RICCO’ RIPERCORRE I DRAMMI DI MARCO PANTANI E IVAN BASSO: IL CICLISMO E’ UNO SPORT CHE NON CI FA PIU’ SOGNARE
Pubblicato da peppecaridi su 17, Luglio, 2008

Riccardo Riccò con la divisa della Sounier Duval
Trattato peggio di un delinquente. Un ladro, un pedofilo. Riccardo Riccò si trova ancora in prigione, ha trascorso tutta la notte in stato di fermo a Mirepoix, un minuscolo paesino di quattromila abitanti.
La sua squadra s’è completamente ritirata dal Tour de France per solidarietà. Il corridore modenese sarebbe stato trovato con tracce di epo di terza generazione nelle urine dopo la quarta tappa, la cronometro di Cholet in cui Riccò si classificò 115° con 3′36” di ritardo dal vincitore.
Riccò è stato controllato tante altre volte in questo Tour: l’Agenzia francese per la lotta al doping l’aveva già sottoposto ai test in ben tre occasioni prima della partenza, un record assoluto nella storia del Tour, e una dopo l’arrivo nella prima settimana della Grande Boucle.
Successivamente è stato controllato dopo le vittorie di tappa, a Super-Besse ed a Bagnères de Bigorre, all’arrivo di Hautacam (dov’è arrivato sesto regolando in volata il gruppetto dei big) e non è mai stato trovato positivo. Solo nella crono, in cui è andato malissimo, si sarebbe dopato. Quando ha vinto invece era pulito.

Ivan Basso sul podio del Tour de France 2005, secondo classificato a 4 minuti di ritardo da Lance Armstrong
Riccò avrebbe utilizzato il “CERA”, attivatore continuo dei recettori dell’eritropoietina, ma sembra che le ultime analisi condotte dall’AFLD abbiano evidenziato livelli anomali di ematocrito ed emoglobina per un totale di 20 atleti iscritti: chi sono questi altri ? Perchè non vengono fuori ? Perchè solamente Riccò, e qualche altro corridore di livello inferiore, è stato escluso dal Tour ?
Sembra di rivedere lo stesso dramma di Pantani e Ivan Basso.
Bisogna chiarire e specificare, però, che Pantani venne trattato così in Italia, al Giro, non certo al Tour.
Pantani era amatissimo in Francia a tutti i livelli. Era molto più amato lì che in Italia, dove aveva molti nemici. Era un corridore splendido, eccezionale, che già da giovanissimo trionfava alla grande ogni volta che la strada si impennava.
Era il più grande scalatore di sempre e uno dei pochissimi che riusciva a vincere le grandi corse a Tappe (nel 1998 vinse Giro e Tour) perdendo svariati minuti a cronometro e poi recuperando tutto nelle montagne.

Marco Pantani nel 1997
Pantani fu “ucciso” il 31 maggio 1999, a Madonna di Campiglio, per un ipotetico valore di ematocrito del 50,1% (il limite è il 50% e quella notte Marco aveva dormito a 1.600 metri di quota, dove ad ognuno di noi si sarebbe coagulato un pò di più il sangue come capita sempre quando si dorme in montagna).
Chi conosce il ciclismo sa che il Pirata quel giorno non avrebbe avuto nessun motivo per doparsi: aveva già vinto anche il Giro del 1999, era l’ultima tappa e aveva molti minuti di vantaggio sugli avversari: sei addirittura su Ivan Gotti e sette su Paolo Savoldelli, che erano secondo e terzo!!
Il vero Pirata morì quel giorno, ucciso da chi lo odiava, e poi cadde nel tunnel che lo portò alla morte fisica il 14 febbraio 2004. Ma con la testa non c’era più già da un pezzo.
Pantani era un grande corridore che riusciva a trasmettere emozioni vere, genuine, pure, sane, sportive. E’ rimasto per questo nel cuore di tutti gli appassionati di sport e per molti, come per me, è il più grande idolo in assoluto.

