“La destra risorgerà proprio grazie a Obama”. Intervista a Arthur Brooks, presidente del feudo dei neoconservatori americani
Pubblicato da peppecaridi su 4, Dicembre, 2008
:: www.tocqueville-acton.org :: (© Il Riformista – 03 dicembre 2008) – di Paolo Rodari – «Ronald Reagan? Of course. Se dovessi dire a quale presidente degli Stati Uniti vorrei si rifacesse il leader della destra americana del futuro, colui cioè che sarà chiamato tra qualche anno a competere con Barack Obama per il posto alla Casa Bianca, indicherei senz’altro lui. Ma non lo farei per dire che serve Reagan. Quanto per ricordare che oggi serve un leader che sappia rispondere alle sfide che l’America sente come impellenti nello stesso modo con il quale lui sapeva rispondere alle sfide del suo tempo. Serve un eroe, insomma, come era Reagan. Oggi, però, capace di comprendere le due sfide del nostro tempo: la povertà e il materialismo. Dovrà saper trascendere la logica del mero perseguimento della crescita economica attraverso l’uso del potere militare. E usare di entrambi – crescita economica e potere militare – per il loro fine ultimo che si può riassumere in due parole: felicità e libertà. Dovrà credere in questi due diritti affinché gli Stati Uniti tornino a essere una benedizione per il mondo intero. Gli Usa non sono un paese perfetto ma, pur con tutte le sue imperfezioni, può tornare a lavorare per il bene del mondo intero».
Arthur Brooks è in Italia per incontrare i suoi amici del centro studi Tocqueville-Acton di cui è membro del comitato scientifico. Docente di economia alla Syracuse University, cattolico, è succeduto da qualche mese a Christopher DeMuth alla presidenza dell’American Enterprise Institute, ovvero il centro studi celebre per essere il feudo dei neoconservatori americani. Col Riformista parla della sua idea di destra americana, di quel che resta di essa dopo Obama e di quel che ne sarà di qui a domani. Ne parla ricordando che il futuro della destra dipende da quanto sarà in grado di perseguire quei diritti fondamentali della Dichiarazione americana d’Indipendenza dei quali, negli ultimi anni, pare essersi persa la memoria: felicità e libertà, appunto».
La vittoria di Obama, per Brooks, è salutare. «La destra con George W. Bush – spiega – ha semplicemente cercato di aumentare il proprio consenso elettorale mettendo in campo una politica economica di sinistra e demagogica. E l’intellighentia conservatrice era ben consapevole di questo errore. Sapeva che proprio a motivo di questo errore era arrivato il momento di un cambiamento che le permettesse di andare all’opposizione e, da qui, recuperare se stessa tornando a svolgere una critica verso chi ha il potere che rimettesse al centro i princìpi. In questo senso la vittoria di Obama può fare bene. Farà tornare la destra americana ai princìpi: il liberalismo classico, la libera impresa, il capitalismo democratico, etc».
Parli dei conservatori americani e, da quanto dice Brooks, capisci che adesso per loro è il tempo della ricostruzione: «I princìpi dei conservatori – dice – sono quelli a cui si rifà l’America intera. E ora che Obama ha il potere serve semplicemente lo mantenga il più a lungo possibile in modo che noi conservatori abbiamo il tempo di riorganizzarci, di riscoprire le nostre radici e comunicare poi ciò che siamo a tutta la nazione. Grazie al successo di Obama la destra può riscoprire se stessa».
Si è parlato molto del voto cattolico. Più del 50 per cento di questo elettorato pare abbia scelto Obama: «È vero – dice Brooks -, ma occorre ricordare che negli Usa in molti si definiscono cattolici senza esserlo. I cattolici veri, ovvero i praticanti e i credenti, sono pochissimi. Questi cattolici hanno votato McCain, seppure non vi si riconoscessero totalmente».
Alcuni cardinali si sono espressi criticamente su Obama: «L’hanno fatto per la questione dell’aborto – conclude Brooks -. Ma gli Usa non se ne sono accorti. Le stilettate che, a elezioni concluse, il cardinale James Francis Stafford ha riservato a Obama, non sono arrivate da noi. Queste cose negli Usa non arrivano. La gente sa bene chi è Obama. Sa che il clero degli Usa è liberal e sta con lui. Sa che molti laici cattolici stavano con McCain. Sa anche che i giovani preti, a differenza della maggioranza del clero, sono figli del pontificato wojtyliano e, dunque, non sono inquinati dall’ideologia del ’68: il futuro del cattolicesimo americano è nelle mani di questi ultimi».
TOCQUEVILLE-ACTON – Centro Studi e Ricerche















