionale e in particolare in Calabria e Sicilia, non è solo aumentata l’intensità pluviometrica. Non solo piove più forte. Ma sono aumentati anche i giorni di pioggia: dati alla mano, piove anche più spesso. Le piogge non sono concentrate in pochi giorni, e non sono solo violente. Basti pensare che per 29 giorni di seguito, nello scorso gennaio, in molte zone della Calabria ha piovuto ogni giorno, battendo ogni precedente record assoluto di giorni di pioggia mensili, sconvolgendo i precedenti annali di meteorologia.
      E le nostre montagne sono sempre più verdi, con vegetazione rigogliosa tanto che gli incendi continuano a diminuire proprio perchè c’è sempre eno erba secca.

      Cosa c’entrano, poi, i letti dei torrenti totalmente ostruiti da costruzioni con i processi di desertificazione è tutto da scoprire.

      Il deserto lasciamolo al Sahara, e stiamo tranquilli: le realtà e le prosepettive climatiche del Mediterraneo e di Calabria e Sicilia sono tutt’altro che desertiche e siccitose.

      Infine nella missiva di Alessia non poteva mancare un riferimento al Ponte sullo Stretto. Già quasi mi sentivo male rispetto al fatto che non se ne parlasse.
      Sia chiaro: così come per la ‘ndrangheta, viene difficile capire la connessione con i fenomeni meteo estremi, le alluvioni e le catastrofi naturali.

      Ma sì, dài, tanto alla fine ogni scusa è buona.
      “Piove? Governo ladro!” recita un antico proverbio. E quale motivo migliore per dire no al Ponte, se non l’ennesimo forte episodio meteorologico estremo?
      Certo che se sono queste le motivazioni valide per dire “no” al Ponte, significa davvero che siamo a un livello di dialogo e confronto talmente tanto basso culturalmente da diventare ridicolo agli occhi di chi, in molti altri Paesi più sviluppati dell’Italia, decide di crescere, di innovarsi, di investire sullo sviluppo, sul lavoro e sulle infrastrutture nonostante la pioggia d’autunno e il caldo d’estate.
      Beati loro.
      Contenti noi …
      Questo benedetto Ponte di cui si parla tanto da decenni ma senza che se ne veda davvero traccia concreta, è quotidianamente additato come colpevole d tutto ciò che non va. Eh sì, cari lettori, anche stavolta è colpa sua: l’alluvione-lampo di Reggio s’è verificata a causa del Ponte sullo Stretto!
      Ah, e anche un pò per colpa della ‘ndrangheta (non guasta mai)…
      Prendiamo atto e andiamo avanti.

      Intanto, così, del dissesto idrogeologico e delle serie misure preventive da utilizzare per fronteggiare l’emergenza, così come dell’esigenza di una rivoluzione culturale nell’approccio a questo tipo di tematiche troppo trascurate in Italia, non ne parla più nessuno ….

      • dario stelitano said

        “La piaga degli incendi, prevalentemente di natura naturale,” ..hahahahahahahaha

        “E le nostre montagne sono sempre più verdi, con vegetazione rigogliosa tanto che gli incendi continuano a diminuire proprio perchè c’è sempre eno erba secca.”
        ..ahahhahahahaha Caridi non sai di cosa parli .. 1998, 2003 e 2007 e (in parte 2008) vatti a guardare il numero degli incendi.. non diminuisce il numero degli incendi ma gli ettari percorsi ad incendio..perchè rispetto al passato si stanno cercando di mettere in atto i piani aib..

        la ndrangheta? niente .. e il Ponte ..nemmeno ..Caridi ma dove sei vissuto fino adesso?

      • io cito numeri ufficiali, dati di protezione civile, ministero dell’ambiente e corpo forestale dello stato.
        2003 che cosa? semmai in europa e al nord italia, non certo al sud.
        1998 e 2007 sono stati due anni pessimi, ma 2009 e 2010 hanno avuto un crollo rispettivamente del 30 e del 60% degli incendi boschifi.

        il fatto che siano prevalentemente di natura naturale lo dimostra la scienza, e nel caso della Russa se n’è parlato molto.

      • ti ringrazio per il totale insulto alla mia intelligenza..è confortante: mi fa capire il motivo per tutte le cavolate che hai sparato più nella replica che nell’articolo. Finalmente ho un perchè: o vivi nel mondo delle favole, o (come dice matteo), per essere buona, sei “incomprensibile”.
        intanto ti ringrazio per le varie risate che mi hai fatto fare. mi dispiace solo che in tutto ciò una punta di amarezza mi stia portando a non volerti rispondere perchè è chiaro quanto sarebbe totalmente inutile sprecare un’altra ora di tempo a risponderti passo passo alla replica. diventerebbe un poema!
        però, nonostante tutto qualche parola me la stai proprio, come si suol dire a Reggio, “sciuppando”.
        e questa volta sarò meno pacata e cortese (il rispettosa è un giudizio troppo soggettivo che lascio a te, e che mi interessa poco).

        1) la ‘ndragheta c’entra in tutti gli appalti per le opere pubbliche comprese strade, reti idriche, scolo delle acque meteoriche, fognature, costruzione di edifici, abusivismo, mancato rispetto del piano regolatore, delle più elementari norme di costruzione, uso di cemento scadente, sabbia di mare o proporzioni sballate per risparmiare sul cemento, per quanto riguarda l’impiego delle malte, uso di ferri lisci o ferri non a norma o mal collegati. mi dirai che anche a l’aquila è successo anche questo: vero, verissimo, non è solo la ‘ndrangheta nel resto d’italia (ma lo è soprattutto, come dimostrano le ultime operazioni condotte dalla polizia a milano), ma da noi E’ la ‘ndrangheta.

