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Sensazionale scoperta archeologica: Reggio Calabria era una Città Termale

Posted by Peppe Caridi su 24, agosto, 2010

https://i2.wp.com/www.meteoweb.it/images/RcTerme.jpgLo storico Arillotta propone di canalizzare le acque sotterranee e creare giochi di fontane sul Lungomare – Sotto il centro storico di Reggio Calabria potrebbe nascondersi una vera e propria città termale: è emerso dagli studi dello storico reggino Franco Arilotta, secondo cui nel passato l’area urbana tra le attuali piazza De Nava e piazza Duomo era attraversata da sei o sette valloni in superficie, a cui corrispondevano, in profondità, altrettante, se non ancor più numerose, falde freatiche. Falde che, in un passato nemmeno tanto lontano, alimentavano anche decine e decine di pozzi, a servizio dei palazzi più importanti.

Secondo Arilotta, i corsi d’acqua attestati sono – partendo da Nord, dal Torrente Santa Lucia o Lumbolo, oggi via Domenico Romeo, verso Sud – il Gelso Bianco, che scende da via Cappuccinelli; San Filippo Neri, sul percorso Villini Svizzeri-via 2 Settembre; quello che serviva le fornaci dell’omonimo rione, lungo il tracciato Trabocchetto I-via Giulia-Villa Genoese Zerbi, e che chiudeva a nord la cinta muraria medievale; l’altro che, lungo il Trabocchetto II e via Orange, finisce vicino la Prefettura; quello che segue via Cuzzocrea, lambendo l’area del Castello, e sbocca a mare all’altezza dell’Istituto “Piria”; l’ultimo, prima del Torrente Calopinace, è quello che, sul tracciato di via Caulonia, passa sotto Piazza Duomo.

L’aspetto rilevante della scoperta sta nel fatto, documentato, che alcune di queste acque hanno anche precise qualità minerali!

Quella che sgorgava dalle bocche dei delfini alle Tre Fontane, sulla via Reggio Campi, proveniente dal pozzo esistente nei pressi dell’ex Monastero di Sales è acqua magnesiaca e bicarbonata.
Quella che scorre sotto la via Pietro Foti, accanto al Palazzo Storico dell’Amministrazione provinciale, è invece sulfurea.
Le acque che scendono da via Osanna, quelle della terma Genoese-Banca d’Italia e quelle del torrentuolo San Filippo Neri, sono ferruginose.

È ben noto nel campo del termalismo che le acque con caratteristiche bicarbonato-terrose sono particolarmente efficaci nelle malattie renali: le acque ferruginose o ferrate, infatti, sono utili nei casi di anemie. Le acque sulfuree sono universalmente apprezzate per le malattie della pelle. In più, l’acqua sulfurea è anche purgativa. Del suo uso a Reggio, testimonia il cronista ottocentesco reggino Cristofaro Musco, che parla di un pozzo di «acqua solforosa a cui i cittadini attingevano e la bevevano per cura ordinata dai medici, e giovava per diverse malattie». La strada è proprio l’attuale via Foti.

Tutta questa abbondanza d’acqua, anzi di acqua medicamentosa, si trasformò, in età romana, in una serie di impianti termali. Strutture termali, pubbliche e private, erano dappertutto. Famosissima è quella i cui resti si conservano sul Lungomare e fanno da attrazine turistica, ma c’è anche quella che si estendeva dal Palazzo della Prefettura fino all’Hotel Miramare, un’altra che sta sotto la Banca d’Italia, un’altra ancora sotto il palazzo Trapani-Lombardo, e poi ancora un’altra sita sotto l’Auditorium “San Paolo”, una sesta in via Cimino e una settima vicino la Stazione Succursale.

Non dimentichiamo, poi, che Reggio, proprio per le sue acque salutari, entra nel mito di Oreste.
Oreste, figlio di Agamennone, colpito da psoriasi, per lo shock psicologico provato nell’aver dovuto uccidere la madre adultera Clitennestra, viene consigliato da Apollo, dio della medicina, come unico rimedio per guarire, di lavarsi in acque particolari. La ricerca di queste acque lo porta a Reggio, dove «scorrono sette torrenti con un’unica scaturigine». Egli vi s’immerge e ne esce completamente risanato.

E le acque sulfuree di via Foti alimentavano l’impianto sacro-termale scoperto sotto la Prefettura, fra le cui rovine è stato ritrovato un frammento marmoreo del bastone di Asclepio-Esculapio, il medico semidivinizzato da Greci e Romani. I reggini lo effigiarono in alcune loro monete, in una delle quali c’è anche sua figlia Igea, che offre al sacro serpente una coppa di acqua.

Dopo aver reso nota la sensazionale scoperta, lo storico Arilotta ha proposto di indentificare questi percorsi fluviali sotterranei, raggiungerne con opportune trivellazioni le acque, analizzarle per accertarne gli eventuali contenuti oligo-minerali e, nel caso di risposta positiva, realizzare fra i giardi del Lungomare una serie di artistici getti, che ne consentano la degustazione. Sarebbe un unicum mondiale, anche sotto il profilo turistico: offrire diversi tipi di ottima, originale acqua minerale, e per di più gratis, in uno degli scenari ambientali e naturalistici più belli del Mediterraneo: lo Stretto di Messina.

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Una Risposta to “Sensazionale scoperta archeologica: Reggio Calabria era una Città Termale”

  1. mimmasuraci said

    perchè dovremmo offrire le nostre risorse ” a gratis” ?

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