Uno dei momenti più belli della storia del ciclismo. Lo scatto decisivo di Marco Pantani sul Galibier nel Tour del 1998. Il Pirata vincerà la tappa rifilando nove minuti a Jan Ullrich, e poi porterà la maglia gialla fino a Parigi.
Dopo le “sue” vicende, la passione per il ciclismo non ha potuto che affievolirsi: poche emozioni, pochi sussulti, e solite storie di doping.
Ivan Basso aveva provato a risvegliarci ma poi è stato coinvolto nella Operacion Puerto e così è stato estromesso dal Tour pochi giorni prima della partenza, quando era il super-favorito, dopo la fine dell’era – Armstrong che pure nel 2005 aveva tremato sotto i colpi di “Ivan il terribile”.
Alejandro Valverde, giovane speranza del ciclismo spagnolo, era molto più impelagato nella Operacion Puerto rispetto a Basso. Eppure non fu mai squalificato e corre ancora tranquillamente sulle strade del Tour.
Questo tipo di ingiustizie sono favorite dal fatto che il doping nel ciclismo sia assolutamente illegale.
Sappiamo benissimo tutti che per correre in bici bisogna doparsi, anche per le corse provinciali.
Lo sappiamo bene, è tristissimo, è una tragedia: ma è così.
Il ciclismo è uno sport molto atletico: non c’è testa che tenga, non c’è tattica, non c’è gioco di squadra. Contano solo le gambe. E’ come in atletica: chi più ne ha, più vince.

Ivan Basso quando vestiva la casacca della CSC
Nel calcio non esiste il doping, o meglio non è diffuso come nel ciclismo, perchè il calcio è altra roba: tattica, ingegno, fantasia, magìa, il tocco di classe, la qualità. Si può anche essere lenti, robustelli ecc. ecc. ma se si è grandi campioni, si emerge comunque.
Nel ciclismo (come nell’atletica) conta solo la forza, la pura potenza: che si può stimolare con il doping. Visto che si vincono soldi, e che quando ci sono di mezzo soldi si fa di tutto per ottenerli, allora TUTTI I CICLISTI si dopano: e non venitemi a dire che non è vero.
Non ho iniziato a correre da professionista perchè quando volevo farlo, a 17 anni, mi dissero che mi sarei dovuto dopare!!
A 17 anni, per fare qualche corsettina provinciale!
Come faccio a credere che c’è qualche professionista che corre senza doparsi ?
L’aiuto e il sostegno dei medici è fondamentale perchè bisogna sapersi dopare, altrimenti si muore: l’epo fa male, e bisogna stare attenti.
A questo punto l’unica soluzione possibile per risollevare il ciclismo è regolarizzarlo e controllarlo.
Un pò come hanno fatto gli americani nell’Nba, che pure non ha assolutamente perso di spettacolo e di emozione.
Lo sport è passione, lo sport è emozione. Episodi come quelli di Pantani, Basso o nelle ultime ore Riccardo Riccò fanno male allo sport più di quanto lo possa fare il controllo regolarizzato del doping.
Sappiamo che tutti i corridori si dopano, quindi è comunque una gara sportiva perchè se si dopano tutti vuol dire che sono sullo stesso livello di doping, e le differenze le fanno le forze naturali. Le forze che ci fanno emozionare, come quelle che animano gli scatti di Riccò.

Ivan Basso
Non “legalizzare” il doping nel ciclismo, vuol dire poter continuare a gestirlo per far fuori chi sta antipatico e parare il culo a chi sta simpatico.
E’ la stessa cosa che accade nel calcio per la moviola: vi siete mai chiesti perchè non vogliono utilizzare la tecnologia per la moviola in campo ? Sarebbe la soluzione più giusta e sportiva per un calcio corretto, eppure no: si continuano a preferire gli evidentissimi errori arbitrali, spesso in mala fede specie quando sono tutti a favore di una squadra (Juve prima, Inter ora) o contro (un nome a caso … Reggina!).
Con il doping “illegale”, si possono pilotare le corse dall’alto: Riccò stava antipatico sin dall’inizio, è stato il più controllato e poi appena è diventato il favorito numero uno per la maglia gialla ZAC: fatto fuori.