        2) passi per l’alluvione-lampo: su questo mi fermo alla mia conoscenza dell’italiano, se la comunità scientifica ha introdotto questo nuovo termine non lo so e se l’ha fatto mi fa piacere che tu lo sappia.

        3)se non ti intendi di architettura non parlare. le costruzioni degli anni 20-30 riguardanti la ricostruzione sono state fatte a regola, e infatti sono le uniche ad avere il massimo di due piani da progetto e realizzazione, hanno l’intelaiatura a croce di s.andrea che si collega allo scheletro per rendere più solidale la struttura come una gabbia. ancora si costruiva decentemente fino agli anni 40-50. la speculazione edilizia non è cominciata negli anni ’80 come sostieni tu ma negli anni ’60, e da li sono iniziate le magagne nell’impiego di materiali in modo sbagliato e fraudolento. negli anni ’80 e ’90 si era già alla frutta. inoltre mi pare evidente che oltre a non sapere che su un edificio progettato e costruito per una determinata altezza e una determinata funzione, la costruzione di sopraelevazioni, verande, l’apertura di porte e finestre laddove non è minimamente concepibile o il loro allargamento, compromettono seriamente la stabilità di un edificio e il suo equilibrio statico, evidentemente non guardi neanche più in là della punta del tuo naso, perchè se ti fai un giro per la città ne vedi a centinaia di queste aggiunte e di queste modifiche, tutte abusive e a volte neanche condonate (a dimostrare di quanto il costume sia di fregarsene). e stai tranquillo che quello che ti dico è comprovato dagli studi: quando cerchi un palazzo su cui devi fare un progetto per un esame sulla carta catastale e non lo trovi perchè è segnato come “terreno agricolo”, ti ho detto ancora poco.

        4)Cosa potrebbe accadere a Reggio in caso di terremoto al contrario di quanto pensi tu si sa: come in tutto il mondo le comunità scientifiche fanno simulazioni, indagini, e ti assicuro che buona parte della città andrebbe a farsi strabenedire..SOPRATTUTTO i palazzi degli anni ’80 e ’90. La tua (mi auguro) ingenuità nell’affermare “ci mancherebbe” sull’eventualità di gravi irregolarità in campo edilizio mi stupisce, data la tua età.

        5)La cazzata che hai sparato in merito agli incendi estivi non merita neanche una risposta.
        6)idem per il “rigoglioso verde lussureggiante delle nostre montagne”, forse ti riferivi al giardino di casa tua.

        (chi ti parla fa parte di un’associazione che da 12 anni si occupa di antincendio boschivo, oltre ad un’acuta osservazione dell’ambiente che mi circonda..cosa che tu evidentemente non fai)

        7)dato che l’italiano non è un’opinione, non credevo ti fosse così difficile collegare la conclusione a proposito della desertificazione con le piogge intense e l’erosione del suolo ad un aggravamento di tale situazione a causa dei torrenti ostruiti (sai, se i torrenti sono ostruiti l’acqua non ha dove scorrere ed esce fuori. fai la prova anche tu: prendi una vaschetta, la riempi con l’acqua, poi ci metti dentro un qualsiasi oggetto che possa affondare che non sia possibilmente delle dimensioni di un fagiolo, e osserva cosa succede).

        8)sul ponte neanche ti rispondo perchè mi si gira lo stomaco, e prima di andare a dormire non è una cosa simpatica.

        infine, pensavo ti potesse aiutare a riflettere il mio contributo, ma, ragazzo mio, è evidente che ti mancano i concetti basilari.

        buonanotte.

      • dario stelitano said

        a qualsiasi corso di antincendio boschivo ti insegnano che almeno il 95% di incendi è di natura dolosa e colposa ..pochissimi sono naturali .. dopodichè dato che continui a insistere e fare il saccente in materia al prossimo corso ti porto con me e ti vieni a sporcare le manine a spegnere incendi in aspromonte con il sottoscritto ..e poi mi dici ..ok?

      • Guarda, ti rispondo punto per punto (senza certo mancarti di rispetto, non appartiene alla MIA cultura):

        1) la ‘ndrangheta c’entra in TUTTI gli appalti per le opere pubbliche? Come fai a dirlo? Hai le prove? Io purtroppo no: se avessi le prove di UN SOLO appalto pubblico con la ‘ndrangheta di mezzo, avrei già denunciato tutto agli organi competenti. Tu, se sai qualcosa, fallo. Dobbiamo toglierci il vizio di parlare e sparlare male senza uno straccio di prova, a vanvera. In una città civile, se si vengono a sapere cose illegali si vanno a denunciare. Altrimenti non si sparla male. Parli delle costruzioni: ma le abitazioni chi le costruisce? Chi ci va a vivere? I cittadini stessi, no? E se sono strafottenti e avallano determinate scelte, penso che la prima responsabilità è la loro …!

        3) Quindi anche tu sottolinei il “costume” diffuso comunemente, nella gente e non certo per colpa delle istituzioni. E’ come quando ce la si prende col Sindaco se un cittadino getta materassi o lavatrici in mezzo alla strada …. Comunque, per quanto riguarda i terremoti, possiamo solo parlare-parlare-parlare. Sì, blablabla. Gli effetti sul sisma a Reggio sono una GRANDE INCOGNITA, certo affinchè la città sia RASA AL SUOLO come catastroficamente dicevi tu, ce ne vuole…

        4) Il mio “ci mancherebbe”, se leggi senza foga lo capisci perchè è chiarissimo, è riferito al fatto che nonostante la speculazione, anche negli anni ’80 e ’90 sono stati costruiti edifici A NORMA. Dire il contrario, dire che TUTTO CIO’ CHE E’ STATO COSTRUITO negli anni ’80 e ’90 è fuori norma, significherebbe fare terrorismo.

