LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Stretto di Gibilterra: via libera al tunnel della globalizzazione Spagna-Marocco

Posted by peppecaridi su 13, novembre, 2010

di Umberto Mazzantini –  http://www.greenreport.it/ – Dopo 34 anni di progetti, discussioni, annunci  e marce indietro, il colossale progetto del collegamento automobilistico e ferroviario tra le due rive dello Stretto di Gibilterra e fra Africa ed Europa è stato rilanciato dall’Unione europea ieri a Lussemburgo, durante la riunione del Conseil d’association Maroc-Ue. Il tunnel ferroviario che collegherà Marocco e Spagna sarà lungo 38 km e potrebbe essere completato entro il 2025. I costi stimati variano tra i 4 e i 5 miliardi di euro e dovranno essere sostenuti da Marocco, Spagna, Ue e da finanziamenti privati.

La campagna di prospezioni offshore per lo studio geologico del fondale sottomarino è stata effettuata dalla Sociedad espanola de estudios para la cominicacion fija a traves del esrtecho de Gibraltar (Seceg)  e dalla Société d’études du détroit de Gibraltar du Maroc (Sned)  che hanno concluso che è realizzabile un tunnel di una quarantina di km che collegherà Tarifa, in Spagna, alla regione di Malabata, vicino a Tangeri, a 310 km a nord della capitale marocchina Rabat. Un troncone di tunnel di 28 km sarà costruito sotto lo Stretto di Gibilterra, ad una profondità di 300 metri. Marocco e Spagna hanno fatto un bando internazionale e Seceg e Sned hanno commissionato uno studio per preparare la quinta campagna di trivellazione profonda in mare che punta a fornire a un’expertise sui migliori metodi di riconoscimento geologico della zona profonda del tracciato del tunnel.

Alla fine, nonostante il sostanziale fallimento economico e i ricorrenti guai dell’altro grande tunnel, quello della Manica, il titanico progetto di collegare Africa ed Europa ha preso il via. Ue e Marocco prevedono di costruire un tunnel ferroviario in tre fasi: prima verrà realizzato il troncone sottomarino del tunnel di servizio come galleria “esplorativa” e poi verrà costruita la prima galleria ferroviaria. La terza fase, più a lungo termine, prevede la costruzione della seconda galleria ferroviaria in funzione dell’evoluzione del traffico del primo tunnel. Le due gallerie principali avranno un diametro di 7,5 metri, quella di servizio una circonferenza di 4,8m. Inizialmente il tunnel monotubo ogni anno potrà sostenere il traffico di 1,6 milioni di vetture, con 5 milioni di passeggeri automobilisti e 11 milioni di passeggeri ferroviari. Alla fine la capacità dei tunnel dovrebbe essere  di 50 milioni di passeggeri e di 6 milioni di veicoli.

E’ come aprire un’enorme porta in una delle frontiere più controllate del mondo, nella barriera sulla quale si “schiantano”, proprio come nella Manica e nel mare tra l’Italia e l’Africa, migranti e clandestini. Il tentativo evidente è quello di scardinare uno dei blocchi, dei colli di bottiglia, delle merci e consentire all’Europa di avere nuovamente un accesso rapido e privilegiato all’Africa e di collegarsi alle reti infrastrutturali, energetiche, stradali ed economiche che si stanno rapidamente realizzando nell’Africa araba. Ma sarà difficile che da quella porta e da quei cancelli finalmente scardinati, e fino ad ora facilmente accessibili solo da nord, da sud non arrivi la massa di disperazione e speranze che già preme e annega in mare dalle coste atlantiche delle Canarie a quelle mediterranee. Ma forse, al di là della propaganda e della xenofobia che serve a raccattare i voti degli impauriti europei, chi tiene faticosamente al guinzaglio lo spirito animale del capitale sa bene che la globalizzazione delle merci sarà necessariamente anche globalizzazione di uomini e che questa ha bisogno di tunnel per bucare i continenti. Quel tunnel lo faranno probabilmente le braccia nere e “caffè latte” che poi troveremo nelle nostre città, come quelle dei “musi neri” e “mangia spaghetti” italiani fecero le gallerie che bucarono le Alpi, avviando il processo mercantile che ha portato all’Europa unita. Speriamo solo che da Tangeri e Tarifa, insieme ai treni ed alle auto, insieme alla globalizzazione delle merci, emerga anche la globalizzazione dei diritti.

Il link del progetto: click qui

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