Così come avevano fatto per Pantani al Giro d’Italia 1999, e per Basso in generale.
Anche chi vincerà questo Tour, che a questo punto perde ogni tipo di interesse, è un dopato quanto lo poteva essere Riccò. Ma andava più piano di Riccò per natura. E vincerà ingiustamente, perchè anche questo Tour è pilotato.
Le immagini più belle di questo Tour rimarranno quelle dello scatto del “Cobra” (così è stato soprannominato Riccò) sull’Aspin e quel successo splendido mai verrà infangato: Riccardo è stato controllato ad ogni tappa che ha vinto, ed è sempre risultato NEGATIVO al doping.

Riccardo Riccò trionfa al Tour de France
















innovatel detto
Bellissimo post e bellissime emozioni a rivedere certe immagini …
Ti aspetto “da me” per una lettura
ciao
clau89 detto
Io sono fortemente contraria rispetto alla tua tesi. Legalizzare il doping significa far crollare la genuinità di uno sport meraviglioso come il ciclismo. Perchè un corridore deve avere più benzina degli altri e quindi pedalare con un motore differente? Non tutti i ciclisti fanno uso di sostanze dopanti. Legalizzare questa pratica significherebbe segnare l’inzio della fine del ciclismo. Ciò che gli appassionati vogliono vedere e ciò che gli atlei dovrebbero essere, sono i corridori puri, loro stessi, che sono in grado di dare spettacolo con le LORO gambe, non con gambe potenziate chimicamente. Per quanto riguarda il caso di Riccardo Riccò vorrei precisare una cosa; tu dici “come mai il Cobra è andato peggio nella tappa – la crono – in cui si sarebbe dopato, mentre nelle altre tappe è andato fortissimo senza bisogno di aiuti?” Bè, a quanto pare, questa sostanza chiama CERA, a differenza dell’Epo degli anni ‘90, ha il pregio di tenere alto il livello di globuli rossi del sangue con una sola iniezione e si può beneficiare di quest’effetto per circa un mese, senza subito ricadute, crisi e cedimenti. Riccò potrebbe averne approfittato, ritoccando il suo sangue che già di natura presenta l’ematocrito alto (elevato numero di globuli rossi nel sangue) con una sola iniezione che sarebbe bastata per tutta la durata della corsa a tappe. Questa è solo un’ipotesi. Ma se dovessere essere veritiera, crollerebbe un altro presunto campione. Come si può pensare di voler legalizzare una pratica simile? Vedremmo corridori macchinetta, non corridori umani, in grado di tirare fuori il vero spirito del ciclista, faticando e sudando al limite della sopportazione.
Nicola detto
Passata la delusione per questo ciclismo purtroppo mai tranquillo, cresce la rabbia. Se il nono in classifica viene trovato positivo, il primo in classifica deve essere veramente un fenomeno per battere gente dopata a pane e acqua.
E’ questo che mi fa uscire dai gangheri, sembrano tutti dei buoni samaritani, aveva proprio ragione il buon vecchio Ferrari, se non si trova non è doping.
Mi piacerebbe trasformarmi in una mosca per vedere quello che fanno i corridori lontano dalle telecamere, e capire se veramente si possono fare tre settimane di corsa a questi ritmi solo a pane e acqua.
Purtroppo non si potrà mai fare niente ” O doping libero o tutti a casa” perchè in gruppo salvo qualche pecora nera nessuno è pulito.
mimmasuraci detto
Che passione ! meno male che non ti sei messo a correre, ti sei salvato.Nello stesso tempo, però, quanta tristezza e il dubbio di non conoscere mai la verità.
elis detto
scusa se mi permetto: “è comunque una gara sportiva perchè se si dopano tutti vuol dire che sono sullo stesso livello di doping, e le differenze le fanno le forze naturali.”
ma che forze naturali!?
non ho letto tutto il post perchè non avevo tempo ma mi è caduto l’occhio su questa frase..
estremizzando potrei risponderti così: la differenza tra il tutti si e il tutti no sta nel fatto che con il tutti si, estremizzando, rischi la vita!
ma questo non lo capite!testoni!
innovatel detto
Ho riletto con calma il post e bene. Il parere positivo resta sulla prima metà. Poi non concordo più quando cominci ad essere favorevole al doping.