        7) Continuo a non capire che cosa c’entrano i torrenti ostruiti (che causano esondazioni ecc. ecc.) con la D-E-S-E-R-T-I-F-I-C-A-Z-I-O-N-E, ma per fortuna su questo ci sono i dati meteo che parlano chiaro.

  7. Pasquale Speranza said

    Il commento mi è piaciuto per la pacatezza e completezza dell’analisi. Per cio’ che riguarda l’impatto del Ponte, aggiungerei che le nostre colline rischiano di scivolare a mare. Per i lavori dell’A3 Sa-Rc, nel tratto Bagnara-Scilla, sono state realizzate ben 4 gallerie che corrono sotto le colline e gia’ qualche avvisaglia di scivolamento l’abbiamo avuta nella zona di Favazzina.

  8. Mimmasuraci per favore più discussioni concrete e meno poesia. L’uomo è per sua natura nomade? L’uomo era nomade prima dell’allevamento e dell’agricoltura. Alberto Ieracitano, a mio parere giustamente, consiglia vivamente di usare i soldi e le intelligenze nella realizzazione e nello studio di cose realmente utili e in opere prioritarie, non sta dicendo che vuole i super poteri per volare e per diventare invisibile.

  9. dario stelitano said

    diciamo che se inizio con tutto quello che ti dovrei dire non mi vado più a coricare ..vista l’ora.
    forse sono io che non capisco .. ma quindi l’evento era eccezionale o i modelli lo avevano previsto da giorni? no perchè sai com’è ..mi risulta che l’allerta meteo dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile sia stata diramata ..e vabbè ..mi replicherai ..ma le celle temporalesche in determinate condizioni si autoalimentano ..e l’orografia del territorio da noi incide ..allora è risaputo? e la domanda è ..cosa hanno messo in campo in questi 8 anni le nostre prime autorità di Protezione Civile? Mr Scopelliti e Mr Raffa? ..intendo oltre Valeria Marini sul Corso e cazzate varie (son troppo lunghe da elencare) .. e si vabbè ma non si prevedeva una pioggia così eccezionale ..bla bla bla … nel 2007 la Regione Calabria prevede l’installazione di un radar in Aspromonte tramite la Protezione Civile Nazionale ..poi finiscono i soldi

    ..l’installazione di un radar, peppe lo sa come me a cosa serve ..lo dico brevemente agli altri serve a monitorare costantemente la quantità d’acqua che si sta riversando in un territorio e la “migrazione” da parte dei temporali.

    delle due ..o il radar è stato montato e non ne sono a conoscenza (nel 2009 era stato montato solo quello in Sila a Longobucco) per cui la Prot Civ nazionale aveva l’andamento della situazione, ha continuato a diramare i fax e a Palazzo San Giorgio avevano di meglio da fare (forse gli amici tuoi, il popolo del fare, dovevano continuare a scannarsi) ed erano troppo impegnati per effettuare gli sgomberi delle situazioni a rischio.

    oppure il radar non c’è, il monitoraggio va a farsi benedire , e sono finiti i soldi per costruirlo, al che devi domandare al tuo governo e a Mr Bertolaso che fine hanno fatto i soldi della Protezione Civile destinati ai radar ..forse nei “grandi eventi”..

    Al che Scopelliti dovrebbe alzarsi dalla poltrona della Stretto di Messina Spa vendere le azioni lasciare fottere il tuo amatissimo ponticello e usare quei soldi per mettere in piedi una rete seria di monitoraggio e di opere che si vede non essere sufficente.. anzi sono proprio nulle

    ..ma Scopelliti per fare questo dovrebbe unire dei puntini per comporre un bel disegno serio, non è cosa per lui , non ci sono slogan
    ..e tu dovresti fare un’analisi seria e completa del problema invece di tirare fuori statistiche di qua.. alluvioni di là.. ma capisco che non ne hai le competenze..

    ..due righe anche alla sig.ra Mimma Suraci ..non poteva trovare frase più azzeccata per questo contesto .. piove ..governo ladro ..esatto ..per tutti i soldi di opere di previsione e prevenzione dei rischi che si è mangiato.. riguardo alla sub cultura..al qualunquismo etc etc è un bell’argomento che si tira fuori sempre come jolly.. lei parla così bene in italiano mi cade proprio sul termine qualunquista? qui, le responsabilità, dai commenti che l’hanno preceduta e anche da quelli successivi, sono state citate chiare con nomi e cognomi..

    ..se come dice Matteo vuole continuare a fare poesia la faccia lei e anche Peppe Caridi magari fantasticando sul Ponte .. noi andiamo a sporcarci le mani e a spalare fango quando e dove serve.. siamo gente non abituata a delegare

    ps i morti di Giampilieri e Scaletta si stanno rivoltando nelle tombe leggendo quello che scrivi

  10. Da come scrivi, si vede che di meteorologia capisci quanto io posso capire di ippica.
    L’Allerta della Protezione Civile c’era, su Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Molise. L’Alluvione-lampo s’è verificata, per fortuna senza gravi conseguenze, in una zona di Reggio Calabria. Fenomeni così intensi e localizzati sono assolutamente impossibili da prevedere se non con appena 1-2 ore d’anticipo, e a volte neanche.

