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Tessera del Tifoso. Agguato a Maroni, tutto premeditato

Posted by Peppe Caridi su 27, agosto, 2010

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/images/tesseratifo.jpgdi Roberto Pelucchihttp://www.gazzetta.it/ – BERGAMO, 27 agosto 2010 – I due abeti con le fronde bruciacchiate sono quel che resta visivamente della notte di follia, l’ultima bravata degli ultrà. Atalantini, sicuramente. Ma forse, in una minima parte, anche di altri club. La Questura indaga e non conferma. Chi passeggia tra i tendoni della Berghem Fest, però, non ha dubbi: mercoledì si è sfiorata la tragedia, e non è la solita frase fatta. Basti pensare a che cosa sarebbe successo se le bombe carta lanciate dagli ultrà invece di bruciare cinque auto e qualche motocicletta avessero incendiato il tendone che ospitava il dibattito con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, presente alla festa della Lega Nord con i colleghi Tremonti e Calderoli, e davanti a 2-3 mila persone, molti bambini.

Agguato — Ancora una volta è andata bene: un poliziotto ferito (15 giorni di prognosi) e due vigili urbani leggermente intossicati dal fumo. Per gli spettatori tanto spavento e l’indignazione per un atto teppistico prevedibile. Da giorni, infatti, si stava organizzando la contestazione a Maroni, anche se forse non nelle modalità estreme a cui si è arrivati. “Vi erano state alcune avvisaglie, telefonate che preannunciavano l’arrivo di qualche ultrà – ha rivelato il presidente della Provincia, Ettore Pirovano -. Ma c’eravamo tutti illusi che si trattasse di un normale scambio di pareri”. Sapevano anche le forze dell’ordine. Il problema è che i teppisti sono stati più furbi. In una settantina, su 500 presenti, hanno aggirato il tendone e si sono portati a tiro di palco.

Mai più — Una bottiglia ha sfiorato Daniele Belotti, assessore regionale al Territorio, curvaiolo dall’età di 7 anni (ne ha 42) e “mediatore” storico tra ultrà, istituzioni e forze dell’ordine. “Maroni, che elogio, aveva dato la disponibilità a incontrare una delegazione di tifosi – spiega -. L’ho comunicato per telefono ai capi. La prima volta mi hanno risposto: ne parliamo tra noi. La seconda: deve venire qui lui, pensa te. Poi è successa quella cosa mai vista in 35 anni di curva. E io ne ho viste di tutti i colori. È stato inqualificabile lanciare bombe carta in un posto dove c’erano famiglie e bambini. Questa è gente con cui non voglio avere più niente a che fare”. La Digos sta cercando di identificare i responsabili, alcuni già conosciuti e diventati quasi degli eroi in un gruppo su Facebook, ma ieri a tarda sera non erano ancora stati presi provvedimenti. Non confermati neppure i 5 fermi. Intanto, per Varese-Atalanta di domani la trasferta è autorizzata soltanto per chi ha la tessera del tifoso.

Linea dura — L’imbarazzo del presidente Antonio Percassi è evidente. Ha fatto di tutto per riempire lo stadio, riuscendoci, e un mese fa era addirittura salito sul palco della Festa della Dea duettando con Claudio “Bocia” Galimberti, pluridaspato leader della curva, perché convinto che il dialogo anche con i tifosi più pericolosi possa contribuire a sconfiggere la violenza. Dopo un primo comunicato soft, la posizione dura di Percassi: “Il gesto inqualificabile di un gruppo di persone indegne a considerarsi tifosi dell’Atalanta non rappresenta l’amore dei bergamaschi per la città, per i colori nerazzurri e per il calcio: sono le 16.000 tessere del tifoso sottoscritte a dimostrarlo. Bergamo è stata una delle poche città in Italia a rispondere in modo così forte, deciso e serio al programma voluto dal Ministero dell’Interno, in particolare dal ministro Maroni, al quale va la nostra solidarietà”. Percassi parla di “episodi deprecabili che non hanno giustificazione. La società ribadisce la volontà di favorire un radicale cambio di mentalità nel suo stadio affinché sia d’esempio. Chi persegue la violenza va contro gli obiettivi della nostra società e fa il male dell’Atalanta e di Bergamo”.

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