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Reggio, bomba sotto casa del procuratore Di Landro. La ‘ndrangheta continua ad alzare il tiro

Posted by Peppe Caridi su 26, agosto, 2010

https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/bomba1.jpgIl Ministro Alfano: «lo Stato è sempre vicino ai magistrati. I clan della ‘ndrangheta sono pericolosi perchè li stiamo distruggendo. E’ come una bestia ferita» – Intorno alle 02:00, nella notte, un forte boato ha scosso la tranquillità reggina. Un ordigno ad alto potenziale è stato fatto esplodere nel portone dell’abitazione del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore di Landro. Al momento della deflagrazione il magistrato, impegnato nelle più importanti attività contro la criminalità organizzata, si trovava in casa insieme alla moglie. Nessuno è rimasto ferito. Sul posto sono prontamente intervenute le forze dell’ordine. L’esplosione ha provocato gravi danni anche al portone dell’edificio in cui abita Di Landro. Il palazzo, invece, non ha subito danni strutturali. La zona in cui abita il magistrato è quella del Parco Caserta. Nell’edificio davanti al quale è stato fatto esplodere l’ordigno abitano, oltre a quella del magistrato, vivono altre quattro famiglie: si tratta di un condominio ma non c’è alcun dubbio, secondo gli investigatori, che l’intimidazione fosse diretta contro il procuratore generale. 
Secondo quanto è emerso dai primi accertamenti l’ordigno era collegato ad una miccia a lenta combustione e sarebbe stato confezionato con tritolo.
Dopo i rilievi di artificieri e scientifica, durati più di due ore, è toccato ai Vigili del fuoco rimuovere quel che restava del portone e i vari detriti sparsi nelle vicinanze.
Si tratta dell’ennesima intimidazione contro i magistrati reggini e della terza contro il pg Di Landro: la prima, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2010, l’esplosione che danneggiò il portone del palazzo in cui ha sede la Procura Generale, poi, nel giugno scorso, la manomissione dell’auto del pg, alla quale vennero svitati i bulloni da una ruota.
https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/bomba2.jpgDopo l’atto intimidatorio, Di Landro ha detto: «Contro di me c’è stata una tensione personalizzata malevola e delittuosa crescente da parte della criminalità organizzata, a partire dall’attentato di gennaio contro la Procura generale. Vogliono farmela pagare, evidentemente, per il fatto che ho sempre e in ogni circostanza fatto il mio dovere di magistrato. Sono sempre stato in buona fede e ho sempre agito col massimo scrupolo, pur comprendendo che posso sbagliare anche io, come tutit, ma sempre in buona fede. Una linea condotta che ha sempre caratterizzato la mia gestione della Procura generale di Reggio Calabria. Sono grato a quanti, soprattutto colleghi, mi stanno chiamando per esprimermi la loro solidarietà. Il mio cellulare e il mio telefono di casa, da quando si è diffusa la notizia, non smettono un attimo di squillare».

CHI E’ SALVATORE DI LANDRO – Da 38 anni in magistratura. Un giudice di lungo corso, noto per la sua inflessibilità ma anche per l’attenzione che rivolge ad ogni singolo atto processuale. E’ procuratore generale a Reggio dallo scorso 26 novembre. Nove mesi, compiuti esattamente oggi, in cui il procuratore generale ha dovuto fare i conti con un clima di altissima tensione che sta caratterizzato la città dello Stretto. Nella sua carriera ha iniziato la sua attività come pretore a Melito Porto Salvo e poi proprio a Reggio, dove è rimasto fino al 1985, quando è passato alla Corte d’Appello. Un’attività integerrima, la sua, con una lotta senza confini alla mafia, pur nel rispetto dei ruoli di difesa e accusa. Come nel maxi processo contro le cosche del reggino con 69 imputati e la condanna, sino in ultimo grado, di boss importanti della ‘ndrangheta.
L’arrivo a Reggio Calabria, come procuratore generale, dopo una lunga esperienza nei palazzi di giustizia, sembra avere segnato una svolta, e gli attentati continui e gli avvertimenti contro i magistrati dimostrano che la strada è quella giusta.
Confisca dei beni, arresti dei latitanti e operazioni antimafia costituiscono l’ ossatura di questa azione e questo, come ha detto lo stesso Di Landro nei giorni scorsi, «i boss non lo possono sopportare».

‘NDRANGHETA SCATENATA: LUNGA SCIA DI ATTENTATI E MINACCE NEGLI ULTIMI MESI – Quello della scorsa notte è solo l’ultimo degli avvertimenti alla magistratura di Reggio Calabria. Sono mesi di fuoco a Reggio, città segnata da un percorso di vendetta che la ‘ndrangheta sta cercando di mettere in piedi nei confronti della giustizia che mai come negli ultimissimi anni sta provando a metterla alle strette. Il 3 gennaio scorso a saltare in aria fu il portone della Procura generale di Reggio. Due persone, giunte a bordo di un motorino, piazzarono una bombola che provocò la deflagrazione e le fiamme.
«E’ un attentato concordato da tutte le cosche», disse Di Landro. L’azione messa in piedi con il sequestro dei beni e l’arresto dei latitanti non piaceva alle cosche. Così, lo scorso mese di giugno fu sabotata l’automobile di servizio di Di Landro, allentando i bulloni di una ruota. La vettura si trovava nel parcheggio del Centro direzionale, dove vengono lasciate le vetture di servizio dei magistrati della Dda e della Procura generale di Reggio Calabria. In questo clima si inseriscono anche le buste con proiettili e minacce di morte che sono state inviate, tra l’altro, al Procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, ed ai pm della Procura reggina Vincenzo Lombardo e Antonio De Bernardo. E poi, l’inquietante messaggio nel giorno della visita di Giorgio Napolitano a Reggio Calabria, a gennaio scorso, per esprimere solidarietà dopo l’esplosione davanti agli uffici giudiziari. Le forze dell’ordine ritrovarono un’automobile, lasciata lungo il percorso seguito dal corteo presidenziale, con all’interno un consistente quantitativo di armi.

ALFANO: LO STATO E’ VICINO AI MAGISTRATI REGGINI, LA ‘NDRANGHETA E’ UNA BESTIA FERITA«Lo Stato è vicino al procuratore generale Di Landro e a tutta la magistratura reggina. Questo ultimo ennesimo vile atto intimidatorio conferma la bontà dell’impegno finora profuso nel contrasto all’ndrangheta, ma ci impone di mantenere alto il livello di guardia». E’ quanto afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in riferimento all’attentato contro il procuratore generale di Reggio Calabria. «Quanto è accaduto – sottolinea il ministro – rafforza la determinazione del governo nel portare avanti la lotta alla criminalità mafiosa, cosa che abbiamo fatto finora adottando provvedimenti sempre più incisivi che ci hanno consentito di raggiungere traguardi prestigiosi. La criminalità, come una bestia ferita è in difficoltà, ma proprio per questo siamo consapevoli di quanto possa essere pericolosa». Reggio Calabria, il 28 gennaio, aveva ospitato un Consiglio dei Ministri straordinario in cui Berlusconi, con Maroni e Alfano, aveva presentato il nuovo Piano Straordinario Antimafia. Il Presidente del Consiglio continua a ribadire che, «se continuiamo così, la ‘ndrangheta sarà sconfitta nei prossimi tre anni».

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