LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Terremoto, il giallo della faglia di Paganica: 20 anni fa tre ricercatori la individuarono, ma non furono creduti

Posted by peppecaridi su 5, maggio, 2009

http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/2259/foto/terremoto_montagna.jpghttp://www.meteoweb.it/ - La faglia responsabile del sisma che ha devastato L’Aquila lo scorso 6 aprile era stata individuata gia’ nel 1989 da un gruppo di giovani geologi romani; ma la loro scoperta non fu presa sul serio dalla comunita’ scientifica, che non diede molto credito all’idea che proprio tra L’Aquila e Paganica ci fosse una faglia attiva in grado di provocare terremoti di elevata intensita’.

La storia risale al 1988, quando Andrea D’Epifanio, Roberto Bagnaia e Stefano Sylos Labini, all’epoca non ancora trentenni, cominciano a interessarsi alla storia geologica della piana dell’Aquila. Compiono sopralluoghi sul posto, studiano le tracce di antichi movimenti tellurici, prendono foto aeree della zona. Fino a che, nel 1992, pubblicano sulla rivista ’’Quaternaria Nova’’ uno studio dedicato alla formazione dei terrazzi della provincia dell’Aquila. La loro ipotesi e’ che la morfologia della terra in questo lembo dell’Abruzzo sia stata plasmata dai movimenti tellurici prodotti nei secoli da un complesso sistema di faglie del quale farebbe parte una spaccatura di circa 15 chilometri, dritta come un fuso, che corre tra Paganica e San Demetrio ne’ Vestini. La faglia viene ribattezzata proprio ’’faglia di Paganica-San Demetrio’’. I tre sono convinti che sia attiva da almeno 200.000 anni: sua la responsabilita’ dei terremoti che hanno distrutto il capoluogo abruzzese nel 1461 e nel 1703.

Ma lo studio dei tre giovani geologi viene accolto con freddezza e scetticismo. Per qualche mese gli studiosi discutono l’ipotesi suggerita da D’Epifanio e compagni, ma alla fine il verdetto e’ una bocciatura. La faglia di Paganica, se pure esiste, non mostra segni di attivita’. A 20 anni di distanza, dopo che il devastante terremoto del 6 aprile ha dimostrato che la faglia di Paganica non solo esiste ma e’ anche in piena attivita’, D’Epifanio riflette con amarezza: ’’se ci avessero dato retta, forse qualcuno si sarebbe preso la briga di monitorare la faglia con attenzione nel momento in cui qualche mese fa, ha cominciato a ridare segni di vita. Purtroppo qui in Italia l’atteggiamento dei geologi di fronte ai terremoti e’ improntato al fatalismo e alla rassegnazione. A furia di ripetere che i terremoti non possono essere previsti, nessuno prova a controllare e a dare un senso a quello che succede sotto i nostri piedi’’. D’Epifanio, dopo la delusione di quel 1989, ha chiuso con la geologia: a una incerta carriera di ricercatore ha preferito un impiego in una compagnia telefonica.

Ma oggi si prende la sua rivincita e raccoglie i tardivi riconoscimenti. Nicola D’Agostino, professore di geologia a Roma Tre, e’ uno degli studiosi italiani che segue da vicino la sequenza sismica dell’aquilano. ’’D’Epifanio, Bagnaia e Sylos Labini – riconosce lo studioso – avevano visto giusto. All’epoca io ero solo uno studente, ma ricordo il dibattito che nacque sulla faglia di Paganica, che fu da loro descritta e cartografata con precisione. Non raccolsero molti consensi, ma i fatti hanno dimostrato che avevano ragione. Tanto di cappello’’. D’Agostino, pero’, non crede che l’individuazione della faglia avrebbe potuto attenuare le conseguenze del terremoto del 6 aprile: ’’il monitoraggio non consente di prevedere con certezza se e quando si verifichera’ una scossa distruttiva. La geologia, oggi, puo’ fare previsioni attendibili solo su periodi medio lunghi e su aree estese’’.