    Inoltre il fatto che un fenomeno “eccezionale” non possa essere previsto chi lo dice?
    Un fenomeno può essere di portata eccezionale anche se viene giustamente previsto nel modo giusto.
    La pioggia di ieri sera a Reggio è stata assolutamente eccezionale.
    130mm caduti in 90 minuti in piena estate sono un record storico. A settembre non aveva mai piovuto così tanto in un solo giorno. A Reggio in media a settembre cadono 28mm al mese. Quest’anno ne sono caduti 130mm in un’ora e mezza … !!

    Continui a parlare del Comune come se spetta ai Comuni, secondo la legislazione Italiana, occuparsi della Protezione Civile che, invece, è a capo delle Regioni. Prova a chiederlo a Chiaravalloti e Loiero, cos’hanno fatto negli ultimi 10 anni per evitare che oggi la Calabria (e non solo Reggio, ma tutta da Vibo a Cosenza, da Maierato a Rogliano fino a Soverato) frani? E, in Sicilia, chiedilo a Cuffaro e Lombardo ….

    Chiedi a Loiero che fine hanno fatto quei radar, se proprio vuoi saperne di più.
    Scopelliti? E’ arrivato alla Regione da appena 3 mesi: diamogli tempo per giudicarlo, scopriremo con gli anni di che pasta è fatta, se si equivarrà allo schifo di chi l’ha preceduto o se invece saprà distinguersi per buona amministrazione come ha già fatto a Reggio.

    Il Ponte? Ehhh già, come al solito, è sempre e solo tutta colpa sua. Peccato che ancora non c’è!

    I morti di Giampilieri, e te lo assicuro (ma tu che ne sai di Giampilieri??!…) si rivoltano nella tomba mentre leggono la rabbia della gente semplicemente per un aereo dirottato o una strada allagata dopo un fenomeno simile a quello che, a loro, li ha fatti morire.

    PS –> Mimma ha ragione se parla di “qualunquismo”. I commenti di questo post ne sono infarciti. Si da la colpa a chi non ha le competenze, si crticano opere per gli ingenti soldi che “dovevano essere spesi diversamente” ignorando che senza quelle opere e quei progetti, quei soldi non esistevano, si ignorano gli elementi basirali della meteorologia … più qualunquismo populista di così..!!

    • dario stelitano said

      Caridi ..avevo sentito parlare di te.. ma sinceramente ti facevo un poco messo meglio..

      devo aver urtato la tua sensibilità..

      le competenze di protezione civile in ambito comunale sono del sindaco che ne è la prima autorità.
      Per quanto riguarda le deroghe al piano regolatore e i permessi edilizi chi li firma? mio nonno?

      per il resto non ti continuo a replicare perchè le tue risposte dimostrano uno spessore come quello di un assorbente ..
      va curcati che è tardu

      • Autorità sai che significa? Significa “rappresentante istituzionale” sul territorio di riferimento.
        Ribadsco, e se non ci credi studia la nostra legislazione, che in Italia le competenze di protezione civile sono a capo delle Regioni.
        I Sindaci dei Comuni sono rappresentanti istituzionali nel loro territorio, nulla più.
        Certo non può esistere, da parte di ogni comune (ce ne sono piccoli e piccolissimi…!!) si occupi da sè di una tematica così ampia e importante. Sono piani che vanno fronteggiati a più alto livello, e infatti la nostra legislazione funziona così.

    • e tu invece che ne sai dei morti di Giampilieri? che ne sai dei morti di Soverato, di Sarno, di Quindici, di Vibo, de l’Aquila, di Umbria-Marche, dell’Irpinia e anche di quelli del 1908?! TU che ne sai?

      la tua arroganza nel giudicare gli altri tanto incompetenti senza neanche conoscerli è degna dei tizi che segui ed esalti.

      ah, un’ultima cosa: la prima autorità di Protezione Civile è il Sindaco. e non me lo sono inventato io.

      • Quelli di Giampilieri li conosco, li conoscevo e ne conosco amici e parenti. Sono stati lì in quei giorni, e in quella fantastica gente ho visto grande dignità, nessuna lamentela, solo voglia di lavorare e voglia di uscire fuori dall’emergenza…

  11. Alberto Ieracitano said

    http://www.meteoweb.it/cgi/intranet.pl?_cgifunction=form&_layout=sezioni&keyval=sezioni.sezioni_id=6573 ….Ecco! Questo è quello che intendo per cronaca utile e critica. Ma perchè qui dici che bisogna mettere da parte la rabbia, che dobbiamo ringraziare la fortuna….. e lì ti arrabbi di brutto, “tiri le orecchie”, “dai zero tagliato”, e parli di…

    “mentalità di strafottenza e menefreghismo rispetto alle problematiche ambientali del territorio”? E fino ad ora qui che abbiamo detto tutti???????

    Mi fa piacere che dalle 17 circa, ora della prima tornata di commenti qui, alle 20:45, ora dell’articolo su meteoweb la tua opinione e il modo di porre le cose si ribalti, ma almeno ammettilo anche qui e su Strill, invece di eludere, di rispondere per metà, di cambiare discorso con assurdità tra le quali le cause naturali degli incendi e la non rilevanza della ndrangheta per i problemi ambientali. Ci saremmo risparmiati migliaia di caratteri.