Infine “Nel calcio non esiste il doping, o meglio non è diffuso come nel ciclismo” … ti chiedo … è meno diffuso o viene messo a tacere perchè il giro di soldi sotto è molto più elevato che nel ciclismo?
elis detto
ok ho letto il post, anzi lo stò leggendo ora, sono arrivata fino a quando parli di Valverde, bello potrei dirti che è un bel post..
due righe sotto però mi cadono le braccia..
è triste..tutto molto triste quello che dici dopo, mi limito a metterlo in questo modo
peppecaridi detto
Leggete quest’articolo:
http://peppecaridi2.wordpress.com/2008/07/18/con-riccardo-fino-alla-fine-e-contro-ogni-ipocrisia-assassina/
E’ proprio vero.
Adesso ci martellano tutti quelli che di ciclismo non capiscono un cazzo, e ne parlano solo quando ci sono brutte storie di doping.
Non esiste il ciclismo pulito, ragazzi. Almeno per come intendete voi “pulito”.
E’ triste, lo so, ma è la realtà: non può esisere in gruppo un solo corridore che non si dopi.
Nessuno può fare quelle medie a quei ritmi naturalmente.
Ma è normale: se ci chiedono di doparci a 17 anni quando vogliamo mettere il culo sulla sella per la prima volta, solo per una gara provinciale in cui si vincono cento euro, allora cosa vi aspettate dal professionismo ??
Purtroppo è così … e quindi, ribadisco, sono tutti sullo stesso livello.
Difendo Riccò oggi come difendevo Pantani ieri.
Hanno solo avuto sfortuna.
Per quanto riguarda il calcio … nel calcio la forza fisica e la potenza non sono tutto. I casi di doping sono molto più rari perchè non serve più di tanto essere i più veloci, i più resistenti, i più atletici.
Sì, sono cose importanti, ma vengono dopo la classe, la fantasia, la precisione, la genialità, l’estro: qualità che mai nessun doping ti potrà stimolare
Io lo dico anche per esperienza personale.
Il doping è, nel ciclismo come in atletica (gli sport in cui non conta tanto la testa, ma solo le gambe!) il pane quotidiano. Ho provato a fare ciclismo e vi ho già scritto per quale motivo ho dovuto rinunciare a 17 anni.
Invece ho fatto 13 anni di basket senza mai aver avuto questo tipo di problemi e un paio nel calcio, posso dirvi, idem.
Conosco gente che gioca e ha giocato in C2, in CND e in altre categorie inferiori: non ha mai avuto nulla a che vedere, nel calcio, con il doping.
E io non ho voluto pedalare perchè a 17 anni mi hanno detto che mi dovevo dopare: questa è la differenza
elis detto
non lo so
non voglio credere che siano dei “mostri”, in senso buono, in quello che fanno solo perchè assumono certe sostanze
non posso crederlo
DEVE essere fatta chiarezza, è un DOVERE che hanno nei confronti di chi ama questo sport!
ma non “si adesso chiariamo il caso riccò e poi via” come è successo con basso..su!altrimenti tra due anni siamo ancora qui nella stessa situazione a discutere delle stesse cose senza trovare risposta a nulla, come sempre..
sentendo l’intervista a Pietro Algeri non posso credere che sia così per tutti!non esiste non riesco a credere che menta.non ce la faccio..o la gente come lui finge e sarebbero in tanti, oppure esiste un ciclismo non malato.
peppecaridi detto
Mentono, è ovvio: certo non dicono: “siamo tutti dopati”.
Pantani lo disse tra le righe, era il più grande di tutti, e di sempre, con le gambe, con la testa e con il cuore.
elis detto
torniamo sempre al solito discorso, è una continua presa in giro allora..