Ma D’Epifanio e gli altri autori del profetico studio sono convinti che qualcosa in piu’ poteva essere fatto: ’’la faglia di Paganica – sostiene D’Epifanio – rappresentava l’elemento piu’ critico che doveva essere tenuto sotto controllo con tutti i metodi disponibili. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, invece , ha utilizzato solo il metodo Gps e il monitoraggio sismico su un’area estesa, metodi che evidentemente non hanno fornito quegli elementi per decidere di far evacuare gli edifici piu’ a rischio della citta’ de L’Aquila e per allestire preventivamente dei campi di accoglienza’’

E per il domani? Secondo D’Epifanio bisogna fare tesoro dall’accaduto: ’’a posteriori diventa importante analizzare nuovamente i fenomeni che si sono verificati prima del terremoto aquilano in modo da mettere a punto un protocollo decisionale di intervento che possa essere utilizzabile in altre aree interessate da attivita’ sismica persistente’’.(ANSA)

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2 Risposte to “Terremoto, il giallo della faglia di Paganica: 20 anni fa tre ricercatori la individuarono, ma non furono creduti”

  1. antonio said

    Egregi Signori,
    e proprio l’atteggiamento dei geologi che di fronte ai terremoti e’ improntato al fatalismo e alla rassegnazione a far si` che ci siano tali fatalita`. Ripetono continuamente che i terremoti non sono prevedibili e costringono la gente a crederci.Mi trovo perfettamente d’accordo con il D’Epifanio. I baroni della geologia non accettano che altri possano avere qualche dubbio ancor piu` se giovani, e se le loro idee minano il pensiero dei baroni. Esempio ultimo potrebbe essere il Giuliani, che tecnico come me a volte non riesce a convincere esprimendosi sopratutto perche` non avvezzo alle presentazioni e interviste. Potrebbe essere tutto sbagliato il metodo Giuliani ma visto che una previsione molto precisa e` stata fatta cominciamo a studiare quello che ha fatto ,gli daremo del cretino dopo non prima,se ha sbagliato. E la previsione era molto precisa perche` ha previsto il terremoto catastrofico una settimana prima ed a 50 km di distanza. Lo chiedo a voi baroni ci ripetete che la geologia, oggi, puo’ fare previsioni attendibili solo su periodi medio lunghi e su aree estese. E quelle previsioni erano su aree e tempi sismici lunghi? NO erano su tempi e distanze sismiche vicinissime checche` se ne dica nei dibattiti fatti ad incompetenti che possono mandare anche al patibolo una persona.
    Adesso mi prendere per pazzo ma vi dico che basta vedere la storia sismica e l’evoluzione dei terremoti degli ultimi mesi per capire che potrebbe verificarsi qualcosa ancora ,certo non mi e` dato di sapere quando e dove di preciso. E non ripetete che perche` ci troviamo in zona sismica e siccome il terremoto non e` prevedibile dichiarare cio` e` fare terrore. E non ripetete che le faglie sono diverse e non interagiscono se lontane. Ditelo che le faglie e` come se lavorassero in sinergia tra loro. In tutti i casi visto che anche io sono convinto alla fine che e` difficile prevedere in modo preciso voi che siete i luminari ,antipate le catasctrofe,cominciate a convincere i vostri benefattori politici che bisogna fare una politica di rinforzo di tutti gli edifici e non il 20% in piu` ,almeno non solo quello. Istambul ,dopo il terremoto di 10 anni lo ha fatto. Noi stiamo sempre indietro,solo chiacchiere e le case cadono con le persone dentro. Per essere cinici quanti ne avremmo potuto salvare con una politica costruttiva ad’oc, quanto avremmo speso di meno rispetto al ricostruire di oggi. Attenti se si va in guerra pensando al peggio forse riesce bene. Almeno cio` persano i guerra fondai che almeno una volta hanno ragione.
    Antonio

  2. MP Rosati said

    Sono pienamente d’accordo con quanto detto dal sig. Antonio e dai tre geologi romani. Il problema è politico soprattutto all’Università con le baronie intoccabili. Non c’è volontà politica, non si fa nulla nelle scuole, bastava guardarsi Quark di ieri sera, 2 luglio 09, e capire cosa hanno fatto a San Francisco. Questo è un paese di inetti, acominciare da questa classe politica attuale, solo vetrina e niente più.

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