    E ti saresti potuto risparmiare anche quei due lunghi giri di parole per dire che reggio non è in pericolo grave ne per terremoti, ne per incendi, ne per frane ne per allagamenti! Che ottimismo! E allora il catastrofismo dei primi articoli a che pro??

    Insomma, un pò di coerenza! Scrivi ovunque, non puoi cambiare atteggiamento per ogni sito. I lettori sono attenti, auguri per il futuro.

    • Alberto, sono tutte cose che ho sempre detto, scritto e sostenuto. Evidentemente non mi segui nè mi conosci.
      Articoli catastrofisti, io, non ne ho mai fatti. E non cambio certo atteggiamento per vari siti, sono sempre Peppe Caridi.
      E’ una questione di cultura, ognuno vive gli eventi in modo personale in base alla propria cultura, e sempre così sarà. Evidentemente io ho una cultura totalmente differente dalla tua! Beh … che dirti: il mondo è bello perchè è vario.
      Saluti 🙂

  12. Paolo Raffa said

    Io dico, come sempre, che probabilmente la verità sta in mezzo. In questo caso sono più che sicuro! Non bisogna sparare, a mio avviso, sempre e comunque sugli amministratori, da qualunque parte essi provengano. Bisogna esortarli, invece, a fare sicuramente meglio e di più di quanto finora è stato fatto, seppur poco è vero, ma comunque fatto. Io voglio ricordare che Reggio e il suo territorio insistono in quel sud d’Italia e d’Europa , che si porta appresso problemi e retaggi secolari, un territorio, quindi carico di difficoltà e annose situazioni irrisolte. Sarà per la mia visione sempre positiva o per il mio vedere il bicchiere mezzo pieno, che dico, data l’eccezionalità dell’evento atmosferico, che Reggio ha “tenuto” e anche bene, se vogliamo confrontare con quanto accaduto a Giampilieri, Soverato, Vibo, Sarno ecc. Certo, sicuramente si può e si deve fare di più! Un invito quindi per tutti a non distrarsi, come in questi mesi sta accadendo in seno al consiglio comunale della nostra città, ma non puntiamo il fucile sempre e comunque. Vigliamo e informiamo serenamente sempre inasprire gli animi di chi magari, in questa circostanza ha subito danni, allagamenti, disservizi o altro. Per la cronaca io sono uno di questi (Studio seminterrato allagato, ma non perchè i tombini erano intasati, anzi finchè la portata ha retto hanno lavorato adeguatamente, bensì perchè l’evento temporalesco è stato veramente di un’entità tale che definirlo eccezionale mi sembra riduttivo).

  13. Valeria Delfino said

    io non riesco davvero a capire il senso di tutta questa rabbia …
    c’è stato un evento davvero incredibile e straordinario, io venerdì sera ero in macchina e ho avuto tanta tanta paura, ringrazio solo il cielo di essere viva e come me penso tantissima altra gente.
    leggo Peppe Caridi da anni e penso che in meteorologia sia il numero uno in assoluto! Non sbaglia mai le previsioni, aveva azzeccato anche questo fenomeno di cui adesso sta dando spiegazioni, approfondimenti e foto meravigliose.

    peppe, non ti curar di loro: ma guarda e passa oltre, come diceva Dante.
    sono solo dei disfattisti che, per loro natura, devono sempre criticare a prescindere: lasciali perdere!

    • dario stelitano said

      se venerdì sera eri in macchina e hai avuto paura già il tuo sistema di protezione civile comunale non ha funzionato, perchè avresti già dovuto essere informata e cosciente come cittadina di cosa fare e cosa non fare in determinate situazioni.
      la rabbia non te ne posso sperare il senso ..ecco tu ringrazi il cielo di essere viva ..come dico sempre dalle nostre parti la concezione del rischio si basa sulla toccata di cogli..

      tu ringrazia il cielo.. che io, dato che sono disfattista, studio cosa fare in queste situazioni e come risolvere i problemi.

  14. Danila said

    Appalusi.

  15. A proposito di leggi, competenze e responsabilità.

    Dissesto idrogeologico: stavolta a Reggio è andata bene, ma la prossima? La soluzione è nella prevenzione

    L’estate è finita, e con l’inizio dell’autunno siamo nuovamente qui a fare i conti con frane e smottamenti, esattamente come l’anno scorso, esattamente come due anni fa.

    La causa di questa situazione è molteplice. Da un lato, innanzitutto, l’elemento scatenante è, senza ombra di dubbio alcuna, l’estremizzazione del clima e i fenomeni violenti dell’atmosfera, sempre più frequenti. Dall’altro c’è l’abbandono del territorio di montagna e di campagna, la sua fragilità dovuta in parte a fenomeni naturali (piogge sempre più frequenti e abbondanti), in parte ad attività umane invasive nei confronti della natura.
    Fatto sta che è di nuovo emergenza. E dopo Cavallerizzo, Soverato, Vibo Valentia, Rogliano, Maierato, Giampilieri, Scaletta Zanclea, Caronia, San Fratello e molte altre frazioni di Calabria e Sicilia, adesso è stata la volta di Reggio Calabria città.
    E, in fin dei conti, è andata bene.
    E’ andata bene rispetto a ciò che sarebbe potuto accadere, rispetto a ciò che si sarebbe potuto verificare, rispetto ai tanti episodi in cui s’è sfiorata la tragedia ma che, per fortuna, si sono conclusi in modo fortunato.
    Ma questo non sarà certo l’ultimo episodio dissesto idrogeologico in Città, in Provincia, nella Regione e al Sud in generale. Anzi … è solo l’inizio della stagione delle piogge che da qui fino al prossimo aprile/maggio potrebbe dar vita ad altri fenomeni estremi.
    Bisognerebbe cogliere quest’episodio come campanello d’allarme per fronteggiare al meglio un problema serio, un’emergenza grave che va affrontata con urgenza perchè davvero non c’è tempo da perdere.