è inutile
Alfio detto
Ciao, articolo molto bello, solo che ci sono alcune imprecisioni, io ho corso under23 per un anno, non mi sono mai dopato, ma infatti non mi sono mai piazzato nei 30 neanche nelle gare in salita nonostante fossi uno scalatore di 57kg.
Il mio medico sportivo su pressioni della squadra voleva sottopormi a determinate “cure”, secondo la mia squadra con alcuni aiuti avrei potuto fare grossi risultati. Smisi di correre e non mi sottoposi alle cure del medico sportivo della mia squadra che guarda caso era il medico sportivo frequentato da moltissimi calciatori della squadra di serieA della mia città, quindi dici una fesseria enorme quando dici che nel calcio non c’è il doping e che servono altre qualità. Ma da quanti anni è che non guardi una partita? i vari Cristiano Ronaldo, Kakà, Ibragimov non lo vedi che atleti che sono? insomma articolo condivisibile ma non capisco la tua difesa del calcio in cui il doping è presente come nel ciclismo, in più nel calcio da quanto ne so vengono usati moltissimi psico-farmaci.
peppecaridi detto
Ma io non l’ho detto per “difendere” il calcio …
Anzi, io sto difendendo proprio il ciclismo che è lo sport che amo di più in assoluto.
La tua storia conferma la mia, anzi ancora meglio visto che ci sei entrato dentro.
Per quanto riguarda il calcio, non ho mai detto che non c’è doping: ho detto che è molto, ma molto molto, meno importante rispetto ad altri sport come ciclismo e atletica in cui conta solo ed esclusivamente la forza fisica, la potenza delle gambe. Nel calcio puoi essere lento e grassottello, se sei un grande campione il tocco di classe, il tiro all’incrocio, il dribbling lo fai lo stesso, sono cose che hanno poco a che vedere con la prestanza fisica
Ciao!
Alfio detto
Ma secondo me le qualità di cui parli sono un enorme aiuto per emergere, ma non bastano, e si può emergere ugualmente senza, vedi Gattuso, Materazzi, ecc…invece senza condizione atletica eccellente non vai da nessuna parte, ti saltano come un birillo. Il calcio moderno fa tranquillamente a meno dei fantasisti, vedi le difficoltà di Baggio a travar squadra negli ultimi anni di carriera quando la condizione atletica era in fase calante, mentre se una squadra di telenti entra in campo “fuori condizione” perde anche con una provinciale, sono queste le cose che contano nel calcio moderno, i ritmi di giochi, pressing a tutto campo, movimenti senza palla, insomma bisogna correre più degli avversari e probabilmente, arbitri a parte, vincerai la partita.
peppecaridi detto
Gattuso non è certo uno che brilla per qualità atletiche …
Sono altre le sue caratteristiche principali, e sono proprio il cuore, la grinta, l’agonismo …
aldo detto
idee troppo assurde, mi spiace, non condivido
Silvio Zonzini detto
Qualcuno dice che stante la stuttura polimerica del C.E.R.A., che lo rende facilmente rintracciabile,
il suo utilizzo fosse in pratica un suicidio; Ancora più incredibile è il fatto che chi ha consigliato
Riccò è un medico già abbastanza connosciuto nell’ ambiente per vicende legate al doping e che quindi
non dovrebbe commettere o far commettere certe ingenuità.
A meno che, e qui lancio un’ ipotesi piuttosto intrigante, non lavori per l’ antidoping, con l’ intento
di far cadere nelle rete personaggi a forte impatto mediatico ( Gibilisco, Di Luca vi dicono niente ? ).
Silvio Abramo.
alberto detto
purtroppo ancora oggi ci sono persone che vogliono il male del ciclismo secondo me l’unica cosa da farsi è cacciare qualsiasi atleta che casca nella rete del doping e radiare i medici sportivi coinvolti ma per far questo ci vuole coraggio e non accanimento come e stato fatto per Marco Pantani forse uno dei pochi coinvolti che non aveva mai barato, vorrei ringraziare la mamma tonina per il meraviglioso libro dedicato a suo figlio grazie ancora.