    Per fronteggiare il dissesto idrogeologico, la legislazione italiana prevede diversi tipi di interventi che sono regolamentati dalla legge n° 225 del del 24 febbraio 1992, la legge dell’Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

    Al secondo articolo, terzo comma, la legge prevede che proprio alla Protezione Civile spettano le competenze in materia.

    La Protezione Civile, infatti, dovrebbe intervenire in tre settori: previsione, prevenzione e mitigazione.
    # La previsione consiste nelle “attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi”.
    # La prevenzione consiste nelle “attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi calamitosi anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione”.
    # La mitigazione consiste nelle attività di soccorso, con “l’attuazione degli interventi diretti ad assicurare alle popolazioni colpite ogni forma di prima assistenza”.Siamo sicuri che ciò avvenga in Italia?Dobbiamo innanzitutto riconoscere, e anzi esserne orgogliosi, che la Protezione Civile Italiana sia una delle migliori al mondo per quanto riguarda il terzo settore di intervento, quello del soccorso e della mitigazione. E non solo per la passione, la solidarietà, l’amore e lo spirito di sacrificio di chi, in carne e ossa, svolge questo tipo di operazioni, ma anche per un tipo di approccio culturale, di una mentalità tutta Italiana per cui, forse inconsciamente, “curare è meglio che prevenire”, perchè, in fondo, prevenire significa lavorare su qualcosa che non è detto debba per forza poi verificarsi.

    Infatti, a fronte di una grande eccellenza della nostra Protezione Civile in questo settore, bisogna anche riscontrare, purtroppo, gravissimi handicap negli altri due settori di intervento, che sono antecedenti rispetto alla mitigazione e che potrebbero evitare i fenomeni calamitosi, prevenendoli.

    In questo tipo di situazione, le Responsabilità degli Enti Locali sono solo parziali. Su tematiche legate alla Protezione Civile e alle Emergenze Ambientali, i Comuni e le Province hanno le mani legate dalla nostra legislazione. Possono fare poco o nulla. Nel caso dei Comuni, hanno competenza innanzitutto sulla manutenzione delle fiumare, che bisogna mantenere libere da elementi di ostruzione al naturale scorrimento delle acque. Spetta anche ai Comuni la cura e la manutenzione delle reti idriche e fognarie, e la cura dei piani regolatori per definire le modalità di urbanizzazione dei territori comunali. Le Province, poi, possono fare ancora meno: hanno competenza sulla manutenzione di alcune reti viarie stradali.
    Sicuramente, qualora i Comuni e le Province ottemperassero in modo efficiente quelli che sono i loro compiti, le nostre Città e i nostri Paesi avrebbero meno danni e disagi quando (e capita spesso) per poche gocce d’acqua si otturano i tombini perchè non curati, si rompe l’asfalto delle strade perchè abbandonato, esondano le fiumare perchè ostruite e non ripulite.
    Ma i fenomeni più estremi, quelli stile Giampilieri e Scaletta Zanclea, Sarno, San Fratello, Maierato, Rogliano o anche molti altri nella storia d’Italia, anche al centro/nord, non possono essere arginati dagli interventi di ordinaria manutenzione di Comuni e Province. Questi interventi sopra elencati servono per la normale quotidianità, dovrebbero essere scontati e automatici nele attività amministrative di ogni Provincia e di ogni Comune.

    Per individuare le responsabilità più serie, più marcate sulla tematica del dissesto idrogeologico legato ai grandi eventi e alle più gravi calamità, bisogna andare più in alto e cioè proprio alla Protezione Civile e in modo particolare alle Regioni, che hanno competenza in ordine alla materia di Protezione Civile.
    La Protezione Civile Italiana, negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti anche nel settore della previsione e della prevenzione, con l’aiuto della comunità scientifica e delle migliori Università Italiane. Ma è ancora troppo poco, anche e soprattutto perchè dai vari Governi, di destra o di sinistra che siano, gli stanziamenti di fondi per questo tipo di attivita avvengono col contagocce, proprio perchè nel nostro Paese manca quella cultura politica della prevenzione e si preferisce aspettare che gli eventi si verifichino per poi intervenire con i soccorsi e la mitigazione.

    Ormai, però, nel 2010, anno in cui un terremoto del nono grado della scala richter fa praticamente il solletico a un Paese come il Cile che, evidentemente, ha un sistema di protezione civile all’avanguardia nel settore della previsione e della prevenzione (e se non sono bravi come noi nei soccorsi e nella mitigazione poco gli importa, perchè molto raramente si trovano in condizioni che richiedono interventi di soccorso come siamo invece abituati, in Italia, troppo spesso).
    Queste riflessioni dovrebbero far capire a chi di competenza che prevenire è effettivamente meglio che curare, e che se la nostra Protezione Civile è diventata la migliore del mondo nei soccorsi lo è proprio per una storia fatta di grandi calamità, di catastrofi sismiche e idrogeologiche molto gravi ingigantite e acutizzate dalla totale assenza della prevenzione.

    Ma allora la Protezione Civile, tramite le Regioni nei vari territori, cosa dovrebbe fare per fronteggiare il dissesto idrogeologico?
    Richiamandoci alla legge n° 225 del del 24 febbraio 1992, possiamo anche noi parlare di “previsione” e “prevenzione”.
    Innanzitutto la previsione consiste, l’abbiamo già scritto, nelle attività volte a studiare le cause dei fenomeni estremi, nell’identificazione dei rischi e delle aree soggette. Dovrebbe essere chiaro, insomma, quali zone sono a rischio calamità naturali (in questo caso frane e alluvioni, ma lo stesso discorso vale anche per terremoti, maremoti o eruzioni vulcaniche) e quali sono le cause di questi stessi fenomeni. Solo così si può intervenre nel posto giusto, e nel modo giusto.
    Anche su questo, tutto sommato, la Protezione Civile Italiana è all’avanguardia, grazie al contributo di enti scientifici italiani molto prestigiosi a livello internazionale (Ingv e Cnr su tutti). Ma si tratta della teoria.
    Poi, la pratica dev’essere quella della prevenzione, che consiste nelle attività volte a ridurre al minimo le possibilità che a seguito di eventi calamitosi si verifichino danni. Queste attività devono essere svolte sulla base delle conoscenze acquisite con gli studi di cui abbiamo già parlato, che in Italia ci sono e sono chiarissimi.
    Il problema è che non si interviene, il problema del dissesto idrogeologico non viene preso di petto e pochi sono i fondi a disposizione perchè mai nessun Governo è stato sensibile al problema.
    Anche l’attuale Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, l’ha confermato pochi mesi fa, dopo che la Legge Finanziaria 2010, all’articolo 2, comma 240, ha destinato al Piano Straordinario contro il rischio idrogeologico 1 miliardo di euro, già assegnato dal Cipe con la delibera del 6 novembre 2009. “Ma questo primo piano straordinario – ha detto il Ministro – non potrà che essere l’inizio. La realtà del dissesto idrogeologico che interessa territori dell’80% dei comuni italiani, richiederà negli anni a venire impegni costanti per far sì che nel medio-lungo termine possa essere realizzata una grande operazione-sicurezza per l’ambiente italiano e per le popolazioni che vivono nelle zone a rischio”.

    Ci vuole tempo, insomma, ma bisogna premere sull’acceleratore perchè la situazione è davvero molto grave e richiede interventi urgenti e straordinari.
    Ne ha bisogno il territorio, quello del sud in modo particolare, che ogni mese ormai si trova a fare i conti con episodi di dissesto.
    Quello di Reggio è stato solo l’ultimo, ma ce ne saranno altri.

    A proposito di Reggio: una riflessione conclusiva su come la Città ha affrontato l’emergenza è doverosa. I cittadini si sono mobilitatati in modo solidale, e tantissimi volontari si sono recati nelle aree più colpite per aiutare la popolazione a fronteggiare l’emergenza in un momento di difficoltà, con grande dignità, mettendo da parte la rabbia e lo spirito polemicoso che, in situzioni di questo tipo, è sfogo naturale della psicologia umana.

    Non sono mancate anche alcune polemiche, soprattutto da qualche esponente politico (per fortuna pochi) che ha provato a strumentalizzare i fatti di cronaca in termini squisitamente populistici, forse elettorali in vista della tornata della prossima primavera, ma si è trattato di tentativi fuoriluogo non tanto nel merito, ma anche e soprattutto nella forma, nella tempistica da “sciacalli”, cavalcando un fenomeno di questo tipo mentre la gente faceva i conti con i danni e i mezzi preposti lavoravano in modo eccezionale per ripristinare condizioni di normalità con il sudore della fronte e la vanga e il piccone in mano.

    I più polemici sono intervenuti prendendosela con il Ponte sullo Stretto (ormai è un’abitudine! Anche quando la Reggina tornerà in serie C daranno la colpa al Ponte, che intanto ancora non c’è…), con la ’ndrangheta (che intanto è impegnata nei suoi loschi traffici criminali mentre pianfica bombe, lettere minatorie, minacce e attentati nei confronti dei magistrati, dei politici e dei giornalisti onesti, figuriamoci se si mette a trafficare anche i temporali), con la “Città Metropolitana” (deridendo e sbeffeggiando quella che è stata la più grande conquista politica della storia della Città di Reggio: un titolo i cui benefici, di proporzioni storiche e inimmaginabili, si avranno nei prossimi anni con l’entrata in vigore del Testo Unico sugli Enti Locali) o addirittura col Tapis Roulant (“quei soldi potevano essere spesi per altre cose”, dicono i più populisti e qualunquisti, non sapendo o facendo finta di non sapere che il Tapis è stato costruito con fondi vincolati del Ministero ai Trasporti che non sarebbero mai arrivati a Reggio senza la realizzazione di quel progetto).

    Su situazioni di questo tipo bisognerebbe, invece, fare fronte comune, unire le forze e innanzitutto combattere l’emergenza, poi organizzarsi per stimolare chi di competenza a investire sulla prevenzione affinchè gli errori del passato insegnino per il futuro, in modo tale che fenomeni di questo tipo non si verifichino più.
    E non certo quelli naturali, che ci saranno sempre: in fin dei conti, vista l’eccezionalità davvero straordinaria del fenomeno naturale, a Reggio è andata molto bene. E lamentarsi, lo ripetiamo ancora una volta, per un aereo dirottato o per un pezzo d’asfalto staccato quando s’è rischiata una grande tragedia che, per fortuna, è stata evitata, sembra davvero presuntuoso.

    Anche perchè con tutta quell’acqua, 130mm di pioggia violentissima caduta in meno di 90 minuti, sarebbe accaduto lo stesso in tutte le Città del mondo, anzi anche di peggio in realtà più esposte a crolli, voragini e frane -vedi Roma e Napoli – o ad allagamenti e inondazioni, vedi Firenze o Milano, dove il Lambro è esondato nel Parco di Monza poche settimane fa dopo un breve nubifragio di poco superiore ai 50mm. Eppure anche quelle sono tutte Città Metropolitane …

    L’unica differenza è il trattamento mediatico riservato dai media nazionali, pronti a scrivere pagine e pagine di giornali e aprire tutti i Tg non appena 4 gocce d’acqua bagnano il catino padano, per poi essere totalmente muti e silenziosi sui violenti episodi di maltempo che nei giorni scorsi hanno coinvolto tutto il Sud.
    Su MeteoWeb.it, portale di meteorologia visitato da migliaia di appassionati dell’Italia centro/settentrionale, sono tantissimi i commenti di cittadini del centro/nord davvero increduli rispetto alle fotografie di Reggio Calabria.
    Senza l’informazione online non avrebbero saputo nulla. Tv e giornali non ne hanno parlato quasi per niente.

  16. Peppe..è appena iniziato Presa Diretta su Raitre, con il bravissimo Riccardo Iacona: pensa un po’, parlerà proprio di ‘ndrangheta…ti consiglio di seguirtelo, chissà che non capisci qualcosa in più della tua terra…il resto non merita più risposte. ah, non so chi sia Danila e a chi si riferisse, ma a Valeria Delfino direi una cosa: infatti nessuno ha parlato della sua capacità di acquisire informazioni sulle previsioni meteorologiche in giro per il web, è il minimo per un appassionato. Diverso è tutto il resto.
    Buona visione.

    • Certamente non parlerà di temporali … 🙂
      Vedi, Alessia, nessuno mette in dubbio la gravità del problema ‘ndrangheta.
      Il dubbio sorge sul fatto che la colpa dei fenomeni violenti dell’atmosfera sia della ‘ndragheta …..

      • no no…è per illuminarti sul coinvolgimento totale della ‘ndrangheta nel campo edilizio e degli appalti (“la ‘ndrangheta c’entra in TUTTI gli appalti per le opere pubbliche? Come fai a dirlo? Hai le prove? Io purtroppo no: se avessi le prove di UN SOLO appalto pubblico con la ‘ndrangheta di mezzo, avrei già denunciato tutto agli organi competenti. Tu, se sai qualcosa, fallo. Dobbiamo toglierci il vizio di parlare e sparlare male senza uno straccio di prova, a vanvera. In una città civile, se si vengono a sapere cose illegali si vanno a denunciare. Altrimenti non si sparla male.” l’hai scritto tu eh..)

      • Esatto. Ho scritto proprio quello, non ho certo scritto che la ‘ndrangheta non c’entra niente con gli appalti pubblici.

        Nessuno può dire che la ‘Ndrangheta infanga TUTTI gli appalti pubblici.
        Ci prova per molti, ci riesce per alcuni.

      • guarda non ho più intenzione di replicare, e sai soprattutto perchè?? perchè hai scambiato evidentemente la possibilità di pubblicare liberamente che presumo ti abbiano dato su strill, con il comportarti come se strill fosse il tuo blog personale. quello che ti dovevo dire in proposito te l’ho detto già pubblicamente, a differenza tua ho saputo distinguere la pubblicazione di un commento su un blog e la pubblicazione di un contributo su un giornale.
        Buona notte.

      • presumi troppo rispetto a cose esterne da te, sui cui meccanismi e sul cui funzionamento non hai la più pallida idea. mi dispiace se non vuoi più “replicare”, ma ti assicuro che dormirò lo stesso. saluti

  17. mimmasuraci said

    ” est modus in rebus; certi sunt denique fines”. Non sciupare così il tuo tempo Caridi. Non dire mai i chilometri e chilometri che hai macinato a piedi per andare a Scaletta e a Giampilieri il cui fango ancora è nei tuoi polmoni e la cui sofferenza hai vissuto con partecipazione sincera e riservata; non dire mai le notti che trascorri a girare per il territorio ; non dire mai che le tue previsioni sono risultato di studi faticosi sollecitati da una passione cerebrale e viscerale che molti non sono in grado di comprendere. No, non dire mai tutto questo e molto altro ancora….

    • Alberto Ieracitano said

      Nessuno qui si sogna di non riconoscere il duro lavoro o lo studio. La questione è che poi dal lavoro si impara, e lo studio si interpreta. Nessuno qui ha parlato di previsioni sbagliate, o di ignavia. Nessuno qui è vittima, semmai al centro di scambi di opinioni che sono scaturite da e nella lettera a Strill.
      Quello che si contesta è ben spiegato nei vari commenti, leggibili da chiunque sopra, anche se purtroppo molti punti sono “morti senza risposta”, o hanno avuto risposte evasive (vedi la ndrangheta, vedi le responsabilità delle amministrazioni, vedi il ponte) che fanno anche perdere la voglia di dibattere…

      Ps: vanno bene anche le risposte in Latino, che siano attinenti però. Poi in qualche modo li traduciamo.

      • io invece, che mi attengo all’italiano (non che andassi male in latino, anzi), ogni volta che vedo frasi in latino citate qua e là, così, come se si fosse in un’aula di tribunale, ma senza la medesima necessità, mi viene in mente un tale soprannominato “Azzeccagarbugli”…e sarà che questo genere di persone mi ha sempre dato un certo fastidio..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: